La commedia nella Roma antica

di Luana Vizzini

Pompei. mosaico con musici ambulanti, II sec d.C.

Il genere della commedia a Roma nasce nel III secolo a.C., su imitazione dei modelli greci; tuttavia a Roma, prima della nascita della commedia e della letteratura in generale, ancora in età arcaica, esistevano dei generi dialogati, che hanno costituito il retroterra su cui, poi, si è sviluppata la commedia propriamente romana.

Origini

Come la letteratura in generale, anche il genere della commedia a Roma nasce molto in ritardo rispetto al mondo greco, ovvero nel III secolo a.C.

Forme dialogate preletterarie

Nel periodo delle origini, prima della nascita ufficiale della commedia, esistono a Roma alcuni tipi di componimenti che sono dialogati e che, benché non si avvalgano ancora del metro, dispongono di un ritmo cadenzato da anafore, allitterazioni, omoteleuti e altre figure di suono, inserite per facilitarne la memorizzazione.

Essi sono:

  • fescennini versus, dialoghi “botta e risposta” di carattere osceno e ingiurioso che venivano pronunciati dai contadini durante le falloforìe, feste legate alla sessualità e alla fertilità dei campi e delle donne, all’epoca della vendemmia. Il termine deriva da Fescennium, la città dell’Etruria in cui avrebbero avuto origine, o forse dal termine fascinum, malocchio, che tali rappresentazioni miravano a scongiurare;
  • satura, genere prettamente Romano, come ricorda Quintiliano con l’affermazione satura tota nostra est (1). Controversa è l’origine del nome; le prime tre ipotesi pongono l’accento sul suo carattere eterogeneo (satira deriverebbe da satura lanx, un piatto misto di primizie che veniva offerto agli dei in primavera, oppure dalla satura ripieno per salsicce, o ancora dalla lex satura, una legge che interessava più tematiche), mentre la quarta fa risalire il nome dai satyroi greci, esseri semiferini lascivi e volgari, ma va scartata in base alla testimonianza quintilianea. Controversa è anche la nascita del genere: secondo lo storico Tito Livio (2) la satira avrebbe avuto origine dalle rappresentazioni danzate dei ballerini etruschi, a cui, poi, i Romani avrebbero aggiunto le parolema non tutti i critici sono d’accordo con questa ipotesi;
  • mimo, dal greco miméomai, consiste in una rappresentazione buffonesca mimata, priva di parole;
  • fabule Atellane, originarie della città campana di Atella, giunge a Roma attorno al 313 a.C.; è una forma semplice di divertimento teatrale improvvisata e impostata su quattro maschere fisse: Maccus, lo sciocco; Buccus, mangione e chiacchierone; Pappus, il vecchio lascivo; Dossenus, il furbo.

La prima rappresentazione teatrale a Roma si ha nel 365 a.C., in seguito ad una pestilenza che nessun rito o sacrificio riusciva a placare. Secondo la testimonianza di Tito Livio (3) si chiamarono in quell’occasione, nel tentativo di placare gli dei, dei ballerini fatti venire dall’Etruria, che danzavano eseguendo aggraziati movimenti al suono del flauto.

Alla vista di quello spettacolo, i giovani romani cominciarono a imitare i ballerini etruschi, scambiandosi versi ben composti – non rozzi e volgari come i fescennini – e accompagnandosi con la musica: ad essi fu dato il nome di istrioni, dal termine etrusco ister, che indicava, appunto, l’attore-ballerino.

Nascita, culmine e decadenza

Maschere teatrali. Musei Capitolini.

La commedia è un genere mutuato dalla Grecia e molto apprezzato a Roma, soprattutto nei secoli III e II a.C., grazie alle brillanti palliate di Plauto e Terenzio; a partire dal I sec. a.C., però, questo genere subisce una parabola in discesa, fino ad esaurirsi in età imperiale.

Età arcaica: nascita e culmine della commedia a Roma

Il teatro comico propriamente romano, come gli altri generi letterari, si sviluppa a Roma solo a partire dalla metà del III secolo: è a questo periodo, infatti, che corrisponde la data di nascita della letteratura latina, ovvero il 240 a.C., anno in cui lo stato incarica Livio Andronìco di mettere in scena una fabula greca. (4)

L’età arcaica (241 a.C. – 80 a.C.) è l’epoca in cui a Roma la commedia nasce e gode del maggiore successo.

I tipi di commedia che vengono a delinearsi sono:

Palliata

di imitazione greca (da pallium, veste greca). Imita la commedia attica nuova, che era costituita da tipi fissi, quali il vecchio avaro, il servo scaltro, il figlio scapestrato, l’etera venale. Gli autori latini apprezzano, in particolare, Menandro, del quale, a volte, fondono due commedie in una sola, secondo la pratica della contaminatio.

La palliata è composta da un prologus, in cui il nunzio narra gli antefatti, il deverbium, dialogo tra personaggi, il canticum, monodia sulla musica del flauto, e il plaudite, l’applauso finale.

I suoi autori sono:

  • Livio Andronìco (nasce a Taranto nel 280 a.C. – muore tra il 207 e il 200 a. C.): è il primo autore di palliate; a lui si deve la prima rappresentazione a Roma di una fabula greca, nel 240 a.C. Delle sue commedie ci restano soltanto pochi titoli, da cui non possiamo dedurre l’argomento.
  • Nevio (nasce in Campania verso il 269 a .C – muore ad Utica verso il 200 a.C.): è il primo autore a fare uso della contaminatio; delle sue commedie ci restano pochi frammenti.
  • Ennio (nasce a Rudiae nel 239 a.C. – muore nel 169 a.C.): celebre autore di tragedie, compone anche qualche commedia, ma di scarso successo di pubblico, dovuto anche al confronto con l’apprezzatissimo Plauto; di queste commedie ci rimangono solo pochi frammenti.
  • Cecilio Stazio (nasce nell’Italia Settentrionale verso il 222 a.C.): nel Canone dei poeti comici latini attribuito a Volcacio Sedigito, egli occupa il primo posto ed è considerato superiore sia a Plauto che a Terenzio: questo ci fa capire quanto le sue commedie dovevano essere apprezzate. In realtà, Cecilio Stazio può essere considerato un intermediario tra i due poeti, in quanto in un primo momento imita Plauto, mentre poi si accosta alla più raffinata commedia di Terenzio.
  • Plauto (nasce a Sàrsina nel 254 a.C. – muore nel 184 a.C.): è il principale rappresentante della commedia latina; di Plauto ci rimangono ventuno tragedie sicuramente a lui attribuibili (le più note sono l’Amphitruo, l’Aulularia, i Captivi, la Càsina, i Maenechmi, il Miles gloriosus, il Rudens, il Trinnumus), dotate di una straordinaria vis comica, di originalità, in quanto la ripresa dai modelli greca è abbastanza libera, di intrighi semplici e ripetitivi, ma di sicuro effetto, di personaggi tipici, che si esprimono con battute estremamente divertenti, in una lingua popolare, ma letterarizzata e caratterizzata da una vivace musicalità, nonché di una conclusione morale in cui il disordine, che aveva dato vita alla comicità, si ricompone. La miscela di questi elementi hanno reso queste commedie un autentico successo.
  • Terenzio (nasce a Cartagine nel 190 a.C. – muore nel 159 a.C.): frequentatore del circolo ellenizzante degli Scipioni, Terenzio è il rappresentante di una forma di commedia più raffinata ed elegante, sia nel contenuto, in quanto è priva di situazioni e riferimenti volgari, ma è portatrice di valori morali e stimolo ad una più profonda riflessione, sia nella forma, perché in essa mancano le battute scherzose e  grossolane di Plauto, mentre è presente un linguaggio più elevato e già quasi squisitamente letterario. Le sue commedie (l’Andria, l’Hecyra, l’Heautontimorùmenos, l’Eunuchus, il Phormio, gli Adelphoe) sono tutte di titolo greco e imitano i modelli molto più da vicino rispetto a quelle di Plauto.

Togata

di argomento romano (da toga, veste romana). Si distingue in

  • trabeata (da trabea, toga equestre), in cui si rappresentano gli ambienti più colti
  • tabernaria (da taberna, bottega), in cui si rappresentano gli ambienti più volgari e la vita dei contadini.

I suoi autori sono:

  • Titinio, il primo autore di togate, di cui ci rimangono pochi frammenti.
  • Lucio Afranio, il più importante autore di togate, che venivano apprezzate ancora ai tempi dell’Impero, tanto che il suo Incendium fu rappresentato con grande sfarzo sotto Nerone; della sua produzione ci rimangono parecchi titoli e molti frammenti.
  • Tito Quinzio Atta, l’ultimo autore di togate, di cui ci rimangono pochi frammenti.

Età aurea: decadenza della commedia

Nell’età aurea, in particolare dal periodo ciceroniano (81 a.C. – 31 a.C.), la commedia decade, lasciando il posto:

  • dapprima, alle Atellane, che conservano i tipi e il loro carattere volgare, ma perdono la loro funzione improvvisata, per acquisire una regolare azione scritta; i principali autori sono Novio e Lucio Pomponio, di cui ci rimangono solo un centinaio di titoli;
  • poi, al mimo, che riproduce un episodio piccante della vita quotidiana e, come le Atellane, acquisisce un azione scritta; i suoi principali autori sono Decimo Laberio, cavaliere romano che per i suoi versi pesantemente satirici è incorso nell’ira di Cesare, Publilio Siro, schiavo di Siria, poi affrancato, dai cui mimi è stato estratto un florilegio di 700 sentenze morali, e Gneo Mazio, che trasforma il mimo in mimiambo, genere greco il cui modello principale era Eroda (III sec. a.C.).

Età imperiale: l’esaurirsi della commedia

Nel periodo imperiale il genere della commedia va via via esaurendosi; solo nel II sec. d.C. vi è una ritorno alla produzione di commedie, che, però, sono destinate semplicemente alla recitazione degli auditoria. L’unica commedia che ci rimane di età imperiale è l’anonimo Querolus, ispirata all’Aulularia di Plauto, forse riconducibile al V secolo.

Note

  • (1) Quintiliano, Institutio Oratoria X, 1.
  • (2) Tito Livio, Ab urbe condita VII, 2, 3-12.
  • (3) Ibidem.
  • (4) Cicerone, Brutus 72.

Bibliografia

  • S. Boldrini, La prosodia e la metrica dei Romani, Roma 1992.
  • G. B. Conte – E. Pianezzola, Storia e testi della letteratura latina, voll. I-III, Firenze 1999.
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  • E. Norden, La letteratura romana, Bari 1984.
  • G. Pasquali, Preistoria della poesia romana, Firenze 1981.
  • V. Pisani, Testi latini arcaici e volgari, Torino 1950.
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  • G. Petrone, Morale e antimorale nella commedia di Plauto, Palermo 1977.
  • Plauto, Commedie, a cura di C. Carena, Torino 1975.
  • Terenzio, Commedie, a cura di O. Bianco, Torino 1993.
  • A. Traina, Comoedia. Antologia della Palliata, Padova 1969.
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