Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Tivoli, Villa Adriana

Villa Adriana

Villa Adriana

Villa Adriana si presenta come una serie di padiglioni disposti nella natura secondo un ordine apparentemente casuale (in relatà accuratamente studiato, adattando i vari assi ai dislivelli del terreno e ai punti di vista).

I lavori, che si svolsero in due fasi (118-125 / 125-133), si limitarono inizialmente alla ristrutturazione della vecchia villa rebubblicana, con l’aggiunta di Terme, di un Ginnasio (il portico nord del Pecile con la biblioteca, la cosiddetta Sala dei Sette Sapienti), della sala per i banchetti ufficiali (edificio a tre esedre) e delle terme per il personale (Grandi Terme). Tutto il resto appartiene alla seconda fase, quando la Villa acquista la sua definitiva dimensione monumentale. L’ingresso principale doveva trovarsi verso nord, su un diverticolo proveniente dalla via Tiburtina. Qui c’è una sala rettangolare con due colonne in antis, preceduta da un portico.

Un lungo muro obliquo, che si dirige da qui verso ovest, sbarrava l’accesso al Palazzo. Al gruppo di pretoriani destinati a proteggere l’ingresso appartengono i retrostanti dormitori, gli Ospitali. Si tratta di due gruppi di cinque stanze ciascuno, contrapposti ai lati di un corridoio, identificabili come cubicoli a tre alcove. Verso sud ci sono le latrine e un grande ambiente centrale, forse un santuario del culto imperiale. Si passa successivamente, verso ovest, al Cortile delle Biblioteche, la zona più antica del palazzo, un peristilio con portico sui quattro lati e con un ninfeo al centro del lato settentrionale. Attraverso due passaggi ai lati del ninfeo si possono raggiungere le due “Biblioteche”: due triclini estivi il cui orientamento è del tutto diverso da quello dei vicini edifici. I due edifici sono collegati da un portico trapezoidale.

Quello più ad est (il più piccolo e il più antico: la “Biblioteca latina”) è costituito da due sale in linea, precedute ad est da un vestibolo a facciata curva, con due colonne. La prima sala è quadrata, con alcove su tre lati, coperta da una volta a crociera. Due passaggi ai lati dell’alcova danno acesso alla sala più interna, absidata e con volta a botte. La “Biblioteca greca” di poco più recente e più grande, è costruita sullo stesso schema. La prima sala ha quattro alcove, e due ingressi che si aprono a lato di quella settentrionale, la sala più interna ha tra alcove, ed entrambe sono coperte da vole a crociera. Il lato sud del cortile delle Biblioteche è chiuso dal Podio della Villa Repubblicana.

Da qui si accede a un’ampia sala rettangolare, la Sala dei Pilastri Dorici (12 sui lati lunghi, 8 sui corti). Da questo ambiente si accedeva, tramite una sala rettangolare con due colonne tra le ante, fiancheggiata da due corridoi su ogni lato, alla sala principale, la Sala del Trono, con abside sulla parete occidentale, portici sugli altri due. Alle spalle dell’aula, ma all’esterno del palazzo, vi è un piccolo edificio, la Caserma dei Vigili, una costruzione utilitaria, che contrasta con i lussuosi ambienti vicini. Essa è orientata in modo diverso e presenta due gruppi di tre ambienti ciascuno, coperti con volta a crociera, che si aprono su un cortile rettangolare, pavimentato a mattoni.

A sud l’edificio è occupato per tutta la larghezza da un’unica sala, divisa in tre sezioni, ognuna coperta da volta a crociera. Si giungeva alla Piazzad’Oro seguendo un lungo portico chiuso da un muro sul lato occcidentale e aperto sul lato opposto, coperto a terrazza. Si accedeva alla piazza tramite un Vestibolo a pianta ottagonale, in cui si aprono nicchie alternativamente a pianta rettangolare e semicircolare. La copertura è una cupola a spicchi, sostenuta da archi poggianti su mensole, al di sotto delle quali erano sottili colonnine, impostate su plinti in muratura. La cupola era conclusa in alto da un’apertura circolare. Il pavimento era in origine in vari marmi, disposti secondo uno schema ad esagoni. Il grande peristilio della Piazza d’Oro è circondato da un porico a due navate, esternamente al quale sui lati occidentale ed orientale, sono due corridoi (criptoportici) con serie di volte a crociera.

L’area centrale scoperta era occupata, al centro, da una lunga vasca assiale, ai lati della quale erano dei giardini, delimitati da muretti. Il complesso di costruzioni a sud è uno dei più straordinari della villa. Il nucleo centrale è costituito da un ottagono a lati sinuosi, alternatamente concavi e convessi, ognuno dei quali è sostenuto da due colonne. Sul lato di fondo è un grande ninfeo semicircolare, con nicchie semicircolari e rettangolari alternate, ognuna delle quali è occupata da una fontana. I lati convessi danno su piccoli ninfei absidati, mentre quelli concavi laterali permettono di accedere a cortili con due lati convessi e due rettilinei, nei quali si aprono tre stanze con volta a botte. Tornando al cortile delle Biblioteche, tramite una scaletta si può accedere al Teatro Marittimo, che è a un livello più basso. Si tratta di una costruzione totalmente autonoma, isolata tutt’intorno da un alto muro cirolare, che serve da parete di fondo a un portico anulare, coperto con volta a botte, poggiante sul lato opposto su un colonnato marmoreo.

Villa Adriana

Un canale, anch’esso anulare, separa il portico da un isoletta centrale circolare, sulla quale è costruita una vera e propria villa in miniatura, alla quale si accedeva tramite due piccoli ponti di legno, che potevano essre ritirati verso l’isola. Si entrava nella villa in miniatura tramite un ingresso a emiciclo con corridoi laterali concentrici, che dava accesso a un piccolo peristilio a lati concavi, con fontana centrale. L’ultimo gruppo di ambienti, sull’asse, è una sorta di tablino con stanze annesse. A destra c’è una piccola terma con apodyterium, frigidarium, caldarium, latrina; a sinistra c’è una biblioteca.

Intorno al Teatro Marittimo si articola un gruppo di edifici nel quale si riconosce un complesso omogeneo, identificabile con uno dei “ginnasi”. La Sala dei Filosofi è un’aula rettangolare, con abside a nord, identificata con una biblioteca, come si può dedurre anche dalle sette nicchie che si aprono nell’abside, destinate agli armadi per i libri. A sud della Sala dei Filosofi c’è un complesso termale (le “terme con Eliocamino”). La parte settentrionale comprende un caldarium con vasca semicircolare, un frigidarium e una natatio con portico.

Verso l’angolo meridionale c’è l’ambiente più bello: una sala circolare, coperta da una cupola originariamente cassettonata, e occupata interamente da una grande vasca circolare, alla quale si accendeva scendendo tre gradini. La mancanza di installazioni idrauliche, unita alla presenza di cinque grandi finestre, che occupano la metà sud-ovest (esposta al sole) hanno suggerito l’identificazione dell’ambiente con un heliocaminus (sala riscaldata dal sole). Alla parete occidentale della Sala dei Filosofi è addossato il portico (doppio) del Pecile.

Questo, appartenente alla prima fase adrianea, inizialmente era isolato, solo nella seconda fase fu costruito l’enorme piazzale, con al centro una piscina. L’orientamento est-ovest permetteva di sfruttare il portico sia come passeggiata estiva (la parte settentrionale), sia come passeggiata invernale (la parte meridionale). Tutta la parte occidentale della piazza del Pecile poggia su una sostruzione costituita da una serie di stanze rettangolari dalle dimensioni identiche, le Cento Camerelle, non comunicanti, alle quali si accedeva tramite ballatoi di legno, e che erano le abitazioni dei numerosi schiavi impegnati nel servizio della Villa, disposte in modo da renderne inavvertibile la presenza.

Sul lato meridionale del Pecile si raggiunge un edificio con tre esedre, una sala da pranzo (cenatio) per banchetti ufficiali, rivolta a nord, come tutte le altre cenationes della Villa, il che fa pensare che il complesso fosse utilizzato soprattutto nella stagione calda. Verso est troviamo altri edifici, tutti orientati come il Pecile. Scavi recenti nello Stadio hanno dimostrato che si tratta in realtà di un grande ninfeo, che costituisce il collegamento tra la cenatio e un gruppo di ambienti culminanti in un grande cortile porticato, con criptoiprtico e piscina.

Il gruppo di edifici che prosegue verso sud ha un orientamento diverso, condizionato dalle linee naturali di una valletta. Esso comprende due edifici termali, i cosiddetti Pretorio e Vestibolo, e il Canopo. Il primo edificio che si incontra procedendo verso sud sono le Piccole Terme. Il cuore dell’edificio è cosituito da una sala ottagonale con pareti alternativamente convesse, sulle quali poggia la cupola. Da qui si raggiungono gli ambienti principali: lungo il lato ovest il Calidario circolare coperto da una cupola, e tramite questo una piscina con i lati minori curvi, e il Tiepidario. A sud c’è il Frigidario con due grandi piscine absidate, separate dalla natatio e da due corridoi. Queste terme costituiscono un unico complesso con le Grandi Terme, situate più a sud.

Villa Adriana

Queste hanno una pianta più classica, con prevalenza di ambienti quadrangolari. Le sale riscaldate occupano il lato ovest, al quale si appoggia il lungo corridoio esterno dei forni. Una grande sala circolare aveva la funzione di sudatio, dal momento che non presenta un impianto idraulico. Accanto a questa, verso sud, si trovano il tepidarium, il calidarium, e una sala con tre piscine. Al centro del complesso c’è una grande sala rettangolare (frigidarium) dotata di due piscine (semicircolare a nord e rettangolare ad est). A sud del frigidarium c’è una grande sala quadrata coperta con volta a crociera, decorata con bellissimi stucchi.

A sud la valle fu rinforzata con un muro a contrafforti sul lato orientale e con una sostruzione preceduta da due piani di tabernae sul lato occidentale. Il centro della valle è occupato da un lungo canale, il Canopo, con il lato breve settentrionale curvo, sottolineato da un colonnato. Lungo i due lati del bacino corrono due altri colonnati, semplice quello occidentale, doppio quello orientale. A sud del canale è una piscina rettangolare, affiancata da due gruppi di stanze. La valle è chiusa verso il fondo da un grande ninfeo (il Serapeo) a esedra semicircolare, prolungato da un lungo e alto corridoio coperto a botte, e concluso da un’abside.

Villa Adriana

Approfondimenti su Villa Adriana

Storia di Villa Adriana

Introduzione ai monumenti di Villa Adriana

Monumenti di Villa Adriana

Mappa di Villa Adriana

1 Commento su Tivoli, Villa Adriana

  1. dedalo agosto 2005
    Questa residenza imperiale era il simbolo di un potere che diveniva progressivamente assoluto e che si allontanava dalla capitale. Per questa ragione è stata paragonata anche alla Versailles di Luigi XlV.

    La “città ideale” dell’imperatore Adriano tuttora chiamata Villa Adriana
    di Eugenio Luxardo (*)

    L a “villa Adriana” è stata concepita come una “città”, pianificata a questo scopo dall’imperatore Adriano (76 d.C. – 138 d.C.), sull’area ove sorgeva una villa di epoca tardo repubblicana, di proprietà della moglie, Vibia Sabina, pronipote dell’ Imperatore Traiano, sposata nel 100 d.C.
    Il territorio circostante era allora cosparso di ville di senatori romano-iberici, territorio ricco di acquedotti e acque termali. L’imperatore Adriano, successore di Traiano, di origine
    romano-iberica come Traiano, ambedue discendenti da senatori e veterani di Scipione l’Africano rimasti ad Italica in Baetica, era amante dell’Oriente, con profonda cultura greca, generale, filosofo, poeta e grande viaggiatore, conoscitore dei valori della tradizione romana e di quelli delle culture delle province romane il cui impero era al massimo dell’ espansione. La villa Adriana “Elia Tiburtina” non può essere paragonata a nessuna delle altre residenze degli imperatori romani, poiché non si tratta di una “villa” nello stretto senso del termine essendo l’esempio originale architettonico e urbanistico più completo e meglio conservato del mondo romano. Inserita in un ambiente naturale incomparabile, illustra il periodo più significativo della storia romana con un importanza storica incommensurabile. Conserva gli esempi di natura multietnica ed universale più completi del mondo romano, della cultura, della civiltà romana e del genio dei romani. Questa residenza imperiale era il simbolo di un potere che diveniva progressivamente assoluto e che si allontanava dalla capitale, per questa ragione è stata anche paragonata alla Versailles di Luigi XIV. La villa Adriana ha esercitato un influenza considerevole sull’ architettura ed urbanistica del Rinascimento e sull’ architettura moderna. Come una vera “città”, è composta da un insieme di edifici pubblici e privati, di palazzi, di padiglioni, di teatri, di tenne piccole e grandi, sparse ovunque, di sentieri pedonali e carrabili, passaggi fuori terra e sotterranei, fontane, vasche e piscine che formano un complesso tra i più innovatori dell’ architettura romana. La villa fu, nei vari secoli, saccheggiata e spogliata da orde successive di predatori e finì col cadere in abbandono . Nei secoli successivi, costruttori, produttori di calce e fornaciai la utilizzarono come cava. La “Villa Adriana” è entrata a far parte dei Monumenti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1999, per almeno tre criteri fondamentali rispettati dall’ ICOMOS (Consiglio internazionale dei Monumenti e dei Siti, organismo competente dell’UNESCO):
    • rappresenta un capolavoro del genio creativo umano;
    • rappresenta una testimonianza considerevole, in un periodo dato e in una determinata area culturale, dello sviluppo dell’ architettura e delle tecniche delle arti monumentali, urbanistiche o paesaggistiche;
    • apporta una testimonianza unica e quantomeno eccezionale, della tradizione culturale di una civiltà scomparsa ma ancora viva.
    L’area e gli edifici della città imperiale di Adriano, nel 1668, già allora residui archeologici depredati, erano stati rilevati dall’ architetto Francesco Contini, sulle descrizioni dell’architetto Pirro Ligorio (realizzatore della villa d’Este a circa 2,5 km a nord est). Nel 1720 il Piranesi e poi nel 1836 Agostino Penna ridisegnarono la planimetria del Contini rilevando i ruderi più o meno conservati.
    I tre rilievi, Contini, Piranesi, Penna, (che paiono molto simili nelle dimensioni e linee topografiche essenziali) dimostrano che la “città ideale” dell’Imperatore Adriano occupava oltre 240 ettari, esclusi i terreni di caccia di Adriano, i boschi ed il paesaggio circostante. L’area interessata dalla città imperiale Adriana si estendeva per una lunghezza di oltre tre chilometri (dal teatro greco ai colli di Santo Stefano, oltre il Grande Trapezio e l’Odeon), per una larghezza di circa 800 metri, parallela ai fiumi: Acqua Ferrata ad est e Risicoli e Ponte Terra ad ovest, ormai chiamati: “fossi”, estendendo la vista del paesaggio a est verso i monti Tiburtini e ad ovest verso Roma ed il mare.
    I tre ammirevoli rilievi storici, potevano essere rispettati, tenuti in vita, copiati, aggiornati, come base per moderni piani particolareggiati, strumenti urbanistici per salvaguardare, nei secoli successivi, i “resti archeologici” ed il loro “ambiente”. Invece gli originali dei tre rilievi sono stati accuratamente conservati ed archiviati e sino ad oggi non sempre “efficacemente” riprodotti, pubblicati e studiati. Rilievi ulteriori o copie di rilievi, negli anni successivi, sono stati effettuati spesso discordanti tra loro ed incompleti.
    Il rapporto del febbraio 1999 dell’ICOMOS (senza far riferimento a nessuna planimetria), si riferisce alla parte centrale della “villa” e non a tutta la “città ideale”. Infatti il citato rapporto dichiara: “La villa Adriana copre circa 120 ettari, di cui 80 appartengono allo Stato italiano, gli altri 40 ettari sono di proprietà privata. Ambedue le zone sono protette dalla legge del 1939. Comunque, le aree di proprietà privata sono escluse dall’area del bene proposto per l’iscrizione, anche se fanno parte della “zona tampone”. La gestione della villa Adriana è di competenza del Ministero del Patrimonio Culturale (Ministero per i Beni Culturali). La Direzione Archeologica del Lazio (Soprintendenza Archeologica del Lazio) è responsabile della gestione a livello Regionale. Il personale attuale è formato da tre archeologi (uno di essi direttore della villa), da un architetto, da tre restauratori, da tre artigiani qualificati e 43 guardiani”.
    La “città ideale di Adriano”, che si estendeva da nord a sud, lungo una collina ascendente verso sud, risulta, ora, divisa in due parti da un asse urbanistico teorico est-ovest, “con confini apparentemente casuali”. Due parti che ora sono assoggettate a vincoli urbanistici diversi. Una parte, quella settentrionale, occupata dal nucleo della “villa” è l’unica di proprietà dello Stato (80 ettari: mappale 84, interessati dal D.M. 11105/1955, il cui territorio si estende verso nord-est sino a villa d’Este). L’altra parte, occupa oltre 160 ettari, (non solo 40 ettari), interessa il resto della “città di Adriano” ed è tutta di proprietà privata, con vincoli urbanistici in realtà meno restrittivi (territorio interessato dal D.M. 08/08/1967).
    Il suddetto taglio est-ovest separa il nucleo centrale (Palazzo, Biblioteche, Pecile, Terme, Canopo) dal resto del territorio, all’ altezza dell’ Accademia, isolando la parte statale dall’ enorme territorio circostante di proprietà privata, come se non facesse parte della città imperiale che proseguiva oltre con l’Odeon, il Grande Trapezio, il Liceo, i resti dell’acquedotto romano, il Pritaneo (sui colli di Santo Stefano, la parte “più alta di tutto il colle”, come scrive il Piranesi). La volontà di Adriano, ormai imperatore, non avrebbe mai consentito divisioni, limiti e meno ancora manomissioni.
    Il rapporto dell’ICOMOS del 1999, non identifica chiaramente le aree Statali, né le aree così dette “zona tampone”. Non vengono precisati i confini né recinzioni dell’ area della “villa Adriana” e nemmeno il territorio che avrebbe occupato la “città ideale di Adriano”, né la presenza di ruderi sulle aree private o nelle vicinanze. AI citato rapporto ICOMOS che continua a chiamare: “villa” la “città ideale”, (anche se ne ritiene possibile la similitudine) non risulta allegata alcuna planimetria.
    Le carte storiche avrebbero aiutato a prevedere tempestivamente vincoli più consoni alla tutela dei beni storico-artistici e protezione delle bellezze naturali.
    Purtroppo si è giunti, solo, agli anni 1967 -70 prima di poter prevedere, sul territorio al di là del nucleo della villa, un “intelligente e possibile freno” contrastato dall’ allora vigente “necessità” di sfruttamento edilizio. Confrontando e sovrapponendo le varie aerofotogrammetrie: quella del 1986 (pubblicata dal Comune di Tivoli, in internet: http://www.conune.tivoli.rm.it). l’ultima del 1996dell’I.G.M. (Istituto Geografico militare) e le precedenti degli anni 1950, è possibile evidenziare, meglio, l’esatta ubicazione dei vari edifici privati sparsi disordinatamente su tutto il territorio, cioè lo “stato attuale” almeno a tutto il 1996. Purtroppo, ci accorgiamo che sulle aree che facevano parte della città Adriana di Tivoli, si è verificata una esplosione edilizia soprattutto negli anni 60.
    Risulta la presenza di una miriade di costruzioni private, piscine, strade, baracche, (guarda caso, negli stessi punti ove, nella aerofotogrammetria degli anni 50, erano indicati “ruderi”). I “ruderi”, chiaramente identificabili, nelle prime aerofotogrammetrie sono scomparsi dalle ultime aerofotogrammetri e nel giro di pochi anni.
    Nuovi voli e nuove aerofotogrammetrie aiuterebbero a leggere un eventuale ulteriore sviluppo edilizio.
    È in programma la realizzazione di una nuova aerofotogrammetria, che non potrà essere pronta prima della fine del 2006. Nel frattempo sulle aree private potrebbe continuare l’edificazione, anche se realizzata “intelligentemente”.
    Le norme tecniche integrate al decreto di approvazione del P.R.G. del Comune di Tivoli (delibera regionale n. 956 del 6/7/1973: B.D. n. 23 del 10/9/73) interessano zone che comprendono “aree destinate alla creazione di spazi pubblici mantenuti a verde, spazi pubblici da attrezzare a parco o ad attrezzature per attività ricreative o sportive e aree destinate a verde e restare di proprietà privata”. Nelle sottozone destinate a verde pubblico attrezzato o sportivo è prescritta in genere la inedificabilità. “Potrà, tuttavia essere consentita l’attuazione di modesti edifici per particolari attività che abbiano carattere di pubblico interesse (Biblioteche, musei, chioschi o luoghi di ristoro ecc.)”. Sono previste zone “destinate alla costituzione del futuro grande parco del nuovo complesso termale di Bagni e quelle per l’ampliamento del parco archeologico di Villa Adriana. Tali aree nel caso di mancata realizzazione dei relativi parchi saranno regolate” da norme precise.
    A questo punto è bene richiamare il citato rapporto del settembre 1999 dell’ICOMOS, che riferiva tra l’altro:
    “La missione di esperti dell’ICOMOS ha avuto l’impressione che ci fossero pochi, se non nessun contatto, tra l’Ente Statale responsabile della gestione della villa (la Soprintendenza) e le Autorità Municipali di Tivoli. Sarebbe auspicabile che legami più solidi si instaurassero quando il nuovo centro d’accesso e d’ accoglienza sarà operativo e che l’attuale situazione ad interim del governo locale venga a cessare. L’ICOMOS ritiene, comunque, che sia necessario un piano globale di gestione, che integri e coordini i vari piani esistenti di conservazione e i numerosi progetti di restauro e di ripristino” .
    Ormai era troppo tardi! Il coordinamento auspicato parrebbe, attualmente, rientrare nella “solita pacifica convivenza”, con rilevante rispetto delle competenze e dei luoghi “delimitati”. Il risultato è che i saccheggi che sono stati effettuati nei secoli ed i trasferimenti di “valori archeologici”, hanno distrutto ed impoverito la “villa/città ideale” di Adriano, che comunque rimane, fortunatamente, inserita in un parco stupendo con i suoi valori archeologici perfettamente conservati e protetti dalla nostra Soprintendenza, entro, i relativamente pochi, 80 ettari. Agli architetti ed agli archeologi ufficialmente incaricati, unitamente ai loro collaboratori viene demandato il compito di redigere i progetti e dirigere i lavori, predisporre gli atti contabili, dar luogo ad ogni iniziativa che riguardi la tutela dei valori storici ed artistici legati ai luoghi.
    Le pianificazioni territoriali a tutti i livelli e relative responsabilità rischiano spesso di incepparsi non certo solo per mancanza di adeguata competenza, ma, soprattutto, per mancanza di “coordinamento” tra gli Enti responsabili, addetti e competenti (Legislatore, Soprintendenza, Regione, Comune).
    Diversità di presupposti distinti impongono che la domanda di permesso di intervento sul territorio sia conforme allo strumento urbanistico vigente che spesso è o inefficace o contrasta con quello adottato ed i vincoli che dovrebbero essere imposti e non sempre si riesce tempestivamente ad imporre.
    Se questi vincoli non vengono legalmente indicati ed imposti in modo adeguato e si è impossibilitati a controllarne l’efficacia, non sempre si riesce a bloccare un espansione edilizia continua strisciante e pericolosa. Nell’istituto della salvaguardia urbanistica e sospensione delle determinazioni sull’istanza di permesso, intervengono due interessi: quello privato teso all’edificazione senza ritardi e quello pubblico teso a far rispettare i vincoli che devono essere “identificati e riconosciuti” e che richiede spesso troppo tempo. Ove non salvaguardato e non applicato legalmente e tempestivamente, qualsiasi vincolo può risultare inattuabile e soggetto a ricorsi o condoni a scapito dell’ “interesse sociale”.
    L’assetto territoriale, la tutela dell’ ambiente rischiano, perciò, comunque di essere gravemente compromessi. Interpellare tempestivamente la Soprintendenza porta, in troppi, il timore di complicazioni burocratiche e ritardi antieconomici. Il recupero o identificazione di eventuali resti di cose “riconosciute di interesse particolarmente importante” appare veramente utopico, su tutto il territorio interessato, anche dopo il confronto e prova tangibile, delle aerofotogrammetrie.
    Come potrebbe essere efficacemente “monitorizzato” lo stato attuale, per la “verifica” dell’interesse storicoartistico? È legittimo sospettare che potrebbero essere ancora “sotto terra”
    alcuni “resti” o “ruderi importantissimi”, più o meno nascosti, tenendo conto che per tanti secoli il territorio è rimasto diviso tra vari agricoltori non molto interessati ad antichità o cultura? Piranesi dice al punto 6.5.20: “su questo terreno ridotto a campo, sovente l’aratro scopre i suoi pavimenti fatti a mosaico”.
    Rimane, ancora, la speranza di avviare tempestivamente, in salvaguardia urbanistica, un adeguato piano particolareggiato con relative norme aggiornate da approvare con estrema sollecitudine, in accordo con ogni privato possessore, per arrestare un ulteriore pericoloso sviluppo edilizio o di lottizzazioni, che potrebbe essere incontrollato ed illegale?
    Gli articoli, n. 18 della n. 1089 del 1939 e n. 7 della n. 1497 del 1939, spesso e volentieri richiamati dalle norme degli strumenti urbanistici, possono ancora essere applicati per la città Elia Tiburtina, anche alla luce del nuovo “Codice Urbani”? Quali difficoltà, nel caso specifico, si incontrerebbero per aggiornare e redigere “elenchi oggetto di notificata dichiarazione” per la “verifica” dell’interesse storico-artistico?
    Se siamo in tempo, dovremmo, almeno, tentare di evitare il ripetersi di situazioni incontrollabili.
    Dato l’interesse rilevante della “villa Adriana” per la cultura italiana e mondiale ed allo scopo di migliorare la fruizione dei beni culturali ed aiutare a salvaguardare meglio sia i beni archeologici che il panorama e il paesaggio naturale, sarebbe auspicabile ed urgente, almeno, la pubblicazione e la divulgazione di una cartografica completa ed aggiornata, compresa la carta Archeologica e Monumentale allegata al P.R.G. di Tivoli. Tale documentazione contribuirebbe ad evitare il protrarsi di inesattezze o interpretazioni spesso troppo fantasiose, facilitando, semmai, la trasparenza a favore della salvaguardia dei beni tutelati e tutelabili, aiutando ad impedire abusi di un edilizia incontrollabile e spesso contro legge.

    (*) architetto

    dedalo 7/8’05

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*