Aquileia (Ud): storia e topografia

Aquileia

La storia di Aquileia

Le motivazioni della fondazione di Aquileia vanno ricercate nella necessità da parte di Roma di cautelarsi contro le tribù dei Galli Transalpini. Si preferì, tra il 183 e il 181 a. C., dedurre una colonia di diritto latino piuttosto che una di diritto romano per non dare l’impressione ai Veneti di un dominio troppo diretto nella regione in un momento in cui ancora si stava assestando il comando di Roma sulla Cisalpina e sull’Adriatico. E’ probabile che Aquilis sia il nome preromano del fiume che scorreva accanto alla città.

Aquileia divenne municipium nel 90 a. C., iscritta alla tribù Velina, con la lex Iulia. Giulio Cesare soggiornò più volte ad Aquileia, e di qui probabilmente procedette al completamento dell’opera di annessione del territorio circostante. Aquileia è la base invernale delle sue tre legioni che qui si prepararono alle guerre galliche. Anche l’imperatore Augusto vi soggiornò più volte accompagnato dalla moglie Livia e dalla figlia Giulia.

Aquileia fu coinvolta nelle operazioni militari all’epoca delle guerre fra Otone e Vitellio, nell’impresa dacica di Traiano e sembra probabile il passaggio per il suo territorio dell’imperatore Lucio Vero durante gli anni di lotta contro i Quadi e i Marcomanni.

Nel 238 d. C. Aquileia rimase fedele al Senato di Roma opponendosi a Massimino il Trace. La città dovette sopportare cinque lunghi anni d’assedio: l’episodio è passato alla storia come bellum Aquileiense. Di certo dalla metà del III sec. d. C. e specialmente nel periodo tetrarchico Aquileia diviene di nuovo sede di comandi militari. In seguito la città fu il centro d’irradiazione del cristianesimo in tutta la Venezia e nei territori circostanti, fino alla Rezia Seconda e alla Pannonia Superiore. Il rinvenimento, presso il ponte dell’Aussa, di una grande punta di lancia con tracce di doratura è stato messo in relazione con la battaglia avvenuta in quel luogo nel 340 d. C. e terminata con la morte di Costantino II.

La sua posizione di confine espose però la città ai pericoli delle sempre più frequenti migrazioni barbariche: nel 410 d. C. Alarico arrivò a minacciarla fin sotto le sue porte. Era quindi ormai chiaro che le difese di Roma non avrebbero retto più l’azione delle popolazioni transalpine e di questo si ebbe conferma nel 452 d. C. quando Aquileia fu distrutta da Attila che prese e rase al suolo quasi completamente la città: questi, infatti, reduce dall’impresa della Gallia Transalpina, scendendo in Italia, puntò sulla città.

La topografia di Aquileia

Il perimetro iniziale della colonia di Aquileia fu, fin dal principio, alquanto vasto. Particolare cura fu posta per i collegamenti viari: con il retroterra romano attraverso due importanti tracciati quali la Via Postumia, proveniente da Gemona, e la Via Annia in collegamento con l’Emilia, e furono potenziate le strade verso il Norico e la Pannonia, e verso la costa adriatica orientale.

La rete viaria urbana è stata studiata e in parte indagata nel corso del tempo; scavi condotti in profondità hanno permesso di accertare fasi precedenti a quelle già note, anche in orientamento diverso e di verificare in molti casi la presenza di strati alluvionali.

All’età repubblicana risalgono tre tratti della cinta di mura insieme alla porta nord con le sue torri rotonde e con una porta minore verso ovest.

E’collocabile, grazie ai rinvenimenti, alla prima fase della colonia, la fondazione di un grande edificio nell’area nord-est di Aquileia. Si tratterebbe di un tempio della prima età imperiale dedicato alla dea Fortuna di cui non è stato riconosciuto materiale più tardo: questo dato ha portato a ipotizzare un abbandono della struttura templare danneggiata forse da un incendio, come testimoniano le tracce di bruciatura presenti sul materiale raccolto, e non più riedificata.

Risale al I sec. d. C., se non prima, l’assetto originario del porto di Aquileia. Nel I sec. d. C. è abbandonata la prima cinta muraria, o in ogni caso la città si espanse con case e ville oltre a questa.

Nei pressi dell’anfiteatro sono stati individuati i resti di due domus. La prima casa si sviluppava probabilmente intorno ad un vasto cortile centrale, a sud del quale si sono conservati due ambienti allungati con decorazione musiva a sottili esagoni neri su fondo bianco e con punti bianchi su fondo nero di età augustea. La seconda casa si presenta simile alla prima, mentre procedendo verso ovest, s’incontrano i resti di un’altra casa databile, nella fase originaria, al I sec. d. C.

Mancano assolutamente dati riguardanti lo scavo delle case del fondo Cossar rinvenute poco più a nord dell’area forense; restauri approssimativi hanno reso in sostanza impossibile la lettura planimetrica degli ambienti e il loro riferimento a una o più domus. Il complesso, nell’ambito dell’urbanistica di Aquileia, faceva parte di un vasto quartiere residenziale che si stendeva, con andamento est-ovest, nel settore orientale della città. Visibili sono due stanze con mosaico bianco e riquadro centrale a intarsi marmorei policromi.

Alla piazza del Foro porticato si entrava attraverso tre gradini. Nell’angolo sud-ovest della piazza è localizzato un ambiente d’incerta destinazione, in posizione leggermente arretrata rispetto al colonnato, di cui rimangono le basi di due pilastri in calcare con semicolonne addossate; tra questi, le basi di due colonne di marmo. Numerosi elementi della decorazione architettonica del foro sono rimasti sul posto; altri in parte sono esposti in museo.

Tra i reperti del Foro si ricordano tabelle con epigrafi che menzionano personaggi che sembrano direttamente collegati alla storia della città. Si deve, per la piazza, ipotizzare la presenza di statue onorarie, che costituiscono, nei portici, una sorta di galleria storica locale, sull’esempio di quanto a Roma si trovava nel foro di Augusto e in quello successivo di Traiano. Inoltre una decorazione ad aquile ed eroti che sorreggono festoni sembra chiaramente richiamare la sfera eroica.

La decorazione architettonica sembrerebbe databile prevalentemente alla prima metà del II sec. d. C., anche se in essa sono sicuramente individuabili due fasi cronologiche diverse. Dopo essere state abbattute case moderne che si trovavano nell’area, si è poi proceduto all’ampliamento dello scavo. E’ visibile, inoltre, una parte della platea, pavimentata con lastre di calcare di Aurisina.

La basilica appartiene forse nella sua prima fase al progetto del foro di età giulio-claudia. L’edificio era chiuso a ovest da una grande esedra e all’interno aveva una doppia fila di colonne. La pavimentazione dell’edificio si è in parte conservata: il corpo centrale era pavimentato con lastre di marmo, l’abside e il colonnato con lastre di calcare, ad eccezione di alcune lastre in rosso di Verona. Non è da escludere che l’attuale aspetto dell’edificio sia il risultato di un grande rifacimento d’età severiana.

Verso la fine del II sec. d. C. sul lato orientale della città le mura imperiali sorgono sulla banchina del porto mostrandone l’inutilizzo forse a causa della diminuzione di portata del fiume Natissa dovuta a fenomeni sismici. Tra il III e il IV sec. d. C. fu rifatta più volte la cinta muraria.

Al IV sec. d. C. risale un complesso termale che, come si apprende da un’iscrizione rinvenuta nel 1987 nel frigidario, portava il nome di Thermae Costantinianae felices ed era amministrato da due praepositi che dedicarono una statua a Costantino. Sono visibili in museo alcuni mosaici raffiguranti scene marine e ritratti di atleti, mentre tutte le strutture, dopo le indagini, sono state interrate.

Si deve segnalare un complesso formato da una grande piazza quadrangolare, vuota all’interno e fiancheggiata su uno dei lati da un balneum. Si è proposto di interpretare la struttura come campus della iuventus locale; l’interpretazione si basa sia sui confronti con i campi noti archeologicamente o da iscrizioni, sia sul ritrovamento ad Aquileia di una piccola tessera iscritta dalla quale si deduce l’esistenza della magistratura della iuventus.

Non è stata riconosciuta ancora l’ubicazione certa di nessun tempio all’interno della città. Presso il porto fluviale doveva trovarsi un’area sacra a Nettuno. Il dio Beleno avrebbe avuto un luogo di culto in località Beligna, a sud della città.

Alcuni luoghi sono particolarmente ricchi di testimonianze funerarie: in particolare la Via Annia, dove sono stati individuati alcuni dei più importanti monumenti sepolcrali di Aquileia; in località Santo Stefano, invece, è stato recuperato un gran numero d’iscrizioni militari e infine la necropoli di Sant’Egidio da dove proviene il numero più cospicuo e meglio individuabile di tombe.

Autore: Speranza Ambrosio

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