Pompei - articoli in archivio

  • Pompei: le case restaurate resteranno aperte al pubblico

  • Tre importanti case pompeiane sono state riaperte al pubblico dopo svariati anni e altrettanti di lavori di restauro. Già dalla riapertura per Pasqua, però, avvenuta alla presenza del ministro Franceschini, si sapeva che sarebbero state visitabili solo fino al 30 aprile e secondo orari stabiliti a causa della mancanza di personale. Oggi sembra, invece, che le domus di Romolo e Remo, di Trittolemo e di Marco Lucrezio Frontone, rimarranno aperte al pubblico in considerazione anche del grande successo di visitatori che hanno scelto l’area archeologica vesuviana come luogo da visitare durante i lunghi ponti festivi di queste ultime settimane. I

  • Pompei, storia degli scavi. Restauro nel primo periodo Borbonico

  • Restauro di Pompei nel primo periodo Borbonico (1748-1808) Le discipline dello scavo archeologico e del restauro architettonico si svilupparono, in territorio italiano, parallelamente e contemporaneamente all’ampliamento delle indagini a Pompei, trovando nell’antica città vesuviana il luogo ideale di sperimentazione. Le due discipline, di natura essenzialmente tecnico-pratica, elaborano e modificarono le loro basi teoriche e le loro metodologie rispecchiando i progressi e le novità tecniche contemporanee così come le contemporanee formulazioni filosofiche e sensibilità estetiche. Nei primissimi anni seguenti alla scoperta di Pompei lo scavo dell’antica città venne effettuato per cunicoli, con il solo obiettivo del recupero di oggetti e pitture. Gli

  • Pompei, storia degli scavi: restauro nel Decennio Francese

  • Il restauro di Pompei nel Decennio Francese (1808-1814) Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento l’approccio ai ruderi era di tipo prevalentemente conservativo. I precetti applicati da architetti e studiosi francesi operanti a Roma a partire dal 1810 erano derivati direttamente dall’articolata formulazione teorica delle problematiche relative al restauro di Quatremère de Quincy (1755 -1849), nella quale già si sosteneva l’opportunità della conservazione in situ delle opere d’arte. Lo stesso studioso esplicitava la fondamentale differenziazione tra “restauro”, metodologia applicabile a monumenti degradati o in parte distrutti e basata su resti esistenti, e “restituzione”, operazione effettuabile su monumenti “completamente spariti”,

  • Pompei, casa di Paquius Proculus: foto

  • Foto della casa di Paquius Proculus a Pompei In mancanza di dati sicuri che possano consentire l’individuazione del proprietario della domus, si è soliti pensare che questa sia appartenuta a P. Paquius Proculus o a C. Cuspius Pansa entrambi menzionati nei manifesti elettorali in facciata. Un dato che poteva aiutare è l’iscrizione PPP su una delle anfore ritrovate in casa, ma le lettere potrebbero facilmente riferirsi al produttore, al commerciante oppure al destinatario del prodotto. Si sa con certezza solo che i Cuspii erano coloni sillani. Il primo impianto dell’abitazione doveva risalire all’età sannitica come testimoniato dai capitelli cubici all’ingresso

  • Pompei, Caserma dei Gladiatori: foto

  • Foto della Caserma dei Gladiatori di Pompei Il quadriportico dorico alle spalle del Teatro Grande oltre a essere perfettamente conservato è anche la più antica porticus post scaenam giunta fino a noi, rispondendo al canone vitruviano che prevedeva, secondo il modello greco, un’area porticata dove gli spettatori potessero intrattenersi nei momenti di pausa. Lo spazio cinto dal porticato serviva come area destinata alle attività sportive e intellettuali della iuventus pompeiana. Sembra questa essere l’interpretazione più plausibile vista anche la vicinanza del Foro Triangolare, forse adoperato per gare equestri, e della Palestra Sannitica anche quest’area ginnasiale. Dal Foro Triangolare una scala

  • Pompei, Casa del Centenario: foto

  • Foto della Casa del Centenario di Pompei Il nome alla domus, che si apre su Via di Nola, fu dato in occasione del suo scavo avvenuto nel 1879, diciottesimo anniversario dell’eruzione vesuviana. La sua costruzione risale al I sec. a. C. e può sicuramente annoverarsi tra le più belle e importanti abitazioni pompeiane. Presenta, infatti, due atri tuscanici di cui uno con pareti affrescate in IV stile da affreschi inerenti al mondo teatrale. Il secondo atrio presenta un larario con il famoso affresco del Vesuvio boscoso, ora conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il tablino si presenta inquadrato tra due

  • Pompei, Palestra Grande: foto

  • Foto della Palestra Grande di Pompei Alla periferia orientale dell’antica città di Pompei, la Regio II è quasi interamente occupata dalla Palestra Grande edificata proprio accanto all’Anfiteatro. La sua costruzione si deve far risalire all’età augustea e a un periodo in cui la zona non era molto abitata per i grandi giardini delle case che si trovano all’intorno. La Palestra nacque per offrire alla Iuventus Pompeiana uno spazio per le attività sportive, prima svolte negli spazi esigui delle Terme Stabiane o della Palestra Sannitica nell’area del Foro Triangolare. Un altro motivo può essere ravvisato nella volontà di Augusto di raccogliere

  • Pompei, Casa di Octavius Quartio: foto

  • Foto della casa di D. Octavius Quartio a Pompei La Casa di Octavius Quartio (o Loreio Tibutino) fu costruita in età sannitica arrivando a occupare l’intera insula 2 della Regio II. Dopo il disastroso terremoto del 62 d. C., però la proprietà fu divisa e si formò un’altra abitazione con ingresso al numero 4. La domus si affaccia sull’allora trafficata Via dell’Abbondanza e a pochi metri da Porta Sarno e dall’Anfiteatro. Ai lati dell’ingresso della domus vi erano due cauponae comunicanti con l’interno dell’abitazione, mentre i clientes aspettavano di essere ricevuti seduti su sedili prospicienti l’ingresso incorniciato da un bellissimo portale

  • Pompei, Odeion: foto

  • Foto dell’Odeion o Teatro Piccolo di Pompei L’Odeion di Pompei, o Teatro Piccolo, si trova proprio accanto al Teatro Grande. In antico al suo interno si svolgevano audizioni musicali e declamazione di poesie al suono della cetra, sfruttando così le dimensioni ridotte dell’edificio che evitavano la dispersione dei suoni. Uno dei due duumviri promotori della costruzione dell’Odeion, come si evince da due iscrizioni, fu Caius Quinctius Valgus, proprietario di numerosi e vasti latifondi in Irpinia. Con il suo collega Marcus Porcius finanziò anche la costruzione dell’Anfiteatro. Questi due magistrati avevano una grande disposizione di denaro grazie anche alle confische dei

  • Pompei. Elezioni e “manifesti” elettorali

  • I “manifesti” elettorali di Pompei È molto suggestivo definire Pompei la “più viva tra le città morte” ed effettivamente lo è per la ricca documentazione architettonica ed epigrafica che ci fornisce. Soprattutto le epigrafi “parietali”, cioè graffiti, incisioni e pitture, che si sono eccezionalmente conservati, sono una peculiarità della città, che, distrutta dall’eruzione del Vesuvio, è divenuta il simbolo dell’antichità. Recuperate in gran numero durante gli scavi, sono databili tra dall’ultima fase sannitica di Pompei, sulla fine del II a.C., fino alla sua distruzione nel 79 d.C.; si può quasi affermare che queste iscrizioni siano la voce di questo sfortunato