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Timeo di Tauromenio

Timeo di Tauromenio nacque intorno alla metà del IV secolo a.C. da Andromaco, tiranno di Tauromenio e fu costretto ad andare in esilio quando la città cadde nelle mani del tiranno di Siracusa Agatocle, intorno al 316 a.C. Visse cinquant’anni ad Atene dove perfezionò i suoi studi sotto la guida di Filisco, allievo di Isocrate. Secondo la tradizione Timeo visse per ben 96 anni.

Opere

L’opera storica di Timeo, divisa in 38 libri, trattava della storia delle città greche d’Occidente dalle origini fino all’inizio della I guerra punica. I primi cinque libri contenevano un’introduzione di carattere geografico, che dava ampio spazio alle leggende di fondazione, i libri 34-38 costituivano, invece, una sorta di monografia dedicata ad Agatocle. Le vicende di Pirro erano trattate separatamente e dovevano essere la prosecuzione di un’opera maggiore. Timeo criticò ferocemente i suoi predecessori e per questo motivo fu soprannominato “Epitimeo”, che vuol dire “detrattore” e, a sua volta, fu oggetto di violenti attacchi da parte del suo continuatore Polibio, il quale comunque dimostra, in questo modo, di considerarlo lo storico più autorevole che si sia occupato dell’Occidente e di Roma.

Nella sua opera si possono notare molteplici interessi storico-culturali e antiquari (cronologia, miti di fondazione, etimologie, filosofia, origine dei culti), che si inseriscono bene nel gusto del primo Ellenismo. Caratteristiche originali dell’opera di Timeo sono l’impostazione antitirannica e l’attenzione riservata al problema dell’economia schiavistica: egli confronta le società basate sul lavoro servile con quelle a struttura patriarcale senza mettere, però, in discussione lo statuto sociale dello schiavo. Sul problema delle origini di Roma assume una posizione peripatetica: Timeo sottolineava gli elementi di affinità tra Roma e Cartagine e le poneva in antagonismo rispetto al mondo greco, contro la posizione aristotelica secondo cui Roma era una città greca. L’opera di Timeo doveva essere molto curata dal punto di vista stilistico, ma non sfuggì alle critiche rivolte dagli atticisti a tutta la prosa ellenistica. Cicerone, che riconosce l’accuratezza di Timeo sotto il profilo della compositio, lo considera rappresentante di uno dei due generi della prosa asiana, quello sententiosum et argutum, sententiis non tam gravibus et severis quam concinnis et venustis (“concettoso e arguto, composto di frasi non tanto elevate e austere, quanto armoniose ed eleganti”, Bruto, 95, 325).

Per saperne di più

L. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, Roma 2003.

L. Pearson, The Greek Historians of the West. Timaeus and His Predecessors, Atlanta 1987.

 

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