Guide - articoli in archivio

  • La tragedia nella Roma antica

  • La tragedia a Roma nasce nel III secolo a.C., su imitazione dei modelli greci; tra III e II secolo a.C. questo genere gode di grande successo, in particolare grazie a Marco Accio e Lucio Pacuvio, mentre in seguito subisce un forte declino; perché torni in auge, bisogna aspettare fino al I secolo d.C., quando è attivo il più grande tragediografo della letteratura latina: Seneca. Dopo di lui, il genere della tragedia a Roma si esaurisce. L’età arcaica: nascita della tragedia a Roma La tragedia, genere mutuato dalla letteratura greca, nasce a Roma nel III secolo a.C.: proprio al 240 a.C.

  • Gli dei greci a Roma

  • “Dai greci i romani hanno imparato semplicemente a concepire, a vedere i loro dei con caratteristiche più precise” Con questa frase di Champeaux si può riassumere il complesso rapporto tra la religione romana e quella greca: un rapporto composto da contatti e contaminazioni che ha portato a creare un pantheon ricco e articolato che è andato formandosi nei primi secoli della storia romana, a cavallo tra la monarchia e gli albori della repubblica. La religione romana ha assunto alcune caratteristiche dalle popolazioni con cui è entrata in contatto, culturalmente più evolute, degli etruschi e dei greci. Gli etruschi, che occupavano

  • Piceni

  • L’area di estensione di questo popolo occupa i territori delle odierne Marche e dell’Abruzzo. Verso la metà del XX secolo questa regione viene chiamata picena, dal nome della regione augustea ivi situata. Il nome deriverebbe dal termine pùpùn, ritrovato in diversi gruppi di iscrizioni. Nel territorio a nord del fiume Esino si è individuata una subregione culturale il cui epicentro è costituito da Novilara, il cui centro fu abitato tra l’inizio dell’VIII e la fine del VI secolo a. C. Storia dei piceni Tra il XII e il X secolo abbiamo scarse tracce di insediamenti, che si trovano sempre lungo

  • Oroqen

  • Gli Oroqen Gli Oroqen sono una delle 56 minoranze etniche riconosciute dalla Repubblica Popolare di Cina. Gruppo minacciato di estinzione, oggi conta appena 7.000 persone ca., distribuite tra provincia della Mongolia interna, che comprende la regione autonoma degli Oroqen, e la provincia dell’Heilongjiang. La loro importanza storica è enorme, infatti come alcuni sostengono, su basi filologiche, essi sono gli antenati dei mongoli di Gengis Khan, fondatore di uno dei più grandi imperi della storia antica. Storia degli Oroqen Registrati per la prima volta nei documenti cinesi della dinastia Wei settentrionale (386-534 d.C.) come parte costituente degli Shiwei, essi sono una

  • Bhavacakra

  • Il Bhavacakra Il Bhavacakra è la rappresentazione artistica e filosofica chiave di alcuni principi del buddhismo. Chiamato anche ruota delle esistenze o del divenire, è particolarmente apprezzato nella cultura tibetana che ne realizza vere e proprie opere artistiche. Dipinto, scolpito o raramente ricamato, questo antichissimo motivo iconografico, che compare frequentemente all’entrata dei templi tibetani, si compone di varie parti che costituiscono un supporto visivo all’insegnamento di base, impartito persino ai bambini. Si rende a questo punto necessaria, prima di procedere, una piccola premessa su due concetti basilari del buddhismo: il karma e il samsara. Il primo è la legge di

  • Sacrifici umani in Grecia e Roma antiche

  • I sacrifici umani nella Grecia e nella Roma antiche Il sacrificio è una pratica rituale propria di molte civiltà, antiche e moderne. Secondo il nostro punto di vista e la nostra sensibilità culturale, tendiamo a considerare i sacrifici umani come un qualcosa di aberrante e mostruoso ma al contempo affascinante, da relegare, tuttavia, a civiltà arcaiche o arretrate e non civilizzate. Il ricorso, nell’orbita di determinati contesti e circostanze, all’uccisione di vittime umane, non suscitava nessun tipo di scandalo o giudizio moralistico, era assolutamente normale e faceva parte della prassi religiosa antica, sia romana sia soprattutto greca. Riti e sacrifici

  • La preghiera nel mondo greco

  • La preghiera nel mondo greco Noi non conosciamo né le formule abitualmente impiegate dai Greci nelle loro preghiere ( ??????), né quelle recitate dai sacerdoti durante le cerimonie, ma possediamo numerose testimonianze di eroi in preghiera, che consentono di delineare lo schema e la struttura generali, di solito piuttosto costanti: dopo l’invocazione ( ??????????) della divinità ( assieme ai suoi epiteti, o l’elenco delle località ove è venerata ) segue la rievocazione delle circostanze nelle quali il dio ha già prestato soccorso all’invocante o dei meriti che il fedele può vantare, e dunque la richiesta ( ?????). Suppliche e preghiere

  • L’attore tragico nel teatro greco

  • La figura dell’attore tragico nel teatro greco La nascita della tragedia viene collocata nell’Atene di Pisistrato ( 600 – 528/7 a.C. ); la tradizione vuole che il primo concorso tragico, che risalirebbe alla LXI Olimpiade ( 536 / 5 – 533 / 32 a. C. ), sia stato vinto da Tespi ( delle cui tragedie non è rimasto nulla ), ricordato dalla tradizione come il primo ad aver concepito e messo in scena l’idea di due personaggi che, colle maschere in volto, dialogassero tra loro impersonando ruoli mitici di fronte ad un pubblico di spettatori, dando così avvio ad un

  • Le lettere ai morti nell’antico Egitto

  • Le lettere ai morti Il forte legame degli antichi Egizi con la sfera funeraria e ultraterrena è un concetto noto a grandi linee anche ai profani. Ma dietro i maestosi monumenti tombali e le vestigia dei suggestivi rituali funerari, in che modo gli individui si rapportavano con la morte nel quotidiano? La scoperta di alcuni rari e interessanti testi, le lettere ai morti, ha aiutato a chiarire in parte la questione, aprendo una finestra sulle vicende di vita privata della gente comune. Il rapporto tra i vivi e i morti Nell’antico Egitto la morte non era considerata la definitiva conclusione

  • L’imbalsamazione nell’antico Egitto

  • L’imbalsamazione Oggetto di fascino e di attrazione nell’antichità, come in epoche più recenti, le mummie sono uno dei simboli dell’antica civiltà egizia e il prodotto di un’arte millenaria senza pari. Sin dai loro primi ritrovamenti, hanno suggestionato l’immaginario collettivo, offrendo la materia prima per adattamenti cinematografici, testi di narrativa e, ovviamente, studi scientifico-archeologici. Nell’antico Egitto, la mummia era una garanzia di sopravvivenza nell’aldilà: secondo le credenze religiose, l’anima (1) dipendeva dal corpo perché tramite esso poteva continuare a mantenere il contatto con il mondo dei vivi e, soprattutto, a usufruire delle offerte e del culto funerario, indispensabili per la sopravvivenza