Paestum - articoli in archivio

  • Paestum: Tomba del Tuffatore

  • La Tomba del Tuffatore La Tomba del Tuffatore fu portata alla luce da Mario Napoli nell’estate del 1968 nella località di Tempa del Prete, a circa due chilometri a sud di Paestum. Fu il suo stesso scopritore a riconoscere il carattere fortuito del rinvenimento, e a comunicarne l’eccezionalità durante un convegno sulla Magna Grecia che accese le speranze del mondo scientifico verso una maggiore comprensione della pittura greca. Tuttavia essa rimane a tutt’oggi l’unico esempio di pittura greca di età classica e della Magna Grecia ma, al di là del suo inestimabile valore di testimonianza storica, non ha consentito di

  • Opere murarie a secco

  • Opere murarie  romane a secco Le tecniche murarie di epoca romana definibili “a secco” sono: l’ opus siliceum (opera in pietra), l’opus quadratum (opera quadrata),  le opus isodomum e opus pseudoisodomum, l’opera a scacchiera e l’opus africanum. Opus siliceum Si identifica come opus siliceum (1) (letteralmente “opera di pietra”, il termine latino fu adottato da Giuseppe Lugli) l’opera chiamata anche megalitica, ciclopica o poligonale, formata da grossi blocchi di pietra con l’intento di impressionare lo spettatore per l’apparenza soprannaturale della propria costruzione. I blocchi in opus siliceum, possono avere lati più o meno sbozzati, in base al grado di lavorazione eseguito. Nei

  • Fortificazioni greche in Magna Grecia

  • Le mura di Paestum L’arrivo dei Greci in Occidente comportò un cambiamento radicale sia dal punto di vista culturale che urbanistico, tra i tanti interventi di fondamentale importanza vi fu la costruzione di fortificazioni urbane a difesa delle città. Le fortificazioni greche in Magna Grecia Resti di cinte murarie greche risalgono già all’età arcaica, si datano alla fine del VIsec. a.C. le strutture difensive delle città campane di Elea (Velia) e Cuma, quelle calabre di Locri e Caulonia, le lucane Metaponto e Siris, le mura di Taranto einfine quelle rinvenute in diversi centri della Sicilia come approfondiremo in seguito (Naxos,

  • Colonizzazione greca in Magna Grecia

  • La colonizzazione greca in Magna Grecia Il fenomeno coloniale dei Greci in Italia e in Sicilia si colloca in età arcaica e può essere datato tra l’VIII e il VI sec. a.C. Si pone al termine di una lunga frequentazione greca dell’area magno-greca (Italia meridionale e Sicilia). I motivi scatenanti sono diversi: La mancanza di terre fertili da coltivare nella madrepatria e l’esigenza di trovarle altrove; Esigenze di carattere politico: allontanamento coatto di gruppi di persone in seguito al fenomeno della staseis (rivolta o cospirazione nei confronti della classe dirigente) e il problema di trovare loro una sistemazione; La necessità

  • Ludi gladiatori: origine e fine

  • È nota la passione dei romani per i giochi gladiatori, come apprendiamo dagli autori latini (tra cui Tito Livio, Svetonio, Marziale e Giovenale) e dalle numerose testimonianze archeologiche che ci sono pervenute. Scena di lotta tra gladiatori (Museo Galleria Borghese, Roma) Origine dei ludi gladiatori La nascita dei ludi gladiatori, di coloro cioè che “combattevano con il gladio” (da gladius, la corta spada, maneggevole e robusta, caratteristica delle legioni romane), rimane incerta anche se è innegabile il loro antico carattere funerario. Per alcuni autori, in particolare i cristiani come Tertulliano, i combattimenti gladiatori sarebbero un’evoluzione dei sacrifici umani di schiavi

  • Elea: monete

  • Le monete di Elea Una delle più interessanti attestazioni delle colonie della Magna Grecia è sicuramente Elea, fondata secondo la leggenda da un gruppo di esuli focesi verso la metà del VI secolo a.C. Sin dagli albori della sua nascita Elea coniò monete d’argento (chiamate dramme). Le sue peculiarità sono tipiche dell’Asia Minore, assistiamo, quindi, a tondelli semplici con uno spessore piuttosto accentuato, il tipo sempre impresso sul lato “frontale” (lato D/), mentre sul “rovescio” (lato R/) è presente una punzonatura divisa in quattro parti. Sulle prime emissioni eleatiche sono rappresentati, come tipo, un leone che addenta una preda: si

  • Italia Meridionale: romanizzazione, la Lucania

  • La romanizzazione della Lucania La Lucania corrispondeva all’attuale Basilicata, occupata dai Lucani a partire dal V sec. a.C. Nel IV secolo la società lucana aristocratica mantenne il suo prestigio e la sua ricchezza come dimostrato dai dati archeologici. A partire dal 275 a.C. si verificò la sparizione delle necropoli e di alcuni abitati con lo spostamento della popolazione verso i nuovi centri urbani. L’ager publicus lucano di proprietà dei dominatori romani fu adibito alla pastorizia. Velia Velia è una città greca che contrariamente a Poseidonia mantenne la sua indipendenza; è una civitas foederata sulla base di un foedus stipulato con

  • Italia meridionale: romanizzazione, le colonie dedotte

  • Le colonie latine dedotte dai Romani: Luceria, Venusia, Paestum e Brundisium La storia delle prime fasi di vita delle colonie magno-greche di Luceria, Venusia e Brundisium è poco nota, diversa è la situazione per Paestum. Luceria É la più antica colonia del Meridione, fondata nel 314 a.C. fu popolata da 2500 coloni. L’ubicazione del sito è stata identificata con la Lucera attuale; della città si sa molto poco, sono state rinvenute tracce della centuriazione grazie alle foto aree, inoltre probabilmente l’impianto regolare della colonia influenzò quello dell’attuale centro storico. In età augustea fu oggetto di una nuova deduzione coloniale con

  • Italia Meridionale: romanizzazione

  • La romanizzazione dell’Italia Meridionale La conquista romana dell’Italia meridionale si apre nel 343 a.C. con la deditio in fidem (una forma di “contratto” verbale che prevedeva per chi la chiedeva di concedere i propri diritti giuridici alla città, in questo caso Roma, che accettava la deditio) di Capua e si conclude con la resa di Taranto al console L. Papirio nel 272 a.C. Quest’ultimo episodio viene considerato decisivo per il declino dell’indipendenza delle colonie greche. Per spiegare il fenomeno della romanizzazione prendiamo in prestito un pensiero di Livio, nel quale si legge che la conquista più che una sottomissione a

  • Alimentazione nell’antica Roma: banchetto

  • Pompei, casa dei Casti Amanti, scena di banchetto in una pittura a parete La tradizione del banchetto nell’antica Roma Dopo aver in un primo tempo mangiato seduti presso il fuoco, i Romani presero l’abitudine di cenare nell’atrio delle loro domus, ambiente in origine attiguo alla cucina, tanto che il suo nome era derivato dal colore nero provocato dai fumi del focolare (da atramentum, inchiostro). Più tardi questo locale centrale fu spostato all’aperto e in seguito venne chiuso, isolato e prese il nome di tablinum mentre la sala da pranzo fu situata di preferenza al piano superiore. Nelle grandi case le