Bomarzo: il Parco dei Mostri

di Silvia Menichelli

Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte

Questa iscrizione incisa sulla base di una scultura raffigurante una ninfa posta all’ingresso del parco accoglieva i visitatori: essa ben illustra l’atmosfera magica, talvolta surreale, che si percepisce inoltrandosi nel Bosco Sacro di Bomarzo, popolato da sculture in pietra che compaiono inaspettate tra il verde di una natura rigogliosa.

L’ideatore fu Vicino Orsini, il più eclettico e geniale della nobile famiglia del Rinascimento, che intorno alla metà del cinquecento diede avvio ai lavori; sono tuttavia poche le notizie certe riguardo agli artisti coinvolti nel parco o alla durata dei lavori, forse protrattasi oltre il 1580; unica citazione contemporanea dell’opera è contenuta nell’epistolario dello studioso Annibal Caro in una lettera inviata allo stesso Vicino nel 1564 un cui si fa menzione dei “teatri e mausolei” di Bomarzo.

Quanto ai nomi di coloro che riuscirono a tradurre in arte le bizzarrie di Vicino, gli studiosi hanno sempre posto l’accento sul Vignola, attivo in quegli anni nella vicina Villa Lante a Bagnaia, e soprattutto di Pirro Logorio, per la sua nota eccentricità artistica e per la vicinanza con la famiglia.

La mancanza di fonti attendibili unita alla stravaganza fortemente percepita all’epoca, fecero nascere nel tempo vere e proprie fantasie riguardo alla realizzazione e al suo committente: si diffuse la voce che il principe avesse fatto scolpire alcune delle sculture dai suoi nemici imprigionati nelle battaglie e che non avesse permesso alla moglie Giulia di vedere l’opera prima del suo compimento, in occasione del quale organizzò una visita in una lugubre notte spaventando quasi a morte la consorte davanti alle mostruose creazioni.

Il bosco, luogo di meraviglia che da sempre stimola la fantasia dei visitatori, trae il suo fascino dal susseguirsi delle sculture, per lo più ispirate alla mitologia e ad una natura irreale, custodi di simbolismi talvolta non svelati. In prossimità dell’originale entrata dovevano essere situate le due sfingi già citate che, come molte altre opere del parco, recano iscrizioni che avvertono chi le legge della straordinarietà del luogo.

Dalla mole spaventosa è il “fier gigante”, come ebbe a chiamarlo in una lettera lo stesso Vicino, rappresentato nell’atto di fare a pezzi il nemico, forse è qui rappresentato il duello tra Ercole e Caco; più delicato nell’aspetto, sebbene enorme nelle dimensioni, il gruppo della tartaruga con una fanciulla ammantata sul dorso che si accompagna alla fontana di Pegaso, ricavata da un unico blocco di roccia e naturalmente inclinata seguendo il profilo del pendio.

Suggestivo e vicino al gusto artistico dell’epoca è il Grande Ninfeo a cui si accede tramite una scalinata coperta da manto erboso; davanti due cippi che recano il nome del committente e, con l’essenzialità propria di un’iscrizione, ne svelano l’intento…solo per sfogare il core. Surreale la Casa Pendente, per alcuni una sosta nel percorso alla scoperta del bosco, per altri una chiara allusione al vacillare della Chiesa all’epoca, dedicata all’amico Cardinale Madruzzo che dal 1561 viveva nel Viterbese.

Salendo da qui si giunge nella Platea dei Vasi, una terrazza dominata da vasi monumentali e da alcune delle creature più singolari del parco: la grande Fontana di Nettuno, la colossale figura femminile, ieratica in volto, forse raffigurante Anfitrite, sposa del dio del mare, o la dea Cerere, la maestosa Ninfa Dormiente adagiata sulla roccia.

Si ergono di seguito il Drago dalle fauci spalancate assalito da un leone e da un cane, e l’elefante, chiaro rimando al gusto per l’esotico di Vicino. Più in alto, al culmine di una scalinata compare lo spaventoso mascherone dell’Orco al cui interno si può entrare passando attraverso l’enorme e minacciosa bocca.

Dal piazzale dello Xisto si può godere di una splendida visuale sul borgo e sul Palazzo Orsini, qui sono situate due splendide sirene fronteggiate. Nel punto più elevato della villa, in posizione volutamente isolata, sorge l’elegante Tempietto di ispirazione classica, secondo le fonti fatto edificare a perenne ricordo della moglie Giulia. Molte altre sono le creature bizzarre e straordinarie che popolano questo bosco delle meraviglie per affascinare per sempre chi le visiti secondo l’intento del suo eclettico ideatore.

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