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Tivoli, Villa Adriana: storia

Villa Adriana

Storia di Villa Adriana

Realizzata dall’architetto Apollodoro di Damasco per l’imperatore Adriano a partire dal 117 a.C come residenza imperiale lontana da Roma, Villa Adriana è la più importante e complessa villa a noi rimasta dell’antichità romana. Occupa, con un’estensione di 120 ettari (quasi quanto Pompei), un’ ampia valle alle pendici dei Monti Tiburtini,a sud-ovest di Tivoli.

Villa Adriana conobbe un periodo glorioso fino alla tarda antichità ma, dopo esser stata saccheggiata dal re degli Ostrogoti (Totila), divenne “Tivoli Vecchio” ossia fu ridotta a cava di mattoni e di marmo per Tivoli, importante sede vescovile. Alla fine del Quattrocento, lo storico Biondo Flavio la identificò nuovamente come la Villa dell’Imperatore Adriano di cui parlava l’Historia Augusta, e nello stesso periodo Papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all’Odeon, durante i quali vennero scoperte le statue di Muse sedute attualmente esposte al Museo del Prado di Madrid. La sua fama fu consacrata da Papa Pio II Piccolomini, che la visitò e descrisse nei suoi Commentarii.

A partire dal Cinquecento, Villa Adriana divenne oggetto di innumerevoli scavi volti alla scoperta di tesori (sopratutto statue e mosaici), preda ambita dai collezionisti di antichità inizialmente Papi e Cardinali, ed in seguito nobili romani ed europei, soprattutto inglesi

Villa Adriana

I primi scavi su vasta scala risalgono a metà del Cinquecento, e furono patrocinati dall’allora Governatore di Tivoli Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia. Egli si avvalse dell’opera dell’architetto e antiquario Pirro Ligorio, il quale progettò e realizzò per lui la splendida Villa d’Este, trasformando l’antico Palazzo Vescovile in un luogo di delizie rinascimentale, con la spesa di oltre un milione di scudi d’oro. Pirro Ligorio scavò in vari punti di Villa Adriana alla ricerca di statue e marmi con cui decorare Villa d’Este, ed ha lasciato tre preziosi Codici nei quali descrive le sue scoperte, inframmezzandole con leggende e ‘quadri di vita‘ degli antichi romani.

I Codici ligoriani divennero una delle letture più ricercate dei grandi Mecenati del Rinascimento, e contribuirono a diffondere la fama della Villa a e le leggende sui suoi tesori inestimabili. Gli scavi si moltiplicarono. Nel Seicento a Villa Adriana operarono tanti piccoli scavatori privati, e fu particolarmente attiva la famiglia Bulgarini, ancora oggi proprietaria dell’Accademia nella parte alta della Villa. Il Cardinal Bulgarini scoprì nell’Accademia i Candelabri Barberini, oggi conservati nei Musei Vaticani. Nel Settecento Simplicio Bulgarini concesse il permesso di scavare al Cardinal Alessandro Furietti, che rinvenne nel Padiglione dell’Accademia le celebri statue dei Centauri di Aristeas e Papias e del Fauno Rosso oggi conservate nel Museo Capitolino.

Nel corso del Settecento, Villa Adriana divenne di proprietà del conte Fede, che fece piantare i bei cipressi (visibili ancora oggi) e scavò alla ricerca di nuove statue per la sua collezione, purtoppo andata persa. La Villa divenne in quel periodo tappa fondamentale del Grand Tour dei nobili inglesi, disposti a tutto pur di esibire nelle loro dimore statue o vasi provenienti dalla Villa, come preziosi trofei di viaggio. Particolarmente attivo fu Gavin Hamilton, antiquario inglese e mercante d’arte, assieme al tivolese Domenico De Angelis: il loro scavo al Pantanello rinvenne un’enorme quantità di sculture. Solo a fine Ottocento Villa Adriana fu in parte acquistata dal Regno d’Italia, che iniziò i primi lavori di restauro.

Approfondire Villa Adriana

Introduzione

Monumenti di Villa Adriana

2 Commenti su Tivoli, Villa Adriana: storia

  1. Più che un commento vorrei porre una domanda: per quanto posso aver capito da semplice appassionato di archeologia romana non mi sembra di aver mai letto che fosse stato Apollodoro di Damasco l’architetto di villa Adriana, come da voi citato .

    I rapporti tra l’imperatore e l’architetto non erano dei migliori: Apollodoro, secondo Dione Cassio, fu prima esiliato e poi fatto definitivamente eliminare da Adriano per le critiche in merito ai progetti del tempio di Venere e Roma, progetti di mano dello stesso imperatore. A me sembra quindi poco credibile che ci fosse lo “zampino” del siriano…

    Potreste per cortesia fornirmi le indicazioni per per cortesia dove potrei consultare qualche fonte al riguardo?

    Vi ringrazio in anticipo

  2. La villa Adriana “Elia Tiburtina” non può essere paragonata a nessuna delle residenze degli imperatori romani, poiché non si tratta di una semplice “villa romana ”, ma è l’esempio originale architettonico ed urbanistico più completo e meglio conservato del mondo romano. E’ una vera città ! Come una vera “città”, è composta da un insieme di edifici pubblici e privati, di palazzi, di teatri, di terme piccole e grandi, fontane, vasche, piscine, passaggi e strade pedonali e carrabili, fuori terra e sotterranei, collocati in modo funzionale, formando un complesso tra i più innovatori dell’architettura romana.
    L’area della “città ideale” occupa oltre 240 ettari, si estende da nord a sud, lungo una collina ascendente verso sud, per una lunghezza di oltre tre chilometri ed una larghezza di circa 800 metri, affiancata da due fiumi, ormai chiamati: “fossi”.
    È ancora circondata da un paesaggio mozzafiato : ad est i monti Tiburtini e ad ovest Roma ed il mare.
    Questa “città ideale” fu , nei vari secoli, saccheggiata e spogliata da “orde di predatori ”di vari “livelli e culture”, Costantino compreso.
    Questa residenza imperiale era il simbolo di un potere che diveniva progressivamente assoluto e che si allontanava dalla capitale. Per questa ragione è stata paragonata anche alla Versailles di Luigi XlV.
    Dato l’interesse rilevante della “villa Adriana” per la cultura italiana e mondiale ed allo scopo di migliorare la fruizione dei beni culturali ed aiutare a salvaguardare meglio sia i beni archeologici che il panorama e il paesaggio naturale, sarebbe auspicabile ed urgente, almeno, la pubblicazione e la divulgazione di una cartografica completa ed aggiornata . Tale documentazione contribuirebbe ad evitare il protrarsi di inesattezze o interpretazioni spesso troppo fantasiose, facilitando, semmai, la trasparenza a favore della salvaguardia dei beni tutelati e tutelabili, aiutando ad impedire abusi di un edilizia incontrollabile e spesso contro legge.

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