Tarquinia - articoli in archivio

  • Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca

  • La Tomba della Caccia e della Pesca a Tarquinia La necropoli di Monterozzi, collocata su una collina ad est di Tarquinia, comprende circa 6000 sepolture databili fin dal VII secolo a.C. Del vasto complesso, dal quale proviene la più cospicua testimonianza di nuclei pittorici di arte etrusca, fa parte la Tomba della Caccia e della Pesca, rinvenuta nel 1873. La Tomba, databile al 530 a.C. circa, presenta due camere in asse tra loro con copertura a doppio spiovente, alle quali si accede tramite l’originale scalinata costituita da sei gradini. All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti i resti di un corpo

  • Tarquinia: Tomba dei Tori

  • La Tomba dei Tori di Tarquinia La Tomba dei Tori contribuisce, insieme ad altre 6000 sepolture circa, alla composizione della necropoli di Monterozzi, collocata su una collina ad est di Tarquinia. La Tomba, databile al 540 a.C. circa, è stata scoperta nel 1892, e subito si è distinta per la singolarità della sua planimetria. Attraverso un corridoio a gradini si giunge infatti alla camera principale, dalla forma quasi quadrata, nella cui parete di fondo si aprono gli accessi alle due celle rettangolari minori. Le pitture Un accurato e sobrio apparato pittorico decora le pareti delle camere secondarie tramite fregi a

  • Phersu

  • Il phersu nella lotta nella Tomba degli Auguri Phersu Phersu è il nome di un personaggio che compare sugli affreschi parietali di cinque tombe etrusche, quattro a Tarquinia e una a Chiusi. Un personaggio analogo è presente anche su una scena di danza bellica: un uomo con clava e scudo si trova su un’anfora realizzata dal Pittore dei Satiri danzanti, oggi a Karlsruhe. Il phersu è associato a contesti legati al mondo agonistico, inserito in scene di combattimenti tra uomini o tra uomini e bestie, e al rito dell’ordalia e dello scontro cruento ma anche correlato alla danza e al

  • Opere murarie a secco

  • Opere murarie  romane a secco Le tecniche murarie di epoca romana definibili “a secco” sono: l’ opus siliceum (opera in pietra), l’opus quadratum (opera quadrata),  le opus isodomum e opus pseudoisodomum, l’opera a scacchiera e l’opus africanum. Opus siliceum Si identifica come opus siliceum (1) (letteralmente “opera di pietra”, il termine latino fu adottato da Giuseppe Lugli) l’opera chiamata anche megalitica, ciclopica o poligonale, formata da grossi blocchi di pietra con l’intento di impressionare lo spettatore per l’apparenza soprannaturale della propria costruzione. I blocchi in opus siliceum, possono avere lati più o meno sbozzati, in base al grado di lavorazione eseguito. Nei

  • Tarquinia: tomba dei Demoni Azzurri

  • Rinvenuta nel 1985, sotto la strada che oggi porta all’ingresso della necropoli di Monterozzi, la tomba dei Demoni Azzurri risale alla seconda metà del V secolo a.C. (430-400 a.C. circa). L’eccezionalità di questo monumento funerario sta nelle scelte iconografiche del pittore che realizzò gli affreschi parietali: fanno infatti la loro comparsa, per la prima volta, figure demoniache dell’aldilà. I demoni azzurri di Tarquinia Sulla parete di fondo è dipinto un banchetto, ipoteticamente ambientato nell’oltretomba, con tre coppie maschili e una coniugata, su 4 klinai. La scena è il centro verso cui convergono i fregi figurati delle pareti laterali che mostrano

  • Tarquinia: la tomba dei Festoni

  • Rinvenuta nel 1919 e inquadrabile nell’arco cronologico del primo ellenismo, tra 290 e 270 a.C. circa, la tomba dei Festoni è un ipogeo, scavato nella roccia, che si presenta con assetto “teatriforme” tramite una gradinata “a P greco” e con 8 pseudo-sarcofagi, su uno spazio che poteva ospitarne fino a 21. Questo numero è lo stesso degli scudi dipinti sulle pareti e potrebbe indicare l’iniziale quantità di membri da seppellire nella tomba. Sulla parete d’ingresso si osservano 3 scudi e due Charun (Caronti): quello di destra, a lungo ritenuto una Vanth (demone femminile etrusco dell’oltretomba), è molto lacunoso mentre quello

  • Tarquinia. Tomba degli Aninas

  • La tomba degli Aninas è situata nel terreno di proprietà Scataglini, al termine del corridoio scavato nella roccia, per estrarne pietra, e su cui si affacciano altri sepolcri (175 solo nel fondo Scataglini), la tomba è costituita da una grande camera quadrangolare con soffitto piano e banchina “a P greco” addossata alle pareti e articolata su tre gradini. parete di fondo Il committente fu Larth Aninas il quale, stando all’iscrizione etrusca dell’epitaffio, allestì sei loculi per membri della sua famiglia, appartenuti a tre generazioni, plausibilmente tra 300 e 250 a.C. parete sinistra. Nell’epitaffio si legga da destra a sinistra: in

  • Ceramica greca: stile a figure rosse

  • Ceramica a figure rosse (530 a.C. – IV secolo a.C.) Nuove e più estrose possibilità di formulazioni artistiche, rispetto alla precedente ceramica attica a figure nere, sono presenti nella tecnica vascolare a figure rosse, introdotta ad Atene attorno al 530-525 a.C. ed in auge fino al IV secolo a.C. Atene si riconferma centro di propulsione di questo stile pittorico vascolare introdotto dal Pittore di Andocide, allievo di Exekias, e consistente nel risparmiare le figure (rosse) sul resto del fondo nero del vaso. Anche Psiace si adatta alla nuova tecnica senza però tralasciare quella precedente. Athena ed Eracle su un’anfora a

  • Sarteano (Si). Tomba etrusca della Quadriga Infernale

  • Il nostro paese è assai ricco delle testimonianze artistiche delle antiche civilità che lo hanno popolato nei secoli, ma non capita certo tutti i giorni di fare una grande scoperta archeologica. Ancor maggiore è la sorpresa per gli studiosi quando ad essere svelata è una tomba etrusca dalle pareti decorate con spettacolari pitture, come avvenuto di recente a Sarteano (Siena), nella necropoli delle Pianacce. L’ultima scoperta di questo genere, in ordine cronologico, risale addirittura al 1985, quando a Tarquinina venne alla luce la Tomba dei Demoni Azzurri, detta così per via delle divinità degli inferi di colore azzurro raffigurate sulle

  • Vie consolari: introduzione

  • Le vie consolari romane in Italia Grandi vie di comunicazione terrestri dell’antichità, le strade erano di tre tipologie: (1) Viae terrenae tracciati in terra battuta, simili agli odierni sentieri di montagna. Viae glarae stratae strade ricoperte di ghiaia, più larghe delle precedenti ma, come quelle, la loro cura era a spese delle comunità locali. Viae silice stratae grandi arterie principali lastricate con basoli di pietra (basolato), dalla forma irregolare, accostati l’uno all’altro. Del terriccio ricopriva le intercapedini tra i sassi. La loro costruzione e cura erano affidate allo stato. Queste ultime spesso coincidevano con la modalità di realizzazione delle strade