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Tebe (Grecia)

Tebe (Grecia)
Tebe, la Rocca Cadmea

  • Nome greco: THÈBAI?????? ?????
  • Localizzazione: in Beozia

Tebe sarebbe stata fondata dal fenicio Cadmo, durante il viaggio alla ricerca della sorella Europa, rapita da marinai cretesi. Ucciso il dragone che vigilava la “sorgente di Ares”, Cadmo, per aumentare la popolazione della nuova città, avrebbe seminato i denti del mostro, da cui spuntarono gli Spartòi, i primi Tebani. Da Cadmo e Armonia nacque Semèle, madre di Dioniso, e Polydoros, padre di Labdaco. Morto questi, divenne reggente Lykos, sconfitto in guerra da Zèthos e Amphìon, figli di Antìope, che unirono la città bassa alla Cadmea, cambiandone il nome in Tebe.

Secondi fondatori di Tebe, sono loro ad avergli dato le “mura dalle sette porte”, costruite miracolosamente al suono della lira e al canto di Amphìon. Il ciclo mitologico che rese celebre la città è il destino della famiglia reale di Labdaco, immortalato da Eschilo e da Sofocle. Figlio di Labdaco era Laio, cui Delfi aveva predetto che sarebbe stato ucciso dal proprio figlio. Dall’unione di Laio con Giocastra nacque Edipo, esposto sul monte Citerone per timore della profezia ma salvato dal re di Corinto Polybios.

In viaggio verso Tebe per evitare di uccidere il “padre” Polybios, Edipo uccise il suo vero padre senza sapere chi fosse. Risolto poi l’enigma della sfinge, salì al trono di T. sposando a sua insaputa la madre Giocastra da cui ebbe Eteocle e Polinice, Antigone e Ismène. Alla rivelazione dell’incesto Edipo si cavò gli occhi vagando in esilio, Giocastra si suicidò.

Eteocle e Polinice si contesero il trono e quest’ultimo, perdente, si rifugiò ad Argo, da dove mosse guerra contro il fratello insieme ad altri sei capi, la celebre spedizione dei “Sette contro Tebe”. Entrambi i fratelli persero la vita in battaglia, uccisi uno dai colpi dell’altro davanti alle mura della città di T. che non venne presa. Re divenne Creonte, che bandì il divieto di seppellire il traditore Polinice, infranto da Antigone, condannata perciò a morte. Dieci anni dopo, gli Epigoni dei “Sette” guidarono la spedizione della vendetta e questa volta T. cadde.

Lo scenario mitico è rievocato dai frammenti della cultura materiale di T. micenea, prospera nel XIV e nel XIII sec. a. C. non meno di Micene, eppure così diversa nei suoi rapporti culturali con il mondo egeo, cretese e fenicio, ampiamente documentati nel Museo. Intorno al 1200 a.C. la Beozia viene invasa da genti tracie e poco dopo dalla popolazione dei Beoti, originari della Tessaglia. All’albe dell’arcaismo T. è, insieme ad Orcomeno, la prima pòlis a costituirsi. Un primo tentativo di raggiungere l’unità politica regionale è rappresentato dalla lega dei Beoti del 520 a.C., alla cui guida si pone T.

La defezione di Platea nel 509 a.C. segna l’inizio delle ostilità con Atene, che terminarono lo schierarsi dei Tebani con i Persiani di Serse e di Mardonio (480/79 a.C.). Perduta l’egemonia, si scatena la guerra tra Tebani e Ateniesi, conclusasi con l’affermazione dell’indipendenza tebana nel 424 a.C. a Delion. Un forte cambiamento si avrà quando, alla fine della guerra del Peloponneso, T. combatterà contro Sparta insieme ad Atene a Aliarto e a Coronea nel 395/4 a.C., prima di trovarsi nella situazione di dover sciogliere la Lega dei Beoti (386 a.C.). E’ al momento dell’occupazione spartana del 382 a.C. che fa maturare la consapevolezza da parte della città di combattere per la supremazia sui Greci: la cacciata degli Spartani nel 377 a.C., porta Tebe ad entrare nella seconda Lega delio-attica rifondata in senso democratico.

Purtroppo nel 371 a.C. si riaprì l’ostilità tra Sparta e Tebe risoluta con il trionfo di quest’ultima a Leuttra grazie al genio militare di Epaminonda e di Pelopida. Ancora nel 362 a.C. a Mantinea T. affrontò nuovamente Sparta e Atene ed Epaminonda morì. L’egemonia passava così nelle mani della monarchia dei Macedoni di Filippo II che nel 339 a.C. invase la Focide come garante dell’Anfizionia di Delfi. T. ed Atene lo affrontarono nella piana di Cheronea nel 338 a.C. e furono annientate: la Lega dei Beoti venne tolta ai Tebani, che dopo la morte del re si ribellarono e per questo furono puniti dal giovane successore Alessandro Magno che rase al suolo Tebe tranne la casa di Pindaro. La città verrà ricostruita da Cassandro nel 316 a.C. e nel 197 a.C. passerà dalla parte dei Romani e di Attalo I re di Pergamo; nell’86 a.C. si schierò con Mitridate contro Roma che donò gran parte dei territori a Delfi.

All’epoca in cui scrive Pausania, intorno al 150 d.C., la città bassa di Tebe era completamente abbandonata e limitata alla sola Cadmea.

Visita alla città

Sul versante N della città di Tebe si collocano due tombe gemelle a camera identificate da Pausania come le “tombe dei figli di Edipo”, Eteocle e Polinice. In realtà le due sepolture non sembrerebbero essere contemporanee: la tomba più grande (a destra) con un dròmos di m 25 e un’entrata alta m 10 e larga m 4, risale al Miceneo IIIA2, mentre la seconda al Miceneo IIIB: siamo quindi rispettivamente nel 1350 a.C. e nel 1250 c.a.

Proseguendo lungo la strada verso il Museo, sulla destra si raggiunge l’Amphèion, una piccola altura dove Eschilo ricorda il “tumulo di Amphìon” e Pausania la “tomba in comune di Zèthos e Amphìon”. Sulla cima gli scavi del 1971 hanno evidenziato la presenza di una tomba a cista composta da lastroni di marmo che conteneva una sepoltura dell’Antico Elladico con ceramica medio ellenica e poca ceramica micenea.

La cinta micenea della Cadmea seguiva il perimetro della collina, che attualmente occupa il centro della città moderna, ricalcato dalla fortificazione di età arcaica e classica. In età classica la città fu cinta da un secondo anello di difesa posto nella pianura, tutto intorno all’acropoli. La posizione delle mitiche sette porte di Tebe viene stabilita sulla base delle porte, ipotetiche o accertate, della Cadmea di età classica. Resti visibili sono quelli delle porte Elèktrai, ingresso principale nella città da dove si dipartiva la via per Platea e Atene. Purtroppo nulla è al momento visibile del “palazzo di Cadmo” i cui resti sono venuti alla luce durante una fase di scavi di emergenti al centro della città. Si tratta di due complessi palaziali micenei ben definiti; l’antico Kadmèion, datato al Miceneo IIIA, ha restituito tavolette di Lineare B, anfore a staffa micenee e frammenti di affreschi simili a quelli del ciclo minoico.

Il nuovo Kadmèion, andò a sostituire il precedente, che venne distrutto intorno alla fine del XV secolo a.C. La nuova costruzione rimase in funzione fino alla sua fine avvenuta intorno al 1250 e 1240 a.C. Al di fuori delle porte Elèktrai si raggiunge il tempio oracolare di Apollo Ismènios. Ricostruito nel 383 e dopo il 371 a.C., fu preceduto da un tempio in pòros con rivestimento architettonico fittile, del VII – VI secolo a.C., e da un tempietto in mattoni e copertura lignea di età geometrica, sorto su una necropoli micenea.

Il culto oracolo prevedeva la processione per cogliere l’alloro oracolare. Da qui proviene probabilmente un noto bronzetto di Apollo hekebòlos, dedicato da Màntiklos intorno al 650 a.C. Verso O si localizza il santuario di Eracle, nelle cui Pausania vide la casa di Anfitrione e di Alcmena, genitori di Eracle, la casa in cui l’eroe avrebbe strozzato da bambino i serpenti di Hèra.

Altro santuario presente nella zona è quello di Athena Onkàs, luogo mitico dove Cadmo avrebbe sacrificato in onore della dea fenicia Onkàs la mucca che gli indicò il sito della nuova città.

KABIREION

Il Kabireion amministrato da T. era destino alla celebrazione di antichissime cerimonie iniziatiche collegate alla pedagogia maschile. Figure centrali erano Kàbiros-Prometeo, detentore del segreto del fuoco rivelatogli da Demetra, e suo figlio Pàis, cui tale segreto andava trasmesso nel corso della cerimonia conclusa da un banchetto.

Il pieno dell’attività del santuario si ebbe nel V secolo a.C. e raggiunse il suo massimo sviluppo monumentale nella prima età imperiale. Solo allora la bassa collina che racchiude ad E gli edifici sacri venne sistemata a cavea teatrale, da dove poter assistere alle danze rituali eseguite nell’orchestra. In età antonina la cavea verrà circondata da un muro di recinzione che ingloberà i tre bòthroi sacrificali recintati risalenti all’età classica. In età giulio-claudia venne fatto il restauro del grande edificio rettangolare riconosciuto come telestèrion, edificio delle iniziazioni, di planimetria simile a quella dei Cabiri di Samotracia.

Nell’intervento del II secolo a.C. i due bòthroi, destinati ciascuno ai Cabiri, deve aver riprodotto i bòthroi di età classica.

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