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Turchia, Kyme – una missione archeologica italiana scava i resti dell’antica città eolica

Delle numerose spedizioni archeologiche del bacino del mar Mediterraneo, una delle più avvincenti è senz’altro quella che sta riportando alla luce l’antica città eolica di Kyme, che si trova sulla costa ovest della Turchia, nel golfo di Candarli. Le rovine di questa grande città giacciono proprio qui, sulle coste dell’Egeo, a metà strada fra Pergamo e Izmir, esattamente a 6 chilometri in direzione sud, dall’attuale città di Aliag. Inoltre, le acque di fronte alla città celano le rovine di un vasto porto: si può ancora vedere un massiccio molo, conservatosi nel tempo molto bene, qualche centimetro al di sotto della superficie marina.

Kyme, la più grande città della costa eolica, venne fondata, in base a ciò che ci ha tramandato Strabone, verso il 1150 avanti Cristo da alcuni popoli provenienti dalla Grecia. Nell’ottavo secolo avanti Cristo i suoi abitanti commerciavano via mare, come si può dedurre dalle opere del poeta Esiodo, visto che suo padre praticava quell’attività. Kyme fu madrepatria di molte città, tra cui Cuma, in Campania.

La spedizione a Kyme ha avuto inizio con il sostegno di tutti i Ministeri italiani responsabili della cura dei Beni culturali: il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Inoltre, ad essi si sono affiancati anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università di Catania.

La lettera prot. 89597 emanata il 20/05/2008 dal Ministero della Cultura e del Turismo, affida, a partire da quest’anno, la Direzione scientifica preposta alla Missione archeologica italiana a Kyme ad Antonio La Marca , professore del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti; quindi, conseguentemente all’Università della Calabria che, adesso, può glorificarsi di un prestigioso scavo all’estero, con lo scopo di proseguire nella riscrittura della storia dell’affascinante capitale dell’Eolide.

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