I Qanat

di Riccardo Lovatini

I qanat sono un sistema di raccolta e canalizzazione sotterranea delle acque, costituito da tunnel orizzontali in lieve pendenza che intercettano una falda acquifera. Fin dall’antichità i qanat sono stati costruiti in regioni aride o semi-aride per sostenere il fabbisogno idrico degli insediamenti umani.

L’acqua che impregna il terreno, filtrando all’interno del canale sotterraneo, discende la lieve pendenza fino a riemergere in superficie, dove può essere distribuita per usi domestici o agricoli. Una successione di pozzi verticali connette il tunnel con la superficie a intervalli regolari, per consentire ai lavoratori addetti allo scavo di respirare nel sottosuolo, trasportare all’esterno il terreno e occuparsi della manutenzione del canale.

I vantaggi dei qanat consistono nel bisogno della sola forza di gravità per il trasporto dell’acqua, nella limitazione al minimo dell’evaporazione e della contaminazione e nella sostenibilità dello sfruttamento idrico, che rimane sempre proporzionato all’effettiva disponibilità di acqua all’interno della falda.

Origine dei qanat, diffusione e denominazioni

In base a studi compiuti su testi del re assiro Sargon II (721-705 a.C.) e del suo successore e figlio Sennacherib, la datazione più antica di questa tecnologia si attesterebbe nell’VIII secolo a.C. e sarebbe parte del patrimonio di conoscenze sviluppato dalla civiltà urartea (presso l’odierna Armenia).

Successivamente, in epoca achemenide (550-330 a.C.), la tecnica si sarebbe diffusa dalla Persia (col nome arabo qanat, o con il nome farsi kariz) anche nei territori dell’Egitto, del Vicino Oriente e in Arabia (sono presenti in gran numero in Oman, conosciuti col termine falaj, al plurale aflaj). Le conquiste islamiche ne avrebbero infine introdotto l’uso anche nell’Africa Settentrionale (foggara, in Marocco khettara), a Cipro, in Italia (a Palermo alcuni qanat sono ancora visitabili) e in Spagna (galeria, in Andalusia madjirat), fino alle Isole Canarie.

Verso Oriente invece, la diffusione dei qanat seguì probabilmente la Via della Seta, passando per l’Asia Centrale fino a raggiungere la regione cinese dello Xinjiang.
È da menzionare la presenza di qanat in zone aride di Messico, Perù e Cile, ma è ancora dibattuto il fatto che la loro diffusione in America Latina sia da attribuire alla colonizzazione spagnola.

Tecnica costruttiva dei qanat

I lavoratori addetti alla costruzione dei qanat sono chiamati muqanni in Iran e a tutt’oggi costituiscono una corporazione a cui si accede per successione ereditaria di padre in figlio.

La tecnica di scavo manuale si tramanda da secoli e prevede l’esplorazione della falda grazie a quelli che oggi verrebbero chiamati “pozzi pilota”.
Una volta individuato un punto che raccoglie abbastanza acqua il pozzo pilota diventa il punto di riferimento per la costruzione del qanat e prende il nome di pozzo madre.

L’allineamento del tunnel fra i due estremi e la sua corretta messa in pendenza costituiscono le fasi più difficili e cruciali per la buona realizzazione di un qanat.

L’acqua si concentra in una falda perché ostacolata da strati impermeabili sottostanti ed è intercettata dal cosiddetto pozzo madre e dal tunnel attraverso cui discende verso insediamenti abitati e coltivazioni.

Lo scavo del canale sotterraneo comincia dalla bocca di uscita e prosegue a ritroso in direzione del pozzo madre, accompagnato dallo scavo dei pozzi verticali di ventilazione.

Attraverso le bocche dei pozzi verticali si può accedere al punto desiderato del qanat senza percorrere tutto il canale sotterraneo.

Quando l’originario apporto d’acqua diminuisce o aumenta il fabbisogno idrico è possibile allungare il tunnel oltre il primo pozzo madre e scavare altri pozzi verticali. Un’altra possibilità consiste nello scavare nuove ramificazioni del canale principale, ognuna alimentata da un nuovo pozzo madre.

Un nuovo ramo del tunnel confluisce nel qanat principale per aumentare l’apporto d’acqua complessivo.

Alla bocca di uscita del qanat l’acqua è raccolta in una vasca, per essere infine distribuita e trasportata verso insediamenti abitati e coltivazioni.

Uso odierno dei qanat

In molte regioni aride i qanat hanno mantenuto la loro efficienza e sono tutt’ora usati. Il loro utilizzo e mantenimento costituisce una risorsa sostenibile di acqua, che evita lo sfruttamento incontrollato delle falde acquifere. L’uso dei qanat è inoltre strettamente associato a tradizioni sociali e accordi economici che in alcuni casi perdurano da secoli.
Queste peculiarità sono state compromesse dove il recente passaggio a moderne tecnologie di sfruttamento intensivo delle falde ha portato a un rapido esaurimento delle riserve idriche e a squilibri socio-economici nella distribuzione dell’acqua.

Bibliografia

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