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Tivoli, Villa Adriana: introduzione

Breve storia di Villa Adriana

Villa Adriana è la residenza dell’otium che l’imperatore Adriano decide di costruirsi a Tivoli, famosa zona di villeggiatura alle porte della capitale. La costruzione inzia verso il 117 d. C. e continua in fasi alterne per tutta la vita dell’imperatore fino alla sua morte nel 138 d.C.

La Villa è costituita da una trentina di strutture raggruppate in più insiemi, ricche dei virtuosismi di tecnica architettonica tanto cari all’imperatore: ambiziose strutture voltate, trabeazioni mistilinee, giochi d’acqua, sapienti giochi di prospettive e accessi sotterranei

La dimora imperiale sorge su di un possedimento ereditato da Vibia Sabina, moglie di Adriano, un’antica villa repubblicana le cui parti vengono riutilizzate ed inserite nel nuovo complesso anche a costo di notevoli sforzi tecnici. Il Fulvio Cairoli Giuliani non concorda però sulla possibilità che questa sia la vera motivazione della scelta del luogo e ne ricerca altre di carattere più pratico. Sottolinea il maggior peso che devono aver avuto:

“la vicinanza alle cave di travertino e di ottimo calcare da calce (sia per murature, sia per intonaci), il passaggio in zona di quattro grandi acquedotti, la navigabilità dell’Aniene fino a Ponte Lucano – attestata per l’antichità da Plinio – la via Tiburtina, che, per essere anche a servizio delle cave di travertino, è adatta, per fondo e sede stradale, a trasporti pesanti, la vicinanza delle Acque Albule dei cui effetti curativi è noto che l’imperatore si serviva. (…) La presenza sul posto della pozzolana e del tufo (anche se questo non è poi determinante, perché tali materiali si trovavano un po’ dappertutto a Roma), e dei “tartari” per le decorazioni a rustico di sostruzioni e ninfei. Da ultimo forse non fu estranea la fama dell’area tiburtina, da secoli prescelta dal patriziato romano per la costruzione delle ville per l’otium” (1).

Su un’area di ben 126 ettari (2) si sviluppa una dimora, che secondo Cassio Dione doveva rappresentare un imago mundi, una raccolta di tutti i luoghi che Adriano aveva amato nei suoi due lunghi viaggi fuori dall’Italia. Questo succedersi di momenti architettonici uguali e diversi, ripetuti e alternati potrebbe tradire un’interpretazione irrazionale della costruzione. Lo stupore del visitatore è invece accuratamente ricercato. Corridoi con soffitti piani immettono in ambienti con volte ad ombrello; le strutture voltate sono sempre un momento imprevedibile, attentamente nascosto all’esterno, le eccezionalità spaziali spesso sono fatte precedere da angusti corridoi (3).

Adriano sembra concepire la sua villa come un cantiere aperto, dove esercitare l’attitudine alla progettazione propria e dei suoi architetti, ma in modo professionale e funzionale, come testimonia la realizzazione di una strutturata rete di infrastrutture idriche, fognarie e soprattutto viarie.

Note

  • 1 – C. F. Giuliani, Adriano: architettura e progetto, Electa, Milano 2000, p.45..
  • 2 – Giuliani (vedi ibidem, p. 48) concorda con E. Salza Prina Ricotti (E. Salza Prina Ricotti, Villa Adriana. Il sogno di un imperatore, L’Erma di Bretschineider, Roma 2001) nella stima dell’estensione della villa, ma sottolinea come considerando anche i resti periferici si arrivi a più di 200 ettari.
  • 3 – Giuliani, op. cit., p. 46.

Foto di Villa Adriana

Foto dell’area archeologica di Villa Adriana 

Foto del plastico ricostruttivo

Foto del museo archeologico

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