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Ugento: Sistema Museale

Il nuovo Museo Archeologico di Ugento

Ubicato nel complesso di Santa Maria della Pietà (convento dal 1430 al 1968), il museo con la sua recente inaugurazione si propone come una delle principali tappe culturali di questa bella città salentina, ricca di storia, di arte e di archeologia (si veda l’articolo Ozan-Uxentum).

I mirabilia ugentini sono qui raccolti secondo i moderni criteri di allestimento museale: il percorso espositivo si evolve su due piani, seguendo un itinerario cronologico-tematico.

Museo Archeologico di Ugento
ingresso del museo 

Si parte dalla corte principale, circondata da un portico a quattro bracci.

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la corte vista dal primo piano, al centro è la Tomba dell’Atleta

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scorcio della corte con la tettoia moderna

Tomba dell’Atleta

È questo il punto in cui è custodita la famosa e spettacolare Tomba dell’Atleta di Ugento: si tratta di una sepoltura messapica a semicamera, venuta alla luce nel 1970, realizzata disponendo sei spessi lastroni calcarei come pareti, un quinto elemento litico come copertura a doppio spiovente, il tutto su un pavimento di blocchi squadrati. Le pareti interne sono decorate con affreschi a motivi lineari rossi e blu su sfondo bianco. Il registro superiore presenta manicotti rossi dalle cui estremità pendono sottili strisce, quello inferiore invece annovera un bordo rosso sopra il quale corre parallelamente una striscia blu.

Museo Archeologico di Ugento
le pareti della Tomba dell’Atleta

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le lastre di copertura della tomba

Il corredo della tomba fornisce importanti elementi per la datazione: il vasellame rimanda a due fasi diverse, tra VI e V secolo a.C. la prima, nel pieno IV secolo a.C. la seconda. È quindi possibile che vi fossero stati seppelliti due individui riutilizzando il sepolcro successivamente. Gli scarsi resti ossei non sono sufficienti a stabilire con precisione altri parametri se non il sesso (maschile) dei due individui e l’età (forse 30 e 15 anni rispettivamente). Resta un comune denominatore: l’attività atletica che conferisce il nome alla tomba e permette di inquadrare i due uomini nell’ambito sportivo antico. Inoltre, il gusto artistico del corredo e della sepoltura è influenzato dagli scambi con le poleis greche e col mondo ellenistico.

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parte del corredo della Tomba, da destra a sinistra e dall’alto in basso: oinochòe e hydrìa di bronzo; trozzella messapica con motivi geometrici, kàlathos con motivi geometrici e tralci di vite; situla bronzea e vasellame vario.

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parte del corredo della Tomba, a destra dall’alto al basso: skyphos a figure rosse, aryballos a figure rosse, due hydrìai di terracotta, due coppe a vernice nera. A sinistra dall’alto al basso: hydrìa a figure rosse, vasellame a vernice nera (una oinochòe, due epìchysis e vari aryballoi)

Ozan, Ugento messapica

Un plastico offre un’accurata ricostruzione dell’antica Ugento messapica (Ozan) mentre i pannelli espositivi e le postazioni video indicano le principali scoperte, spesso con la riproduzione grafica dell’ambientazione, avvenute nei dintorni della città.

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plastico di Ozan messapica con le mura, l’acropoli e i quartieri residenziali

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postazione per i video ricostruttivi

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pannello ricostruttivo di uno scheletro rinvenuto prono in seguito a un’esecuzione 

L’ex convento

Alcuni ambienti dell’ex convento sono affrescati alla maniera rinascimentale e post-rinascimentale.

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uno degli ambienti affrescati

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affresco dell’Ultima cena

Collezione numismatica

Vanto del museo è una ricca collezione numismatica che conta sulla presenza di esemplari messapici, greci e romani.

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Le zecche nella Messapia

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alcune delle monete antiche

Antichi culti

Altro canale tematico è quello dei culti antichi, da quelli necropolari a quello di Demetra a Oria (Br) o l’altrettanto importante santuario marittimo di Leuca (Grotta Porcinara, si veda l’articolo Patù. Veretum e il finis terrae). Le teche ripropongono l’ambientazione delle scoperte.

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esempi di sepolture messapiche

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ricostruzione di una cerimonia di offerta nel santuario

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oggetti trovati nel santuario marittimo di Grotta Porcinara a Leuca (Le)

Zeus di Ugento

L’excursus nei luoghi di culto indigeni termina col celeberrimo Zeus di Ugento, la statuetta bronzea, non ancora ritornata a Ugento (l’originale si trova al Museo Archeologico Nazionale di Taranto), dopo 50 anni esatti dalla scoperta.

Lo Zeus di Ugento (vd. articolo Ozan-Uxentum) è una vera e propria celebrità locale nonché simbolo del Salento archeologico e testimonia gli intensi e diffusi scambi commerciali, artistici e di idee che avvennero tra mondo messapico e civiltà greca tra VI e V secolo a.C.

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copia dello Zeus di Ugento posto sul capitello a rosette

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ipotesi ricostruttiva del sacello dello Zeus di Ugento

La collezione archeologica “Adolfo Colosso”

Nel Palazzo Colosso si trova una delle rare collezioni archeologiche private della Puglia. I reperti qui conservati ed esposti vennero scoperti nel XIX secolo entrando a far parte della collezione del barone ugentino Adolfo Colosso. Traspare il chiaro indizio della fitta presenza di vasellame, monete ed epigrafi dell’antica Ozan che fu una delle dodici principali città messapiche.

Il contatto e l’influenza di artisti e maestranze greche arcaiche, e successivamente classiche ed ellenistiche, si evince dalla raffinatezza della ceramica da simposio e dalla coroplastica la quale risente del canone scultoreo attico-ionico.

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frammenti di statuette fittili e di antefisse

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cratere a calice a figure rosse, alabastra vitrei, fibule bronzee e altri oggetti per la toeletta. 

Oggetti di vita quotidiana piuttosto che legati al culto o all’aldilà sono i protagonisti di questa raccolta privata.

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ricostruzione di un telaio. Nella sala di fondo: proiezioni della storia di Ugento e della collezione Colosso.

Importantissime testimonianze della lingua scritta dei Messapi sono le epigrafi qui presenti.

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alcune epigrafi con materiale ceramico rinvenuto tra XIX e XX secolo.

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epigrafe messapica di V secolo a.C.

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lucerne fittili e frammento di epigrafe della seconda metà del V sec. a.C.

Info

Museo Archeologico, via della Zecca, 1.

Collezione Colosso, via Messapica, 22.

Bibliografia

  • http://www.archeoguida.it/005293_ugento-le-ozan-uxentum.html
  • http://www.archeoguida.it/005311_patu-le-veretum-e-il-finis-terrae.html
  • C. DAQUINO 1999, I Messapi. Il Salento prima di Roma. Lecce

Note

L’autore ha visitato e fotografato il museo e la collezione archeologica nell’agosto 2011. Si ringrazia lo Studio di Consulenza Archeologica di Ugento per la gentile concessione degli scatti e la disponibilità.

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