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Sutri: storia, arte e archeologia

Guida storico-artistica e archeologica a Sutri

E’ difficile stabilire con esattezza l’età del primo insediamento di Sutri, è certo però che, pur trovandosi la città in territorio falisco, per la sua posizione limitanea con l’Etruria vera e propria, fu profondamente permeata dalla cultura etrusca; dall’estensione delle necropoli dell’epoca si deduce che l’abitato preromano non fu di grande dimensioni. Le sue sorti furono del tutto simili a quelle della vicina Nepi: dopo la caduta di Veio, l’antica Sutrium, entrò nell’orbita romana per la sua posizione strategica, dedotta come colonia di diritto latino nel 383 a.C., grazie al legame con Roma godette per tutta l’età imperiale di floridezza economica.

Necropoli

Sutri Necropoli lungo la via Cassia

La città antica, che coincide con il centro medievale dell’odierna Sutri, sorge su un pianoro tufaceo di forma approssimativamente triangolare, di essa nulla si conserva nell’abitato moderno tranne alcuni tratti della cinta muraria. Ben più significative sono le testimonianze provenienti dall’architettura funeraria di epoca romana: lungo un costone tufaceo che costeggia l’attuale Via Cassia in direzione di Roma, è visibile un notevole esempio di necropoli rupestre, conservata per una lunghezza di 200 metri. Le sepolture presenti sono 64, disposte anche su più livelli in base alla tipologia; le più significative sono senz’altro le tombe a camera, talvolta a pianta complessa e arricchite da decorazioni architettoniche esterne.

Anfiteatro

Sutri Anfiteatro romano

Ma il monumento di Sutri più celebre di età romana è senza dubbio l’anfiteatro: l’edificio è databile in età augustea, intorno alla fine del I secolo a.C.; è completamente scavato nel banco tufaceo, nel quale sono state ricavate anche le gradinate; di forma ovale, ha dimensioni modeste e presenta all’estremità dell’asse maggiore due gallerie di accesso all’arena ricoperte con volte a botte. Le gradinate erano suddivise in tre ordini come da tradizione e ad esse si accedeva da quattro vomitoria, ovvero corridoi d’ingresso; la capienza doveva essere di circa 5000 spettatori, mentre per quel che riguarda la destinazione d’uso, è verosimile che ospitasse venationes, battaglie con animali feroci; funzionali agli spettacoli erano le piccole porte ancora conservate lungo il podio che delimita l’arena e conducenti a un ambulacro che segue l’andamento della cavea. All’esterno l’anfiteatro era praticamente privo di una sagoma architettonica riconoscibile, seguendo l’aspetto della collina tufacea; lo caratterizzavano un coronamento di statue e colonne, trovate in frammenti al momento dello scavo nei primi del Novecento.

Mitreo

Origini romane, ma uso radicalmente mutato nel tempo, ha il cosiddetto Mitreo, diventato fin dal primo Cristianesimo chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, poi alla Madonna, con il nome attuale di Santa Maria del Parto: la divisione in navate, di cui le laterali molto strette, i gradini di fronte all’altare, la nicchia per l’alloggiamento del bassorilievo con Mitra che sacrifica il Toro Cosmico, e la fossa sanguinis, dove versare il sangue sacrificale, sono gli elementi qui presenti e comuni a tutti i luoghi di culto mitraico; quando l’edificio venne trasformato in chiesa, venne aggiunto un vestibolo d’ingresso e le pregevoli decorazioni ad affresco con episodi relativi alla fondazione del santuario di San Michele sul Gargano e realistiche scene di pellegrinaggio al santuario pugliese.

La fine dell’impero romano segnò l’inizio del tracollo per Sutri, dal quale la città riuscì a sollevarsi sotto la guida dei pontefici: nel 728 infine con la celebre Donazione di Sutri, il re longobardo Liutprando, per ristabilire i rapporti con la Chiesa, donò al papa Gregorio il Castellum Sutriense, primo nucleo del futuro Stato della Chiesa. Il rinnovato e forte legame con Roma significò per la città un nuovo periodo di crescita politica e culturale; Sutri divenne tappa obbligatoria per quanti, tra cui molti uomini illustri, vescovi, imperatori, erano diretti a Roma, per questo si arricchì di innumerevoli alberghi, locande, ma anche monumenti e chiese che cambiarono il volto dell’antica città. Dalle fonti apprendiamo che l’abitato medievale era articolato su tre colli: l’attuale promontorio cittadino, il Borgo Vecchio e il Colle Savorelli; è nel moderno centro storico che si concentrano la maggior parte di testimonianze storico – artistiche datate dall’epoca medievale: l’edificio che meglio di ogni altro mostra il ruolo importante detenuto da Sutri all’epoca è la cattedrale di Santa Maria Assunta.

Cattedrale di Santa Maria Assunta

La chiesa, la cui costruzione iniziò nel XII secolo, e che venne consacrata da papa Innocenzo III nel 1207, venne realizzata in stile romanico; numerosi interventi nel corso dei secoli e soprattutto il massiccio rifacimento del Settecento ne mutarono profondamente l’aspetto, tramutandola in un’opera di gusto barocco; dell’edificio primitivo resta la cripta divisa in otto navatelle da colonne con una notevole varietà di capitelli provenienti da edifici antichi e una singolare serie di nicchie affrescate a ricoprire la parete, elemento di probabile ispirazione renana, il pavimento della navata centrale in mosaico opera dei marmorari Cosmati e il presbiterio. La facciata, la divisione in tre navate all’interno e la copertura sono frutto degli architetti settecenteschi di accademia romana.

Piazza del Comune

Motivi del Settecento ha anche la Piazza del Comune, con il portale decorato sovrastante il sottopasso di accesso all’antico foro e la fontana sul modello del Della Porta realizzata nel 1722. Coeva è anche la famosa Villa Savorelli: la dimora sorge sul colle di San Giovanni, prima proprietà dei nobili Altoviti e dei Papazzurri, ed è affiancata dalla chiesetta barocca di Santa Maria del Monte; presenta tutte le caratteristiche di una villa di campagna a pianta rettangolare, ha una facciata lineare, coronata da un attico liscio e busti marmorei, è circondata da un grande parco che include un giardino all’italiana e un pittoresco bosco, il cosiddetto Bosco sacro, cui si accede dalla villa tramite un ponticello a tre arcate; nel parco sono presenti ruderi di carattere difensivo noti come Castello di Carlo Magno a ricordo del soggiorno in città dell’imperatore, ma datati in realtà al XIV secolo.

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