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Umbri: introduzione

Umbri

Gli Umbri

Il popolo degli Umbri si diffuse in un’area geografica molto vasta, che comprendeva la Romagna, parte delle Marche, l’area dell’Umbria alla sinistra del fiume Tevere e una parte degli Appennini.

Lo sviluppo sociale ed economico dei questo popolo è stato fortemente influenzato dalla conformazione del territorio, composto da bacini pianeggianti a diverse altitudini. I villaggi erano prevalentemente posti in prossimità di sorgenti, valichi e delle vie utilizzate dai pastori per la transumanza del bestiame.

Fonti letterarie

La tradizione letteraria latina e greca è concorde nel far risalire l’origine del popolo umbro ad un’epoca molto remota, antecedente al II millennio a.C. Il nome del popolo è riportato in diverse fonti: Plinio il vecchio, nel I sec., ne fa risalire il nome al termine greco ombros, che significa diluvio, perché solo le genti umbre si sarebbero salvate dal disastro che avrebbe colpito la terra ai suoi albori.

Il tradizionale luogo d’origine di questo popolo sarebbe il lacus Cutuliae, nei pressi di Rieti, che era considerato dai romani il luogo d’origine di tutte le genti pre latine dell’Italia centrale.

Storia degli Umbri

Tra il XVIII e il XIII secolo a.C. si sviluppò la cosiddetta cultura appenninica, caratterizzata da un’economia a prevalenza pastorale e dal seminomadismo: per questo erano sparsi ripari e capanne in tutta l’area umbra.

Nel X secolo diventò prevalente la cultura protovillanoviana in quasi tutta la penisola, che era caratterizzata da rito funerario ad incinerazione con un’urna per le ceneri di forma biconica. In questo periodo nacquero anche i cosiddetti ripostigli, cioè luoghi nei quali si riponeva il metallo non necessario al momento sotto forma di oggetti d’uso comune.

Nel corso del IX secolo l’unitarietà del popolo umbro andò disgregandosi, tanto che si formarono diverse culture. La cultura di Terni e quella di Plestia divennero mano a mano sempre più indipendenti una dall’altra per quanto riguarda i riti e le tradizioni.

A partire dal VI secolo i contatti, e spesso gli scontri, con il mondo etrusco portarono ad un lento processo di disgregazione dell’aristocrazia guerriera e del relativo sistema economico, che erano alla base della cultura umbra. Le pressioni dei celti e dei romani sgretolarono lentamente un mondo durato quasi due millenni, fino al 295 a.C., anno in cui i romani sconfissero a Sentino gli Umbri, gli Etruschi e i Galli colonizzati contro la futura capitale dell’impero.

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Terni, scavo della necropoli in centro, sepoltura in un tronco

Abitati degli Umbri

Nell’area ternana i resti di abitati sono pochi; da questi però si può desumere la predilezione per gli insediamenti di altura, facilmente difendibili e vicini ai valichi e ai sentieri montani per il bestiame.

Differente invece il caso di Plestia, che era occupata da villaggi composti da piccoli gruppi di capanne a distanza regolare. Gli abitati, vicino a sorgenti o a fonti di acqua dolce, si collocavano all’incrocio di sentieri montani, che fungevano da vie commerciali. Il migliore esempio è senza dubbio il villaggio de La Capannaccia, dove sorgerà anche un importante santuario.

Nel VI sec. a.C., probabilmente a causa delle pressioni esterne di celti, etruschi e romani, i villaggi si spostarono in aree naturalmente difendibili, che gravitavano intorno ad un accampamento fortificato nel quale la popolazione poteva eventualmente trovare rifugio in caso di attacco nemico. Senza dubbio questo tipo di accampamento faceva capo ad un’aristocrazia guerriera ben organizzata che controllava il territorio e governava la popolazione.

Luoghi di culto umbri

I santuari umbri si trovavano in aree di passaggio della transumanza di pastori. Questi luoghi di culto spesso di trovavano anche in corrispondenza di corsi o sorgenti d’acqua. Nel’area adiacente a questi templi sono state trovate diverse statuette votive che avevano un significato mistico e religioso.

Spesso i santuari fungevano anche da luogo d’incontro tra diverse popolazioni che abitavano la zona, come testimoniato dalle tavole Iguvine: si tratta di sette tavolette di bronzo, quattro in lingua umbra e tre in latino, che ci offrono una summa del rituale religioso umbro.

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Tavole Iguvine

Rito funerario degli Umbri

Come si è già detto in epoca proto villanoviane il rituale più in voga era senza dubbio l’incinerazione in urna biconica, semplicemente sepolta nel terreno. Nei secoli tra il IX e l’VIII a.C. si afferma la sepoltura senza incinerazione, che caratterizzerà tutte le genti umbre.

Le fosse, alcune di notevoli dimensioni, ospitavano il defunto e il corredo che lo accompagnava nel viaggio nell’aldilà; alcune erano delimitate da circoli di pietre, mentre il corpo veniva adagia su di un letto di ciottoli. In alcuni casi le necropoli erano delimitate dalla cinta muraria, che le racchiude ai margini della città, come avveniva nell’antica Spoleto.

A Plestia ai miseri corredi del XI secolo si sostituiranno corredi composti da oggetti sempre più ricchi, fino ad arrivare ad inumazioni in fosse che comprendono, oltre ad armature complete, addirittura interi carri da parata.

Corredi funerari umbri

All’interno delle sepolture sono stati ritrovati numerosi oggetti di uso quotidiano e non.

Nelle sepolture maschili troviamo armi, rasoi, fibule, cioè spille si fattura particolare, vasellame prezioso da banchetto.

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Corredo di tomba maschile

Le sepolture femminili invece sono più particolari: oltre a moltissime fibule, alcune delle quali realizzate in materiale prezioso e di foggia elaborata, troviamo fuseruole, cioè strumenti utilizzati per filare, evidentemente attività preponderante nella vita delle donne dell’epoca. Sono stati ritrovati inoltre numerosi dischi bronzei, lavorati con tecnica a sbalzo o traforati, di dimensioni variabili e spesso disposti in coppia. La disposizione in corrispondenza del ventre e dei piedi della defunta fa supporre la presenza di una stola da parata a cui i dischi erano cuciti e che è andata distrutta. I primi scopritori di questi dischi diedero loro il nome di chatelaines, cioè catenelle, dato che spesso erano uniti da piccole catene realizzate sempre in bronzo.

Foto: Umbri chatelaines

Bibliografia

  • C. Chiaramonte Trerè, L’Italia del primo millennio a.C., Milano 2006
  • F. Roncalli, Gli Umbri, in Italia, omnium terrarum alumna, Milano 1988

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