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Trionfo: cerimonia

Il trionfo: celebrazione del generale romano vittorioso

Trionfo: cerimonia
Ricostruzione del rilievo dell’arco di Tito: raffigura l’ingresso del corteo nella Porta Triumphalis (rappresentata di scorcio sull’estrema destra). In primo piano gli inservienti trasportano su portantine gli oggetti depredati dal tempio di Gerusalemme.

Il termine trionfo deriva dal latino triumphare, così detto perché i soldati, tornati vittoriosi da una battaglia, gridavano al loro generale frasi di esultanza utilizzate dai fratelli Arvali “Io triumphe”, corrispettivo dei nostri evviva!.

La più grande aspirazione di un generale romano era quella di entrare vittorioso a Roma ed essere portato in trionfo.

Per ottenere ciò era necessario aver riportato una schiacciante vittoria contro il nemico e aver combattuto personalmente una battaglia in cui almeno 5000 uomini avessero trovato la morte.

Queste condizioni erano fondamentali ma non erano sufficienti per conseguire l’ambito onore. Il generale, infatti, doveva anche essere il capo supremo dell’esercito al momento della vittoria ovvero doveva possedere l’imperium. Per nessun motivo il trionfo poteva essere accordato nel caso di guerre civili o vittorie diplomatiche.

Trionfo di Tito e Vespasiano
Trionfo di Tito e Vespasiano
Parigi-Louvre

Tutti questi requisiti non erano, però, ancora sufficienti: sconfitti i nemici, insieme all’esercito, egli non poteva superare il confine sacro della città, il pomerio, ma doveva fermarsi prima di esso. Superare questo confine equivaleva a perdere l’imperium. Successivamente inviava al Senato un resoconto dettagliato di tutti gli avvenimenti accaduti in battaglia tramite delle tabellae. Ascoltati poi i testimoni, il Senato rendeva noto il proprio parere che poteva essere positivo o negativo.

Esistono tre tipologie di trionfo: trionfo maggiore è quello più importante ma a partire dal 19 a.C. è un onore riservato solo all’imperatore; ovatio era un piccolo trionfo che il Senato concedeva al generale vittorioso quando la battaglia era di minore entità, quando si trattava di nemici non degni della Repubblica (liberti o pirati), o quando lo scontro si era concluso senza che ci fosse stato spargimento di sangue; trionfo Albano veniva celebrato sui Monti Albani, fuori Roma, quando un generale non riusciva a coronare il trionfo allora provvedeva a sue spese festeggiando nel tempio di Giove Laziale.

Il trionfo ha origini etrusche: concepita inizialmente come una festa religiosa per render grazie a Giove, divenne, successivamente, una solennità più sfarzosa andando ad assumere un significato sempre più politico.

Nel giorno stabilito per la cerimonia la popolazione accorreva per vedere il generale vittorioso sfilare in corteo. Le strade, i templi, i palazzi e le case erano festosamente addobbati con ghirlande, mentre sugli altari dei templi bruciava l’incenso. Il corteo aveva inizio dal Campo Marzio, proseguiva attraverso la Porta Trionfale, il Circo Flaminio, costeggiava il tempio di Vesta, quindi il Velabro, per arrivare al Foro Boario e al Circo Massimo, raggiungendo poi la Via Sacra. La meta finale era il tempio di Giove Capitolino dove veniva consegnato al dio lo scettro e la corona, si immolavano le vittime e aveva inizio un banchetto riservato ai magistrati e ai senatori.

 

  • 1-Accampamenti
  • 2-Tempio di Vesta
  • 3-Circo Massimo,
  • 4-Campidoglio
  • 5-Tempio di Giove Capitolino, meta ultima del trionfatore.

Il vincitore, inoltre, offriva un banchetto ai soldati e al popolo e tutto culminava con la celebrazione dei giochi e con la spartizione di doni per i soldati. Magistrati e senatori aprivano il corteo, andando incontro al trionfatore, vestito di porpora e oro, su un cocchio trainato da cavalli bianchi. Il vincitore teneva nella mano destra il lauro, mentre nella sinistra reggeva uno scettro in avorio a forma di testa di aquila; tali oggetti venivano poi collocati sulla statua della divinità.

Sul carro, oltre al trionfatore, trovavano posto i suoi figli e un servo, dietro di lui, con il compito di ripetergli all’orecchio questa frase: “ ricordati di essere solo un uomo! “ I parenti, invece, camminavano a piedi vicino al carro. Subito dopo il generale, sfilava l’esercito vittorioso e venivano rievocate le imprese ed esibito il bottino.

Le spoglie, tolte ai nemici, venivano trasportate su carretti o su portantine: venivano esibiti costumi, armi, opere d’arte, insegne, ori, argenti somme di denaro e persino animali e piante esotiche. Talvolta, erano necessari molti giorni per poter far sfilare tutto ciò che era stato tolto al nemico.

Tutto questo materiale era descritto e quantificato in speciali tabellementre pannelli dipinti e “quadri viventi” illustravano le battaglie vinte, i popoli sottomessi, e le città conquistate.

Dei tori bianchi, animali destinati al sacrificio, sfilavano con le corna adornate, seguiti dai vittimari, riccamente abbigliati. Seguivano, quindi, i prigionieri incatenati che, a volte, giustiziati durante la cerimonia.

I trionfi della Repubblica

 

  • 209 a.C. – Fabio Massimo per la vittoria sui tarantini
  • 201 a.C. – Scipione l’Africano per la vittoria su Cartagine
  • 168 a.C. – Lucio Emilio Paolo per la vittoria sui Macedoni
  • 105 a.C. – Mario per la vittoria su Giugurta
  • 61 a.C. – Pompeo sconfigge Mitridate
  • 46 a.C. – Cesare per la vittoria sui Galli
  • 29 a.C. – Ottaviano celebra tre trionfi: per la Dalmazia, Azio e Alessandria

Il corteo si chiudeva con i soldati, adorni di corone di alloro, che innalzavano canti licenziosi rivolti al loro generale. La cerimonia del trionfo venne celebrata, principalmente, durante la Repubblica e si calcola che furono concessi circa 320 trionfi prima dell’avvento dell’impero. L’ultimo trionfo fu quello dell’imperatore Diocleziano, avvenuto nel 320 d.C.

Col passare del tempo, però, si perse questa tradizione così importante e solenne nella vita di Roma. Infatti, durante l’impero, essendol’imperatore il capodell’esercito, i generali non si potevano più fregiare dell’imperium. Per questo motivo Augusto istituì gli ornamenta triumphalia , cioè i generali potevano indossare abiti e ornamenti trionfali nelle cerimonie e, inoltre, potevano essere rappresentati in statue con questo abbigliamento.

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