La battaglia della “secchia rapita”

Ancora ai nostri giorni Bologna e Modena ricordano, nella tradizione popolare, la cruenta battaglia che la poesia ha trasmesso alla storia col nome di “Battaglia della Secchia rapita”, meglio conosciuta sui libri come la “Battaglia di Zappolino”, avvenuta il 15 novembre 1325. Fu uno degli ennesimi scontri che ormai da tempo vedevano lo schieramento sul campo dei Modenesi, di parte ghibellina, e dei Bolognesi, di fazione guelfa.

Contesto storico

L’inizio della contesa avvenne già circa un decennio prima, nel 1296, quando i Bolognesi riportarono diverse vittorie nel territorio modenese, sottraendo al loro controllo Bazzano e Savignano.

Grazie all’appoggio della Santa Sede nel 1298 venne promulgato un Lodo con il quale Papa Bonifacio VIII riconosceva il possesso su tali territori ai Bolognesi e, in questo modo, rafforzava il suo potere sui guelfi a difesa della vicina fazione ghibellina di Modena. Anni di gloria quindi per Bologna, ma non fu lo stesso per Modena. In quegli stessi anni infatti i Modenesi si ritrovarono nel bel mezzo di una lotta di potere dalla morte di Obizzo d’Este, signore della città, che causò uno scontro per la successione tra i figli.

Alla fine prevalse Azzo VIII che subito provocò l’inizio della sfida con Bologna con lo scopo di aumentare il suo prestigio dinanzi alla cittadinanza modenese. Venne però sconfitto quasi subito e al suo posto venne eletto Passerino Bonacolsi che continuò la lotta iniziata dal suo predecessore. Fu quest’ultimo il protagonista modenese della Battaglia di Zappolino e chiamò al suo fianco, come alleati, Azzano Visconti e Rinaldo d’Este. La fazione bolognese vedeva invece schierati i due comandati Fulcieri da Calboli e Malatestino Malatesta.

Localizzazione geografica della battaglia

I Modenesi erano schierati sul pianoro dove attualmente sorge Ziriberga, ora nel comune di Monteveglio, mentre i Bolognesi erano appostati sul pendio chiamato Prati di Saletto della Bersagliera verso Zappolino. Numerose sono le cronache in cui gli studiosi cercano di localizzare il luogo preciso dello scontro. Si deve però all’abate Serafino Calindri, storico bolognese del XVII secolo, il merito di aver identificato nel modo più preciso possibile il luogo della battaglia.

Le sue ricerche si concentrarono sulla prateria di Saletto che, nella tradizione locale, veniva anche chiamata “Prateria dei morti”, toponimo molto significativo. All’inizio del secolo scorso, a seguito di alcuni lavori di scasso per l’impianto di un vigneto, venne scoperta una grande quantità di ossa umane disposte in modo caotico in fosse comuni compresa tra la località Casa Crociale e gli edifici oggi di proprietà degli eredi Bertusi.

Nelle vicinanze scorre il torrente Volgolo, alla cui destra, nel punto in cui forma una larga ansa, si apre una pianura ondulata che doveva presentarsi all’epoca come una distesa di prati adibiti al pascolo. Essa era stata per secoli il punto di confine tra i territori di Modena e Bologna, nel punto in cui passava un’antica strada detta “del Termine Grasso”, che collegava Crespellano con Castello di Serravalle e che venne ripristinata dai Bolognesi nel 1295.

Sulla cima del colle si ergeva il castello di Zappolino, crollato a causa di un terremoto nel 1929, ricordato già nel 1155 e potenziato alla fine del XIII secolo con l’aggiunta di una nuova cerchia esterna murata in aggiunta a una cerchia interna preesistente. Il castello divenne talmente forte dal punto di vista architettonico che dopo la disfatta del 1325 venne utilizzato dai fuggiaschi bolognesi come rifugio e i vincitori non ne tentarono neppure l’assedio.

Questo quindi doveva essere all’incirca lo scenario che vide lo schieramento di 30000 fanti e 2500 cavalieri dalla parte bolognese contro 5000 fanti e 2800 cavalieri modenesi. Visto il numero di forze dispiegate la Battaglia di Zappolino fu uno dei più grandi scontri campali mai avvenuti per quell’epoca.

La battaglia della "secchia rapita"

Figura 1 – Localizzazione di Zappolino e i pianori dove si svolse la Battaglia tramite Google Earth.

Il giorno dopo lo scontro

Il conflitto non dovette durare più di due o tre ore e si concluse con la vittoria modenese e più  di 2000 morti dell’una e dell’altra parte assieme. Il giorno seguente la battaglia, il 16 novembre, i Modenesi assediarono con successo il castello di Crespellano e, dopo aver distrutto la chiusa sul fiume Reno e aver messo a ferro e fuoco il territorio, arrivarono fin sotto le mura di Bologna.

Nonostante molti cronachisti ritenessero assolutamente fattibile la presa di Bologna da parte dei Modenesi, essi tuttavia decisero di non apprestarsi a un assedio. Una delle possibili spiegazioni di tale comportamento può essere il fatto che assediare una città ben fortificata richiede un dispiegamento di forze considerevoli, più di un semplice castello, ed è probabile che i Modenesi avessero calcolato l’impossibilità dell’impresa, vista anche la stagione poco favorevole.

I vincitori ghibellini si limitarono a organizzare palii fuori dalle mura di Bologna col solo scopo di schernire l’avversario appena sconfitto. Prima di tornare a Modena, le truppe trionfanti rubarono una secchia da un pozzo che si trovava poco fuori Porta San Felice come simbolico trofeo di vittoria. La “Secchia” era una comune secchia di legno cerchiata di ferro con la quale si attingeva acqua dai pozzi.

Ancora oggi, subito fuori Porta San Felice a Bologna, sotto i portici, una targa commemorativa ricorda che nel mezzo della strada vi era il pozzo dal quale la Secchia venne “rapita” dopo lo scontro di Zappolino. Nonostante si tratti di un evento di poco interesse nel quadro della storia italiana medievale, solo il fatto di aver conservato per secoli la Secchia, seppur probabilmente in copia, nella cattedrale di Modena, indica l’importanza simbolica di questo episodio per tutti i cittadini, sia bolognesi che modenesi.

Il trattato di pace

Il 26 gennaio 1326 venne stipulato il trattato di pace. Nei soli due mesi precedenti i Bolognesi, grazie alle loro capacità diplomatiche e con l’appoggio della Santa Sede, erano riusciti a riottenere tutti i castelli che avevano perduto nelle varie battaglie assieme a tutti i prigionieri in detenzione nei territori modenesi.

La battaglia di Zappolino, assieme a quella di Altopascio, avvenuta nello stesso anno, segnarono il definitivo declino dell’egemonia Guelfa in Italia.

BIBLIOGRAFIA

  1. Calindri, Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico ec. ec. ec. della Italia, Bologna, 1781-1785, Vol. V, p. 316.
  2. Ghirardacci, Historia di Bologna, Vol. II, Bologna, 1657.
  3. Lenzi, La battaglia di Zappolino e la Secchia rapita, Modena, 1994.
  4. Lorenzoni, Storia di Zappolino, Bologna, 1962.
  5. Palmieri, La montagna bolognese nel Medioevo, Bologna, 1972.

 

Autore dell'articolo