Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Tavole iguvine

tavole iguvine di Gubbio

Le tavole iguvine di Gubbio

Nella zona compresa fra la riva orientale del fiume Tevere e la parte confinante a sud con il paese dei sabini, si parlava una lingua che ci è giunta con il nome di umbro. La documentazione della lingua umbra antica è affidata quasi interamente al rinvenimeto delle tavole iguvine, che sono così chiamate dal luogo del loro ritrovamento nella città di Iguvium, antica Gubbio e che sono considerate il più importante testo rituale di tutta l’antichità classica.

Ritrovamento delle tavole

Sono state rinvenute nel 1444 nell’antica area del teatro di Augusto, ma secondo un anonimo del XVII secolo il rinvenimento sarebbe avvenuto in una sala sotterranea, vicino alla chiesa di San Francesco a Gubbio; secondo altri, invece, sarebbero state rinvenute nelle vicinanze del tempio di Giove Appennino, tra Scheggia e Cantiano, a pochi chilometri da Gubbio. Furono acquistate dal comune di Gubbio nel 1456, secondo la notizia da parte di un certo Paulus Greghorii de Siga habitator Eugubrii (Paolo Gregorio di Signa, oggi Sinij, una cittadina vicino Spalato, al confine con la Bosnia e residente a Gubbio), il quale le vendette al comune su delega di Presentina, figlia del cittadino Francesco Vici Maggi, che cedeva le tavole in cambio di poter usufruire per due anni (a partire dal 1 gennaio 1457) dei proventi della gabella (circa quaranta fiorini) sui monti e sui pascoli. L’atto di cessione delle tavole è registrato nelle Rinormanze di Gubbio e porta la data del 25 agosto 1456.

Secondo Leandro Alberti, nell’opera “Descrittione di tutta Italia”, Antonio Concioli nella “Prefazione agli statuta civitatis Eugubii” e Francesco Picotti nella “Storia di Gubbio”, inizialmente erano in numero di nove, e se ne sarebbero conservate sette, oggi esposte nella cappella del palazzo dei consoli a Gubbio, dove è possibile vederle contenute in cornici. Le ultime due sarebbero state portate a Venezia nel corso del XVI secolo e da allora non ne sarebbe avuto più notizia. Ma la scoperta del rogito sulla vendita delle tavole al comune di Gubbio attesta inequivocabilmente che erano e sono sempre state sette. Qualunque sia stato il luogo del loro rinvenimento, è certo che le tavole erano state appese, ma senza comprenderne il significato. I fori di affissione della prima, seconda, terza e quarta tavola sono stati praticati in basso, quindi erano appese alla rovescia e questo presuppone la completa ignoranza del testo che vi era scritto sopra.

Lingua e alfabeti sulle tavole iguvine

La prima e la seconda tavola sono opistografe (scritte davanti e dietro) e hanno le stesse dimensioni; la terza e la quarta sono scritte solo nella facciata anteriore e sono più piccole delle prime due; la quinta, opistografa, è di grandezza media, mentre la sesta e la settima sono le più grandi e anch’esse sono opistografe. Le prime quattro sono state redatte in alfabeto (1) e lingua umbra, scritta da destra a sinistra, la quinta, nella facciata anteriore e, per le prime sette righe di quella posteriore, è scritta in alfabeto e lingua umbra, anch’essa scritta da destra a sinistra, ma la parte restante è in alfabeto latino (2) e in lingua umbra, scritta da sinistra a destra.

tavole iguvine di Gubbio
Particolare della tavola V

Anche le ultime due tavole sono state redatte in alfabeto latino, ma in lingua umbra, scritta da sinistra a destra. Questo dimostra che esiste una differenza cronologica fra la loro stesura: le prime quattro e anche il lato anteriore della quinta sono senza dubbio le più antiche e sono databili al III-II secolo a.C., il lato posteriore della quinta è stato aggiunto successivamente ed è databile allo stesso periodo della sesta e settima tavola, ossia il I secolo a.C., un’epoca nella quale, in territorio italico, è molto estesa la romanizzazione. L’incisione della quinta tavola sulla faccia posteriore e dell sesta e settima tavola, in alfabeto latino, è di epoca post-sillana e la loro riunione alle altre quattro tavole in alfabeto e lingua umbra è considerata come un riconoscimento formale, dato agli italici, delle loro memorie locali.

Contenuto delle tavole iguvine

Il testo delle tavole iguvine ha caratteri prettamente rituali. La prima e la seconda tavola contengono lo stesso argomento della sesta e della settima, ma in versione ridotta. Cronologicamente le prime due sono più antiche delle ultime due e quindi in esse non può essere stato redatto un testo riassuntivo. Una situazione del genere è spiegabile solo possedendo già a priori un testo redatto, al quale i lapicidi di epoche diverse si sono attenuti per tutte e quattro le tavole, nelle prime due riassumendolo e nelle ultime due o rispecchiando l’originale o integrando quello che è stato scritto nelle prime due. E’ infatti molto probabile che le tavole riportino, in forma monumentale, la redazione di un testo precedente, addirittura del I millennio a.C., che era stato scritto su un supporto deperibile. Ad ogni modo le tavole iguvine sono un unicum, per contenuto, nel mondo occidentale, anticamente; non esiste un testo altrettanto lungo nè nel mondo greco nè in quello romano.

Le tavole contengono prescrizioni per il collegio sacerdotale dei Fratres Atiedii, un gruppo devoto al dio Jupater (Juppiter/Giove latino), corrispondenti all’incirca ai Fratres Arvales romani e il loro contenuto parla di rituali e di coloro che vi partecipano: l’intera comunità, la tota (civitas latina) in lingua umbra, della quale fa parte il poplo, corrispondente al populus latino (da populari > fare razzia), popolo come potenziale armato, cioè tutti coloro che sono atti alle armi, che impugnano le armi nei momenti di guerra. Vengono, inoltre, nominati altri concetti relativi alla realtà etnica e territoriale umbra dell’epoca come: ocar, l’arx latina, il centro sacrale della città; trifu, la tribù latina, una dimensione prettamente territoriale e giurisdizionale; nerf che è l’appellativo dato agli uomini importanti, ai capi e arsmo che, con ogni probabilità, indica la casta sacerdotale. Il testo ha inizio con un auspicio tratto dall’osservazione del volo degli uccelli, che nella sesta tavola, a differenza della prima, vengono elencati con i nomi di: parfo (upupa), cunase (cornacchia), peiqu (picchio) peica (gazza).

In seguito abbiamo il trasporto di statue di divinità su lettighe in città (un culto itinerante) e vengono fatte loro compiere soste di fronte alle tre porte cittadine. Nella faccia posteriore della prima tavola vengono prescritti i sacrifici da effettuare nel bosco sacro di Giove e nel bosco sacro di Curiatius e poi viene descritta la cerimonia di purificazione dell’esercito.

Nella faccia anteriore della seconda e della settima tavola vengono stabiliti quali riti devono essere effettuati nel caso che il reparto augurale dei fratrer atie?iur riceva un responso negativo e poi si parla di due momenti del rito: il piaculo e la lustratio. Il piaculo era probabilemente inteso come atto di espiazione preventivo per un errore che sta per essere commesso, il quale consisteva, nei casi più comuni, nell’uccisione di un porco o di una scrofa. Una cosa del genere veniva compiuta per la dea Cerere, prima della raccolta dei prodotti agricoli, ogni anno. Con il sacrificio di una scrofa si voleva espiare il sacrilegio di togliere a Cerere le messi che adesso non erano più della dea, ma dell’uomo. In questo modo, il sacrificio serviva per trasferire qualcosa dalla sfera divina a quella umana.

La lustratio (da lux latino e ???????? > katarxis greco > rischiarare, chiarificare, togliere l’ombra) è la purificazione di persone o cose in previsione di un eventosacro: ad esempio un animale, prima di essere sacrificato e offerto alla divinità, doveva essere purificato. Spesso la lustratio serviva per liberare una città da eventuali influssi spiritici, che potevano essere causa di epidemie o carestie. Nella seconda e nella settima tavola troviamo la descrizione di una lustratio e il successivo sacrificio di un cane a Cerus (Cerere latina) nei minimi dettagli: purificazione, uccisione, offerta alla divinità, distruzione dei resti con il fuoco.

La faccia posteriore della seconda tavola descrive i riti da effettuare quando si riuniscono le curie nelle  assemblee tributarie.

Le terza e quarta tavola presenta la cerimonia delle feste delle urne, con sacrifici a Pomone.

La faccia anteriore della quinta tavola stabilisce quali siano le competenze dell’officiante nelle cerimonie solenni e la ricompensa a lui dovuta per il santuario. Questo testo si conclude alla riga sette della faccia posteriore con la prescrizione di una multa a carico dell’officiante, nel caso di cattiva conduzione di una cerimonia. Dopo la riga sette inizia il testo inciso con i caratteri dell’alfabeto latino, nel quale vengono descritti i rapporti tributari tra la confraternita degli atiersiur e le curie.

Storia degli studi sulle tavole iguvine

Le iscrizioni delle tavole iguvine furono riprodotte manualmente dal conte eugubino Giovan Battista Caltamaggi per Lorenzo Poltri di Pisa.

Inizialmente la lingua incisa sulla tavole iguvine era stata definita lingua etrusca, ma già nel XVII secolo Curzio Inghirami, in una lettera del 1635, parla di queste tavole definendo l’alfabeto inciso su di esse simile a quello etrusco, ma non etrusco, lui stesso parla per la prima volta di umbro. Il primo editore delle tavole iguvine fu Filippo Buonarroti, in un’opera che uscirà nel 1726. Cosimo de’ Medici affida al Buonarroti la revisione di uno scritto incompleto di Thomas Dempster, dal titolo “De Etruria Regali”, del 1619, nel quale erano riportate le iscrizioni etrusche allora conosciute e alle quali il Buonarroti aggiunse quelle delle tavole iguvine nel supplemento dal titolo “Esplicatione et coniecturae”. nel quale la lingua umbra assumeva autonomia rispetto a quella etrusca. Egli infatti mostrava chiaramente come nelle tavole non compaiano mai nomi con la terminazione in –al, caratteristica dell’etrusco e che quindi quella incisa su di esse doveva essere un’altra lingua.

Nel corso del 1700 il veronese Scipione Maffei si recò a Gubbio, per analizzare le tavole ed anche lui riscontrò che la lingua incisa su di esse era diversa da quella etrusca. Scipione Maffei aveva già scritto sulle tavole igubine in “Istoria Diplomatica”, pubblicata a Mantova nel 1727; dopo la visione diretta, ne scrisse nel volume VI di “Osservazione Letteraria” nel 1737-1740.

Anton Francesco Gori, nella sua opera “Museum Etruscum”, tratta queste tavole, ma separatamente dalle iscrizioni etrusche.

Giovan Battista Passeri nel 1740-42 scrisse un contributo importante sulle tavole iguvine, nominandole faccia per faccia ed è proprio lui che si accorse che le prime e le ultime due tavole trattavano un contenuto simile.

Nel 1789 Luigi Lanzi, nell’opera “Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d’Italia”, analizza il valore fonetico dei segni non solo per l’etrusco, ma anche per le altre lingue italiche, fra le quali sono comprese le iscrizioni delle tavole iguvine.

Infine, Karl Richard Lepsius, nella sua tesi di dottorato completata nel 1833, assegna alle tavole una numerazione tavola per tavola, ognuna composta da una faccia anteriore a e una posteriore b.

Giacomo Devoto nel 1948 pubblica “Le tavole di Gubbio” nel quale viene riportata anche l’interpretazione del testo in esse contenuto.

Aldo Prosdocimi nel 1978 dedica un articolo alla lingua umbra e alle tavole iguvine in “Lingue e dialetti dell’Italia antica” e nel 1984 pubblica un primo volume sulle tavole iguvine comprendente il testo e la descrizione paleografica.

Le opere più recenti nelle quali si parla delle tavole di Gubbio sono: “Storia di Gubbio: dalle origini all’unità d’Italia” di Piero Luigi Menichetti, pubblicata nel 1987 e “Le tavole di Gubbio e la civiltà degli umbri” di Augusto Ancillotti e Romolo Cerri, pubblicata nel 1996.

Note

  • (1) Si tratta di un alfabeto derivato da quello etrusco di matrice perugino-cortonese.
  • (2) E’ un alfabeto latino di epoca sillana.

Bibliografia

  • -Prosdocimi Aldo, L’Umbro, in Lingue e dialetti dell’Italia antica, Biblioteca di Storia Patria, Roma 1978 pagg. 587-607

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*