Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Vimercate (Mb), l’antica Vicus Mercati

Situata in provincia di Monza e Brianza, Vimercate è una città che conserva ancora parte dell’assetto originale dell’abitato romano nella propria maglia urbanistica; oggi, quello che era un piccolo vicus è stato inglobato nel centro storico.


Vimercate romana e ritrovamenti

Le due foto satellitari modificate dall’autore indicano il primo nucleo romano rettangolare di Vimercate e i successivi accrescimenti dell’abitato. Nella legenda:

A – Tomba di Eutichia Faventina (IV-V sec. d.C.)
B – Cisterna romana (IV sec. d.C.)
C – Santuario della Beata Vergine del Rosario (abitato romano successivo, I a.C.-III d.C.)
D – Pieve di Santo Stefano (necropoli di III-IV sec. d.C.)
E – Ponte di San Rocco (III sec. d.C.)
F – Necropoli di piazza Marconi (I-IV sec. d.C.)
G – Accrescimento dell’abitato tardo-imperiale e alto-medievale
H – Mura del borgo di XI-XII secolo


Vimercate medievale, mura e borgo, XI-XII secolo

Ponte di San Rocco (III – XIV secolo)

La storiografia antica non riporta testimonianze di questo villaggio ma i ritrovamenti archeologici portano ad ipotizzare che fosse un centro, di importanza inizialmente modesta, accresciutosi successivamente con lo spostamento della capitale dell’impero da Roma a Milano (fine III secolo d.C.). Proprio a questo periodo risale la costruzione di uno dei monumenti simbolo della città: il ponte di San Rocco. Oggi appare ad uno spettatore in chiare forme tardo medievali (XIV secolo) pur mantenendo i piloni romani di III secolo, in pietra e dal profilo tipicamente cuspidato per fendere la corrente del torrente Molgora (1). I due barbacani all’ingresso del ponte e della cinta muraria (oggi scomparsa) erano strutture difensive e di controllo strategico, infatti Vimercate era situata su uno snodo nevralgico di vie romane che univano Milano sia alle Alpi sia alla rocca di Bergamo, attraversando da una parte la Brianza dall’altra giungendo fino al sito fortificato di Trezzo sull’Adda (2). Una testa apotropaica in altorilievo è situata sulla ghiera d’ingresso della torre occidentale.


Protome umana murata sul ponte


Complesso del ponte di San Rocco XIV sec., ipotesi ricostruttiva, tavola G. Sardo


Barbacane ovest del ponte di San Rocco, esterno


Barbacane ovest del ponte di San Rocco, interno

Centro storico: l’antico vicus

Le memorie della Vimercate romana sono oggi custodite in parte al Museo del Territorio vimercatese (MUST, vedi articolo), in parte al museo civico Carlo Verri di Biassono (in attesa di essere trasferite a breve nel MUST); pochissimo ormai rimane di testimonianze visibili nell’abitato moderno: una di queste è un frammento di un’epigrafe incastonato in un muro di una casa di corte nel viale principale della città, via Vittorio Emanuele II. Percorrendo questa strada si calpesta l’antico tratto perimetrale del vicus romano.

Ritrovamenti nel Santuario della Beata Vergine del Rosario (II sec. a.C. – III d.C.)

Altre residue tracce della romanità vimercatese si trovano nel santuario della Beata Vergine del Rosario: le basi delle colonne (plinti) che reggono le navate si appoggiano ad una pavimentazione più antica di quella odierna, visibile in parte grazie ad alcune vetrate di camminamento. Sotto questo santuario sono state rinvenute, nel 1988, tracce di murature romane, indizi di una possibile estensione dell’abitato (vedi foto) rettangolare della fondazione (3). Due are dedicate, di cui una dedicata a Giove, erano situate nel santuario perciò si è pensato che la chiesa cristiana possa essere stata edificata sui resti di un tempio pagano ma non è stato possibile dimostrarlo per la mancanza di dati. Oggi nel museo civico, sono datate una al I e l’altra al III secolo d.C. Sempre nei pressi del santuario venne alla luce un vaso di ceramica con 51 monete di II-I secolo a.C., nascosto forse tra I secolo a.C. e I d.C., non si sa in che occasione. La provenienza è una possibile abitazione romana di un veterano di Augusto. Le monete sono state coniate in diverse zecche di Roma e delle province imperiali.


Ara di Caius Virius Genialis nel santuario

Sarcofago di Eutichia Faventina e la cisterna romana (IV – V sec. d.C.)

A pochi passi da questo eccezionale rinvenimento, nel 1973, è stato trovato, durante lavori edilizi, il sarcofago di una donna romana, tale Eutichia Faventina, datato al IV-V secolo d.C. e della cui scoperta rimane una plancia con foto e didascalia. Oggi conservato al liceo Zucchi di Monza, verrà a breve trasferito al museo di Vimercate.

L’iscrizione sul sarcofago ci ha fornito questi dati sulla donna:

EVTICHIA FAVENTINA HOC MESVLEVM
VIVA FECIT SIBI ET IDOMINEO CVRIONI
CONIVGI SVO CARISSIMO QVI VIXIT
ANNOS LIIII MENSES VII DIES XVIII

Traducibile in: “Eutichia Faventina fece costruire da viva questo mausoleo per sè e per Idomeneo Curione, coniuge suo carissimo che visse 54 anni, 7 mesi e 18 giorni”.

Le scoperte archeologiche sembrano essere seminate un po’ ovunque nella città tanto che nella via parallela, via Giovanni XXIII, venne alla luce nel 1959 una cisterna romana di IV secolo d.C., probabilmente annessa ad un’abitazione, caduta poi in disuso e usata come discarica di materiali edilizi e d’uso comune. Ricoperta di terra, ha conservato fino ai giorni nostri frammenti di ceramica in terra sigillata nordafricana, parti di contenitori di vetro, due aghi in osso e monete di bronzo tra cui anche una dell’età dell’imperatore Costantino (inizi IV d.C.).

Area funeraria della Collegiata di Santo Stefano (III – V sec. d.C.)

L’altro luogo in cui riaffiorarono evidenze archeologiche è piazza Castellana prospiciente il retro della chiesa di Santo Stefano, pieve proto-romanica situata nel cuore di Vimercate, a pochi metri dalla chiesa della Beata Vergine del Rosario: nel 2003, in seguito a lavori per la pavimentazione della piazza, gli archeologi riesumarono un sarcofago con 5 scheletri, datato al III-IV secolo d.C. Anche qui una plancia con didascalia espone al turista la vicenda della scoperta. Citata in una carta longobarda del 745 ma probabilmente fondata nel V secolo d.C. (4), la chiesa occupava l’area cimiteriale immediatamente a nord dell’abitato romano. La chiesa romanica risale al X-XI secolo, edificata su quella preesistente (5).


Facciata della chiesa


Retro della chiesa di Santo Stefano


Sarcofago venuto alla luce presso la Chiesa di Santo Stefano, III-IV dC


Il momento della scoperta del sarcofago


Protome umana murata sulla chiesa di Santo Stefano

Il campanile venne realizzato nel XII secolo e ad un attento osservatore balzerà subito all’occhio il reimpiego di materiali lapidei romani utilizzati per quest’opera: si tratta di sarcofagi totalmente e parzialmente incassati nei muri dell’alzato. Alcune iscrizioni latine, purtroppo consunte, si leggono soprattutto all’angolo della torre campanaria. Altri elementi romani che subirono la spoliazione furono recinti e segnacoli delle necropoli e persino elementi provenienti da abitazioni (6).

Risulta curiosa la collocazione dei frammenti di sarcofagi iscritti: quelli che rimandano alle divinità pagane sono posizionati con l’epigrafe non in vista mentre quelli forse interpretati come possibili appartenenti alla prima comunità cristiana del vicus, come nel caso dell’iscrizione di Oclatius, sono posti con la scritta in vista (7). Anche qui una protome umana apotropaica emerge sotto uno degli archetti del lato occidentale del campanile.

Stele dei Domizi (I sec. d.C.) e l’ara della Matrone (II sec. d. C.)

Collocati nel museo (vedi articolo MUST) come testimoni dell’importanza del sito romano sono un frammento della stele dei nobili Domitii (I secolo d.C.) e la famosa ara delle Matrone, dalla cui patera scolpita sulla faccia destra prende spunto il logo del museo vimercatese.

Questa ara di II secolo d.C., insieme ad un’altra datata al III (CIL, ovvero Corpus Inscriptionum Latinarum, V 5727), testimonia un culto molto diffuso, dalla Gallia alla Britannia, dal Reno alla Cisalpina: quello della Matres o Matronae di origine celtica. La diffusione dei ritrovamenti di dediche a queste divinità coincide con l’area di stanziamento dei celti e ciò fa pensare ad un’origine celtica del culto. Il silenzio delle fonti antiche fa sorgere l’ipotesi di una credenza di tipo privato e le poche (quattro) rappresentazioni iconografiche che accompagnano tali dediche presentano tre donne sedute con primizie agricole mentre una sola immagine mostra fanciulle danzanti (8).

L’iscrizione con abbreviazioni riporta questa dedica:

MATRONIS
L S A
V S L M

Che sta per “Matronis L. S. A. V(otum) S(olvit) L(ibenter) M(erito)” da tradurre in “L. S. A. alle Matrone sciolse volentieri il voto come era giusto”. Non è dato sapere il nome del dedicante abbreviato con L. S. A.

Necropoli di piazza Marconi (I – IV sec. d.C.)

Nella piazza situata a metà tra l’ospedale e l’isola pedonale di Vimercate, nel 1933 e poi nel 1999-2000, fu portata alla luce una necropoli romana con rituale misto a cremazione e ad inumazione, quest’ultima impostasi poi sulla prima tra III e IV secolo. L’area della necropoli fiancheggiava l’antica via che, da sud, univa Vimercate a Concorezzo, giungeva a sud-ovest a Monza (antica Modicia romana) e terminava il suo percorso a Milano, attestato dai ritrovamenti di tratti lungo il fiume Lambro (9).

Una delle sepolture desta particolare interesse per la sua parziale ricostruzione nella sala romana del museo vimercatese: la tomba ad inumazione di Atilia (I-II sec. d.C.), rinvenuta entro una struttura di 3,30 m x 2,20, coperta da coppi e tegoloni e con un fondo in laterizi. La sepolta era una fanciulla di circa 17 anni, proveniente dall’est dell’Europa, in base a studi antropologici.

Altri ritrovamenti nella frazione di Oreno

Altri ritrovamenti sono stati effettuati nella frazione vimercatese di Oreno: si tratta di alcune are a Giove e alcuni sarcofagi (10).


Ara dedicata a Giove, da Oreno

Conclusioni

In base alla collocazione delle aree sepolcrali finora venute alla luce, situata sempre all’esterno degli insediamenti romani, è possibile credere che l’abitato romano iniziale di Vicus Mercati si collocasse nel ristretto perimetro quadrangolare circoscritto da via Vittorio Emanuele II, via Canonica, Via Cavour e piazza Santo Stefano, vedi foto satellitare (11).

In questo senso, il kardo (via Pierino Colombo con direzione nord-sud) e il decumano (via Crispi con direzione est-ovest) sono le uniche due vie interne al recinto dell’abitato d’origine. Esse si intersecano ortogonalmente al centro dell’area di fondazione, con un’ampiezza costante di circa 4 metri, compatibile con le strade romane dei vici di allora. La maglia urbana di Vimercate è irregolare tranne che nell’area del presunto insediamento romano, ulteriore indizio per identificarlo con Vicus Mercati, il cui toponimo richiama all’attività di commercio che vi si doveva svolgere, presumibilmente tra il centro e il ponte di San Rocco (12).

Una successiva espansione dell’abitato romano potrebbe avere interessato la zona nord-ovest del vicus, con la probabile costruzione di una basilica (dove ora vi è la chiesa di S. Stefano) e di abitazioni (Santuario della Beata Vergine) con cisterne annesse (via Papa Giovanni XXIII).

Se nel tardo impero romano (III-V secolo) l’accrescimento di Vimercate proseguì in direzione nord-ovest con nuove aree abitative ed in direzione est con la realizzazione del ponte di San Rocco. I motivi di queste evoluzioni sono da cercare, con buona probabilità, nel primo caso nell’importanza dei commerci lungo la direttrice che da Mediolanum si dirigeva oltre le Alpi in direzione del limes germanico. Era questo un periodo di instabilità politica e militare nel quale si annoverano i due casi di attestate fortificazioni rialzate a scopo d’avvistamento: Montevecchia, a una dozzina di km a nord di Vimercate (13), e la fortezza del parco del Monte Barro (vedi articolo). L’altra direttrice, a est, portava dapprima a Trezzo d’Adda e poi a Bergamo lungo il grande tratto di via romana che affiancava la via Postumia, diretta ad Aquileia e verso le province orientali dell’impero.

L’estensione delle mura e dell’abitato medievale (XI-XII secolo) di Vimercate arrivano poi a fagocitare il centro romano e ad intercettare il ponte di San Rocco, provvedendo alla sua fortificazione (14).

Note

  • 1) G. A. Vergani, Il complesso del ponte di San Rocco a Vimercate. Identità e storia. 2005.
  • 2) G. A. Vergani, Il borgo e il suo doppio in (a cura di G. A. Vergani) Mirabilia Vicomercati. Itinerario in un patrimonio d’arte: il Medioevo.1994.
  • 3) M. Mirabella Roberti, Itinerari per la Brianza romana in Storia di Monza e della Brianza, tomo IV. 1976.
  • 4) C. Marchi, A. Sala, G. A. Vergani, Tracce per una topografia storica di Vimercate in Mirabilia Vicomercati. Itinerario in un patrimonio d’arte: il Medioevo; M. Navoni, La chiesa di Santo Stefano e la sua pieve nel medioevo in (a cura di C. Besana e G. A. Vergani) La collegiata di Santo Stefano a Vimercate. Storia e arte in un’antica pieve lombarda. 1994.
  • 5) F. Sacchi, F. Bonzano, “Effodiuntur marmora insignia, sculpuntur ac poliuntur arte mirifica”: spunti di ricerca sul reimpiego in Santo Stefano a Vimercate in (a cura di C. Besana e G. A. Vergani) La collegiata di Santo Stefano a Vimercate. Storia e arte in un’antica pieve lombarda. 2008.
  • 6) Ibidem.
  • 7) Ibidem.
  • 8) F. Landucci Gattinoni, Un culto celtico nella Gallia Cisalpina Le matronae-junones a sud della Alpi. 1987.
  • 9) per la viabilità tra Milano, i vici romani e medievali a nord-est e Monza vedi la cartina sulla base di quella dell’IGM, realizzata da G. Rossetti in Società e istituzioni nel contado lombardo durante il medioevo: Cologno Monzese, secolo VIII-X, tomo I. 1968.
  • 10)link dei due reperti con foto e scheda, sul sito del MUST: http://www.mirabiliavicomercati.org/drupal/collezioni/fotografie?_gs_my_cgi_url=%2Fcgi-bin%2Floop_show_card.cgi&_gs_TypeCard=Foto&_gs_NumCard=2715 e http://www.mirabiliavicomercati.org/drupal/collezioni/fotografie?_gs_my_cgi_url=%2Fcgi-bin%2Floop_show_card.cgi&_gs_TypeCard=Foto&_gs_NumCard=2715&_gs_ListCards=Fo2714;Fo2715;&_gs_GsdlLocation=/drupal/collezioni/fotografie%3F_gs_my_cgi_url%3D%252Fgsdl%252Fcgi-bin%252Flibrary.cgi%26_gs_a%3Dq%26_gs_r%3D1%26_gs_hs%3D1%26_gs_e%3Dq-11000-00—off-0Foto–00-1—-0-10-0—0—0direct-10-TX–4——-0-1l–11-it-50—20-about-Oreno–00-3-41-00-0-0-11-1-0utfZz-8-00%26_gs_fqf%3DTX%26_gs_t%3D0%26_gs_q%3Dcanonica+oreno
  • 11) M. Mirabella Roberti, Itinerari per la Brianza romana in Storia di Monza e della Brianza, tomo IV. 1976.
  • 12) Ibidem.
  • 13) http://www.comune.montevecchia.lc.it/docinf.jhtml?param1_1=N1135288bd6b3e20d43f
  • 14) C. Marchi, A. Sala, G. A. Vergani, Tracce per una topografia storica di Vimercate in Mirabilia Vicomercati. Itinerario in un patrimonio d’arte: il Medioevo.

Info

I monumenti e le vestigia della Vimercate romana sono stati documentati da chi scrive, nel gennaio 2011.

Galleria di foto


Epigrafe Criscentia


Iscrizione funeraria a Oclatius


Sarcofago romano dal parco di Villa Sottocasa


Il cantiere del campanile, operazioni di reimpiego degli elementi lapidei romani, disegno di  R. Rachini

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*