Lazio – Roma - articoli in archivio

  • Roma: Insula Romana

  • Le opere di demolizione effettuate tra 1928 e 1930 per la creazione della Via del Mare (oggi Via del Teatro Marcello), nata dai resti della vecchia Via Tor de’Specchi, provocarono il disfacimento della Piazza Aracoeli, una tra le zone più belle di Roma, la “quinta” teatrale che Michelangelo Buonarroti aveva utilizzato per la visuale lontana della sistemazione del Campidoglio“, e lasciarono nel punto da essa occupato soltanto un vuoto amorfo. Purtroppo capita che palazzi, chiese, strade ed altre bellissime opere antiche siano rase al suolo a causa della mancanza di sicurezza della struttura oppure per permettere la costruzione di nuove

  • Roma: Lapis Niger

  • Il Lapis Niger consiste in una zona a forma quadrata realizzata con marmo di colore scuro, divisa dal restante pavimento in travertino con una serie di lastre in marmo bianco. Fu scoperta verso gli ultimi decenni dell’Ottocento e fu presto collegata con un passo degli scritti di Festo dove si citava una “pietra nera nel Comizio” (lapis niger in Comitio) che aveva il compito di delimitare una zona pericolosa, forse il luogo in cui era sepolto Romolo o quello in cui egli morì. I lavori di scavo effettuati al di sotto del Lapis Niger permisero, in seguito, di scoprire un

  • Roma: Ludus Magnus

  •   Situati nella parte orientale del Colosseo, nell’area occupata dalle odierne Via Labicana e Via di San Giovanni in Laterano, si scorgono i resti di una costruzione molto ampia: essa costituisce soltanto la metà posta a nord del Ludus Magnus, la più importante caserma dei gladiatori, fatta innalzare dall’imperatore Domiziano. I resti di questa struttura furono riportati alla luce nel corso del 1937, e poi svelati dai lavori effettuati tra il 1959 ed il 1961. L’area sud del Ludus Magnus è ancora in massima parte interrata sia al di sotto dello strato di terra sulla quale sorge la Via San

  • Roma: monastero delle oblate di Santa Francesca Romana

  • La congregazione religiosa delle Oblate Benedettine del Monte Oliveto fu edificata da Santa Francesca Romana in una chiesa chiamata Santa Maria Nova. Il loro convento, però, ebbe sede nel Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana aperto il giorno dell’Annunziata (25 marzo) del 1433. Dal punto di vista architettonico, la lunga e spartana facciata in laterizio è il risultato di un insieme di figure architettoniche in stile quattrocentesco. Essa si affaccia in Via Teatro Marcello e reca ancora le tracce di antichi porticati risalenti al Medio Evo. L’ingresso che dà sulla parte più antica della costruzione si trova presso il

  • Roma: Colle Palatino

  • Il Palatino rappresenta uno dei leggendari sette colli romani e occupa una posizione centrale rispetto agli altri; nelle sue vicinanze scorrono le acque del fiume Tevere. La sua collocazione geografica era sicuramente una delle più favorevoli per l’insediamento di una comunità umana anche perché il Palatino consentiva la gestione e il controllo del Porto Tiberino, uno dei più importanti luoghi di ritrovo e commercio di Roma, posto nelle vicinanze del Foro Boario. La cima centrale del Palatino, denominata Palatium, metteva in contatto il colle con il Tevere e il Foro Boario grazie ad una pendenza chiamata Germalus mentre un passo

  • Roma: piazza Manfredo Fanti

  • La cinta serviana è la più vecchia porzione delle mura di protezione di Roma tra quelle che conosciamo e prende il nome da Servio Tullio, uno dei sette re di Roma, che la volle edificare. Essa risale al VI secolo a.C. ma ciò che rimane delle mura in blocchi di tufo di Grotta oscura che sono attualmente visitabili, risalgono ad un’epoca più recente, IV secolo a.C. E’ancora visibile solo ciò che si è conservato delle mura di piazza Manfredo Fanti che appartengono a quella parte chiamata Aggere Tulliano, la parte più protetta che aveva il compito di preservare la meno forte,

  • Roma: piazza Vittorio Emanuele II

  • Piazza Vittorio Emanuele II o più semplicemente piazza Vittorio è conosciuta come la più grande piazza porticata nella capitale. Nacque il giorno dopo l’unità d’Italia (1882-1887) su quello spazio che il comune romano aveva comprato attraverso un accordo con la società Mariotti. Piazza Vittorio è nata dall’idea di Gaetano Koch e il suo nome deriva dal primo re d’Italia e rappresenta il simbolo della “cultura” umbertina. Per la sua costruzione furono necessari diversi interventi di sbancamento che portarono alla luce fosse carnarie di notevoli dimensioni che ricordano il vecchio cimitero dell’esquilino, detto campo comune o luogo scellerato, in quanto luogo

  • Roma: porta Maggiore

  • In epoca romana vi era un celebre luogo, ubicato nell’attuale quartiere Esquilino, che era conosciuto col nome di “ad spem veterem”. In latino vuol dire “alla speranza vecchia” e deriva da un edificio sacro innalzatovi nel 477 a.C. in onore di tale divinità e che indicava l’esatta posizione in cui confluivano otto fra gli acquedotti (che erano in totale undici) che rifornivano la capitale: tale luogo equivale grossomodo all’odierna Porta Maggiore. Inizialmente quest’ultima era nata per monumentalizzare l’acquedotto claudio nell’esatta posizione in cui esso sorpassava la via Labicana e la via Prenestina. Così ogni arcata dell’acquedotto esteticamente divenne proprio come

  • Roma: porta Tiburtina

  • Inizialmente Porta Tiburtina rappresentava soltanto un arco monumentale risalente all’epoca di Augusto, 5 a.C., e serviva a far scorrere gli spechi delle Aquae Marcia, Tepula e Iulia sopra via tiburtina, il cui nome deriva da tibur, odierna tivoli, alla quale giungeva sia in passato che oggi. Questa via ha anche un suo valore storico perché nel periodo della repubblica e dell’impero era adibita al passaggio dei prodotti agricoli e al trasporto del travertino dalle cave. Solo successivamente l’arco fu annesso da Aureliano dentro la cinta delle mura Aureliane, quale elemento interno della Porta Tiburtina. Essa conserva tuttora i due elementi

  • Roma: portico degli dèi consenti

  • Secondo quanto riportato da Varrone, anticamente, in prossimità del Foro Romano, troneggiavano dodici statue dorate che raffiguravano gli Dei Consentes, cioè gli dei consiglieri: i simulacri, formati precisamente da sei dei e sei dee, rappresentavano probabilmente la trasposizione romana degli altrettanti dodici dei (dodekatheon) d’origine greca. Nel corso del 1834, i lavori di scavo riuscirono a portare alla luce, ad ovest del tempio dedicato al dio Saturno, una strana costruzione caratterizzata dall’avere lo spazio suddiviso in otto vani posti ai lati in modo da formare un angolo ottuso e realizzati con mattoni, avanti ai quali vi erano i frammenti di