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Tituli, parrocchie della Roma post-costantiniana

basilica dei S.S. Giovanni e Paolo al Celio

Cosa si intende per titulus

Il termine titulus si riferisce, nel linguaggio ecclesiastico, propriamente alla città di Roma e con ciò si intende una chiesa parrocchiale che sorge su un terreno non appartenente alla Chiesa, bensì a privati che cedevano la proprietà terrena all’Ecclesia per far sì che la comunità potesse avere un edificio di culto.

Come riporta San Paolo nelle sue Lettere e come è noto dagli Atti degli Apostoli, le prime comunità cristiane non possedevano luoghi specifici in cui riunirsi poiché la dimora di Dio non poteva essere costruita da mano d’uomo. Ancora all’inizio del IV sec., non esisteva un termine proprio per definire i luoghi di riunione cristiani. A partire dal II sec., però, veniamo a sapere da Origene, che chi prega nell’ecclesia potrà sottrarsi al maligno che si trova in sé. Ecco dunque che viene attribuita una certa sacralità all’edificio.

Tituli e domus ecclesiae

Il più antico titulo finora noto è il Titulus Fasciolae su cui sorse la chiesa dei S.S. Nereo ed Achilleo alle Terme di Caracalla. La denominazione del titulus deriva dagli Atti dei martiri Processo e Martiniano in cui si legge che, nel luogo suddetto, S. Pietro perse una piccola benda (fasciola) che gli fasciava una caviglia con piaghe causate dalle catene. C’è anche chi ha voluto mettere la denominazione in relazione con una non meglio identificata matrona cristiana di nome Fasciola o Fabiola. Nel 595 è documentata per la prima volta l’intitolazione del titulus ai S.S. Nereo ed Achilleo.

Grazie ai sinodi romani del 499 e del 595 riusciamo a stabilire la lista e la distribuzione topografica dei tituli di V e VI sec. In tale periodo, essi cambiano spesso nome e vengono intitolati a santi, così come può capitare che gli intestatari primitivi della proprietà diventino santi.

L’inserimento nella Roma tardo antica delle prime chiese e dei complessi paleocristiani articolati con tituli avvenne a spese di edifici precedenti poiché la città tra III e IV secolo era ormai densamente costruita e di rado venivano erette nuove costruzioni o venivano ampliate le vecchie.

Alcune volte le chiese furono costruite ex novo radendo al suolo le strutture precedenti, mentre altre volte furono riutilizzate delle parti o ristrutturare e adattate al nuovo uso perciò qualche chiesa paleocristiana rivela dei muri di epoca imperiale negli strati inferiori.

Il Kirsch suppone che al di sotto di questi tituli ci fossero delle domus ecclesiae (letteralmente delle case chiesa) in cui si riunivano i primi cristiani che celebravano clandestinamente il culto cristiano prima del 313 (editto di Milano) e che successivamente sarebbero divenute delle parrocchie, i tituli per l’appunto. Lo studioso fonda la sua teoria sul più importante precedente costituito dalla domus ecclesiae di Dura Europos in Siria, distrutta nel 256 dai Sassanidi, della quale si conservano all’Università di Yale gli affreschi che ornavano l’ambiente adibito a battistero. È comunque una casa romana venuta in possesso di cristiani e trasformata, quindi adattata alle esigenze del culto.

La teoria del Kirsch è però impossibile da applicare poiché, come sostenne Ch. Pietri, le costruzioni che si trovano sotto le attuali chiese romane sono di vario tipo e non ci sono elementi caratterizzanti che possano definire cristiani gli edifici, precedenti ai tituli, rinvenuti nel sottosuolo romano e riconducibili a domus ecclesiae. Il cambiamento che interessò le strutture fu in gran parte “spirituale” se non si rinvengono in situ testimonianze epigrafiche o decorazioni cristiane. Di 10 tituli non si hanno informazioni sufficienti per trarre delle conclusioni. Ne rimangono 20 di cui 6 conservano tracce evidenti di domus aristocratiche tardo antiche spesso di grandi dimensioni, talvolta riutilizzate; 10 conservano tracce indicative della stessa situazione, inserite in aree adiacenti a domus, oppure sono menzionati in fonti storiche – religiose; due sono stati costruiti sopra insulae con portici e botteghe al piano inferiore; uno è stato inserito in un balneum privato.

Il caso particolare dei Santi Giovanni e Paolo

A Roma vi è solo un caso particolare che potrebbe essere in qualche modo aderente alla teoria del Kirsch. Si tratta della basilica dei S.S. Giovanni e Paolo al Celio sotto cui si trova una casa con riferimenti al culto cristiano in due diversi cicli pittorici.

Secondo la Passio, scritta alla fine del V sec. o inizio VI sec., Giovanni e Paolo sarebbero stati due fratelli che avrebbero militato nell’esercito di Costantino e avrebbero patito il martirio sotto Giuliano l’Apostata nel 361, nonostante sia difficile credere a tale notizia poiché non sono menzionate persecuzioni giulianee nei confronti dei cristiani con vittime conseguenti. Gli eventi si verificarono davvero, ma in Oriente e con due ufficiali di diverso nome.

I due sono inseriti comunque nel Martirologio Geronimiano e anche nella teoria dei Santi e martiri a Sant’Apollinare nuovo a Ravenna. Tre case romane si affacciavano sul Clivus Scauri. La casa mediana del III sec. è quella legata all’origine della basilica. I suoi occupanti infatti aderirono al cristianesimo o furono sostituiti da cristiani.

L’aula dell’orante è la più importante perché ha conservato molte parti della decorazione, tranne il centro della volta. Ci sono decorazioni che riproducono finte riquadrature di marmi, fregi con girali di acanto, personaggi maschili con volumi in mano e coppie di ovini, maschere, elementi vegetali e ippocampi. Fu questo elemento a far considerare cristiana la domus.


Decorazioni con girali, ovini e finte specchiature marmoree nella domus sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo 

Sui due santi martiri romani, che non sono gli omonimi apostoli, si è aperta da parte degli studiosi una controversia sulla data del loro martirio avvenuto a Roma. La questione è rimasta irrisolta e per il momento si segue la passio antica.

Giovanni e Paolo, fratelli di sangue e di fede cristiana erano soldati militanti nell’esercito di Costantino. Quando nel 361 salì al trono imperiale Giuliano, detto poi l’Apostata (331 – 363), che come si sa volle ripristinare il culto pagano, cercò di convincere i due soldati alle sue idee restauratrici. I due fratelli rifiutarono l’invito e Giuliano mandò loro il capo delle guardie Terenziano, con l’intimazione di adorare l’idolo di Giove. Persistendo nella loro convinzione, essi vennero sequestrati in casa per una decina di giorni, affinché riflettessero sulle conseguenze del loro rifiuto. Il prete Crispo informato del fatto, si recò con due cristiani Crispiniano e Benedetta, a visitarli, portando loro l’Eucarestia. Trascorsi i dieci giorni, il comandante Terenziano, ritornò nella loro casa, li fece decapitare e seppellire in una fossa scavata nella stessa casa il 26 giugno del 362.

Crispo ed i suoi compagni, avvertiti da una visione si recarono sulla loro tomba a pregare, ma qui vennero sorpresi e uccisi anche loro. Dopo la loro morte il figlio di Terenziano, cadde in preda ad un’ossessione e urlava che Giovanni e Paolo lo tormentavano, il padre con grande preoccupazione, lo condusse sulla tomba dei due martiri, dove il ragazzo ottenne la guarigione.

Il prodigio fece si che si convertissero entrambi e poi vennero anch’essi in seguito martirizzati.

Il successore di Giuliano l’Apostata, l’imperatore Gioviano (363 – 364), abrogò la persecuzione contro i cristiani e diede incarico al senatore Bizante, di ricercare i corpi dei due fratelli e una volta trovati, fece erigere dallo stesso senatore e dal figlio Pannachio, una basilica sopra la loro casa.

Termina qui la passio dei S.S. Giovanni e Paolo e con questa si spiega anche l’intitolazione a Bizante e Pammachio.

Nella confessione si trovano altre pitture che rappresentano i due santi martiri eponimi, ma anche Crispo, Crispiniano e Benedetta. Due figure palliate sono disposte simmetricamente. Sotto un giovane in lunga tunica avanza attraverso una tenda aperta in gesto di orante, mentre due persone si inginocchiano ai suoi piedi. Nelle pareti laterali vi sono due scene di martirio. Del quadro di sinistra resta poco: in primo piano un gruppo di tre personaggi, due uomini e una fanciulla sembrano muoversi verso destra scortati da due figure con berretto e manto. Nel quadro di destra sono mostrate tre figure inginocchiate con la mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati, forse gli stessi personaggi della scena precedente. È una scena di martirio.


Affreschi con scene di martirio nella confessione 

Nel pavimento del sottoscala si vedono tre cavità che nulla esclude possano essere state in origine tre tombe, trovate vuote. Il caso della basilica dei Santi Giovanni e Paolo è perciò un unicum nel territorio di Roma.

Altri tituli

Per il momento è stata redatta una lista dei tituli , ma di alcuni si hanno notizie molto incerte:

  • Titulus Aemiliane (S.S. Quattro Coronati)
  • Titulus Aequitii (S. Martino ai Monti)
  • Titulus Anastasiae (S. Anastasia)
  • Titulus Apostolorum (S. Pietro in Vincoli)
  • Titulus Caeciliae (S. Cecilia)
  • Titulus Chrysognoni (S. Crisogono)
  • Titulus Clementis (S. Clemente)
  • Titulus Crescentianae (S. Sisto Vecchio)
  • Titulus Cyriaci (S. Ciriaco in Thermis)
  • Tilulus Damasi (S. Lorenzo in Damaso)
  • Titulus Eusebi (S. Eusebio)
  • Titulus Fasciolae (S.S. Nereo e Achilleo)
  • Titulus Gai (S. Susanna)
  • Titulus Iuli (S. Maria in Trastevere)
  • Titulus Laurenti (forse S. Lorenzo in Panisperna)
  • Titulus Lucinae (S. Lorenzo in Lucina)
  • Titulus Marcelli (S. Marcello)
  • Titulus Marci (S. Marco)
  • Titulus Matthaei (S. Matteo in Merulana)
  • Titulus Nicomedis (S.S. Marcellino e Pietro)
  • Titulus Pammachi (S.S. Giovanni e Paolo)
  • Titulus Praxedis (S. Prassede)
  • Titulus Priscae (S. Prisca)
  • Titulus Pudentis (S. Pudenziana)
  • Titulus Sabinae (S. Sabina)
  • Titulus Trigridae (S. Balbina)
  • Titulus Vestinae (S. Vitale)
  • Titulus Vizantis (forse assimilato a quello al Pammachi)

Bibliografia

  • – B. M. Apollonj Ghetti, Problemi relativi alle origini dell’architettura paleocristiana, in La diocesi di Roma – La I regione ecclesiastica, a cura di Margherita Trinci Cecchelli, Spoleto, 1976
  • – H. Brandenburg, Le prime chiese di Roma IV – VII secolo, 2004
  • – F. Guidobaldi, L’inserimento delle chiese titolari di Roma nel tessuto urbano preesistente: osservazioni ed implicazioni, in Quaeritur Inventus Colitur – Miscellanea in onore di Padre Umberto Maria Fasola, Città del Vaticano, 1989
  • – Saxer – Heid, voce titulo, in Nuovo Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, a cura di Angelo Di Berardino, 2010

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