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Tapsos: cultura preistorica

Tapsos nella Media Età del Bronzo

In Sicilia la Media Età del Bronzo comprende il periodo che va dal 1400 a. C. al 1270 a. C., ed è caratterizzata dalla nascita e dallo sviluppo di due Culture: una, propria delle Isole Eolie, la Cultura del Milazzese, l’altra, attestata in tutta l’Isola, la Cultura di Thapsos.

Intorno al 1400 a. C., in Sicilia si osservano dei cambiamenti, sia della cultura materiale, sia dell’organizzazione sociale e politica, che avranno fine con la radicale trasformazione della cultura preistorica del Bronzo Antico in quella del Bronzo Medio di Thapsos. Alcune parole chiave di queste trasformazioni saranno: competizioni tra gruppi territoriali differenti, attività di scambio, accumulo di risorse, necessità di difendersi.

Area Geografica

La piccola penisola di Magnisi, sulla quale sorgeva l’insediamento preistorico di Thapsos, si estende nell’area costiera siracusana della Sicilia Orientale, nella vasta insenatura tra l’odierna Augusta e l’isoletta di Ortigia. La penisola è una lingua rocciosa, parallela alla costa, attaccata alla terraferma da un istmo che forma due comodi approdi naturali per le imbarcazioni.

L’insediamento costiero di Thapsos, come tutti gli altri di questa facies preistorica, nasce in corrispondenza o nelle vicinanze di vie di facile penetrazione verso l’interno, lungo le quali sorgeva, nella maggior parte dei casi, un importante centro della precedente cultura castellucciana.

Non esisteva, comunque, un controllo centralizzato del territorio da parte del centro maggiore, costituito da Tapsos, perché sono stati individuati una miriade di siti minori sia costieri, sia interni, che si differenziano tra loro esclusivamente per impianto abitativo, per articolazione delle sepolture, per ricchezza dei corredi funerari, per la presenza di prodotti importati.

Da ciò si evince che ancora all’inizio del Bronzo Medio, nel 1400 a. C., il territorio era parcellizzato tra diversi villaggi o gruppi di villaggi, in un rapporto sostanzialmente paritario.

Attività produttive

La società di Thapsos era composta da famiglie tribali allargate, senza una precisa definizione del potere centrale, all’interno della quale piccole elites, che avevano il privilegio di intrattenere rapporti commerciali coi Micenei, cominciarono ad assumere un rango superiore. Questi gruppi emergenti avviarono un processo di egemonizzazione verso altri centri, controllando e canalizzando il flusso commerciale, importando materiale egeo e miceneo, cipriota, maltese e del Nord Europa. Si importarono, in maggior parte, forme vascolari chiuse, giare triansate, alabastra, bocchette, ambra e perle si pasta vitrea, e si installò, a Thapsos, un impianto di officine di bronzisti ciprioti che avrebbero avviato una produzione siciliana imitante prototipi micenei di spade, utensili ed oggetti di ornamento.

Diverso è il caso di adozione di fogge attraverso la semplice osservazione di prototipi egei, micenei e ciprioti.

Ceramica


Riproduzione in 3D del Bacino su alto piede

La ceramica di Thapsos è costituita da impasto giallastro, lisciato e decorato in maniera semplice con motivi incisi prima della cottura.

In questa facies compaiono dei grandi bacini su alto piede con ansa a piastra bifida, riccamente decorata da incisioni geometriche, coppe con piede a tromba, decorate da nervature, tazze-attingitoio con alte anse a nastro, ollette globulari con quattro anse apicate decorate da incisioni, coppette a calotta su altissimo piedistallo con ansa sottostante.

Occorre precisare che le influenze micenee, cipriote e maltesi sulla cultura di Thapsos, non influenzarono soltanto la produzione ceramica e metallurgica, ma anche l’architettura funeraria e domestica.

Architettura funeraria

necropoli del sito di Thapsos necropoli del sito di Thapsos

necropoli del sito di Thapsos
Necropoli del sito di Thapsos

Le necropoli del sito di Thapsos sono dislocate all’esterno di una linea di fortificazione, in particolare al centro, a nord e a sud della penisoletta. Un primo gruppo, il nucleo più cospicuo, scavato da Paolo Orsi nel 1895, si trova presso il faro, nella parte nord-occidentale della penisola.

Nelle necropoli le tombe sono del tipo a pozzetto e cameretta contigua, tombe a grotticella artificiale di derivazione castellucciana, sepolture ad enchytrismos, con il capo supino e con gli arti ripiegati verso la testa, e tombe a camera tholoide.

Il pithos delle sepolture ad enchytrismos, contenente le spoglie del defunto, era un grande vaso ovoidale cordonato. Si tratta, comunque, di tombe scavate nella roccia, con determinate peculiarità architettoniche che mettono in evidenza l’influenza micenea a Thapsos: lo scodellino all’apice della volta delle tombe che le avvicinano moltissimo alla tipologia della tomba a tholos micenea, presenza di nicchie adiacenti al vano principale, l’alzato a tholos, la riquadratura della cornice di ingresso, i corridoi ad imbuto, la monumentalità dell’impianto.

L’inumazione era plurima e vi era un riuso generazionale, per cui le ossa venivano spostate per far posto ad altre inumazioni. Si tratta di tombe familiari o tribali. Queste tombe erano scavate molto tempo prima per l’alta mortalità ed erano costose.

Anche se il carattere collettivo delle tombe individua una società “clan”, si percepisce la nascita di gruppi emergenti che si evidenziano per la presenza di tombe più ricche, per la varietà di tipologia architettonica funeraria, presenza di manufatti di prestigio, legati alla singola sepoltura, presenza di nicchie laterali, il corredo funerario e il rituale funerario.

Il rituale funerario consisteva in una processione di consaguinei che accompagnavano il defunto nel luogo di sepoltura. Successivamente si deponeva l’inumato all’interno della tomba, dove si effettuava il banchetto funebre. Al centro della tomba erano sistemati i grandi vasi con bacino su alto piede, fossile guida della cultura thapsiana; attorno al grande vaso su alto piede era disposta la ceramica per le libagioni; infine si poneva un vaso potorio nelle braccia del defunto per ritualizzare la cerimonia funebre.

Molte tombe sono state scavate in riva al mare, forse per ricordare ai naviganti che partivano o arrivavano dove erano posti i loro morti.

Architettura domestica


Ricostruzione di una capanna circolare


Basi di capanne circolari

In base alle strutture messe in luce dagli scavi, l’archeologo G. Voza individuò tre fasi:

  1. La prima fase è caratterizzata da capanne circolari o subcircolari e da una serie di elementi che rimandano alla cultura indigena: la tecnica costruttiva a piccole pietre su doppio paramento murario, le banchine realizzate con riempimento, rivestito da fodere di lastrine, il focolare circolare, le basi di colonna, costituite da un blocco con cavità centrale e l’associazione di basse banchine attorno al focolare.

Banchine, focolari, bacini su alto piede e tazze documentano la prassi del banchetto comunitario

  1. Nella seconda fase si assiste ad una radicale rivoluzione che risponde alla nuova esigenza della società siciliana del Bronzo Medio di articolare gli spazi all’interno di una stessa unità abitativa, per far fronte ad una differenziazione di attività quotidiane quali l’immagazzinamento, la manipolazione e il consumo dei cibi, attività di produzioni artigianali, attività religiose ed abitative. Questa fase abitativa è caratterizzata da un impianto rettilineo ad L o ad U, con una struttura pluricellulare di ambienti in sequenza lungo un unico asse e dotate di una specializzazione funzionale, con un cortile centrale acciottolato e provvisto di pozzo e un impianto stradale rettilineo e largo.
  2. La terza fase abitativa, individuata nell’abitato di Thapsos, è relativa al Bronzo Recente.

Originalità di Thapsos

La Cultura Preistorica di Thapsos manifestò una enorme apertura verso l’esterno, episodio da un lato insolito per l’età preistorica in Sicilia e dall’altro irripetibile in altre cultura indigene siciliane che avranno, infatti, un ruolo quasi sempre passivo nel contatto con le culture esterne. È questa la grande originalità della cultura thapsiana che sembra scomparire, limitandosi al solo territorio siracusano, lasciando il suo retaggio culturale alla fase di Cassibile (1).

Thapsos costituì una sorta di porto franco, una porta di accesso verso l’interno, un centro capace di passare dallo stadio di villaggio a “chiefdom”, capace di controllare una vasta area, dove esisteva una forte competizione interna tra comunità indigene e le elites thapsiane che monopolizzarono la circolazione di beni di prestigio sia locali che importati.

Le elites commerciali thapsiane, coese ed arricchite grazie al contatto con i Micenei, rappresentano  il primo momento di una cultura sicana, di una autentica koinè della Sicilia post-neolitica, assegnando alla successiva fase di Pantalica Nord l’affermazione di una vera e propria coscienza etnica.

Note

(1) La Cultura Preistorica di Cassibile, ultimo baluardo della cultura indigena, fiorì nella Sicilia Orientale tra il 1000 e il 650 a. C., precedente e contemporanea alla colonizzazione greca e alla fondazione delle numerose colonie greche che sorsero nell’isola a partire dall’VIII secolo a. C..

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