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Vie consolari: introduzione

vie consolari in Italia

Le vie consolari romane in Italia

Grandi vie di comunicazione terrestri dell’antichità, le strade erano di tre tipologie: (1)

  • Viae terrenae
    tracciati in terra battuta, simili agli odierni sentieri di montagna.
  • Viae glarae stratae
    strade ricoperte di ghiaia, più larghe delle precedenti ma, come quelle, la loro cura era a spese delle comunità locali.
  • Viae silice stratae
    grandi arterie principali lastricate con basoli di pietra (basolato), dalla forma irregolare, accostati l’uno all’altro. Del terriccio ricopriva le intercapedini tra i sassi. La loro costruzione e cura erano affidate allo stato.

Queste ultime spesso coincidevano con la modalità di realizzazione delle strade consolari, riprese in parte dai nostri moderni tratti autostradali ed extraurbani. Due marciapiedi delimitavano i lati della strada che, in sezione verticale, appare con una sagoma “a dorso d’asino”, incurvata per far defluire l’acqua piovana evitando l’allagamento del centro della carreggiata.

sezione di una strada romana
sezione costruttiva di una strada romana

Se gli etruschi adattarono le proprie strade all’andamento del terreno (tranne in casi come le vie intagliate nel tufo), i romani puntarono alla linearità dei percorsi carrai anche a costo di forti pendenze (fino al 20%). Rare sono le eccezioni come nei casi di terreni paludosi.

Di norma le vie consolari erano costituite da una zona veicolare centrale di 2,30 m e due banchine laterali garantivano ai pedoni il passaggio. La larghezza della sede viaria poteva variare dai 3,60 ai 5,40 metri. Al termine dell’impero di Roma, la ragnatela di collegamenti stradali era di 140.000 km e la distanza tra le località era segnata su pietre parallelepipedi o cilindriche infisse a lato della strada, dette miliari (miliaria).

Roma, Campidoglio, miliari della via Appia
Roma, Campidoglio, uno dei miliari della via Appia

Consolari del nord Italia

Via Aurelia

costruita a partire del 241 a.C. dal censore G. Aurelio Cotta, partiva da Roma e giungeva lungo il mar Tirreno passando per Tarquinia, Cosa (Ansedonia), e Populonia terminando a Vada Volaterrana (Torre di Vada).

Via Aemilia Scauri

costruita nel 109 a.C. dal censore Emilio Scauro venne inglobata dall’Aurelia e si perse la sua memoria. Partendo da Vada Volaterrana, oltrepassava i centri di Pisa, Luna (Luni), Genua (Genova) per concludere il tragitto marittimo a Vada Sabatia (Vado Ligure) ed addentrarsi nell’entroterra per Aquae Statiellae (Acqui Terme) fino a Dertona (Tortona).

Via Iulia Augusta

voluta da Augusto, era il prolungamento costiero dell’Aemilia Scauri attraverso Albingaunum (Albenga), Albintimilium (Ventimiglia) e lungo le terre galliche e iberiche fino a Gades (Cadice).

Via Postumia

iniziata nel 148 a.C. dal console Spurio Postumio Albino, univa mar Tirreno e Adriatico; partiva da Genua (Genova) e incontrava Libarna (presso Serravalle Scrivia), Dertona (Tortona), Iria (Voghera), Placentia (Piacenza), Cremona, Verona, Vicentia (Vicenza), Opitergium (Oderzo). Da qui si ipotizzano due direzioni: una verso nord per Quadruvium (Codroipo) fino ad Aquileia e l’altra verso sud per Iulia Concordia (Concordia Sagittaria) fino ad Aquileia.

Via Aemilia

è il proseguimento della precedente. Costruita dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. era finalizzata allo spostamento rapido di truppe e merci verso i territori padani da poco conquistati. Diede il nome alla regione di cui è l’ossatura. Il suo percorso era: Ariminum (Rimini), Caesena (Cesena), Forum Popolii (Forlimpopoli), Faventia (Faenza), Forum Cornelii (Imola), Bononia (Bologna), Mutina (Modena), Regium Lepidi (Reggio Emilia), Parma, Florentiola (Fiorenzuola) e Placentia (Piacenza).

Via Galliarum

o “Strada delle Gallie” era il proseguimento della precedente che da Piacenza toccava Ticinum (Pavia), Laumellum (Lomello), Vercellae (Vercelli), Eporedia (Ivrea), Augusta Praetoria (Aosta), i valichi del Piccolo e Gran S. Bernardo per poi attraversare le Alpi e dirigersi in Gallia.

Via Popilia

sempre da Rimini si dipartiva quest’arteria stradale (132 a.C.), verso nord-est, che incrociava Ravenna, Hatria (Adria), Altinum (Altino), la costa friulana fino ad intercettare un tratto della Postumia, e il ramo finale fino a Tergeste (Trieste).

Via Flavia

deve il nome all’imperatore Flavio Vespasiano che nel 78 d.C. ne iniziò i lavori per congiungere Trieste alla costa illirica e dalmata passando per Pula (Pola).

Consolari del centro Italia

Via Salaria

probabilmente la via più antica tra quelle consolari, risale al V-IV secolo a.C. e univa Porta Salaria a Roma con Castrum Truentinum (Martinsicuro), passando per Reate (Rieti) ed Ausculum (Ascoli). Il suo nome si deve al commercio del sale fra Tirreno ed Adriatico.

Via Appia

iniziata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco con fini militari contro i volsci e sanniti. Dal 268 a.C. iniziarono i lavori per il tratto fino a Beneventum (Benevento); nel 190 a.C. toccava Venusia (Venosa) mentre il tratto finale Tarentum-Brundisium (Taranto-Brindisi) risale a Traiano (II secolo d.C.) così come risale il percorso collaterale, la Via Appia Traiana, nel tratto da Benevento a Brindisi passando per Herdoniae (Ordona), Canusium (Canosa), ed Egnathia (Savelletri di Fasano).

Via Sallentina

Sempre a Traiano è collegata la realizzazione del tratto che univa i centri costieri salentini con la cosiddetta Via Sallentina: Brindisi, Lupiae (Lecce), Hydruntum (Otranto), Veretum (Patù), Neretum (Nardò), Manduria e Taranto erano i principali luoghi da essa toccati.

Via Flaminia

costruita dal censore Caio Flaminio (220 a.C.), univa Roma e Ariminum (Rimini), partendo dal Campidoglio, attraverso poi Porta Flaminia intercettava il Ponte Milvio unitamente alle vie Cassia e Clodia. Da qui incontrava i centri di Narnia (Narni), Forum Flaminii (S. Giovanni Pro Fiamma), Mevania (Bevagna), Forum Sempronii (Fossombrone) per affacciarsi sul mare a Fanum Fortunae (Fano) e continuare poi per Pisaurum (Pesaro) fino a destinazione.

Via Flaminia minor

detta anche “Flaminia militare” univa Florentia (Firenze) e Bononia (Bologna) congiungendo via Aemilia e via Cassia attraverso l’Appennino.

Via Cassia e via Clodia

entrambe partivano da Roma condividendo il tratto fino alla località Madonna di Bracciano. Da qui il bivio portava la Cassia attraverso Sutrium (Sutri), Volsinii (Bolsena), Clusium (Chiusi), Arretium (Arezzo), Florentia (Firenze), Pistoriae (Pistoia), Luca (Lucca) per sfociare nella Aemilia Scauri presso Luna (Luni). La Clodia invece correva parallela all’Aurelia passando per Blera e Saturnia. Il suo punto terminale non è noto ma è possibile un prosieguo per Sena Iulia (Siena) fino a Forum Clodii (Pietrasanta) per poi agganciarsi all’Aemilia Scauri oppure l’itinerario più breve vede il suo congiungimento con l’Aurelia in prossimità di Populonia. La prima fu forse opera di Cassio Longino Ravilla tra 127 e 125 a.C. ma le notizie la citano a partire dal I secolo a.C., così come la Clodia.

Consolari del sudItalia

Via Popilia Capua-Rhegium

voluta dal console del 132 a.C., Publio Popilio Lenate, metteva in comunicazione Capua, Nola, Salernum (Salerno), Forum Popilii (Polla), Consentia (Cosenza), Hipponium (Vibo Valentia), Taureana (Gioia Tauro) e Rhegium (Reggio Calabria).

Via Herculia

iniziata e portata a termine dall’imperatore Massimiano (III-IV secolo d.C.), detto Herculius, i suoi miliari sono gli unici ivi rinvenuti. Si staccava dalla via Appia Traiana all’altezza di Equum Tuticum (S. Eleuterio) o poco prima di Venosa per raggiungere Potentia (Potenza) e Nerulum (Castelluccio Inferiore) da cui si univa alla via Popilia meridionale.

Via Domitiana

realizzata già in età repubblicana, venne restaurata e rivista da Domiziano nel 95 d.C. Partendo da Sinuessa (Mondragone) giungeva a Volturnum (Castel Volturno), Liternum (Torre di Patria), Cuma, Puteoli (Pozzuoli) che era l’antico capolinea. Il secondo troncone passava per Neapolis (Napoli), Salernum (Salerno), Paestum, Velia (Ascea) per completare il percorso all’altezza di Terina ed immettersi nella Popilia medirionale.

Via Valeria

univa Messana (Messina) a Lilybaeum (Marsala) passando per Mylae (Milazzo), Tyndaris (Tindari), Cephaloedium (Cefalù), Thermae (Termini Imerese), Soluntum (Solunto), Panormus (Palermo) e Drepanum (Trapani). Voluta dal governatore di Sicilia Marco Valerio Levino, fu iniziata tra III e II secolo a.C.

Rete viaria impero romano
Rete viaria dell’impero romano 

Note

  • 1) ULPIANO, Digestum, XLIII, 11-12.

Bibliografia

  • G. BONORA MAZZOLI 1990, Le vie di comunicazione terrestri e fluviali, in Milano Capitale dell’impero romano 286-402 d.C. (catalogo della mostra, Milano.
  • L. BOSIO 1970, Itinerari e strade della Venetia romana, Padova.
  • L. BOSIO 1991, Le strade romane della Venetia e dell’Histria, Padova.
  • A. CARBONARA 1956, Via Appia, Milano.
  • G. CERA 2000, La via Postumia da Genova a Cremona, Roma.
  • C. CORRADI 1968, Le strade romane dell’Italia occidentale, Torino.
  • N. DEGRASSI 1985, Via Clodia e Via Cassia, RPAA.
  • E. MARTINONI 1929, Le vie maestre d’Italia, Roma.
  • A. MOSCA 2002, Via Cassia: un sistema stradale romano tra Roma e Firenze, Firenze.

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