Verona. Neanderthal e le penne ornamentali

Mercoledì 2 marzo 2011, alle ore 16, presso il Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Vr), verrà presentata una scoperta archeologica estremamente interessante per lo studio dell’Uomo di Neanderthal e, generalmente, per l’evoluzione umana, venuta alla luce nel corso di uno studio condotto su testimonianze ossee di diverse specie di uccelli (aquila, gracchio alpino, falco cuculo, avvoltoio) provenienti da un sito databile a quarantaquattromila anni fa presso Grotta di Fumane. L’incontro è organizzato dall’Università di Ferrara, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, dalla Regione Veneto, dal Comune di Fumane, dalla Comunità Montana della Lessinia e dalla Soprintendenza Museo Nazionale

Mercoledì 2 marzo 2011, alle ore 16, presso il Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Vr), verrà presentata una scoperta archeologica estremamente interessante per lo studio dell’Uomo di Neanderthal e, generalmente, per l’evoluzione umana, venuta alla luce nel corso di uno studio condotto su testimonianze ossee di diverse specie di uccelli (aquila, gracchio alpino, falco cuculo, avvoltoio) provenienti da un sito databile a quarantaquattromila anni fa presso Grotta di Fumane. L’incontro è organizzato dall’Università di Ferrara, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, dalla Regione Veneto, dal Comune di Fumane, dalla Comunità Montana della Lessinia e dalla Soprintendenza Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini.

I risultati hanno fornito nuove informazioni sul comportamento degli ultimi neandertaliani, provando come questi nostri antenati utilizzassero le ali o le penne più spettacolari a scopi ornamentali. Grazie alle perfette condizioni di conservazione delle ossa, gli studiosi hanno potuto analizzare queste testimonianze con innovative tecniche microscopiche e individuare tracce di tagli effettuati con utensili di pietra, finalizzati al recupero delle penne e delle ali più appariscenti.

Oltre a retrodatare di alcune migliaia di anni questa usanza nella storia evolutiva umana (finora considerata appannaggio di civiltà più complesse, relative esclusivamente all’Homo sapiens anatomicamente moderno), questa scoperta rafforza precedenti ipotesi che suggerivano un uso a scopi simbolici e ornamentali di coloranti minerali da parte dell’Uomo di Neanderthal per dipingersi il corpo. L’ipotesi che i neandertaliani possedessero o meno delle capacità di espressione simbolica è stata al centro di uno dei più intensi dibattiti all’interno della comunità scientifica antropologica e archeologica negli ultimi anni.

La nuova scoperta rafforza l’opinione di coloro che pensano che l’Uomo di Neanderthal avesse comportamenti astratti simili a quelli del contemporaneo Homo sapiens e contribuisce a trasformare l’immagine di bruti che per più di un secolo ha ingiustamente accompagnato, nell’interpretazione scientifica e non, questo nostro lontano cugino.

Per leggere l’abstract:
http://www.pnas.org/content/early/2011/02/11/1016212108.

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