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Tifone

Mostro primordiale della mitologia greca, figlio di Gea ( Terra ) e Tartaro, o per partenogenesi della sola Era, descritto ora come bufera devastante, ora come drago o Gigante sputafuoco, identificato col dio egizio Seth ( o Set ).

Tifone
Zeus scaglia dardi contro Tifone. Idria ( part. ) del VI sec. a.C., da Vulci. Monaco, Staatliche Antikensammlungen.

‘E che pietà del nato della Terra / che abita la grotta di Cilicia, / quando lo vidi, il violento Tifone, / il mostro atroce dalle cento teste, / vinto, battuto. Si rivoltò agli dei, / sibilando terrore dalle immani/ fauci e dagli occhi balenando luce/ selvaggia […]: fu colpito nel cuore e fatto cenere, / la sua forza si spense dentro il tuono. / E ora è corpo vano e senza forma / presso un angusto passaggio del mare, / l’Etna lo grava sotto le radici / e sulla vetta Efesto forgia il ferro’.

da Eschilo, Prometeo incatenato, 351 ssg.

Genealogia di Tifone

Di Tifone si parla già nei più antichi poemi dell’umanità: la testimonianza omerica lo presenta come un essere nascosto nella terra, nella regione degli Arimi, debellato dai fulmini di Zeus (1). Lo scolio al passo in questione attesta una versione orfica del mito secondo cui Gea, adirata con gli altri dei per aver sterminato i Giganti, si lamenta con Era, la quale riceve da Crono, precedentemente spodestato dal figlio Zeus, due uova, cosparse del proprio seme, che seppellisce sottoterra, ad Arimo, in Cilicia. Da queste uova sarebbe nato Tifone, ma Era ne rende nota la nascita a Zeus che immediatamente annienta il mostro con un fulmine (2).

La genealogia relativa a Tifone lo vuole per lo più come l’ultima creatura di Gea, l’antica progenitrice, e di Tartaro, generato per contrapporsi allo strapotere di Zeus, e padre, da Echidna, di vari esseri mostruosi quali Cerbero, l’Idra di Lerna, la Chimera e la Sfinge. Secondo l’Inno ( pseudo ) omerico ad Apollo la sola dea Era partorì Tifone senza il concorso di alcun essere maschile, indignata per il parto monogenetico di Atena da Zeus (3):

” Come hai osato partorire da solo Atena dagli occhi scintillanti?
Non avrei potuto io darla alla luce? Anche così, sarebbe stata ugualmente
chiamata tua figlia, fra gli immortali che abitano l’ampio cielo ”.

Una genealogia isolata è quella trasmessa da Igino, che vede Tifone figlio di Tartaro e Tartara (4).

Le descrizioni relative all’aspetto di Tifone presenti nelle fonti letterarie sono piuttosto diversificate: mostro alato dalle dimensioni enormi, più grande e più imponente di ogni montagna, la cui testa arrivava a sfiorare le stelle e ‘le cui braccia aperte toccavano da una parte il tramonto e dall’altra l’aurora, e terminavano con cento teste di serpente’ (5), con cento teste, cento bocche che emettevano voci spaventose, occhi terrifici. La parte inferiore del corpo ha fattezze serpentiformi, con gigantesche spire di vipera. Euripide lo descrive come un mostro tricorpore, e così è stato raffigurato nel frontoncino in poros dell’acropoli di Atene, e forse anche nel fregio dell’ara di Pergamo.

La lotta con Zeus

Lo scontro tra Zeus e l’ultima creatura di Gea chiude il ciclo legato alla prima generazione divina, ed apre la definitiva sanzione del potere maschile incarnato dallo stesso Zeus. Quando Tifone tentò di scalare l’Olimpo, tutti gli dei fuggirono in Egitto, dove, per non essere scoperti, assunsero sembianze animalesche: Ermes si mutò in ibis, Apollo in gru ( o in nibbio ), Ares in pesce, Dioniso in caprone, Efesto in bue, Afrodite dapprima in leonessa e poi in gatta ( la dea venne assimilata a Bastet, dea della sessualità ) (6).

Tifone stava avendo la meglio su Giove, essendo riuscito ad avvolgere nelle proprie spire ed a spezzargli i tendini delle mani e dei piedi, relegandolo poi in una grotta della Cilicia. Ma Zeus, grazie all’aiuto di Ermes e Pan ( o Cadmo ), dopo aver ripreso la contesa, coi suoi fulmini lo sconfisse infine in Sicilia, dove lo schiacciò scaraventandogli addosso l’Etna. A partire proprio da quel giorno il monte erutterebbe fuoco, per tutti i fulmini scagliati.

Tuttavia le testimonianze a nostra disposizione differiscono tra loro circa la collocazione del sepolcro di Tifone: Pindaro, che ricorda la vicenda mitica nella Pitica I ( vv. 15 – 28 ), è il primo autore ad aver posto Tifone nell’Occidente greco, o meglio, nell’orrido Tartaro, su cui incombe direttamente l’Etna. Al pari di Pindaro, anche Eschilo ( Prometeo incatenato, 363 – 5 ), Apollodoro ( I, 6, 3 ) e Antonino Liberale ( Met., 28, 4 ) collocano Tifone sotto il vulcano, da cui esala il suo respiro infuocato; invece secondo Ferecide ( FGrHist 3 F 54 ), Licofrone ( 688 ssg. ) e scolio ad loc. ( II p. 227 Scheer ), Strabone ( V, 4, 9; XIII, 4, 6 – cfr. Timeo, FGrHist 566 F 58 ), e lo scolio a Pindaro ( Ol. 4 II c ) il luogo in cui giacerebbe Tifone sarebbe Pitecussa.

Esiste una seconda versione del mito, tramandata dall’Inno omerico ad Apollo ( 350 ssg. ), la quale racconta che Tifone venne allevato, per volere della stessa Era, da un altro mostro anch’esso ribelle agli dei, Delfine, la dragonessa che stava a guardia della fonte di Delfi presso cui vi era l’oracolo di Apollo. Si tratta di un mostro metà donna e metà serpente, identificato colla creatura serpentiforme Pitone che Tifone mise a custodia dei tendini di Zeus, nascosti in una pelle d’orso nell’antro Coricio, in Cilicia (7). Ma dopo l’uccisione del mostro per mano di Apollo, non c’è più, in questa versione, alcun accenno alla sorte di Tifone.

Il motivo dello scontro con il drago

Esistono episodi assolutamente paralleli di lotte tra degli dei e degli esseri primordiali aventi forme mostruose e/o serpentine, un motivo, quello dello scontro col drago/serpente, che ha conseguenze cosmiche, come nei miti ittiti di Ullikummi ed Illuyanka. Ullikummi è un mostro generato da Kumarbi e da lui posto sulle spalle del gigante Upelliri affinché possa crescere smisuratamente. Egli sferra un attacco al dio dell’Uragano, che riesce a salvarsi solo grazie all’intervento di Ea, dio della Saggezza, il quale con un falcetto recide la testa di Ullikummi e la getta in mare, preservando così l’equilibrio del mondo e l’integrità del dominio del dio dell’Uragano.

Illuyanka ( appunto << drago, serpente >> ) è il drago custode delle acque sotterranee che, analogamente ad Ullikummi, si scontra col dio della Tempesta; questo racconto mitico veniva rievocato in occasione della festa di primavera del purulli, probabilmente una Grande Festa di Capodanno, avvicinabile all’En?ma Eliš, e trova ulteriori comparazioni con la tradizione babilonese che contrappone Marduk ed il mostro Ti?mat, e Ba?al che lotta prima contro Yam e poi contro Mot (8).  E nell’India vedica Indra, il re degli dei ( deva ), porta l’epiteto ” v?trahan ”, vale a dire ” uccisore del drago V?tra ”, la cui vittoria segna il ritorno dell’ordine nel mondo (9).

L’identificazione con Seth

Tifone è assurto quasi ad ipostasi di un dio delle tempeste, a lui venivano attribuite le eruzioni vulcaniche in vari luoghi, tra i quali l’Etna, ed era ritenuto anche padrone dei venti, solamente quelli benefici – Noto, Borea, Argeste e Zefiro- non erano considerati suoi figli. In qualità di dio dei venti ” malvagi ” ed impetuosi ( tifoni ), è stato identificato col bruciante scirocco che spira dal deserto libico e che si diceva fosse in grado di far impazzire gli uomini istigando in essi impulsi omicidi e di violenze carnali.

Di qui si giunse a sovrapporre la figura di Tifone a quella di Seth, il dio egizio delle tempeste e del deserto, fratello ed eterno nemico di Osiride.

Osiride è l’immortale dio morto che viene ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth; i pezzi del suo corpo, sparsi per tutto l’Egitto, vengono ritrovati e riuniti dalla sorella-sposa di Osiride, Iside, che dallo sposo morto concepisce un figlio, Horus ( o Horo ). Ed è proprio quest’ultimo a vendicare il padre vincendo su Seth e conquistando così il dominio del regno, mentre Osiride regnerà sui morti. Tifone vanta un corrispettivo anche nel ?gveda – la parte più arcaica del Veda ( 1300 a.C. ca ): si tratta di Rudra, prototipo di ?iva, << Signore delle vittime sacrificali >>, divinità demoniaca, selvaggia e pericolosa, padre dei demoni delle tempeste.

La tomba etrusca di Tifone

Nella località di Poggio Stanziale, la necropoli più ampia di Sorano ( provincia di Grosseto ) si trova la Tomba cosiddetta del Tifone ( scoperta nel 1832 e databile al II – I sec. a.C. ), una tomba a edicola che deriva il suo nome da un’erronea lettura della figura riprodotta nel timpano, identificata appunto col mostro Tifone. Nonostante l’immagine in questione sia piuttosto rovinata, è ben riconoscibile un gigantesco mostro alato dalla parte superiore del corpo umana e l’inferiore serpentiforme, interpretato anche come una figura femminile o come il minaccioso e terrificante dio degli Inferi Ade.

di Tifone

Note

  • 1 – Iliade II, 783. La terra degli Arimi ha un’ubicazione incerta; secondo Strabone ( XIII, 4, 6 ) si troverebbe tra la Lidia, la Misia e la Frigia.
  • 2 – La nascita, specialmente se gemellare, di figure divine da un uovo, è elemento peculiare dell’orfismo, si pensi, appunto, al mistico Uovo primordiale Orfico, e da un uovo sarebbero nate Leda ed Elena, oltre che i fratelli Castore e Polluce.
  • 3 – Dea della saggezza per antonomasia, figlia di Zeus e Meti ( ” il saggio consiglio ” – secondo la Teogonia esiodea la prima consorte di Zeus ).
    Gea e Urano avevano predetto a Zeus che Meti un giorno avrebbe dato alla luce un figlio destinato a diventare re degli dei e degli uomini. Zeus, nel tentativo di scongiurare tale nascita, inghiottì Meti nascondendola nelle proprie viscere. Atena nacque dunque, già completamente armata, dalla testa del dio.
  • 4 – Igino, Fabulae, 152. Si tratta presumibilmente di un errore grammaticale dovuto all’ambivalenza del genere del nome << Tartaro >>, poiché nella lingua greca a volte è maschile a volte femminile, ed in età arcaica è attestata anche la forma neutra plurale << Tartara >> ( ad esempio Esiodo, Theog., 119 ).
  • 5 – Apollodoro, Biblioteca, I, 6, 3.
  • 6 – La metamorfosi degli dei negli animali più svariati è stata da molti considerata una via attraverso cui la cultura greca tentava di razionalizzare il culto degli animali diffuso in Egitto e la natura zoomorfa delle divinità egizie.
    A tal proposito vd. Igino, Astron., 2, 27-28 – ove si racconta che Pan cercò di salvarsi gettandosi in un fiume, trasformandosi in un essere per metà pesce e per metà capro, a tal punto strano e curioso che Zeus ammirato fece di lui la costellazione del Capricorno; Luciano, Sui sacrifici 14, il quale colloca l’episodio di questo travestimento in occasione della Gigantomachia; Apollodoro, I, 6, 3; Plutarco, De Iside et Osiride, 72, 379 F.
    Stando alla fabula 196 di Igino, fu Pan ad esortare gli dei, per nascondersi dalla furia di Tifone, a trasformarsi in animali; dopo essere stato colpito mortalmente dal fulmine di Zeus, tutte le divinità, memori del suo prezioso aiuto, vollero annoverare Pan tra le stelle, e, poiché il dio era divenuto una capra, venne chiamato Egocero, vale a dire Capricorno.
  • 7 – Ancora Apd., 1, 6, 3.
  • 8 – Per saperne di più vd. W. Burkert, Oriental and Greek Mythology, 20 – 22.
  • 9 – Va precisato che Indra è un dio centrale nell’antichissimo immaginario vedico, ma nell’induismo classico le divinità supreme sono Vi??u e ?iva.
  • 10 – I primi accenni all’identificazione con Seth sono già in Ecateo, FGrHist 1 F 300, ed in Eschilo, Supplici, 560.
    In alcune varianti del ciclo osirico Horus e Seth sono fratelli che si mutilano a vicenda: il primo perde un occhio, mentre l’altro subisce l’evirazione.

Bibliografia

  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia greca e latina.
  • Apollodoro, Biblioteca.
  • A. Brelich, Introduzione alla storia delle religioni.
  • Esiodo, Teogonia.
  • Eschilo, Prometeo incatenato.
  • R. Graves, La dea bianca.
  • Igino, Fabulae.
  • Pindaro, Pitiche.
  • AA.VV., Manuale di storia delle religioni.
  • Per una rassegna più dettagliata sull’iconografia di Tifone rimando al LIMC, s.v. << Typhon >>, nn. 1-20.

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