Campania - articoli in archivio

  • Stabiae, Secondo complesso

  • Collocata nella piana di Varano, la villa che lo svizzero Weber indagò completamente nel 1762 e lo spagnolo La Vega nel 1775, attualmente mostra una superficie scavata di mille metri quadrati circa. Lo studio condotto sul medesimo sito dal 1967 ha permesso di determinare il versante nord del peristilio porticato su tre lati, e alcuni locali, tra i quali si annovera un oecus, che franarono a valle per il franamento del colle. Dalla mappa della villa eseguita nel periodo borbonico è posto in evidenza che il versante sud del peristilio si presentava chiuso e aveva un finto porticato adornato da

  • Stabiae, Villa Arianna

  • Questa villa deve il suo nome al grande affresco raffigurante un soggetto mitologico rinvenuto sul muro di fondo del triclinio. Villa Arianna fu indagata quasi completamente in epoca borbonica, in un periodo che va dal 1757 al 1762, e la ricerca fu guidata da Karl Weber, ingegnere svizzero. All’epoca, il lavoro di scavo era eseguito tramite spedizioni sotterranee nelle quali si recuperavano soltanto il ritrovamento i reperti, senza indagare il contesto architettonico nella sua interezza: perciò, gli arredi e i dipinti ben conservati erano prelevati e mandati al Museo Borbonico che si trovava nel Palazzo Reale di Portici. Invece, gli

  • Stabiae, Villa San Marco

  • Questa villa, così chiamata dal nome di un’antica cappella lì edificata attorno alla seconda metà del XVIII secolo, risale all’epoca romana ed è stata ideata a fini residenziali e, per questo motivo, collocata sul ciglio del colle, in una meravigliosa collocazione panoramica. Essa venne indagata durante il periodo borbonico (1749-1754) e, in seguito, scavata nuovamente in maniera sistematica dagli anni Cinquanta fino agli inizi degli anni Sessanta del XX secolo. La struttura originaria, che risale al periodo augusteo, in età claudia subì alcune trasformazioni, quando all’impianto originale dell’atrio in tetrastile ionico vennero aggiunte diversi locali panoramici, come il porticato superiore

  • Stabiae

  • Già dall’età arcaica (ottavo secolo avanti Cristo) Stabiae romana aveva un rilevante compito sia dal punto di vista strategico che da quello militare. La concentrazione maggiore di abitanti si ha in un periodo collocabile tra la devastazione della città compiuta da Silla, nell’89 avanti Cristo, e l’eruzione vulcanica del Vesuvio avvenuta nel 79 dopo Cristo. Durante questi cento anni sul versante settentrionale del colle di Varano, vengono edificate molte villae collocate in posizione panoramica e pensate in prevalenza a scopo residenziale, con ampi quartieri abitativi, portici, terme e ninfei decorati meravigliosamente. Le testimonianze principali interessano tre ville non analizzate ancora

  • Oplontis, scultura

  • Insieme agli affreschi, le sculture rappresentano l’ elemento più importante che costituisce l’arredo delle ville di Oplontis e che sicuramente possiede grande fascino. Certe sculture costituiscono gli elementi decorativi delle fontane e quindi erano situate all’interno dei giardini, dei quali rappresentavano l’arredamento più adatto. Fra questo tipo di sculture, molto interessante si rivela essere il gruppo raffigurante i quattro Centauri, due di sesso femminile e due di sesso maschile, scolpiti in posizione rampante con elementi inerenti alla caccia (quali un cerbiatto o un cinghiale morti) oppure alla musica (come la lira). Le quattro figure derivano da originali di Pergamo risalenti

  • Oplontis, pittura

  • Accurati studi e ricerche inerenti alle pitture d’epoca romana nel territorio vesuviano hanno con sentito di identificare alcune botteghe e di riunire le modalità, i temi decorativi e le correnti di gusto che si sono succeduti in ordine cronologico, in base a schemi, riadattati nel corso del tempo, fondati sulla suddivisione in quattro stili. Decorazioni di I stile Questo stile è conosciuto anche col nome di stile strutturale ed è tipico dell’arte ellenistica. Lo si può trovare a Pompei, particolarmente, dal terzo al primo secolo avanti Cristo. Lo strato di preparazione in stucco veniva disegnato e colorato imitando i pannelli

  • Oplontis, ori

  • Nel 1984, all’interno della villa di Lucius Crassius venne ritrovata una cassa lignea che conteneva al suo interno centosettanta monete, una serie di unguentari, gioielli in argento e in oro, stecche ossee e piccole piastre in vetro per il trucco. In un’altra stanza, addosso ai corpi dei morti nel corso dell’eruzione del Vesuvio, vennero reperiti alcuni gioielli d’oro, quali diversi modelli di orecchini, braccialetti, collane e anelli. La maggior parte degli orecchini è a spicchio di sfera, ravvivati grazie a puntinature realizzate a sbalzo a imitazione della granulazione; a canestro con incastonati dei quarzi; con pendenti adornati da perle, amatissimi

  • Oplontis, Villa B

  • Questa villa, sebbene non si possa ancora visitare, merita qualche cenno, sia per via della sua funzione, differente da quella di villa Poppea, quanto per i materiali ritrovati, ma anche per le novità che gli esiti degli Scavi hanno proposto in merito alla soluzione del dilemma, proprio di Oplontis, riguardante la relazione tra le ville e il territorio. La villa, detta “di Lucius Crassius Tertius” per via di un sigillo bronzeo trovato e databile alla fine del secondo secolo avanti Cristo, è stata scoperta in maniera casuale nel 1794, mentre erano in corso i lavori per l’edificazione di una scuola.

  • Oplontis, Villa di Poppea

  • Questa villa dalle dimensioni grandiose, contenete affreschi dalla superba qualità e adornata da moltissime sculture marmoree, fu edificata attorno alla metà del primo secolo avanti Cristo e, in seguito, resa più amplia in epoca claudia. Si pensa che questa villa appartenesse a Poppea Sabina, la seconda moglie di Nerone, per via della presenza di una scritta dipinta sopra ad un’anfora, rivolta al liberto di Poppea, Secundus. Ad ogni modo, la villa faceva parte degli immensi beni della famiglia imperiale che, così come tanti altri patrizi romani, sceglieva la costa campana, celebre già nel periodo antico per il suo clima salubre,

  • Oplontis

  • Nel bel mezzo della moderna città conosciuta come Torre Annunziata si trovano gli scavi dell’antica Oplontis, nome attestato solamente nella Tabula Peutingeriana, una copia medievale, di una cartina d’epoca antica riguardante le strade presenti sul territorio italiano quando ancora esisteva l’Impero Romano. All’interno di questa mappa, il nome di luogo Oplontis è riferito ad alcune strutture situate tra Ercolano e Pompei. Per questa ragione sono stati attribuiti ad Oplontis alcuni ritrovamenti archeologici che, invece, provengono da un’area suburbana della città di Pompei: la residenziale villa di Poppea; un impianto termale, vicino all’Oncino, sito al di sotto delle moderne Terme Nunziate,