Luoghi in Italia - articoli in archivio

  • Pompei, Casa del Centenario: foto

  • Foto della Casa del Centenario di Pompei Il nome alla domus, che si apre su Via di Nola, fu dato in occasione del suo scavo avvenuto nel 1879, diciottesimo anniversario dell’eruzione vesuviana. La sua costruzione risale al I sec. a. C. e può sicuramente annoverarsi tra le più belle e importanti abitazioni pompeiane. Presenta, infatti, due atri tuscanici di cui uno con pareti affrescate in IV stile da affreschi inerenti al mondo teatrale. Il secondo atrio presenta un larario con il famoso affresco del Vesuvio boscoso, ora conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il tablino si presenta inquadrato tra due

  • Pompei. Gioielli, introduzione

  • Introduzione ai gioielli scoperti a Pompei Autori antichi come Petronio e Plinio il Vecchio raccontano la magnificenza dei gioielli indossati da donne come Fortunata e Lollia Paolina. Smeraldi sui capelli e bracciali alle caviglie sono soltanto una piccola parte di quello che le donne romane indossavano durante i banchetti o semplicemente per fare sfoggio dello status sociale raggiunto. L’ostentazione del lusso doveva essere davvero grande, quindi, se anche Seneca e Marziale notano dita sovraccariche di anelli di gemme. Poppea mandò in dono a Venere santissima un berillo e una perla a goccia; vi era stata associata una perla di eccezionale grandezza.

  • Lago della Mefite

  • Il culto della dea Mefite nella Valle dell’Ansanto (Av) “Qui si mostra un’orrenda spelonca e gli spiragli del crudele Dite… Questa è la Mefite, una delle porte dell’Inferno”. Virgilio, Eneide, VII. Nell’immaginario degli antichi numerose zone della Campania, per la loro natura vulcanica, furono associate al mondo degli Inferi. C’è un luogo in particolare che, ancora oggi, rende facile capire come questo sia stato possibile: la valle dell’Ansanto descritta anche da autori come Cicerone, Diodoro Siculo e Dante Alighieri. In questo luogo è possibile vedere un lago di acque sulfuree da dove fuoriescono velenose emissioni di gas. A proposito di

  • Roma. Basilica di Santa Prassede: mosaici

  • Basilica di Santa Prassede a Roma e mosaici Santa Prassede è una basilica situata nelle vicinanze della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. La storia della chiesa di Santa Prassede si basa sull’antichissimo titulus Praxedis, in riferimento al senatore Pudente e alle sue due figlie, Prassede e Pudenziana. Il titulus Praxedis sorse nella casa di proprietà di Prassede. Poco lontano dal titulus Praxedis si trova il titulus Pudentianae, attuale chiesa di Santa Pudenziana, che presenta uno dei più bei mosaici paleocristiani romani nel catino absidale. Il rinnovo del titulus Praxedis si deve a papa Adriano I, nell’anno 780 circa,

  • Roma. Ipogeo di Via Dino Compagni

  •   L’ipogeo di Via Dino Compagni a Roma L’ipogeo di via Dino Compagni è situato all’incrocio tra l’attuale via Cesare Baronio e la via Latina, nel quartiere Appio – Latino, a Roma. Vi si accede da una griglia nel marciapiede, di fronte al civico 258. La notizia dell’esistenza di una catacomba era stata data alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra già nel 1953, ma fu solo nel 1955 che il giovane ingegner Mario Santa Maria, calandosi in uno dei fori per i pali di posa del palazzo che doveva essere costruito, fu testimone oculare del meraviglioso ipogeo che si estendeva

  • Como romana: Comum

  • Comum: la Como romana Le vicende della città di Como ci sono narrate dal geografo Strabone (1). L’abitato preromano chiamato da Livio Comum oppidum (2), e i cui abitanti sconfitti dal console Claudio Marcello nel 196 a.C. stabilirono un foedus con Roma, fu distrutto da un’incursione dei Raetii, scesi dalle Alpi nei primi decenni del I sec. a.C. Nell’89 fu ricostruito a opera del console Pompeo Strabone, non è chiaro se con nuovi coloni o per sinecismo, aiutando gli abitanti a restaurare l’antico oppidum. La legge dello stesso console concesse lo ius Latii agli abitanti nell’87. Questo primo abitato è

  • Albenga romana: Albintimilium

  • Albintimilium: l’Albenga romana Ventimiglia costituiva con Albenga uno dei più importanti insediamenti abitati da popolazioni liguri, ed era chiamata da queste Albium Intemellium, ossia “città degli Intemelii”. L’abitato ligure, che sorse nel IV sec. a.C., occupava il pendio del Colle Sgarba situato alla destra del torrente Nervia. L’area passò sotto il controllo romano nel 180 a.C., sempre a quest’epoca sembra risalire il primo nucleo della città romana, probabilmente costituito da un accampamento che sorse a lato dell’abitato indigeno. La romanizzazione della città fu favorita dalla posizione di Albintimilium, che costituiva un nodo stradale della via Aurelia. Nell’89 a.C. gli Intemelii ottennero

  • Brescia romana: Brixia

  • Brixia: la Brescia romana Livio ci riferisce che l’insediamento indigeno costituiva il centro principale dei Cenomàni, popolazione di stirpe gallica stanziata nel territorio bresciano e veronese dal IV sec. a.C. Essi accolsero l’alleanza offerta dai Romani nel 225 a.C., ottenendo così di estendere il loro territorio fino all’Adda a danno degli Insubri. Tuttavia, successivamente alla decisione dei Romani di dedurre le colonie di Placentia e Cremona nel 218 a.C., si unirono agli Insubri nella lotta contro Roma, e vennero sconfitti nel 197 a.C. Nel 194 a.C. conclusero, quindi, un trattato di pace divenendo socii foederati con la clausola che gli

  • Cesena romana

  • Cesena in epoca romana L’occupazione del territorio di Cesena è attestata dal Neolitico tardo. Al momento dell’arrivo dei Romani l’area era abitata da diverse popolazioni: nella pianura vi erano insediamenti dei Boi e dei Senoni, mentre nel tratto appeninico della valle del Savio vi era la tribù umbra dei Sapinates. La prima occupazione romana, durante la quale fu eseguita la centuriazione del territorio, fu, probabilmente, successiva alla deduzione della colonia di Ariminum, avvenuta nel 268 a.C., e alla conquista di Sarsina avvenuta due anni dopo. I Romani si stabilirono sul colle Garampo, scelto per la sua funzione strategica a controllo

  • Sarsina: storia e topografia

  • Storia e topografia di Sarsina (Fo) Due anni dopo la fondazione di Rimini, nel 266 a. C., i Romani, dopo due impegnative campagne militari, assoggettarono gli abitanti di Sarsina e della valle del Savio, conosciuti con il nome di Sapinates. La città passò e rimase nella condizione di città federata mantenendo così una certa autonomia e poiché città federata non ricevette coloni. I Sapinates appartenevano al mondo culturale umbro, tanto che in età augustea il loro territorio, insieme con il vicino centro di Mevaniola, nella valle del Bidente, fu assegnato alla regione VI istituita da Augusto per comprendervi principalmente l’Umbria