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Valdinievole: protostoria

Valdinievole: protostoria

La protostoria della Valdinievole

Il territorio della Valdinievole comprende da un lato la zona perimetrale del padule di Fucecchio e le colline delle Cerbaie, con il Montalbano a nord e dall’altro l’area montana dell’alta Valdinievole e dell’alto corso del fiume Pescia, che scorre fra le dorsali del preappennino a nord. Gli studiosi sono molto dubbiosi sull’appartenenza di quest’area geografica in antico. Molti ritengono che in età romana appartenesse a Pistoia, altri, invece, a Lucca. Partendo dal presupposto che Lucca esiste come colonia romana dal 177 a.C., mentre Pistoia già dal 200 a.C., possiamo ipotizzare che questa zona si trovasse nel territorio di Pistoia, esistendo per prima come insediamento egemone, inoltre non esistono prove che i romani, una volta fondata Lucca, abbiano espropriato questo territorio a Pistoia.

Tuttavia, in località La Pievaccia di Monsummano, fra i resti di una domus rustica di età romana, è stata rinvenuta una lapide (1) con un’iscrizione onomastica, che riporta appunto il nome di un personaggio appartenente alla tribus Fabia, che è la stessa alla quale era assegnata Lucca. Questo ritrovamento farebbe supporre una possibile appartenenza della suddetta area al territorio di Lucca. Il problema è che manca una parte rilevante dell’epigrafe, che potrebbe chiarire la questione e fornire anche una datazione del documento archeologico, in modo da poterlo collocare in un quadro storico.

Ad ogni modo i ritrovamenti di epoca protostorica e preromana sono molto scarsi nell’area della pianura e intorno al bacino del padule di Fucecchio, mentre le maggiori testimonianze sono state rilevate nella zona dell’alta Valdinievole e dell’alto corso del fiume Pescia, dove, fin dalla fine del 1700, il dissodamento del terreno per poter ricavare aree da mettere a coltura ha permesso il rinvenimento di una consistente quantità di reperti archeologici.

Fin dalla preistoria quest’area era utilizzata come itinerari di caccia, inoltre la facilità di accesso dal mare, attraverso il corso del fiume Arno e il lago di Fucecchio, ha favorito la frequentazione e l’insediamento in questa zona o il semplice passaggio per poter raggiungere i passi di altura verso la pianura Padana.

I castellieri “liguri”

Caratteristici ritrovamenti dell’alta Valdinievole sono sistemi di fortificazioni, chiamati castellieri, sulle alture, che mostrano l’arroccamento di popolazioni autoctone, che secondo l’interpretazione di alcuni sarebbero di origine ligure. Queste popolazioni, forse discendenti da gruppi insediatisi lì già fin dalla preistoria, si sarebbero arroccate lungo i passi e le dorsali per controllare la viabilità e trarre vantaggi e guadagni dal commercio e anche per difendersi da possibili attacchi di popolazioni provenienti dal mare.

Grazie alle indicazioni della Carta archeologica sono state effettuate ricognizioni sistematiche in tutta l’area dell’alta Valdinievole e sono stati riscontati siti di fortificazioni, in particolare sul crinale che corre da Casore del Monte al Poggio di Valdinazi, dove sono ben in evidenza muraglioni a secco che collegano fra loro motte (alture o cucuzzoli con la cima spianata per costruire un sito abitativo o una fortificazione) sulle quali si trovano resti di fortificazioni, per una superficie totale di ventiquattro chilometri quadrati. I muri poggiano direttamente sul terreno che è stato spianato; le dimensioni dei muraglioni vanno da una lunghezza di due fino a sei metri.

All’interno di questo sistema di fortificazioni e anche sparse sul territorio sono state riscontrate numerosissime capanne seminterrate che, per tipologia e tecnica costruttiva, richiamano quella del neolitico recente neo-aichbüliano simili a quelle rinvenute a Sarmenstorf in Argovia (uno dei cantoni più settentrionali della Svizzera). L’ingente numero di capanne di questo periodo ha dato il nome alla località Casore del Monte (2), che dista circa sedici chilometri da Pistoia, compresa nel comune di Marliana, su un displuvio che domina sia la Valdinievole che la pianura pistoiese-fiorentina.

Le fortificazioni dei castellieri seguono il crinale collinare, che è rappresentato da una serie di pianori naturali in successione altimetrica crescente, a partire da

  • Casore del Monte (568 m. slm)
  • Frigionaia (614 m. slm)
  • Prullo (690 m. slm)
  • Monte alle Croci (due sopraelevazioni, una ad est 752 m. slm e una a ovest 780 m. slm)
  • Poggio di Valdinanzi (887 m. slm)

Di questi cucuzzoli l’unico attualmente abitato è Casore del Monte, dove sulla motta è sorto l’antico castello medievale, del quale rimangono pochissime tracce del muro di cinta nella parte occidentale e dove ora sorge un piccolo gruppo di case intorno alla chiesa.

All’interno di questo sistema di castellieri passava una strada romana costruita in età repubblicana a partire dal II secolo a.C. e della quale fino alla metà degli anni settanta esistevano ancora numerosissime tracce, che sono andate distrutte per costrutire la moderna strada e delle quali restano soltanto la documentazione fotografica e le schede di ricognizione presso l’archivio IRSA (istituto di ricerche storiche e archeologiche) di Pistoia. Alcuni resti di lastricato dell’antica viabilità si trovano ancora in località Campore, Prullo e Valdinanzi, fino al passo dello Strofinatoio, nel comune di San Marcello Pistoiese. Questa strada, partendo dalla Valdinievole, arrivava fino a Modena e da qui a Piacenza.

Sepolcreti di vari periodi

Nel territorio dell’alta Valdinievole e alta Valle del Pescia e, nello specifico, nei comuni di Piteglio, Massa e Cozzile, Marliana e Montecatini sono stati rinvenuti sepolcreti in nove località. Fra questi ritrovamenti, quattro ci sono tramandati da notizie riferite in appunti di viaggio o in testi di eruditi del XVIII secolo, o da contadini locali che si sono tramandati la loro presenza fin da epoca antica, perchè il materiale non si è conservato e quindi non è possibile datarli nè essere certi della loro esistenza. Invece, nelle località di Montaccolle, Camfittori, Vicciana, Pian del Santo e La Smilea di Casore del Monte, abbiamo la presenza di materiale archeologico attribuibile a tombe o a sepolcreti.

Fra queste, tre furono rinvenute occasionalmente durante lavori agricoli, nel corso del XIX secolo, e parte del corredo è andata distrutta; quello che si è salvato fu consegnato al Pievano di Marliana che, a sua volta, lo consegnò al dottor Rossi Cassigoli il quale, alla sua morte, lo ha donato al Museo Civico di Pistoia. Due tombe, invece, sono state rinvenute nel corso del XX secolo e fra queste quella della Smilea. Il punto cruciale è, però, stabilire la loro datazione.

La tipologia di quelle rinvenute è del tipo a cassetta, ma il corredo in esse contenuto non ci dà nessuna sicurezza cronologica, in quanto il tipo di materiale ceramico ritrovato è caratterizzato da una forma rozza e di colorazione rosso-bruna e gli oggetti metallici sono difficilmente databili. In una è stata rinvenuta una fibula di argento che richiama la cultura della Certosa (VI secolo a.C.) e in quella della Smilea una moneta romana, databile fra il 169 e il 158 a.C. Il tipo di tomba a cassetta non è sufficiente per attribuirne l’appartenenza ad un etnos ben preciso; le ceramiche di forma rozza potrebbero essere sia riferibili a popolazioni protostoriche (liguri ?) sia a elementi romani di basso livello sociale, appartenti quindi a una fase molto successiva dell’insediamento protostorico.

Note

  • (1) L’epigrafe su di essa è scomparsa, ma rimane la testimonianza e la descrizione nel Cil.
  • (2) Casore deriva da casulae (capanne in latino) il cui lemma deriva da “casa” di origine preindoeuropea.

Bibliografia

  • CIL, IX 1 n. 1542
  • Jori Giancarlo, Liguri Etruschi Romani nella Valdinievole, Pistoia 2009, pagg. 45-92, 107-118

Abbreviazioni

  • CIL = corpus inscritionum latinarum

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