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Traiano: politica espansionistica e conquiste

Traiano

Marco Ulpio Traiano (1) nacque probabilmente nel 53 d.C. a Italica, cittadina della Spagna Betica, vicina all’odierna Siviglia. Proveniva da una antica famiglia della nobiltà provinciale, gli Ulpi, entrata in età flavia a far parte dell’élite dirigente dell’impero. Suo padre Marco Ulpio Traiano fu presumibilmente il primo della famiglia a diventare senatore ricoprendo, in seguito, anche la carica di console e di governatore delle province di Asia e Siria. Niente si conosce, invece, della famiglia di Marcia, madre dell’imperatore, anch’essa di origine spagnola.

Traiano imperatore: l’ideologia della scelta del “migliore”

La carriera di Traiano cominciò con la carica di tribunus militum, servendo nelle legioni di stanza in Siria quando il padre era governatore della provincia. Egli percorse tutti i gradi della carriera ordinaria (quaestor, praetor, legatus), avendo così modo di conoscere le frontiere e le condizioni di vita di un ufficiale, e nel 91 divenne console. Era governatore della Germania Superiore quando nel 97 apprese di essere stato adottato dall’imperatore Nerva come suo successore, carica che assunse l’anno dopo, ancora impegnato sul fronte. La scelta ebbe probabilmente l’approvazione dei soldati, dei senatori e di altri ambienti di Roma che lo appoggiavano (2).

Traiano fu associato al potere da Nerva non sulla base di un vincolo familiare ma perché considerato “il migliore” candidato possibile alla successione, fatto questo di straordinaria importanza e innovazione nella storia romana. Inoltre Traiano, a differenza dei suoi predecessori, era di origine spagnola a dimostrazione che la provenienza da una provincia non costituiva più un fattore discriminante e che la penisola italica stava perdendo il suo ruolo centrale nella politica romana. La sua elezione al principato rappresentò, dunque, una chiara riscossa delle forze provinciali, degli eserciti e, in generale, delle forze politico-sociali favorevoli a un orientamento imperialistico e in lotta con quelle tradizionaliste filo-repubblicane.

Scelte di governo e politica espansionistica di Traiano

Nominato imperatore, fece debitamente conferire onori divini al padre adottivo e, impegnato nella sistemazione dei confini dell’impero sul Reno e sul Danubio, attese due anni per fare il suo ingresso a Roma. Fu probabilmente subito dopo l’ascesa che prese delle misure preliminari per proteggere il governo e la propria persona. In particolare diede nuovi e importanti incarichi di spionaggio al corpo dei frumentarii (incaricati di assicurare i rifornimenti di grano). Creò, inoltre, una guardia del corpo costituita da soldati a cavallo, gli equites singulares, soprattutto Germani e Pannoni, dimostrando con questa nuova istituzione di fidarsi degli ausiliari e degli stranieri tanto quanto della guardia pretoriana, composta soprattutto da Italici.

Coerentemente con le proprie origini militari, portò avanti una politica di conquista molto aggressiva che segnò, tra l’altro, la fine della fase espansiva di Roma, giunta ai limiti estremi di estensione e governabilità. Le principali guerre di Traiano furono due: quella dacica e quella armeno-partica. Da ricordare, inoltre, anche la conquista dell’Arabia nord occidentale e la soppressione della rivolta ebraica.

Conquista della Dacia

I Daci, popolazione di stirpe tracia, presenti a partire dalla metà del II sec. a.C. soprattutto nel territorio intorno ai Carpazi meridionali, nel I sec. a.C. consolidarono la loro posizione estendendosi verso le zone a nord del Danubio e della Tracia (l’attuale punta sud-orientale della Penisola balcanica). In pochi decenni contribuirono a mutare l’assetto politico della regione danubiana creando seri problemi politici ai Romani.

La situazione si inasprì sotto Domiziano (85-89 d.C.) che provvide a domare momentaneamente una serie di rivolte portate avanti dal re dacico Decebalo che nell’85 d.C. aveva cercato di occupare la provincia romana della Mesia. Dopo alcuni scontri con esito alterno, il conflitto si concluse con una pace fra Romani e Daci, frutto non di una soluzione militare bensì di un compromesso politico.

Traiano, deciso ad andare oltre rispetto alla soluzione di compromesso messa in atto da Domiziano, respinse ogni proposta di pace e rinnovò la guerra, principalmente per due motivi: la ricchezza naturale delle zone danubiane vista la presenza di ricchissime miniere d’oro, necessarie a Roma per sostenere l’economia dell’impero, e l’esigenza di arginare le continue incursioni dei popoli guidati da Decebalo risiedenti in quella regione. Con due difficili campagne militari, nel 101-102 e nel 105-106, riuscì a occupare tutta la Dacia riducendola allo stato di provincia romana con la fondazione della nuova capitale di Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegethusa (3).

A somiglianza di Cesare, Traiano decise di lasciare il ricordo delle sue imprese scrivendo i Commentari de bello dacico. Quest’opera, che sarebbe stata fondamentale per la comprensione dell’intera guerra, per lo meno secondo l’ottica romana, è però andata perduta, tranne un unico frammento riportato da Prisciano, erudito del VI sec. d.C. Fortunatamente le operazioni militari della spedizione sono riprodotte con meticolosa precisione nei bassorilievi che si avvolgono a spirale intorno alla celebre colonna eretta nel Foro di Traiano nel 113.

Questa fu l’ultima grande operazione di conquista nella storia dell’impero e la romanizzazione della Dacia fu tanto profonda che il paese porta oggi il nome di Romania e vi si parla una lingua neolatina.

Conquista dell’Arabia nord occidentale

Quasi contemporaneamente alla guerra dacica, Traiano volse la sua attenzione al confine orientale dell’impero e nel 106 d.C. conquistò il regno dei Nabatei (Arabia nord occidentale). In quello stesso anno, vi costituì la provincia dell’Arabia Petrea con capitale Petra, ora in Giordania, i cui territori, centro di smistamento delle importanti vie carovaniere che giungevano dall’Oriente monopolizzando il commercio via terra tra la Persia, la Siria e l’Egitto, potevano servire quale piattaforma per l’avvio di importanti operazioni commerciali. In questo modo tutte le rive del Mediterraneo erano in mano romana.

Guerra armeno-partica e rivolta ebraica

Nel 113 Traiano decise di procedere all’invasione del regno dei Parti. Roma considerava questi ultimi una spina nel fianco fin dal tempo di Pompeo e Augusto e con essi avevano avuto varie controversie, in gran parte mai risolte. Traiano decise di sistemare definitivamente la situazione, consolidare il disegno imperiale di Augusto e lasciare in eredità ai suoi successori uno stato unificato, rispettato e sicuro. L’imperatore organizzò, quindi, una grande campagna militare che avrebbe dovuto portarlo alla conquista dell’Oriente sulle orme di Alessandro Magno e avrebbe permesso di riscattare le sconfitte subite da Crasso e da Antonio (4).

Lo spunto per la guerra fu dato a Traiano dalla deposizione del re armeno Exedares da parte di Cosroe, sovrano di Partia, che giudicava il suo collega troppo filoromano.Così nel 114 Traiano invase vittoriosamente l’Armenia, da sempre considerato uno stato cuscinetto romano, e lo ridusse a provincia, mentre nel 115 penetrò nella Mesopotamia settentrionale, vero e proprio cuore del regno nemico, e in Assiria. L’anno dopo l’imperatore conquistò Ctesifonte, la capitale dei Parti, e marciò verso sud fino alla foce del Tigri nel Golfo Persico. Inizialmente l’invasione ebbe un grande successo poiché i Romani poterono approfittare dei conflitti intestini al regno partico. Tuttavia il mantenimento di tali regioni costituiva un’impresa troppo onerosa e piena di ostacoli perché essa potesse essere mantenuta a lungo.

Quando la vittoria appariva vicina scoppiò, inoltre, una grande rivolta ebraica (soprattutto in Egitto, a Cirene e nell’isola di Cipro), dilagata poi in tutto l’Oriente. Il popolo ebraico dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e della città stessa per opera di Tito viveva nella disperazione e nel risentimento verso il popolo romano.Oltre al malcontento locale, inoltre, vagavano nell’aria esaltazioni messianiche e molti degli Ebrei d’Oriente, indispettiti per la tassa imposta alla loro comunità (il fiscus iudaicus), provavano simpatie per i Parti (sotto la cui autorità gran parte di essi viveva) ritenendo che l’intervento dei Romani avrebbe rovinato le loro attività commerciali. La rivolta quindi dilagò in maniera feroce ma allo stesso modo fu orrenda la repressione ordinata da Traiano. I generali inviati in Egitto perpetrarono un vero e proprio sterminio e la stessa cosa avvenne nelle altre regioni coinvolte.

Contemporaneamente nel 116, le regioni meridionali della Mesopotamia non ancora totalmente incorporate dai Romani si sollevarono in una sommossa generale e i Parti riuscirono ad assalire le basi romane nella Mesopotamia settentrionale, in Assiria e in Armenia, minacciando e attaccando in più punti le linee di comunicazione di Traiano. I Romani riuscirono a organizzare nuovamente le proprie armate e a tenere sotto controllo la situazione ma, prima che il fallimento dell’impresa divenisse evidente nonché per il timore di restare isolato in territorio nemico, Traiano decise di ritirarsi e di ritornare a Roma mettendo fine, almeno per allora, a ogni serio tentativo romano di controllare militarmente la zona.

Morte di Traiano e successione

Giunto a Selinunte in Cilicia (nell’Asia Minore sud-orientale), l’imperatore fu immobilizzato da un attacco di idropisia seguito da un ictus e improvvisamente morì nel 117, non prima di aver adottato in punto di morte come figlio e successore Adriano, un suo parente già entrato a far parte della famiglia imperiale, priva di eredi. La vedova Plotina confermò l’adozione sebbene vi furono seri dubbi sul fatto che l’imperatore avesse veramente preso l’iniziativa.

Le sue ceneri insieme a quelle della moglie furono ospitate nel cuore di Roma in un’urna d’oro all’interno del basamento della colonna eretta nel foro a lui dedicato, come riferisce anche lo storico Cassio Dione (5), fatto questo straordinario in quanto per i Romani era assolutamente vietato seppellire i defunti all’interno del pomerio, il limite sacro della città. Tale privilegio era però giustificato dalle eroiche gesta militari compiute da Traiano, degne di un valoroso imperator (generale) e immortalate nel fregio figurato della colonna contenente le sue ceneri.

Note

  • 1 Le fonti relative al principato di Traiano sono assai scarse in quanto gran parte della pur abbondante documentazione prodotta nel periodo è andata perduta. Una delle principali a cui si può attingere è il libro LXVIII della Storia Romana di Cassio Dione, scritta un secolo dopo la morte dell’imperatore e basata su documenti conservati presso gli archivi senatori e imperiali. Di esso rimangono unicamente riassunti e brevi brani integrati dal monaco bizantino Giovanni Xilifino. Altre opere sono il “Panegirico a Traiano” e l’Epistolario, entrambi di Plinio il Giovane; il primo un’opera encomiastica, redazione ampliata e rielaborata dell’orazione di ringraziamento pronunciata in Senato dallo stesso Plinio il 1 settembre del 100 d.C. in assunzione della carica di consul suffectus, in cui sono puntualmente celebrate tutte le azioni e le virtù di Traiano in antitesi al predecessore Domiziano. Il secondo, costituito da lettere indirizzate ad amici e parenti utili per la conoscenza degli usi, dei costumi e degli aspetti socio-culturali dell’epoca e in cui, nel libro dedicato alla corrispondenza fra Plinio e l’imperatore, si affronta il problema del rapporto con le comunità cristiane. La scarsità delle fonti letterarie è però fortunatamente compensata da un’abbondante ricchezza di resti monumentali e di testimonianze figurative.
  • 2 Plinio, Panegirico, 7; 8; 10.
  • 3 Cassio Dione, Storia Romana, 68, 6, 1 e ss.
  • 4 Cassio Dione, Storia romana, 68, 17; 68, 29.
  • 5 Cassio Dione, Storia romana 68, 16; 69, 2.

Bibiliografia

  • G. ANTONELLI, Gli uomini che fecero grande Roma Antica, Roma 2002.
  • AA. VV., Optimus Princeps: la figura di Traiano tra storia e mito, Roma 1999.
  • F. FESTA FARINA (a cura di),Tra Damasco e Roma: l’architettura di Apollodoro nella cultura classica, Roma 2001.
  • M. GRANT, Gli imperatori romani, Roma 2004.
  • S. MAZZARINO, L’impero romano, vol. I, Roma-Bari 2004.
  • G. A. POPESCU, Traiano: ai confini dell’impero, Milano 1998.

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