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Svastica

Svastica
Casalmarittimo, frammento di ceramica con decorazioni a svastica

Significato e origine della svastica

La svastica è un simbolo magico-religioso costituito da una croce a quattro bracci uguali, terminanti in un segmento ad angolo retto (per questo chiamata anche croce uncinata o gammata, dato che sembra il frutto dell’unione di quattro gamma greche scritte maiuscole: ?). Il suo nome deriva dal sanscrito SU-AS che significa “bene” “essere”, nel senso di salute e di fortuna.

Tale simbolo ha origini molto antiche ed è connesso con il culto del sole, del quale, infatti, riproduce il moto (apparente) rotatorio.

Il sole, con il passaggio dal giorno alla notte e viceversa e l’alternarsi delle stagioni, ha condizionato la vita dell’uomo, fin dalla sua comparsa sulla terra e, in particolare, dopo il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, quando esso influiva sulle coltivazioni e sulla maggior parte delle attività svolte dagli umani (1). Per questo, fin da tempi antichissimi, è sempre stato adorato come una divinità e l’uomo ha sempre cercato di rappresentare il suo moto.

La svastica deriva da rappresentazioni primitive del sole(2), quali il cerchio, vuoto o con croce inscritta, dai quali si è arrivati ad avere un cerchio con una croce uncinata e le successive raffigurazioni, fino alla spirale e alla triscele, che è una svastica priva di un uncino. Tutte queste rappresentazioni rendono il movimento rotatorio dell’astro.

Esistono diverse rappresentazioni del motivo della svastica (3), anche se tutte derivano da quella semplice, rivolta a destra o a sinistra e si differenziano soltanto nella raffigurazione dei bracci (ad andamento retto, curvo, meandroide, con uncini rivolti esternamente o internamente alla figura, con apici agli stessi o con figure umane sedute). Certo è che la svastica ha avuto un successo a livello quasi planetario (4).

svastica

Ritrovamenti e diffusione della svastica nella storia

Il segno compare, primariamente, a quanto sappiamo finora, grazie ai dati archeologici, nella zona mesopotamica e in quella egeo-cipro-anatolica, a partire dal IV millennio a.C(5). In particolare, in Mesopotamia compare su un cinturone frammentario (6) da una tomba di Koban, su una moneta (7) e su un frammento ceramico da Mussian Tepe (8) e su un rilievo iraniano (9). Sempre dall’area mesopotamica ci sono giunte notizie sull’osservazione di astri, nei quali gli uomini dell’epoca (3000/2000 a.C.) credettero di riconoscere la forma di una svastica (10). Nel mondo anatolico, compare, a Troia, nei livelli 2-5, sulle fuseruole (11) e sugli idoletti (12).

In ambito egeo, lo troviamo, sempre nel corso del IV millennio a.C., a Creta, su monete (13), a Thera, su un frammento ceramico con rappresentata una figura alata, forse connessa con il culto della signora degli animali (14) e sul continente greco, a Fera, in Tessaglia, su un sigillo con presa a forma di volatile (15) e, all’inizio del periodo geometrico (IX secolo a.C.), su statuette raffiguranti la signora degli animali, dalla Beozia (16). A Cipro, ancora nello stesso periodo, è raffigurato su fregi decorativi di vasi, insieme al fiore di loto (17) e a volatili (18) o su statuette (19).

Nel corso della XVIII dinastia (2000-1350 a.C.) si diffonde anche in Egitto, a Tebe (20).

Dalla zona mesopotamica ed egeo-anatolica la raffigurazione sembra diffondersi in due diverse direzioni: in Europa occidentale e nell’estremo Oriente(21) Nell’occidente europeo penetra attraverso l’area carpatico-danubiana, dove si diffonde nell’Età del Bronzo iniziale in Ungheria, su prodotti di impasto (22) come anche nella zona slava (23). Qui persiste fino alla prima Età del Ferro, come mostra il rinvenimento di rivestimenti per carro (24) da una tomba di Bý?i Skàla Cave, in Cecoslovacchia.

In estremo Oriente si diffonde nella zona caucasica a partire dal V secolo a.C. In Cina, nel I secolo d.C., la troviamo su una statua di Buddha (25) su un editto dell’imperatore (26) e uno dell’imperatrice (27) su un testo sacrificale (28), rappresentato sul corpo di un bacile e su un testo con un ragno che tesse la tela (29).

Nel VI secolo d.C. la svastica è presente in Giappone, rappresentato su un testo insieme ai frutti del “dattero di montagna” (30) e su un altro, sulla ringhiera di un tempietto (31), sulla statua giapponese del Buddha (32) e su porcellane (33). Nel VII secolo d.C. si diffonde in India e Tibet (34).In particolare in India la svastica si trova in rappresentazioni al posto del sole, dove è sempre raffigurata con i bracci rivolti adestra, secondo il moto apparente dello stesso (35). In Tibet è, invece, raffigurata con i bracci rivolti a sinistra(36) (in senso antiorario, infausto in India), perché corrispondente al movimento dei cilindri dei loro mulini oranti, nella tradizione del bon prebuddistico (antica religione animistica, i cui seguaci sono chiamati Bon-po) (37). Oltre che in Europa e Asia, tale motivo si diffonde anche nel continente americano, presso gli indiani d’America, su amuleti apotropaici (38), su fasce indossate da medici-stregoni (39) e presso il popolo Maya (40).

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Comparsa e diffusione della svastica in Italia

In Italia la svastica compare nell’Età del Bronzo finale (X secolo a.C.). In particolare riscuote un grande successo in Etruria, dove viene rappresentato in modo preponderante, anche se è difficile stabilire da dove possa essere arrivato nei centri etruschi.

In Etruria la svastica sembra comparire, per la prima volta, su un cinerario di impasto (41), proveniente dalla tomba 4, trincea D, della necropoli di Poggio dellaPozza (Allumiere), databile alla fase 3 B del Bronzo finale (compresa nell’arco del X secolo a.C). Bisogna citare anche un rinvenimento da Volterra. Si tratta di un cinerario globulare dalla tomba G (a pozzetto), della necropoli delle Ripaie, che presenta, sul corpo, metope con svastiche complesse, alternate a figure umane stilizzate (42). Nello stesso periodo, oltre che esempi provenienti da necropoli, ve ne sono anche da siti diabitati. Da quello di La Rocca, sull’estrema propaggine settentrionale dell’attuale città di Chiusi, proviene materiale da mensa (43), con raffigurazioni di una o più svastiche sia semplici che complesse. Altri esempi, riconducibili a questa fase, provengono dall’abitato in località MonteS. Paolo, situato sui rilievi a nord dell’attuale città di Chiusi (44).

Per quanto riguarda il resto della penisola italiana il motivo è presente su due reperti risalenti all’Età del Bronzo finale: un fornellino rituale (45) proveniente da Campofattore di Marino (Roma), databile alla facies laziale I (fine X secolo a.C.) e un peso da telaio (46) proveniente dall’Italia meridionale (47), databile, anch’esso, nel momento di passaggio fra il Bronzo finale e la primissima Età del Ferro.

Un abbondante utilizzo del motivo lo abbiamo a partire dalla prima Età del Ferro (IX secolo a.C.). In Etruria lo troviamo sia su oggetti di bronzo che di impasto nei centri meridionali, soprattutto a Tarquinia, Veio, Vulci, ma anche Bisenzio, Vetulonia e Populonia, fin dalla prima metà del IX secolo a.C. Attestazioni più tarde le troviamo a Caere (metà VIII secolo a.C.).

In Etruria campana è presente a Pontecagnano nella prima metà del IX secolo a.C. e attestazioni tarde (seconda metà VIII secolo a.C.) le abbiamo a Capua.

svastica
Elmo greco con svastica

In Etruria padana è, invece, presente a Bologna e Verucchio intorno alla metà del IX secolo a.C.Molti reperti con tale raffigurazione provengono anche da abitati della prima Età del Ferro. Ad esempio, in territorio etrusco, dal Gran Carro, uno degli abitati più importanti e dei quali abbiamo maggiore documentazione (48), fra quelli di questo periodo, provengono oggetti da cucina e della vita domestica con questa raffigurazione: olle e fornellini di impasto.

Da altri centri d’Italia invece abbiamo, databili alla facies laziale II A (prima metà IX secolo a.C.) alcune urne a capanna, dalla necropoli di Castiglione, da CastelGandolfo, Montecucco (49),da Pratica di Mare (50), da San Sebastiano sull’Appia (51) e un’anfora globulare di impasto (52), proveniente dalla tomba XIII di Osteria dell’Osa. Databili nel corso del IX secolo a.C., sono alcune fibule rinvenute vicinoRoma nel 1890. Una ad arco foliato (53), con frangia di anellini e staffa a disco e una ad arco semplice (54). Infine, bisogna citare anche rasoi con rappresentazioni di svastiche sulla lama, databili nel corso del IX secolo a.C.: uno lunato da Fermo(55), dalla necropoli fuori Porta Macerata(56) e uno lunato da località ignota (57).

E’ interessante notare che il motivo della svastica continua ad essere rappresentato in territorio etrusco, anche in epoche successive all’Età del Ferro, anche se non in modo così preponderante come in questo periodo. Alla fine dell’VIII-inizi VII secolo a.C. lo troviamo, ancora, su ceramiche in stile geometrico e fra la metà e il terzo quarto del VII secolo a.C., troviamo tale rappresentazione su oggetti inbucchero e su oggetti di bronzo.

Anche nella penisola italiana la rappresentazione della svastica continua ad essere utilizzata dopo l’Età del Ferro. Alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. è databile la tomba Benvenuti 279, da Este, nella quale è stato rinvenuto un kantharos (58) con svastiche riquadrate, in sequenza, sulla vasca esterna e una situla di impasto con applicazioni a lamelle metalliche (59), dalla tomba n. 79 della stessa necropoli. Alla metà del VII secolo a.C. è assegnabile una stele (60) proveniente da Idice, Cava Valfiore, in provincia di Bologna, sulla quale un personaggio con elmo crestato è affiancato da un volatile intero e da cinque svastiche. Alla metà del VII secolo a.C., tale rappresentazione è presente anche sulla ceramica peuceta (61).

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Diffusione della svastica in Europa

In Grecia la svastica è ancora presente, nel tardo geometrico (fine VIII secolo a.C.), su anfore, tazze, pissidi e oinochoai da Atene (62) e su ceramica euboica(63). Alla metà del VII secolo a.C. lo troviamo su uno scudo di produzione hallstattiana (64). proveniente da una località sconosciuta (65). Il motivo è ancora presente nel periodo finale diHallstatt (tardo VII-inizi VI secolo a.C.) su vasi decorati a sbalzo (66). Da qui, il motivo passa, nel V secolo a.C., nel mondo celtico e nella cultura di La Téne(67). Lo troviamo, infatti, sul fondo di una scodella (68)dalla necropoli boema di Man?tìnHràdek. Nel IV secolo a.C. è raffigurata presso i celti della culturadell’Armorica, su cippi funerari, come su quello da Kermania (69), presso Pont l’Abbé. A cavallo fra il II e il I secolo a.C. è ancora presente nel mondo celtico, in Spagna, su una brocca di terracotta dipinta da Numancia (70).

Nei primissimi secoli dopo Cristo (III-IV), lo notiamo su puntali di lancia provenienti dal mondo germanico (71).

Il motivo sopravvive, tenacemente, nell’arte funeraria cristiana dal II sec. d.C. inpoi. Notiamo, infatti, un’iscrizione funeraria degli inizi del IV secolo (72), da Roma, affiancata da una svastica e la stessa rappresentazione si nota sulla veste di un becchino, in una riproduzione all’interno di una catacomba (73). Alla metà del VI secolo d.C., una rappresentazione sul pavimento della chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, a Ravenna (74), include svastiche.

Nel Basso Medioevo (XIV secolo), ritroviamo il motivo raffigurato sulla tovaglia d’altare della chiesa di Maria a Soest (75), in Germania.

Nell’Età Moderna (XVI secolo) è, di nuovo, rappresentato su un quadro nella chiesa di Maria a Lüebeck (76).

Come si può notare, la rappresentazione della svastica è presente quasi in ogni parte d’Europa e del mondo e, soprattutto, è continua nel tempo.

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Il team di hockey femminile di Edmonton utilizzò la svastica come innocente simbolo storico distintivo negli anni prima della II Guerra Mondiale

Note

  • (1) Déchelette 1909, pag. 306.
  • (2) Goblet d’Alviella 1891, pag. 126; Lechler 1921, tav. VI n. 61.
  • (3) Lechler 1921, tav. I nn. 1-36.
  • (4) Lechler 1921, tav. II n. 37.
  • (5) Baltrusaitis 1937, pag. 77.
  • (6) Lechler 1921, tav. XXIV n. 269.
  • (7) Lechler 1921, tav. XXIV n. 275.
  • (8) Lechler 1921, tav. XXIV n. 277.
  • (9) Lechler 1921, tav. XXIV n. 279.
  • (10) Lechler 1921, tav. VII n. 68.
  • (11) Lechler 1921, tav. IX nn. 102, 104-111; tav. X nn. 115-118.
  • (12) Schliemann’s Ausgrabungen 1891, pag. 88; Lechler 1921, tav. X nn. 119-121.
  • (13) Lechler 1921, tav. XI nn. 127-129.
  • (14) Lechler 1921, tav. XII n. 145.
  • (15) Kilian-Dirlmeir 1979, tav. 56 n. 1047.
  • (16)Lechler 1921, tav. XII nn. 138-139.
  • (17) Lechler 1921, tav. XIV nn. 162-165.
  • (18) Lechler 1921, tav. XIV n. 161.
  • (19) Lechler 1921, tav. XIV n. 166, 171.
  • (20) Lechler 1921, tav. XV nn. 173-175.
  • (21)Baltrusaitis 1937, pag. 39.
  • (22)Lechler 1921, tav. XXX nn. 307-308, 311-313.
  • (23)Lechler 1921, tav. XXX n. 314.
  • (24)Wagons and Wagon-Graves of the Early Iron Age in Central Europa 1992, tav. 106 n. 4.
  • (25)Lechler 1921, tav. XXV n. 287.
  • (26)Lechler 1921, tav.XXVI n. 288.
  • (27)Lechler 1921, tav.XXVI n. 289.
  • (28)Lechler 1921, tav. XXVI n. 290.
  • (29)Lechler 1921, tav, XXVI n. 291.
  • (30)Lechler 1921, tav. XXVII n. 292.
  • (31)Lechler 1921, tav. XXVII n. 294.
  • (32)Lechler 1921, tav. XXVII n. 295.
  • (33)Lechler 1921, tav. XXVII n. 297.
  • (34)Lechler 1921, tav. XXV nn. 282-286.
  • (35)Treccani 1950, voce svastica, pag. 35; Treccani 1997, voce svastica, pag. 861.
  • (36)Vedi nota precedente.
  • (37) Treccani 1997, voce svastica, pag. 281: oggi i Bon-po vivono in gruppi isolati, soprattutto nel Tibet orientale, ma le loro credenze e i loro testi sono, in massima parte, una derivazione secondaria dal buddismo tibetano o lamaismo
  • (38)Lechler 1921, tav. XXVIII nn. 298, 300-301, tav. XXIX n. 302.
  • (39)Lechler 1921, tav. XXIX nn. 303-305.
  • (40)Lechler 1921, tav. XXIX n. 306.
  • (41)Domanico 1998, fig. 5 A 1.
  • (42)Gli Etruschi di Volterra 2008, pag. 58.
  • (43)Bettini-Zanini 1995, fig. 2 A 1. Questo insediamento, sebbene se ne abbiano poche tracce, si presentava articolato in più di un’unità abitativa, con due focolari e, forse, un forno. E’ stato anche rinvenuto parte di un fondo di capanna, foderaro da ciottoli.
  • (44)Bettini-Zanini 1997, fig. 4 n. 14.
  • (45)Peroni 1984, pag. 84.
  • (46)Peroni 1996, pag. 367 fig. 79 n. 4.
  • (47) Peroni 1996, pagg. 366-367, fig. 79 n. 4.
  • (48)Tamburini 1995, pagg. 19-20: la scoperta di questo insediamento è datata al 12 agosto 1959. Il rinvenimento, fortuito, avvenne durante una ricerca per rintracciare i resti dell’antica viabilità circumlacuale del lago di Bolsena e chiarire le cause che ne provocarono il parziale allagamento.
  • (49)Bartoloni 1987, fig. 73 n. 157.
  • (50)Sommella 1976, tav. LXXV B; Bartoloni 1987, fig. 84 n. 176.
  • (51)Bartoloni 1987, fig. 81 n. 171.
  • (52)Bietti-Sestieri Anzidei 1976, tav. XXX n. 1.
  • (53)Sundwall 1943, pag. 130: fibula del tipo Blattbogenfibeln, tipo C I ? c 4; Swaddling (a cura di) 1986, n. 47.
  • (54)Non inserita in Sundwall 1943; Swaddling (a cura di) 1986, n. 48.
  • (55)Bianco Peroni 1979, n. 664: rasoio tipo Verucchio.
  • (56)Annibaldi 1956, pag. 230, fig. 1.
  • (57)Bianco Peroni 1979, n. 853: rasoio tipo Benacci.
  • (58)Fogolari-Prosdocimi (a cura di) 1988, pag. 39 fig. 28.
  • (59)Messeschmidt 1935, pag. 66 tav. XVI.
  • (60)Iaia 2005, pag. 148 fig. 55 b.
  • (61)Swaddling (a cura di) 1986, pag. 352 n. 1 a-b.
  • (62)Coldstream 1977, pag. 112 e-d-f., pag. 116 c.
  • (63)Coldstream 1977, pag. 193 b.
  • (64) Hallstatt corrispondeva, anticamente, all’attuale territorio di Austria e nord Slovenia.
  • (65)Geiger 1994, tavv. 66-67.
  • (66)I Celti 1991, pag. 91.
  • (67)Secondo Lefort des Ylouses 1955, pagg. 7, 9 fig. 2, 11 fig. 3, la svastica è un simbolo che rappresenta un movimento rotatorio, sia che sia rivolto a destra che a sinistra, ma nel mondo romano-celtico, germanico e scandinavo sarebbe connesso con la raffigurazione del fulmine di Giove, come anche la doppia spirale (cfr. Déchelette 1910, pagg. 165-166, fig. 196), mentre la ruota potrebbe identificare il tuono (cfr. le stele con la menzione del nome “Jovi” con rappresentazioni di ruote, spirali e svastiche, raffigurate nelle pagine di Lefort des Ylouses 1955 sopra citate).
  • (68)I Celti 1991, pag. 182.
  • (69)I Celti 1991, pag. 241.
  • (70)I Celti 1991, pag. 388.
  • (71) Lechler 1921, tav. XX ,tav. XXII nn. 255, 256
  • (72)Lechler 1921, tav. XXXI n. 318.
  • (73)Lechler 1921, tav. XXXI n. 323.
  • (74)Lechler 1921, tav. XXXII n. 325.
  • (75)Lechler 1921, tav. XXXV n. 347.
  • (76)Lechler 1921, tav. XXXVI n. 348.

Bibliografia

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Abbreviazioni

  • BPI = Bullettino di Paletnologia Italiana
  • PBF = Prähistorische Bronzefunde

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