Egitto - articoli in archivio

  • Le lettere ai morti nell’antico Egitto

  • Le lettere ai morti Il forte legame degli antichi Egizi con la sfera funeraria e ultraterrena è un concetto noto a grandi linee anche ai profani. Ma dietro i maestosi monumenti tombali e le vestigia dei suggestivi rituali funerari, in che modo gli individui si rapportavano con la morte nel quotidiano? La scoperta di alcuni rari e interessanti testi, le lettere ai morti, ha aiutato a chiarire in parte la questione, aprendo una finestra sulle vicende di vita privata della gente comune. Il rapporto tra i vivi e i morti Nell’antico Egitto la morte non era considerata la definitiva conclusione

  • Piramide di Pepi I

  • La piramide di Pepi I La piramide di Pepi I un tempo meraviglia dell’antico Egitto, oggi è ridotta ad un cumulo di rovine alte ben 12 metri. Si trova nell’area della grande necropoli diSaqqara, a una trentina di chilometri a sud del Cairo, accanto ad altre piramidi purtroppo in rovina: quella di Djedkare (V dinastia), di Merenre e di Pepi II (VI dinastia). Pepi I fu il terzo faraone della VI dinastia (2720-2180 a.C. circa), successore di Teti e di Userkare; regnò secondo alcuni per 50 anni, secondo altri studiosi per 20 anni. Rimangono molte epigrafi che lo citano e

  • Monumento funerario di Mentuhotep

  • Mentuhotep fu un sovrano dell’XI dinastia che riuscì alla fine del primo periodo intermedio (2180-1991 a.C. circa) a dare unità all’Egitto, infatti è considerato il fondatore del Medio Regno. Fece costruire il suo monumento funerario a Tebe, città della quale era originario, su un pendio roccioso poco distante da Deir el-Bahri (il sito in cui si trovano diversi complessi sepolcrali si colloca sulla riva sinistra del Nilo di fronte alla città di Luxor, che sorge sull’antica Tebe). Veduta dall’alto dei resti del monumento funerario di Mentuhotep Ciò che oggi rimane della tomba del faraone sono solo pochi resti; non esiste

  • Bologna. Chi ha rubato la barba di Usai?

  • Nel mese di febbraio, mentre si portava a termine l’allestimento del nuovo percorso per ragazzi sulla collezione egiziana del Museo Archeologico di Bologna, l’Egitto è entrato in una fase politica complicata che ha trascinato nell’incertezza la salvaguardia di uno dei patrimoni archeologici più ricchi e conosciuti del mondo. Gli archeologi dell’associazione culturale Gabo hanno così ideato un nuovo gioco “Chi ha rubato la barba di Usai?” che verrà presentato sabato 27 febbraio 2011 presso il museo bolognese.

  • Alessandria d’Egitto, isola di Pharos

  • L’isola di Pharos, menzionata già da Omero come terra protetta dal nume Proteo, era unita alla costa da un molo ad arcate lungo circa 1500 m, noto come di Eptastadio e che aveva la duplice funzione di frenare la corrente del mare e di creare due porti separati: a E il Porto Grande, a O l’Eunosto. Alle due estremità del molo si apriva un canale che collegava i due porti, permettendo il passaggio di piccole imbarcazioni. Strabone afferma che il Porto Grande era suddiviso in più bacini e che era così profondo in prossimità della riva che potevano approdarvi anche

  • Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica

  • La città di Alessandria d’Egitto fu fondata da Alessandro il Grande, che ne scelse il sito, l’estensione, la distribuzione dei monumenti, l’indicazione dei tracciati viari e il loro orientamento in rapporto alla salubrità dell’aria. Il sovrano, infatti, come ci viene testimoniato da Vitruvio, voleva una città con porti sicuri e con una vocazione commerciale, marittima e fluviale. Strabone rileva come il sito di Alessandria corrisponda perfettamente a tali requisiti (Strab., Geogr., XVII, 1,7). Le fonti affermano che la prima scelta del re cadde sull’isola di Pharos, ipotesi poi abbandonata per l’esiguità delle sue dimensioni. Gli architetti che collaborarono alla realizzazione

  • Alessandria d’Egitto. Cesareo

  • Il Cesareo era un grande complesso monumentale, destinato al culto imperiale, che divenne, per la sua imponenza, uno dei monumenti simbolo della città di Alessandria. La sua costruzione fu ordinata da Cleopatra VII e inizialmente il complesso fu concepito come un altare al centro di un santuario destinato al culto di Marco Antonio. Tuttavia la sconfitta di entrambi nella battaglia di Azio (31 a.C.) e il loro suicidio impedirono di portare a termine l’opera. Ottaviano decise di cancellare ogni monumento che ricordasse il suo rivale e, dopo averlo completato, consacrò il Cesareo al culto imperiale. I lavori furono tanto importanti

  • Alessandria d’Egitto. Serapeo

  • Il Serapeo, ossia il santuario dedicato al dio greco-egizio Serapide, era uno degli edifici più importanti di Alessandria nel periodo tolemaico. Situato nel vecchio quartiere di Rhakotis, al limite occidentale della città, era composto da un tempio centrale, adorno di statue e colonne di marmo con portici che lo collegavano ad una biblioteca ed era circondato da altri edifici minori. Le fonti letterarie, in particolare Ammiano Marcellino, insistono sulla bellezza e sulla ricchezza delle opere d’arte ivi conservate. Il tempio conteneva la statua di Serapide, realizzata con metalli preziosi e legni pregiati; le pareti dell’edificio erano rivestite con lastre d’oro,

  • Tell el Amarna: Per Iten – il territorio di Aton

  • Durante il quarto anno del suo regno Akhenaton (1351-1334), faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto, fino ad allora Tebe, in una zona del medio Egitto considerata una terra vergine dove nessuno aveva mai edificato e lì fondò dal nulla una nuova città dove visse con la sua famiglia e i suoi dignitari. La nuova capitale fu chiamata Akhetaton, “L’orizzonte di Aton”, e venne concepita per essere il fulcro della riforma religiosa promossa dal sovrano che prevedeva la negazione di ogni altro dio al di fuori di Aton. La vita dell’intera città ruotava non solo intorno al

  • Tell el Amarna: tomba di Akhenaton

  • L’area archeologica di Tell el Amarna conserva le testimonianze di un periodo storico che non ha avuto eguali nella storia dell’antichità e in particolare dell’Antico Egitto. E’ qui che Amenofi IV (1351-1334) faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto fondando Akhetaton, “L’orizzonte di Aton”, in onore del dio dalle sembianze di disco solare che egli elesse come divinità esclusiva della religione egiziana e per il quale mutò il suo nome in Akhenaton “Il preferito di Aton”. Il faraone eretico scelse questo sito del medio Egitto come nuova sede della sua corte e come nuovo luogo di sepoltura