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Il titanio: un metallo prezioso e sostenibile

Il museo Guggenheim di Bilbao, completamente rivestito da placche di titanio.

Tra i metalli più utilizzati oggi nella tecnologia industriale, nell’ingegneria, nella componentistica e nell’elettronica c’è sicuramente il titanio. Si può dire che questo metallo, insieme alla fibra di carbonio, rappresenti il mondo moderno, superando per duttilità altri metalli che hanno contrassegnato le epoche passate. Siamo entrati nell’era del titanio? Sorprendentemente, circa il cento per cento di questo metallo, straordinario e tecnologicamente inestimabile, inizia la sua preziosa esistenza, in accumuli di sabbia comune, dal colore grigio scuro, situati lungo la linea costiera dell’Australia orientale. Questi banchi di sabbia, che si estendono per parecchie miglia all’interno e alcune parti fuoriescono in mare, soffiano la maggior parte della fornitura mondiale di titanio.

Il titanio si trova comunque in tutto il mondo. Non sono in tanti a sapere che i più grandi giacimenti dell’Europa occidentale si trovano in Liguria: praticamente è l’unica vera, preziosa materia prima di ci siamo ricchi, insieme all’antimonio, presente in Toscana. Come altri elementi preziosi nel nostro sottosuolo essi non vengono sfruttati, vuoi per la mancanza di know-how, vuoi per le solite lungaggini burocratiche. Il titanio, che trova oggi largo impiego nella tecnologia degli smartphone, dei tablet e delle auto elettriche, sembrerebbe costituire lo 0,6% dell’intera crosta terrestre. Questa proporzione può sembrare poca cosa, ma in termini concreti il titanio è il quarto metallo per diffusione, adatto alle applicazioni strutturali, immediatamente dopo ferro, magnesio e alluminio. Non sono invece molto frequenti i depositi di titanio da poter essere economicamente sfruttati in modo intelligente. Processi geologici relativamente rari debbono aver concentrato il minerale finché il contenuto in titanio non costituisca circa l’1% del materiale che andremo poi ad estrarre.

Il metallo si tritava in genere sotto forma di ossido di titanio (rutilo) e ilmenite, che comprende anche ferro, difficile da separa. Entrambi i minerali esistono come depositi rocciosi un po’ ovunque in Europa, Russia, Nord e Sud America. Depositi sabbiosi come quelli australiani si trovano però anche in India, in America Centrale, in Giappone, Malesia e Nuova Zelanda. Tutti questi giacimenti forniscono piccole quantità di titanio in confronto a quello importato dall’Australia o dalla Scandinavia. Le sabbie di questo tipo vengono estratte da enormi draghe aspiranti a testa tagliante, che galleggiano in laghetti artificiali scavati sulle spiagge spostandosi lentamente verso i depositi più ricchi. La raffinazione in sé è costosa, ma le proprietà del metallo sono indiscutibili: è altamente resistente alla corrosione salina dell’acqua di mare, e perciò trova applicazione nell’industria navale. Viene utilizzato per dare resistenza alle lenti per occhiali e nella chirurgia per l’applicazione di protesi ossee, attraverso delle leghe, a formare le protesi anatomiche, molto importanti per chi perde l’uso di uno o più arti. È inerte e quindi non rilascia elementi tossici, essendo compatibile con l’ambiente.

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