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Valerio Flacco

Valerio Flacco

Valerio Flacco, nato in data ignota e morto poco prima del 93-95 d.C., è noto come autore delle Argonautiche, poema epico che narra delle mitiche avventure di Giàsone e i suoi alla ricerca del vello d’oro.

Vita di Valerio Flacco

Della vita di Valerio Flacco sappiamo pochissimo. Dall’appellativo Setinus possiamo dedurre che fosse originario di Setia, nel Lazio, ma non ci è noto il suo anno di nascita; la morte deve, invece, risalire a poco tempo prima dell’edizione dell’Institutio Oratoria di Quintiliano (93-95 d.C.), in cui l’autore rimpiange la perdita dello stesso Valerio. (1)

Le opere di Valerio Flacco

Argonautica è il titolo che Valerio Flacco sceglie per il suo poema epico, rifacendosi esplicitamente all’opera del poeta alessandrino Apollonio Rodio. Degli Argonautica, composti tra il 70 e il 92 d.C., ci sono giunti solamente sette libri e alcuni versi dell’ottavo; da quanto ci rimane non si riesce ad evincere se l’opera, rimasta forse incompiuta per la morte dell’autore, dovesse prevedere otto libri o, più probabilmente, dodici, sul modello dell’Eneide.

Il poema tratta della saga degli Argonauti che, guidati da Giàsone, giungono in Colchide per conquistare il mitico vello d’oro: il poema si apre con la costruzione di Argo, la prima imbarcazione che avrebbe solcato il mare, e l’arrivo in Tessaglia degli Argonauti. Dopo numerose avventure sui mari e la vicenda amorosa di Giàsone ed Ipsìpile, principessa di Lemno, essi sbarcano finalmente in Colchide e rimangono coinvolti nella guerra tra il re Eeta e suo fratello Perse; intervengono, allora, a favore del primo, con la promessa di ottenere come ricompensa il vello d’oro.

L’intervento degli Argonauti, effettivamente, è determinante per la vittoria di Eeta, che però viene meno alla sua promessa; Giàsone, quindi, per ottenere il vello deve sostenere una serie di prove terribili, che supera grazie all’aiuto di Medea, maga figlia di Eeta, che si innamora di lui perdutamente. Ottenuto il vello dopo aver addormentato con un filtro magico il drago che lo custodiva, l’eroe, i suoi compagni e la stessa Medea fuggono dalla Colchide, ma sono incalzati da Absirto, figlio di Eeta, che li raggiunge nell’isola di Peuce. Così si interrompe il poema.

Il modello primo di riferimento, per quanto riguarda la trama, è sicuramente Apollonio Rodio, nonostante l’inserzione di alcuni episodi nuovi, come la guerra tra il re Eeta e suo fratello. Per quanto concerne i personaggi, invece, Valerio Flacco si distacca da Apollonio: Giàsone, ad esempio, è profondamente diverso dall’eroe debole e insicuro del modello e le sue caratteristiche lo rendono più vicino ai canoni dell’eroe tradizionale.

Per numerose ragioni, Valerio Flacco si accosta molto di più a Virgilio: dall’Eneide, infatti, egli riprende alcuni episodi (come la storia d’amore tra Giàsone e Ipsìpile, che ricalca quella di Enea e Didone), alcuni personaggi (Sirto, il promesso sposo di Medea, ad esempio, ricalca Turno, mentre lo stesso Giàsone, caratterizzato da una profonda virtus, nonché dai valori della pietas e della fides, ricorda Enea) e numerose espressioni e similitudini, ricalcate dal modello senza alcuna modifica.

Oltre a Giàsone, altro personaggio emblematico è Medea: essa trova i suoi precedenti nelle Medee di Pindaro, Euripide, Ovidio e Seneca, ma per le peculiarità che la contraddistinguono si discosta da esse e assume delle sfumature che la rendono unica. La Medea di Valerio Flacco è un personaggio altamente contrastante; ora è rappresentata come una maga potente e terribile, ora come una fanciulla fragile e innamorata, ora è una donna passionale, ora è vendicativa e piena d’odio. Arricchendo la sua Medea di varie tonalità, l’autore intende riassumere in lei tutti i personaggi ad essa precedenti, facendo sfoggio della sua notevole erudizione e creando un personaggio nuovo e singolare.

Lo stile di Valerio Flacco, benché si richiami apertamente all’Eneide, risulta molto più oscuro e complicato; la difficoltà che lo sostanzia è volutamente ricercata dall’autore, che non esita ad esibirsi in effetti artificiosi e mirabolanti espedienti retorici.

Bibliografia

  • Apollonio Rodio, Le argonautiche, introd. e comm. di G. Paduano e M. Fusillo, trad. di G. Paduano, Milano 1997.
  • F. Caviglia, Similitudini in Valerio Flacco: sotto il segno di Medea, Milano 2005.
  • S. Contino, Lingua e stile in Valerio Flacco, Bologna 1973.
  • M. Fuecchi, La teichoskopia e l’innamoramento di Medea: saggio di commento a Valerio Flacco, Argonautiche 6, 4, Pisa 1977.
  • D. Galli, Influssi del ‘Thyestes’ di Seneca nel libro I degli ‘Argonautica’ di Valerio Flacco, Milano 2005.
  • P. Esposito, Valerio Flacco: tra similitudini, battaglie e proemi, Milano 2005.
  • E. Merone, Sulla lingua di Valerio Flacco, Napoli: Armanni 1957.
  • R. Nordera, I virgilianismi in Valerio Flacco, in AA. VV., Contributi a tre poeti latini, Bologna 1969, pp. 1-92.
  • C. Salemme, Medea. Un antico mito in Valerio Flacco, Napoli 1991.
  • V. Ussani, Studio su Valerio Flacco, Roma 1955.

Note

  • 1) Quintiliano, Institutio Oratoria X, 1, 90.

Foto

  • Scena argonautica su vaso greco.

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