Sardegna - articoli in archivio

  • Sulci: necropoli romana

  • Al giorno d’oggi sono pochi i resti sopravvissuti della necropoli romana. Già dall’epoca repubblicana furono riutilizzate le tombe ipogeiche puniche, in cui furono deposte le urne dei cremati, pratica molto comune durante il II secolo a.C. ma che si è andata riducendo nel corso di quello successivo.(1) Altra testimonianza di questo periodo, anche se la datazione non è supportata da dati di scavo, è un piccolo mausoleo, conosciuto oggi come Sa presonedda (Fig. 1-2) e come Sa Tribuna all’inizio del secolo scorso. Questo monumento è ubicato in località Su Narboni, lungo la Via Eleonora d’Arborea e, anche se oggi si

  • Sulci: necropoli punica

  • La necropoli punica del sito di Sulci è stata individuata sul colle dove è ubicato il Castello sabaudo e nelle sue pendici nord-orientali (Fig. 1). Le sue fasi più antiche di occupazione risalgono circa al VI-V secolo a.C., quando i Punici la usarono per deposizioni principalmente plurime, e presenta una continuità di uso fino all’età repubblicana (III-II secolo a.C.) quando i Romani sfruttarono una parte di essa per la sepoltura di cremati all’interno di contenitori (quasi sempre cassette in pietra o piombo). Sembra che durante il I secolo a.C. la necropoli non fosse sfruttata dato che non sono stati rinvenuti

  • Sulci: necropoli fenicia

  • La necropoli fenicia di Sulci (Fig. 1 n. 10) è stata identificata nell’area a sud-est dell’abitato arcaico, ma purtroppo, per gran parte, è stata obliterata dalle costruzioni della città moderna. Il rito funerario attestato per questa fase più antica è l’incinerazione: il defunto veniva bruciato e, nei casi in cui tale rito non avveniva nella stessa fossa di sepoltura, allora veniva deposto successivamente in fosse, chiuse generalmente da lastre di pietra, che contenevano anche il corredo. I lembi della necropoli individuati sono emersi durante i lavori di risistemazione della rete stradale e di alcune abitazioni della città moderna e sono

  • Sulci: catacombe

  • Le catacombe di Sulci sono state realizzate occupando e modificando le tombe a camera di età punica. Esistono diversi nuclei catacombali e due di questi sono accessibili dalla Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Antioco la cui prima fase costruttiva risale al V secolo d.C., con l’erezione del corpo cupolato intorno al quale furono edificate le altre strutture. Quella principale è “la Catacomba di S. Antioco”: il nome deriva dalla credenza che il martirio del Santo debba essere avvenuto qui e che questa debba essere stata la sua sepoltura. La sua storicità è ormai accertata anche se la ricostruzione della sua

  • Sulci: il Tofet

  • Il tofet di Sulci è raggiungibile percorrendo la strada che dal Museo e dalla necropoli corre verso nord ed è ubicato nella località conosciuta ancora oggi come Guardia de is Pingiadas, la vedetta delle pignatte, alla periferia settentrionale dell’abitato. Il Tofet è un luogo consacrato dove venivano sepolti ritualmente i resti combusti di bambini sacrificati posti all’interno di urne di terracotta, associati a resti di piccoli animali e la cui presenza doveva essere indicata dalla deposizione anche di una stele funeraria. Tale luogo viene citato nella Bibbia, in cui è indicato come l’area dove i bambini erano passati per il

  • Sulci: l’abitato arcaico

  • L’abitato arcaico di Sulci, fondato nel secondo quarto dell’VIII secolo a.C., è stato identificato durante gli scavi del 1983 nei pressi del cronicario comunale, in Via Gialeto. L’area accessibile ai visitatori è divisa in due settori ma la zona fenicia si trova solo in quello orientale in quanto la parte occidentale è occupata da abitazioni di epoca romana repubblicana che si sono sovrapposte all’impianto urbano precedente. A causa della continuità di vita non è possibile, dunque, ricostruire l’articolazione completa dell’abitato, dato che sono stati messi in luce solo alcuni lembi che forniscono notizie solo parziali. Le abitazioni fenicie di Sulci

  • Sulci

  • Sulci è un sito archeologico ubicato sull’isola di Sant’Antioco, nella provincia di Carbonia–Iglesias, nella parte sud-occidentale della Sardegna (Fig. 1), presente al di sotto dell’abitato moderno. La più antica menzione della città è presente nell’opera di Giovanni Francesco Fara del 1580, seguita dalle notizie contenute nel “Dizionario Geografico dei comuni della Sardegna” di Vittorio Angius (a cura di Goffredo Casalis), del 1836. Ma la descrizione più completa delle antichità fatta nel XIX secolo è quella realizzata da Giovanni Spano e datata al 1856-7. Le prime vere indagini archeologiche che hanno interessato il sito sono state effettuate all’inizio del secolo scorso

  • Abbasanta

  • Località della Sardegna situata a 35 km da Oristano. In questa località troviamo il complesso monumentale delle Nuraghe Losa. Questo complesso è costituito da una torre centrale a cui si accede dal lato meridionale formata da due piani con camere coperte tramite tholos. A proteggere la torre venne eretto un bastione costruito con pianta triangolare che è a sua volta circondato da alcune altri torri e mura di successiva costruzione. Tutto il complesso è circondato da un’ulteriore cinta di mura che purtroppo è oggi visibile solo parzialmente. In tutta la zona che circonda questa località sono visibili tantissimi monumenti di