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Tivoli, Villa Adriana: introduzione ai monumenti

Monumenti di Villa Adriana

I lavori di costruzione della dimora imperiale, oggi nota come Villa Adriana, cominciano dalla villa repubblicana preesistente, di proprietà di Vibia Sabina, moglie di Adriano, attorno alla quale si sviluppa un insieme di edifici, in grado, già da solo, di assolvere alle necessità di una residenza suburbana. In questa zona, che si colloca a nord-est, vengono mantenuti e in qualche caso ampliati gli antichi terrazzamenti della villa precedente. La porzione sulla platea più alta viene ristrutturata, avendo cura di mantenere soprattutto i “luoghi dell’acqua”.

Struttura e monumenti di Villa Adriana

Il ”Peristilio di Palazzo”, si colloca all’interno di una struttura esistente sul giardino superiore che si apre su una due terrazze della precedente struttura. Sull’altra il si trova “Cortile delle Biblioteche” davanti ai due nuovi edifici denominati “Biblioteca Greca” e “Biblioteca Latina”.

Una serie continua di costruzioni con diverse funzioni cinge l’antico impianto. Alcune strutture sono di rappresentanza, come la “Piazza d’Oro”, la “Sala dei Pilastri Dorici”, il “Triclinio di Palazzo”. Altre sono funzionali come gli Hospitalia, la “Caserma dei Vigili”, (zone destinate agli alloggi) (1) e le “Terme con Heliocaminus”, che appartengono al gruppo degli edifici con i vani riscaldati. Altre parti, come il “Padiglione di Tempe”, sembrano avere connotazioni più residenziali. Nei terrazzamenti settentrionali si trovano inoltre un tempio dorico, dedicato a Venere Cnidia, il “Teatro Greco” e la “Palestra”.

Appoggiato al lato occidentale dell’agglomerato centrale (2), si trova uno degli edifici simbolo di Villa Adriana, il “Teatro Marittimo”, o “Isola”: un isolotto circolare di 25 metri di diametro, che deve la sua denominazione alla forma e alla decorazione a motivi marini. La struttura presenta un porticato ionico e un canale, forse adibito alla natatio, che ne seguono il profilo e include, ingegnosamente adattati all’ambiente circolare, tre piccoli appartamenti, con cortile ad esedra, dotati di ogni comodità, che si affacciano su un peristilio con colonnato ricurvo. Come riportano Mac Donald e Pinto:

”Potremmo pensare al recinto dall’”Isola” come una sorta di moneta che reca al centro l’immagine di Adriano un uomo sensibile, in sostituzione di quella che vuole Adriano l’autocrate onnipotente e indiscusso delle monete ufficiali. (…) “Dietro il rapporto tra dimensione e funzione si cela un principio fondamentale per tutta la villa, quello di mettere a disposizione una grande varietà di luoghi diversi da visitare. (…) Il recinto dell’”Isola” era una tappa della passeggiata mista di piacere intellettuale ed estetico che offriva una monumentale villa di lusso.” (3)

Dal nucleo residenziale si protende lungo un asse est/ovest una lunga struttura, un unico grande muro, spina centrale del doppio colonnato, che anticamente costituiva il lato nord della Porticus Pecile (4). Quello che resta di questo quadriportico gigantesco circonda una piscina rettangolare, dai lati corti leggermente ricurvi, e poggia su una grande terrazza artificiale, sostenuta da una sostruzione cava alta più di quindici metri che accoglie le “Cento Camerelle”. Questo padiglione è costituito da una serie di vani, serviti da un’apposita via carrabile esterna, disposti anche su quattro piani, comunicanti fra loro attraverso balconate esterne, che dovevano servire da alloggio alla guardia imperiale, al personale amministrativo e alla servitù.

Nel 2002 sulla strada carrabile antistante il sistema di piccole stanze per i dipendenti, sono stati ritrovati i resti di un edificio, identificato con l’Antinoeion (5), la tomba-tempio in stile egittizzante del favorito di Adriano, Antinoo. La struttura si compone di un’area rettangolare, contenente due templi gemelli, che si fronteggiano. L’accesso avviene dal lato lungo del recinto sacro, che dà direttamente sulla strada, mentre sull’altro lato si trova un’ampia esedra semianulare porticata.

Ritornando in quota accanto al “Pecile”, si trova la struttura denominata “Sala con Tre Esedre”, una struttura rettangolare, forse un triclinio (forse la sala del trono) con piccole aree semicircolari, circondate da un portico ricurvo, su tre lati e sulla parete settentrionale una fontana monumentale. A questa, sul lato opposto corrisponde una piccola nicchia tra due aperture, che lasciano intravedere le fontane del giardino interno (in totale le fontane dovevano essere almeno cinque).

Sul lato orientale si trova l’area dello “Stadio”. Si tratta di un insieme di tre corpi distinti: un giardino ricco di acque e statue con un padiglione centrale a nord, una corte con due portici coperti a terrazza che univano la costruzioni allineate a est e ad ovest, ed infine a sud un grande Ninfeo. L’insieme sembra realizzato scavando il fronte di tufo della collina, che costituiva il limite del primo nucleo funzionale. Il grande Ninfeo aveva il lato terminale curvo e sagomato a cavea.

A est di questa zona, a chiudere il primo nucleo residenziale si trova il “Criptoportico con Peschiera”, una grande vasca, rialzata da un portico nascosto e coperta da un colonnato superiore.

Sull’altro asse compositivo della villa si allinea una serie di edifici-archetipo dell’architettura classica: la Piccole Terme e le Grandi Terme, il Vestibolo e il Serapeo.

Le “Piccole Terme”, a sud-ovest del Ninfeo dello “Stadio”, si sviluppano attorno all’ottagono della sala centrale, a lati rettilinei e convessi, coperto da una volta a vela caratterizzata da una particolare plasticità. L’originalità di questo complesso è data dall’utilizzo di soluzioni architettoniche totalmente nuove per l’epoca, come i tagli obliqui di alcuni percorsi, l’uso della parete avvolgente, la differente quotatura dei vani per illuminare gli ambienti, e al contempo convogliare le acque piovane.

A ovest il “Vestibolo”, un edificio che copre l’uscita in superficie dei passaggi sotterranei provenienti dalle “Cento Camerelle”.

Più a sud, le “Grandi Terme”, di tutti gli impianti previsti: un frigidarium coperto da una crociera impostata su mensoloni di travertino e due grandi archi che si innestano alle estremità; due grandi vasche una circolare e una rettangolare, a cui si accede attraverso diaframmi colonnati; un tepidarium e una palestra. Alle spalle delle terme, nelle sostruzioni, si colloca un grande complesso di tre piani, la “Caserma dei Pretoriani”.

Su un asse divergente rispetto a questo si colloca un altro edifico simbolo della Villa il “Serapeo” e il suo “Euripo”, il maestoso triclinio/ninfeo e l’ampio bacino d’acqua antistante. Questa struttura, che ha le fattezze di un tempio, di un triclinio e di un ninfeo, è dominata dalla presenza di un’imponente volta a spicchi sferici e veloidici (6) che copre il nucleo centrale di tutto l’edifico: l’ampia area triclinare con il suo stibadio a forma lunare.

In una grande zona attualmente ad olivi, si trova l’”Accademia”, forse la parte estiva della residenza imperiale, la zona abitata da Vibia Sabina; il Tempio circolare di Apollo; l’Odeon. In fondo alla spianata verso nord-ovest, su di una terrazzamento panoramico verso Roma si trova Roccabruna, un edificio costituito da un cubo di base coronato da un possente cilindro, per la sua forma identificato con una torre belvedere, o come l’osservatorio astronomico dell’imperatore.

Infine gli “Inferi” costituiscono il confine meridionale del complesso, una grande galleria scavata nel tufo, voltata a botte, con una serie di lucernari rotondi.

Visita ai monumenti di Villa Adriana

Note

  • 1 Fulvio Cairoli Giuliani attribuisce alla “Caserma dei Vigili” la funzione di magazzino.
  • 2 Il teatro marittimo, con la sua struttura circolare, viene considerato da alcuni, come il Giuliani, una sorta di cerniera tra i percorsi vecchi e nuovi, per riarmonizzare le parti dissonanti.
  • 3 MacDonald W. L., Pinto J. A., La costruzione e il mito da Adriano a Louis Khan, Electa, Milano 1997, pp. 104-105.
  • 4 Il fatto che questo quadriportico sia “staccato” dal nucleo residenziale e permetta alla villa di svilupparsi secondo un altro asse trova supporti anche in S. Di Tondo, La forma di Villa Adriana nel territorio Tiburtino, Tesi di dottorato di ricerca, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura, Rilievo e Rappresentazione dell’architettura e dell’ambiente. Sezione architettura e disegno, Firenze, Dicembre 2007. Qui l’autore dimostra accuratamente come proprio sull’ingresso della Porticus Pecile, si venga a trovare un punto noto della maglia orientata secundum caelum, che nel suo studio è alla base della centuriazione dell’agro tiburtino e dello sviluppo del secondo ramo degli edifici di Villa Adriana.
  • 5 Z. Mari, Culti orientali. Tra scavo e collezionismo, a cura di Beatrice Palma Venetucci, Università degli Studi di Tor Vergata-Istituto Italiano di Studi Germanici, Artemide, Roma 2008.
  • 6 S. Nicoli, S. Pini “Strumenti per la rilettura del manufatto architettonico: il Serapeo , un triclino scenografico a Villa Adriana”, Università degli Studi di Firenze.

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