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Tharros

Tharros

Tharros: caratteri generali e storia degli studi

Il sito di Tharros (Fig. 1) è ubicato nell’estremità meridionale della Penisola del Sinis, nella parte centro-occidentale della Sardegna, la quale ha un’estensione nord-sud da Capo Mannu a Capo San Marco. I resti dell’insediamento sono stati individuati in un’area delimitata dalla collina di Su Muru Mannu a nord, dall’istmo che conduce al promontorio di Capo San Marco a sud e dalla torre di San Giovanni a ovest.

Tharros
Ubicazione del sito di Tharros in Sardegna
Particolare della Penisola del Sinis

Il promontorio è costituito da tre alture: Murru Mannu, il colle dove è ubicata la torre di San Giovanni e quello di Capo San Marco. In quest’area è presente una successione stratigrafica che va dal Tortoniano (1), rappresentato da argille grigio scure, all’Olocene (2), con sabbie dunari e di spiaggia. Le tre alture suddette indicano le tre zone di affioramento del basalto, prodotto dall’evento vulcanico del Plio-Pleistocene. Sono proprio questi strati del Quaternario, successivi all’arenaria eolica e coperti da sabbia eolica fissata dalla vegetazione, che completano questa stratificazione (3).

La posizione geografica del sito di Tharros rende subito esplicito il motivo della sua lunga storia, vista l’ubicazione strategica che permetteva il controllo delle vie di penetrazione.

Il nome dell’antico insediamento è ricordato da attestazioni epigrafiche e da fonti classiche come Pseudo Probo, che nel Catholica lo cita due volte al plurale, e Mario Plozio Sacerdote, il quale conferma il plurale nelle Artes grammaticae. Le notizie che abbiamo, quindi, sono di epoca romana e tardo-antica (se comprendiamo anche le fonti geografiche che la citano), mentre non ci sono indicazioni certe per il nome della città in epoca precedente se si esclude un’epigrafe, rinvenuta in questo stesso sito. Questa riporta un’iscrizione punica datata al III-II secolo a.C. in cui vengono descritti i restauri effettuati al tempio di Melqart, menzionando anche i sufeti di qrt?dšt, termine che viene tradotto come città nuova.

L’identificazione non è certa ma le possibilità sono Tharros o Neapolis, entrambi centri non lontani da Oristano. Molti linguisti dal XVII secolo in poi si sono soffermati sull’origine del nome e sono state ipotizzate delle relazioni con le lingue semitiche, anche se questa ipotesi di studio non viene accettata in modo unanime dagli studiosi. Infatti, questi ne individuano l’origine nella radice mediterranea *tarr-, attestata in alcune fonti di età romana. Inoltre, Tharros viene menzionata anche da opere geografiche e da compendi, risalenti al periodo tra l’epoca tardo-antica e il medioevo, dell’Anonimo Ravennate, di Giorgio Ciprio e di Leone Sapiente, i primi due del VII secolo d.C. e il terzo del IX secolo d.C. (4).

L’occupazione del sito di Tharros, come di tutta la penisola del Sinis, ha inizio già nel Neolitico medio (4000-3400 a.C. circa) e si è intensificata durante l’Età del Bronzo medio (1600-1300 a.C. circa) e tardo (1300-1200 a.C. circa). I resti di questa frequentazione originaria (Fig. 3) sono evidenti sulla collina di Su Muru Mannu dove era presente il nuraghe di Baboe Cabitza, sopra il quale in età fenicio-punica verrà installato il tofet, e sulla punta del Capo San Marco, dove era visibile, fino al secolo scorso, il nuraghe S’arcu s’Arenedda. Sulla base delle presenze archeologiche si ritiene che il nuraghe di Baboe Cabitza deve essere stato abbandonato intorno al XIII secolo a.C., anche se le importazioni di ceramiche cipriote proseguono fino al IX secolo a.C. Quindi, è probabile che il villaggio proto-sardo sia stato attivo fino all’VIII secolo a.C., periodo in cui giungono i primi Fenici sull’isola. Questa nuova componente non sembra aver portato a distruzioni nel villaggio nuragico ma piuttosto a una edificazione del nuovo impianto fenicio dopo un momento di abbandono da parte degli autoctoni che abitavano quest’area (5).

La fondazione fenicia, quindi, è da far risalire alla fine dell’VIII secolo a.C., anche se purtroppo non si sono conservate tracce dell’abitato arcaico. Sono state avanzate diverse ipotesi sulla sua ubicazione:

  • sulle pendici orientali della collina di San Giovanni (tesi sostenuta da G. Pesce);
  • nella piana del Capo San Marco (ipotesi formulata da F. Barreca);
  • nell’area posta a nord di Su Muru Mannu (tesi retta da P. Bernardini).

Le uniche testimonianze di questa fase dell’insediamento fenicio sono il tofet (attivo già dal VII secolo a.C.), che si è andato a impiantare sui resti del nuraghe Baboe Cabitza, e le necropoli meridionale e settentrionale, a incinerazione, riutilizzate anche nelle epoche successive (6).

Tharros
Foto aerea dell’area all’interno delle fortificazioni in cui è possibile osservare i resti delle capanne nuragiche e delle strutture romane (in Acquaro-Finzi, 1986, p. 27, fig. 11).

È nel VI secolo a.C., con l’espansione cartaginese, che si ha la monumentalizzazione della città, dove vengono costruiti il Tempio delle Semi-colonne Doriche, il Tempio rustico (di tipo Semitico), il Tempio delle Gole Egizie, il Tempio di Demetra e il Tempio K; vengono effettuati gli impianti idrici costituiti da pozzi e cisterne a bagnarola, utilizzati fino all’epoca romana; vengono ampliate e rafforzate le mura difensive e viene realizzato il fossato; continua a vivere il tofet; vengono scavate le tombe ipogee (Fig. 4) in entrambi le necropoli e viene impiantato, alla fine del V secolo a.C., il quartiere artigianale che doveva essere specializzato nelle attività piro-metallurgiche. Quindi in questa fase il sito di Tharros assume un assetto urbano ed è costituito da diversi quartieri abitativi serviti da una rete stradale e da un rifornimento idrico. In questa fase, diventano sempre più intensi i contatti con la Spagna e con l’Africa, oltre a quelli commerciali con il mondo etrusco e attico, testimoniato anche da due stele del IV secolo a.C., conservate nel Museo Nazionale di Cagliari, le quali attestano i rapporti commerciali tra Tharros e Marsiglia (7).

Tharros
Vista delle tombe puniche nella necropoli meridionale (in Acquaro-Finzi, 1986, p. 68, fig. 46).

L’importanza del centro è proseguita anche con la conquista romana del 238 a.C., dopo la quale non è molto chiaro il suo status giuridico: sono state supposte le condizioni di municipium e, subito dopo, di colonia, anche se non è confermato da Plinio, il quale non menziona Tharros tra i centri interessati dalla riorganizzazione romana (anche se lo status di municipium può averlo ricevuto in un momento successivo alla redazione dell’opera suddetta) (8).

È evidente una piena continuità dalla fase punica a quella romana sia per l’organizzazione politica sia per l’integrazione urbanistica in una pianificazione preesistente. Già nella fase repubblicana ci devono essere stati degli interventi urbanistici importanti ma sono stati individuati le ricostruzioni delle mura settentrionali e del tempietto distilo, la risistemazione delle fortificazioni di Su Muru Mannu che delimitavano un fossato e viene dato l’aspetto attuale al Tempietto K (9). Ma è durante il periodo imperiale che il sito subisce il maggior rinnovamento, con la ricostruzione dei templi punici, con la lastricatura in basalto della rete stradale (è stato identificato il cardo maximus, con andamento Nord-Sud, dal quale si dipartono le strade minori) affiancata, dal II secolo d.C., da un sistema fognario che permette il deflusso delle acque, con la costruzione delle terme (Fig. 5) e dell’acquedotto. Continuano a essere occupate le due necropoli meridionale e settentrionale, impiantate in età fenicia, ma vengono ampliate, la prima, occupando l’intera superficie dell’istmo, la seconda, allargandosi verso l’area interna. Inoltre, si è cercato di intuire quella che doveva essere l’ubicazione del porto, ipotizzata a Nord di Su Muru Mannu (10).

Tharros
Impianto termale visto da Nord-Est (in Acquaro-Finzi, 1986, p. 48, fig. 29).

Un’ulteriore fase edilizia, risalente al III-IV secolo d.C., è legata all’arrivo e alle incursioni dei Vandali, che comportò quindi la necessità di ristrutturare e potenziare il sistema difensivo dell’insediamento (11). In questo stesso periodo è attiva una comunità cristiana, attestata dal rinvenimento di alcune lucerne con il monogramma di Cristo e da due iscrizioni paleocristiane rinvenute nella zona cimiteriale di San Giovanni. Inoltre, d’importanza ancor maggiore, è l’erezione del complesso paleocristiano di San Marco nei pressi delle terme settentrionali, in cui è stata individuata una vasca battesimale risalente al V-VI secolo d.C. (contemporanea al primo impianto della Chiesa di San Giovanni in Sinis edificata nei pressi della necropoli settentrionale). Nel VII secolo d.C. Giorgio di Cipro si riferisce a Tharros con “??????? ??? ?????” quindi ci comunica la natura fortificata del centro in tale periodo storico proprio a causa dell’insicurezza diffusasi. Inoltre, è attestato che la sede episcopale viene spostata dalla basilica di San Marco alla chiesa di San Giovanni.

Dopo queste ultime battute della sua storia, il sito di Tharros inizia il suo declino fino al suo abbandono, voluto dal Giudice d’Arborea e a causa dell’insabbiamento del porto, avvenuto nel 1070 d.C., che ha visto il trasferimento della sede arcivescovile e della popolazione verso il sito di Oristano.

Il sito di Tharros non viene completamente abbandonato ma viene frequentato per l’approvvigionamento di materiale edilizio, oltre che da viaggiatori come Mahmoud Ibn Giubayr che vi giunge nel 1183 d.C. durante il suo pellegrinaggio verso la Mecca.

Lo spoglio del sito è continuato nei secoli successivi, come ci viene testimoniato dalle due torri spagnole del XVI secolo d.C. costruite, con blocchi provenienti dall’antica città, l’una sul versante orientale del Capo San Marco e l’altra sulla collina di San Giovanni (12).

Escludendo queste sporadiche frequentazioni, il sito di Tharros rimase abbandonato a lungo prima di essere riscoperto in tempi moderni e di ricevere purtroppo, oltre a indagini archeologiche sistematiche tuttora in corso, anche saccheggi continui a causa di scavatori clandestini.

Le prime indagini ufficiali di cui abbiamo notizia risalgono al 1838 e furono condotte dal marchese Scotti e dall’ex gesuita Perrotti i quali indagarono alcune tombe puniche e romane recuperando un gran numero di oggetti. La ricerca di tesori da parte di avventurieri continuerà e abbiamo notizia dei tentativi di Honoré Balzac nel 1838 e di abitanti locali, riuniti in squadre, nel 1852. Ma, contemporaneamente, continuarono a essere organizzate campagne di scavo ufficiali come quelle del Re di Sardegna Carlo Alberto nel 1842, di Giovanni Spano nel 1850, del Direttore del Museo di Cagliari, Gaetano Cara, tra il 1853 e il 1856 (che poi ha venduto tutti i reperti alla città di Londra), di Giovanni Busachi nel 1863, di Rembadi e Faziola nel 1875, di Gouin e Bauz tra il 1881 e il 1882, di Filippo Nissardi tra il 1884 e il 1886 e di Efisio Pischedda alla fine del XIX secolo. Tutte queste indagini (sia scientifiche che clandestine) svoltesi due secoli fa si sono concentrate sulle tombe a incinerazione fenicie e sulle tombe a inumazione a fossa e a camera ipogea di età punica.

Durante il secolo scorso, invece, gli scavi archeologici hanno permesso di mettere in luce l’abitato, i templi, le terme, il tofet, il villaggio protostorico e le fortificazioni. Questi si sono svolti a cura dell’Ing. Edoardo Busachi tra il 1926 e il 1932, di Gennaro Pesce tra il 1956 e il 1964, di Ferruccio Barreca nel 1958 e tra il 1969 e il 1973 e dagli anni ’80 in poi con regolarità, vedendo la collaborazione della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano con l’Istituto per la Civiltà Fenicia e Punica del CNR, a cui si è unita anche la collaborazione dell’Università degli Studi di Bologna (13). Inoltre, ci sono stati anche degli interventi subacquei realizzati, il primo, nel 1979, a opera della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano e dall’Istituto per la Civiltà Fenicia e Punica del CNR, mentre il secondo, nel 1984, promosso e coordinato sempre dalla Soprintendenza che si è avvalsa della collaborazione di una missione israelo-americana (14)

Gli scavi sono tuttora in corso (da parte delle Università degli Studi di Cagliari e di Bologna) e stanno interessando la necropoli settentrionale individuata presso il paese di San Giovanni in Sinis.

Monumenti di Tharros

  • Nuraghe Baboe Cabitza
  • Tofet
  • Colonizzazione fenicia
  • Tempio delle Semi-colonne Doriche
  • Tempio rustico (di Tipo Semitico)
  • Tempio delle Gole Egizie
  • Tempio di Demetra
  • Tempio K
  • Necropoli fenicia, punica e romana
  • Chiesa di San Giovanni
  • Torri spagnole

Note

  1. Il Tortoniano è il quinto piano del Miocene (che è la prima epoca geologica del Neogene, che a sua volta è il secondo periodo dell’era del Cenozoico) e si estende da 11.608 +/- 0,005 a 7.246 +/- 0.005 milioni di anni fa (Hilgen, Abdul Aziz, Bice, Iaccarino,Krijgsman, Kuiper, Montanari, Raffi, Turco, Zachariasse, 2005).
  2. Epoca geologica attuale che ha avuto inizio intorno a 11.700 anni fa.
  3. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 12-14; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 9; Canuti, Casagli, Fanti, 1999, pp. 81-82; Fariselli, Pisanu, Savio, Vighi, 1999, p. 95.
  4. Cecchini, 1969, p. 103; Acquaro, Finzi, 1986, pp. 10-11; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 7.
  5. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 16-18; Acquaro, Mezzolani, 1996, pp. 10-11; Fariselli, Pisanu, Savio, Vighi, 1999, p. 95.
  6. Acquaro, Finzi, 1986, p. 18; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 12; Morigi, 2007, p. 77.
  7. Acquaro, Finzi, 1986, p. 18; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 13; Morigi, 2007, pp. 77-78.
  8. Acquaro, Mezzolani, 1996, pp. 14-15.
  9. Morigi, 2007, p. 78.
  10. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 18-19; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 15; Morigi, 2007, pp. 78-79.
  11. Acquaro, Finzi, 1986, p. 19; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 16; Morigi, 2007, p. 79.
  12. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 19-20; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 16-18; Bartoloni, 2005, p. 944.
  13. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 22-25; Acquaro, Mezzolani, 1996, p. 19-23.
  14. Acquaro, Finzi, 1986, pp. 25-26; Bartoloni, 2005, p. 944.

Riferimenti bibliografici

  • Acquaro E., Finzi C., 1986, Tharros, Sassari.
  • Acquaro E., Mezzolani A., 1996, Tharros, Roma.
  • Bartoloni P., 2005, Fenici e Cartaginesi nel Golfo di Oristano, in Atti del V Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, vol. III, Palermo, pp. 939-950.
  • Canuti P., Casagli N., Fanti R., 1999, Le condizioni di dissesto idrogeologico nell’area archeologica di Tharros, in Acquaro E., Francisi M.T., Kirova T.K., Melucco Vaccaro A. (a cura di), Tharros nomen, La Spezia, pp. 81-94.
  • Cecchini S.M., 1969, I ritrovamenti fenici e punici in Sardegna, Roma.
  • Fariselli A.C., Pisanu G., Savio G., Vighi S., 1999, Prospezione archeologica a Capo San Marco, in Acquaro E., Francisi M.T., Kirova T.K., Melucco Vaccaro A. (a cura di), Tharros nomen, La Spezia, pp. 95-113.
  • Hilgen F.J., Abdul Aziz H., Bice D., Iaccarino S., Krijgsman W., Kuiper K., Montanari A., Raffi I., Turco E., Zachariasse W.J., 2005, The Global Boundary Stratotype Section and Point (GSSP) of the Tortonian Stage (Upper Miocene) at Monte dei Corvi, in Episodes vol.28 n.1, pp. 6-17.
  • Morigi A., 2007, La città punica, Lugano.

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