Guide - articoli in archivio

  • Uccisioni rituali nell’antico Egitto

  • di Deliana Manetta La questione delle uccisioni rituali di esseri umani nell’antico Egitto è stata oggetto di un lungo dibattito da parte degli studiosi, i quali hanno affrontato l’argomento con riserve e riluttanza, sostanzialmente a causa della debolezza e scarsità delle evidenze archeologiche e testuali al riguardo, ma anche per una certa resistenza nell’ammettere che una pratica così feroce fosse stata praticata dagli antichi Egizi. Grazie al progredire delle ricerche archeologiche, oggi l’ipotesi generalmente accettata dalla maggioranza degli studiosi – seppur non ancora definitiva – ammette che i riti di uccisione furono effettivamente messi in atto in Egitto in un

  • Roma: dal paganesimo al cristianesimo

  • di Paola Serata L’originalità di Roma: l’esempio di Volusiano Nell’articolare un discorso sulla diffusione del cristianesimo nella grande capitale dell’impero, nell’umbilicus mundi, in primo luogo bisogna sottolineare la particolarità di Roma: innanzitutto bisogna pensare come l’Urbe fosse un contesto assai variegato e complesso in cui molti gruppi etnici differenti si erano venuti ad amalgamare dal momento in cui la storia di Roma divenne non solo la storia di una città, ma di un impero. In questa situazione articolata pagani e cristiani sono riusciti a convivere in modo più pacifico e tollerante rispetto ad altri centri del Mediterraneo, come Alessandria. Uno

  • Il concetto di spazio nell’arte romana

  • di Francesca Pellicanò Un fattore fondamentale, per la comprensione di ogni periodo artistico, è il rapporto che si instaura tra l’artista e lo spazio. Questo binomio, le modalità e le caratteristiche attraverso il quale si sviluppa, e si evolve, è l’artefice di ogni periodo artistico. La visione dello spazio, viene espressa soprattutto in due forme d’arte: la pittura e l’architettura. Se nell’architettura, l’opera vive lo spazio, si espande, prendendo forma in esso, nella pittura la presenza dello spazio viene perseguita e rappresentata, grazie all’ausilio di accorgimenti nel disegno e nel colore. La ricerca dello spazio, è un aspetto importante anche

  • Storia ed evoluzione dell’anfiteatro

  • di Serena Sfameni La parola ’αμφιθέατρον appare per la prima volta in epoca imperiale e precisamente in Vitruvio (De arch., I, 7), il quale nomina una sola volta l’amphiteatrum senza indicarne la destinazione e non dà alcuna norma per la sua costruzione. L’edificio è tipicamente romano nonostante il nome di origine greca, che contrariamente all’etimologia data da Isidoro di Siviglia (Or., XV, 2) e Ovidio (Met., II, 25) indica non un semplice raddoppiamento del teatro, ma uno spazio destinato agli spettatori (θέατρον) che corre intorno all’arena. Nell’iscrizione dedicatoria in lingua latina dell’anfiteatro di Pompei (CIL I, 1246), databile circa nel

  • La commedia nella Roma antica

  • di Luana Vizzini Il genere della commedia a Roma nasce nel III secolo a.C., su imitazione dei modelli greci; tuttavia a Roma, prima della nascita della commedia e della letteratura in generale, ancora in età arcaica, esistevano dei generi dialogati, che hanno costituito il retroterra su cui, poi, si è sviluppata la commedia propriamente romana. Origini Come la letteratura in generale, anche il genere della commedia a Roma nasce molto in ritardo rispetto al mondo greco, ovvero nel III secolo a.C. Forme dialogate preletterarie Nel periodo delle origini, prima della nascita ufficiale della commedia, esistono a Roma alcuni tipi di

  • Roma, la necropoli sotto la Basilica di San Pietro

  • di Paola Serata Quando Pietro subì il martirio sotto l’impero di Nerone nel 68 d.C., il colle Vaticano faceva parte della XIV regione augustea che occupava la zona davanti il Campo Marzio lungo la riva destra del fiume Tevere: questo era un territorio periferico collegato alla città grazie ad un ponte, cosìdetto “neroniano”, di cui restano delle testimonianze sotto l’attuale ponte Vittorio Emanuele II in prossimità di Castel Sant’Angelo. Oltrepassato il ponte proseguendo a nord sull’antica Via Trionfale si giungeva in territorio veiente oppure prendendo a sud  la Via Cornelia si poteva arrivare nell’antica città etrusca di Caere (Cerveteri): lungo

  • La tragedia nella Roma antica

  • La tragedia a Roma nasce nel III secolo a.C., su imitazione dei modelli greci; tra III e II secolo a.C. questo genere gode di grande successo, in particolare grazie a Marco Accio e Lucio Pacuvio, mentre in seguito subisce un forte declino; perché torni in auge, bisogna aspettare fino al I secolo d.C., quando è attivo il più grande tragediografo della letteratura latina: Seneca. Dopo di lui, il genere della tragedia a Roma si esaurisce. L’età arcaica: nascita della tragedia a Roma La tragedia, genere mutuato dalla letteratura greca, nasce a Roma nel III secolo a.C.: proprio al 240 a.C.

  • Gli dei greci a Roma

  • “Dai greci i romani hanno imparato semplicemente a concepire, a vedere i loro dei con caratteristiche più precise” Con questa frase di Champeaux si può riassumere il complesso rapporto tra la religione romana e quella greca: un rapporto composto da contatti e contaminazioni che ha portato a creare un pantheon ricco e articolato che è andato formandosi nei primi secoli della storia romana, a cavallo tra la monarchia e gli albori della repubblica. La religione romana ha assunto alcune caratteristiche dalle popolazioni con cui è entrata in contatto, culturalmente più evolute, degli etruschi e dei greci. Gli etruschi, che occupavano

  • Piceni

  • L’area di estensione di questo popolo occupa i territori delle odierne Marche e dell’Abruzzo. Verso la metà del XX secolo questa regione viene chiamata picena, dal nome della regione augustea ivi situata. Il nome deriverebbe dal termine pùpùn, ritrovato in diversi gruppi di iscrizioni. Nel territorio a nord del fiume Esino si è individuata una subregione culturale il cui epicentro è costituito da Novilara, il cui centro fu abitato tra l’inizio dell’VIII e la fine del VI secolo a. C. Storia dei piceni Tra il XII e il X secolo abbiamo scarse tracce di insediamenti, che si trovano sempre lungo

  • Il matrimonio nell’antica Roma

  • Nella Roma arcaica, una figlia ancora giovanissima, la cosiddetta  PUELLA , poteva essere promessa in sposa o fidanzata ad un giovane contro la propria volontà  e questo rito era giuridicamente valido.  Era un impegno perseguibile in caso di inadempimento, che vincolava la donna ad una fedeltà prematrimoniale nei confronti del futuro sposo. Il matrimonio si perfezionava con il trasferimento della donna dalla famiglia paterna a quella del marito. Per il fidanzamento detto SPONSALIA,  il ragazzo consegnava alla ragazza un anello che lei indossava all’anulare della mano sinistra. I matrimoni venivano decisi dai parenti dei due giovani per motivi di prestigio