Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Vercingetorige

Vercingetorige

Simili ratione ibi Vercingetorix, Celtilli filius, Arvernus, summae potentiae adulescens, cuius pater principatum Galliae totius obtinuerat et ob eam causam, quod regnum appetebat, ab civitate erat interfectus, convocatis suis clientibus facile incendit.” ( Cesare-De Bello Gallico, VII -IV)

Vercingetorige (80 a.C – 46 a.C.)

capo Arverno, figlio di Celtillo (1), nobile alla testa di uno dei principali e più potenti clan gallici

Vercingetorige, fu senza dubbio tra i più grandi avversari di Roma. Fino al XIX secolo, gli storici lo ignoravano, facendo risalire le origini della Francia a storie mitologiche e considerando come primi abitanti i Franchi e come re Clodoveo. La sua figura “riemerse” nel 1828 con la pubblicazione “Histoire des Gaulois depuis les temps les plus reculés”di Amèdèe Thierry, in cui si celebrano non solo i Galli ma anche la figura del condottiero. Fu da questo momento che ci si interrogò per capire se “Vercingetorige” indicasse un nome proprio o volesse dire solamente “capo” in lingua Arverna. L’interpretazione più accreditata tra i filologi, indica nel nome un titolo onorifico composto da Ver (uer), “su”; Cingeto (kinghèto) “guerriero” e il suffisso Rix (simile al nostro rex latino), re in antico celtico, quindi “re supremo dei guerrieri”.

Le fonti bibliografiche, piuttosto scarse, si apprendono principalmente da: Cassio Dione (Storia Romana, XI, 41), Strabone (Geografia, IV,2,3), Plutarco (Vita di Cesare, XXV- XXVII) e Floro (Epitome di Tito Livio I, 50). Ma il profilo più dettagliato del condottiero lo troviamo in particolar modo nel libro VII de i Commentari del De Bello Gallico di Cesare, suo principale avversario. L’avventura di Cesare in Gallia era iniziata nel marzo del 58 a. C. quando, alla testa delle sue legioni e di contingenti galli suoi alleati, aveva iniziato l’assoggettamento dell’area. Vercingetorige, all’epoca poco più che ragazzo (2), fu dunque al fianco di Cesare per buona parte della guerra, probabilmente fin dall’ inizio, o con il ruolo di contubernales, (fu in questo periodo che Vercingetorige apprese le tecniche di guerra dei romani e l’ars retorica), o in qualità di capo del contingente Arverno, un reggimento di cavalleria che il proconsole aveva dovuto requisire in virtú di un trattato (3).

Nell’inverno del 53 a. C. alla fine della sesta campagna di Cesare, in assenza di quest’ultimo e tradita l’alleanza romana, Vercingetorige si impadronì con la forza del potere presso gli Arverni (4), ponendosi a capo di una coalizione anti-romana (Cassio Dione definì la rottura dell’accordo magni sceleris, “crimine immenso”). Scacciato da Gergovia, dall’oligarchia e dallo zio, perché si temeva che potesse tentare di ristabilire il regime dinastico come aveva fatto il padre Celtillio (5), il condottiero arruolò le sue truppe tra la gente povera e abbandonata delle campagne per ritornare in forze qualche giorno più tardi. Nel corso di quell’anno, mostrò il suo reale talento militare e politico; con l’intento di respingere gli assalti romani, riuscì nell’impresa di riunire sotto un’unico vessillo la maggioranza dei popoli gallici e dei loro comandanti, essendo il primo ad appianare le divergenze dei clan a favore di un obbiettivo comune. La sua strategia si indirizzò su due fronti: quello tattico e quello diplomatico.

Con il primo, una volta mobilitato il popolo e impostosi come re, organizzò la resistenza concependola come una guerra di disturbo utilizzando due tattiche: quella “della terra bruciata” (traditio romana) che consisteva nel bruciare villaggi e raccolti per privare i Romani degli approvvigionamenti; e l’altra detta dell’“ascesso da fissazione (gergo militare francese) che consisteva nel concentrare intorno a una postazione amica il maggior numero possibile di uomini della parte avversa annientandoli successivamente con un’azione portata dall’esterno. Oltre a ciò fece in modo di attirare le armate romane in Gallia e di intrappolarle; si sottrasse allo scontro diretto con le legioni, stancando le truppe nemiche e obbligandole a massicci spostamenti; si lanciò in azioni di guerriglia contro le retroguardie, e tagliò i rifornimenti. Cercò di destabilizzare Cesare, attaccando la provincia (che in buona parte era rimasta fedele a Roma). Sul secondo fronte diede avvio ad una campagna diplomatica, utilizzando l’ars retorica appresa sotto la guida di Cesare, riuscendo così a stipulare numerose alleanze.

I tre grandi assedi

Primo assedio
Avaricum
(Bourges), marzo del 52 a.C.

Avaricum fu uno dei pochi oppidum che Vercingetorige decise di preservare. Vari sono i motivi legati a questa scelta; in primis quello tattico. “Il re supremo dei guerrieri” pensò di utilizzare la città come “specchietto per le allodole”, costringendo Cesare ad un assedio forzato per poi, (utilizzando truppe appostate nelle vicinanze), accerchiare gli stessi assedianti logorati dall’assedio della città. Vercingetorige però, non aveva ben considerato l’abilità strategica del console romano che fece costruire ai suoi soldati un terrapieno dirimpetto alle mura della città, considerata inespugnabile, nonostante le condizioni climatiche avverse. Dopo lunghe settimane, gli assediati cedettero, subendo numerose perdite e riuscendo a far fuggire solamente 800 dei 40.000 uomini. I restanti furono massacrati.

Secondo assedio
Gergovia
(Clermont- Ferrand), capitale del popolo degli Arverni, inverno del 52a.C.

Vercingetorige ebbe la meglio. Tra le cause della sconfitta di Cesare, due sono da ricordare: la prima è la rivolta da parte degli Edui, popolazione abitante il territorio vicino alla rocca di Gergovia; la seconda è l’avventatezza dimostrata dalla legione romana; infatti questa, inviata per annientare le difese nemiche, si nascose nella boscaglia; in un primo momento ottenne la vittoria, ma poi, non avendo obbedito al comando di ritirata, continuati ad inseguire i nemici in fuga, si trovò in seguito ricacciata nella piana sottostante, subendo gravissime perdite. Vercingetorige, per paura della superiorità militare di Cesare in quell’area, decise di arroccarsi a Gergovia, declinando di fatto la battaglia. Successivamente Cesare se ne andò sconfitto anche per sedare la rivolta, ormai certa, degli Edui.

Vercingetorige
La statua di Vercingetorige ad Alesia

Terzo ed ultimo assedio
Alesia (all’interno della città Alise -Sainte-Reine, Côte-d’Or, in Borgogna), inverno del 52 a.C. Tre giorni.

Nell’ultima importante battaglia che decretò la vittoria dei Romani, il condottiero gallo ripropose la stessa strategia utilizzata ad Avaricum. Arroccatosi ad Alesia, costrinse Cesare all’assedio per poi coglierlo di sorpresa con uomini dall’esterno. Il console, previdente, decise di far costruire delle trincee lunghe quasi 20 Km e delle fortificazioni lungo le stesse. I Romani resistettero al primo attacco esterno, avvenuto durante la costruzione dell’accampamento, ricacciando e annientando la retroguardia galla. A niente valse il tentativo disperato di Vercingetorige di inviare i suo cavalieri per ottenere aiuto da chiunque fosse in grado di combattere, mentre Cesare decise di far costruire una controvallazione, ( una fortificazione a protezione della prima),Vercingetorige anche a causa delle scarse provviste di cibo, fece uscire dalle mura, anziani, donne e bambini, per avere più cibo per i soldati, sperando nella clemenza di Cesare. Il console ordinò ai suoi di lasciarli morire. Dopo tre attacchi portati dalle truppe di sostegno chiamate dalla cavalleria e puntualmente ricacciate dalle fortificazioni romane, Vercingetorige, accettò la sconfitta e si consegnò al nemico.

Vercingetorige, indossata l’armatura più bella, bardò il cavallo, uscì in sella dalla porta della città di Alesia e, fatto un giro attorno a Cesare seduto, scese da cavallo, si spogliò delle armi che indossava e chinatosi ai piedi di Cesare, se ne stette immobile, fino a quando non fu consegnato alle guardie per essere custodito fino al trionfo»

( Plutarco, Vite Parallele, Cesare, 27,9-10) 

Cesare portò Vercingetorige con sé a Roma come trofeo della sua lunga campagna militare in Gallia. Tenuto prigioniero nel carcere Mamertino (Tullianum),dopo aver ornato in catene il trionfo di Cesare, venne mandato a morte.

Personaggio enigmatico, avvolto nel mistero, legato a Roma e a Cesare, Vercingetorige fu capace di rinnegare i trattati stipulati e i rapporti di amicizia, oltre a coinvolgere i Galli in una coalizione che avrebbe potuto avere le basi giuste per cambiare il corso degli eventi.

Divenuto eroe nazionale francese sotto la Terza Repubblica, sottolineando il suo estremo valore nella resistenza all’invasore, nei manuali scolastici francesi è così ricordato:

La Gallia fu conquistata dai Romani, malgrado la valida difesa del gallese Vercingetorige che è il primo eroe della nostra storia”

(Ernest Lavisse. Histoire de France, cours moyen, 1884)

note

1- Sulla base di quanto tramandato da Plutarco e Cesare, Celtillo, padre di Vercingetorige, cercò di ristabilire a suo vantaggio il regime monarchico presso gli Arverni. Il tentativo avvenne intorno all’80 a.C.. I suoi concittadini lo sottoposero a processo e lo condannarono a morte.

2- Molti storici e soprattutto molti scrittori francesi hanno voluto vederlo come un ragazzo di 15/16 anni. La teoria si basa su un aggettivo usato da Cesare, adulescens, che lo stratega romano dava a Vercingetorige come appellativo.

3- Nel corso delle campagne condotte nel 125 a.C., per “pacificare” le zone centrali della Gallia, le legioni romane si trovarono a combattere contro gli Arverni che riuscirono a sconfiggere nel 121 a.C.. Instaurato un regime aristicratico, la loro autonomia venne preservata grazie ad un trattato impostogli. Bituito, l’ultimo re caduto a Orange, fu esiliato ad Alba Fucens (nell’odierna Abruzzo), dove finì la sua esistenza. 
4- Popolazione protostorica che occupava i territori oggi corrispondenti all’Auvergne, nel Massiccio Centrale francese.
5- Celtillo fu condannato a morte dalle famiglie aristocratiche Arverne che temevano un ritorno della Monarchia in quanto la Restaurazione avrebbe sancito la fine dei trattati con Roma. Conseguenza di ciò, la conclusione di decenni di pace che erano stati garantiti dai due popoli.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*