Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Tarquinia: Tomba dei Tori

Tarquinia: Tomba dei Tori

La Tomba dei Tori di Tarquinia

La Tomba dei Tori contribuisce, insieme ad altre 6000 sepolture circa, alla composizione della necropoli di Monterozzi, collocata su una collina ad est di Tarquinia.

La Tomba, databile al 540 a.C. circa, è stata scoperta nel 1892, e subito si è distinta per la singolarità della sua planimetria. Attraverso un corridoio a gradini si giunge infatti alla camera principale, dalla forma quasi quadrata, nella cui parete di fondo si aprono gli accessi alle due celle rettangolari minori.

Le pitture

Un accurato e sobrio apparato pittorico decora le pareti delle camere secondarie tramite fregi a fasce di colore sovrapposte, mentre ippocampi, anatre, pantere, leoni, tori, stambecchi, ornano i loro frontoncini.

Nei frontoni compare dipinta una mensola d’appoggio al trave di sostegno del columen con doppia voluta laterale in alto e in basso, stando ad una formula che proseguirà fino alla metà del V secolo a.C.

Di maggior articolazione e preziosità è la decorazione della camera principale; in particolare quella di cui si orna la parete di fondo, nella quale trova spazio l’unica scena sicuramente mitologica che fino ad ora si è riscontrata nei sepolcri etruschi di età arcaica.

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare della sfinge alata

Il frontone della parete di fondo della cella principale presenta dipinti, alla sinistra della mensola, una sfinge con un leone alato, e alla sua destra un cavaliere ed un toro.

Al di sotto del frontone corre un fregio figurato che sovrasta l’architrave delle due porte d’accesso alle camere secondarie. Si tratta di due scene analoghe; in particolare un toro seduto e un gruppo erotico sull’apertura sinistra, e un toro in corsa che pare portare la carica contro i due protagonisti di un rapporto omosessuale su quella destra.

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare del fregio con gruppo erotico

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare del fregio con toro in corsa

Il toro, dalle lunghe corna arcuate, è raffigurato seduto mentre placido volge lo sguardo verso l’ingresso della stanza; alle sue spalle un gruppo formato da tre personaggi è impegnato in un singolare rapporto erotico. Si tratta di due uomini e una donna completamente nudi, ma è stato ipotizzato che alla scena manchi la seconda figura femminile.

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare del rapporto erotico eterosessuale

Nella seconda scena i soggetti sono due, raffigurati in piedi completamente nudi; si tratta di due uomini, dei quali il primo reso con una tinta più chiara e il secondo di color rosso scuro, impegnati in un evidente rapporto erotico. La raffigurazione è stata interpretata da alcuni come indice della grande diffusione dell’omosessualità nella società etrusca, ma la furia del toro davanti a loro, resa ancor più evidente dal paragone con quello che a sinistra ignora impassibile il rapporto eterosessuale, potrebbe indicare come la pratica dell’omosessualità, seppur presente, non sia mai entrata veramente nel costume etrusco.

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare del rapporto erotico omosessuale

L’iscrizione dedicatoria dipinta al centro del fregio ricorda il nome del fondatore della tomba, Arath Spurinna.

Nella parte bassa della parete un’ambientazione vegetale si pone attorno alla scena principale, che, come fosse un arazzo, racconta l’episodio della guerra di Troia in cui Achille tende l’agguato a Troilo presso l’altare di Apollo Timbreo.

Tarquinia: Tomba dei Tori
L’agguato di Achille a Troilo

Immerso in una lussureggiante vegetazione resa da palme, canne e campanule, compare Achille armato di schinieri, corazza, elmo e spada che, nascosto dietro una fontana dalle bocche a forma di leoni, aspetta di slanciarsi contro Troilo, che compare invece nudo e a cavallo.

Sulle altre pareti della camera la decorazione è affidata alla realizzazione di fasce colorate definite da catene di melograni e boccioli di Loto.

Nella parete d’ingresso il timpano vede, ai lati della mensola, la riproduzione di un paesaggio marino popolato da anatre e ippocampi. In particolare la scena è stata interpretata come l’insolita evocazione al viaggio transmarino verso l’isola dei Beati, a cui alluderebbe il cavaliere su ippocampo diretto verso l’altura.

Tarquinia: Tomba dei Tori
Particolare del cavaliere su ippocampo

La scena dell’agguato a Troilo

La scena in cui Achille tende l’agguato al figlio di Priamo rappresenta l’unico riferimento esplicito al mito greco nell’ambito della pittura tombale arcaica. In esso si può leggere l’esaltazione delle virtù eroiche tese a celebrare il rango della famiglia degli Spuriana, ai quali appartiene la tomba.

Le indagini condotte sull’impianto ideologico dell’affresco hanno messo in rilievo le sue forti affinità con la produzione ceramica etrusca coeva, in particolare con quella pontica. Dalle analisi stilistiche è altresì emersa l’indecisione dell’artista, che corregge ripetutamente il disegno, forse indice della sua vocazione per la pittura ceramica di piccole dimensioni piuttosto che per la grande pittura parietale.

L’indagine iconografica si è soffermata sugli attributi che caratterizzano la figura di Achille: l’eroe appare armato di elmo, schinieri e lancia, ma fondamentale per la comprensione del messaggio dell’affresco è la grande spada che impugna nella mano alzata. L’impugnatura ricurva e la lunga lama ad unico taglio permettono di riconoscervi con certezza una machaira, ovvero il coltello sacrificale che il macellaio-cuoco-sacrificatore utilizzava per sgozzare la vittima e tagliarla prima della cottura.

Dall’ambito della guerra si passa così alla sfera sacrificale, con il guerriero che diventa uno scannatore, il nemico la vittima umana e l’altare una mensa.

A questa valenza si accosta però anche quella della caccia amorosa, con Troilo nelle vesti della preda, come già sostenevano alcune raffigurazioni greche di età più antica e come è reso esplicito dal confronto con un’anfora a figure nere del Pittore di Micali, oltre a trovare spazio in un famoso passo di Servio in cui si racconta che Troilo morì per la furia degli amplessi di Achille. Secondo un’altra tradizione invece Achille si era invaghito del giovane principe, ma era stato sdegnosamente respinto, così, non potendo soddisfare i suoi istinti e offeso per il suo rifiuto, decise di ucciderlo.

Numerosi studiosi hanno invece sostenuto una lettura della scena in chiave politica, in cui l’esaltazione del carattere estremo di questa offerta sacrificale si oppone alla rimozione che la città greca opera della colpa propria della pratica del sacrificio carneo, ovvero dell’atto che fonda le regole di una comunità politica tramite lo spargimento di sangue di un animale innocente.

Bibliografia

  • Bianchi Bandinelli R., Torelli M. – 2010 – L’arte dell’antichità classica, UTET, Torino.
  • Cristofani M. – 1985 – Civiltà degli Etruschi, Regione Toscana, Milano.
  • D’Agostino B., Cerchiai L. – 1999 – Il mare, la morte, l’amore, Donzelli Editore, Milano.
  • Lawrence D. H. – 1950 – Etruscan Places, Penguin Books.
  • Menichetti M. – 1994 – Archeologia del potere. Re, immagini e miti a Roma e in Etruria in eta arcaica, Milano.
  • Saflund G. – 1993 – Etruscan Imagery, Symbol and Meaning, Jonsered.
  • Seppilli A. – 1990 – Il mistero
    della Tomba dei Tori dell’etrusca Tarquinia., Sellerio di Giorgianni.
  • Torelli M. – 2000 – Gli Etruschi, Bompiani.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*