La decifrazione del Disco di Festo come esempio di utilizzo del metodo storico-intuitivo

Dr. Roberta Rio, Federazione degli Storici della Germania

Il Disco di Festo appartiene al genere dei manufatti non interpretabili con il classico metodo storico-archeologico.

È un piccolo disco di argilla finissima, lavorato con estrema cura, che potrebbe ricordare un gioco per bambini, ma che è divenuto un vero e proprio rompicapo per archeologi e storici, che ripongono la massima e assoluta fiducia nella sola ragione umana.

Fu portato alla luce nel 1908 dall’archeologo italiano Luigi Pernier, che lo trovò nel Palazzo Minoico di Festo, sull’isola di Creta.

Il suo diametro massimo è di 165 mm, quello minimo di 158 mm; lo spessore varia da 16 a 21 mm. Su di esso sono stati impressi – o meglio stampati – 244 segni: 124 sul lato A e 120 sul lato B.

Fig. 1. Disco di Festo/ Lato A

Fig. 2. Disco di Festo/ Lato B

Il Disco di Festo – così venne da subito denominato – è un unicum nella serie delle documentazioni scritte dell’antichità: nessun’altra iscrizione riporta questo tipo di ideogrammi, o caratteri, e per questo motivo si presenta di difficile, se non impossibile, decifrazione.

I segni grafici sono tratti dalla vita quotidiana di un ambito mediterraneo di circa 4500 anni fa.

Si tratta di piante, animali, utensili, segni geometrici, figure dall’aspetto umano, parti del corpo e posture.

La disposizione dei segni su entrambi i lati rispetta un andamento a spirale.

Le figure risultano raggruppate in sequenze, ovvero in sottodivisioni settoriali scandite da linee verticali.

Sono da rilevare la purezza dell’argilla impiegata, la perfezione della cottura, l’abilità e la precisione nella costruzione delle “matrici”, ovvero dei punzoni impiegati per stampare.

Per alcuni studiosi infatti, visto il sistema di impressione dei segni sull’argilla, il disco di Festo è da considerarsi un precursore del sistema a stampa di Gutenberg.

Questo grande interesse per un piccolo oggetto, apparentemente di trascurabile importanza è senz’altro dovuto al grande mistero che esso racchiude.

Un mistero che gli archeologi e gli storici degli ultimi 100 anni non sono riusciti a svelare.

Infatti, per quanti hanno cercato di interpretarlo partendo dall’ipotesi che i segni siano tratti alfabetici, la strada si è rivelata senza uscita e il Disco rimane a tutt’oggi un mistero.

Attraverso il metodo storico-intuitivo siamo giunti ad una nuova interpretazione del Disco che apre orizzonti mai immaginati prima.

La nuova interpretazione del disco di Festos

Il Disco di Festo fu realizzato nel 2500 a.C. ad Anafi, una piccola isola appartenente all’arcipelago delle Cicladi.

La sua presenza a Festo è da considerarsi del tutto casuale: nel momento in cui raggiunse le stanze in cui venne ritrovato il suo significato era già andato perso.

Fu fatto realizzare, per suo uso esclusivo, da una sacerdotessa cretese, dedita ai rituali sessuali, appartenente alla comunità sacerdotale di Malia.

Alla sua morte si perse la possibilità di decodificare i segni grafici per conoscenza diretta. Malia, oggi città turistica e località balneare della costa settentrionale dell’isola, all’epoca del Disco, era abitata da soli sacerdoti, per la maggior parte autoctoni e alcuni egiziani, dediti alle cerimonie, ai culti, all’apprendimento di procedure rituali e di un sapere un tempo riservato solo a pochi.

Il Disco veniva utilizzato una volta all’anno insieme alla Pietra di Kernos, oggetto circolare di cà 90 cm di diametro, con 34 vaschette lungo il perimetro: trentatrè della medesima dimensione e una più grande. Oggi si trova all’interno del sito archeologico di Malia, ovvero dove venne realizzata nel 2560 a.C..

Fig.3 Kernos di Malia o Pietra di Kernos

Questa pietra viene comunemente identificata come una sorta di superficie per le offerte sopra la quale veniva effettuata la Panspermia, cioè la mescolanza di semi di vario tipo offerti alla divinità insieme ad altri prodotti agricoli.

Era una pratica molto conosciuta nell’antichità. Nel periodo classico per esempio vigeva l’uso di mescolare minime quantità di grano, orzo, avena, lenticchie, fagioli, olio, latte, vino, miele, semi di papavero e lana di pecora e di offrile alle divinità all’interno di piccole tazze.

Alcune pratiche minoiche sono sopravvissute fino ai tempi moderni, ma l’uso del kernos era già antico quando fu adottato dai Minoici, che lo ereditarono dai loro avi neolitici.

In effetti nella zona circolare adiacente all’incavo centrale venivano collocati dei semi.

Tuttavia il termine Panspermia racchiude in sé due parole greche pan che significa “tutto, intero, unico”e sperma ovvero “seme”.

Non di semi venivano riempiti gli incavi della Pietra di Kernos, ma di sperma: lo sperma di 34 giovani uomini appartenenti alla sopraccitata comunità di Malia.

Originariamente la pietra si trovava all’interno del sacello rituale del Tempio del Tempo Geometrico ovvero del Tempio delle Forme del Tempo nel distretto di Gouves, vicino al villaggio di Kalo Chorio, ad alcuni kilometri da Cnosso.

Il sito non è stato ancora oggetto di sistematiche campagne di scavo, sebbene siano state compiute delle misurazioni satellitari.

Si tratta di un’amena zona collinare nell’immediato entroterra della costa settentrionale dell’isola.

I resti del tempio sono completamente interrati.

In ogni tradizione, la scelta del luogo in cui venivano svolti i rituali è fondamentale: sono importanti sia la forma del tempio sia le energie del luogo stesso.

Forme ed energie della Terra partecipano a creare il Collegamento. E questo avveniva anche nel Tempio delle Forme del Tempo nel 2500 a.C., nel giorno preposto per il rituale ovvero il 21 giugno.

È una data che noi conosciamo come solstizio d’estate, ovvero è il giorno dell’anno in cui si verifica la massima durata della luce, ovvero la massima intensità luminosa. Il sole è perpendicolare e le forze oscure sono meno potenti perché illuminate dal sole. In altre parole la forza di ciò che si contrappone al raggiungimento dell’obiettivo è minore.

È per questo motivo che il rituale avveniva esclusivamente durante le ore diurne e solo in caso di bel tempo.

Il rituale del disco di Festo

La cerimonia avveniva in due parti: una prima parte pubblica ed una seconda alla quale erano ammessi solo, l’officiante, che era una sacerdotessa, e un sacerdote.

In questa parte, il Disco di Festo e la Pietra di Kernos venivano usati come Onfaloi.

Il 21 giugno la sacerdotessa arrivava da Malia al Tempio delle Forme del Tempo, dove molte persone erano già riunite per il rituale. Con sé aveva il Disco.

Fig.4 Mappa del percorso dall’area pubblica della cerimonia al luogo rituale

Dalla zona pubblica del tempio, la sacerdotessa, il sacerdote e 34 giovani uomini continuavano fino al luogo del rituale. Un sentiero li conduceva fino ad una collina vicina, leggermente più elevata rispetto alla precedente.

Fig.5 Foto del percorso scattata il 02 settembre 2010

Qui, in un punto di forza, luogo di connessione tra Forma e Tempo, in uno spazio rettangolare delimitato sui quattro lati da muri in pietra alti circa 2 metri e aperto verso il cielo, luogo in cui già si trovava la Pietra di Kernos, avveniva il rituale.

Solo due persone erano ammesse in questo luogo: l’officiante (ovvero la sacerdotessa) e il sacerdote.

I seguenti fattori erano indispensabili per la riuscita del rito:

  • 1) il luogo e la sua energia
  • 2) le geometrie del posto e le forme architettoniche
  • 3) la data e l’orario
  • 4) la presenza e l’unione di maschile e femminile
  • 5) gli oggetti rituali: il Disco di Festo e la Pietra di Kernos che erano usati come mezzi di connessione con il Creato.

Il Disco veniva collocato sopra l’incavo centrale della Pietra di Kernos, con quello che definiamo convenzionalmente lato A verso l’alto, esposto alla luce e alle energie dell’Unione.

Il lato B, verso il basso, era il lato esposto al buio: su di esso è riportata la procedura che serviva a depotenziare le forze della divisione.

Fig.6 Il Disco di Festo e la Pietra di Kernos

Il posizionamento esatto si aveva facendo coincidere una specifica sequenza del lato A con la vaschetta più grande del Kernos. Il sacerdote e la sacerdotessa stavano in piedi sul Kernos, uno di fronte all’ altra: la sacerdotessa dal lato della vaschetta più grande e il sacerdote di fronte.

Con la sovrapposizione di tutti gli elementi – la Pietra di Kernos, il Disco di Festo e la coppia uomo/donna – si creava un Collegamento. Il Disco è uno degli elementi di questo Collegamento. L’insieme permetteva di creare due flussi verticali: uno verso il basso e uno verso l’alto.

Fig.7 Flussi verticale e orizzontale a partire dalla sovrapposizione del Disco di Festo e la Pietra di Kernos

Il lato B del Disco, quello rivolto verso terra, era per la sacerdotessa una sorta di fase di involuzione in se stessa e di maggiore penetrazione nella materia.

La forma centrale del Kernos, una sorta di coppa, serviva da supporto energetico per la procedura in quanto intensificava il movimento di ingresso in profondità nella materia.

Il lato A, per converso, era il lato “evolutivo” ovvero quello verso lo Spirito.
Siccome il lato A era rivolto verso l’alto e il lato B verso il basso, le due spirali si svolgevano in maniera opposta: la spirale del lato A in senso orario e quella del lato B antiorario.

La struttura del disco di Festo

I segni descrivono una procedura rituale e dovevano servire alla sacerdotessa per richiamare alla mente le varie fasi del rito nella loro consequenzialità. Si tratta di segni grafici e non di simboli.

Una linea circolare su entrambi i lati delimita i segni indicando allo stesso tempo la modalità del procedere del rito ovvero a spirale: ascendente e verso l’alto (lato A), discendente e verso il basso (lato B).

Le linee verticali suddividono i segni in gruppi o sequenze: 30 sul lato B e 31 sul lato A.

Poiché sul lato B sono presenti 120 segni e sul lato A 124 ne consegue che la media dei segni presenti nelle sequenze è pari a 4 su entrambi i lati.

Nel dettaglio possiamo rilevare che sul lato B le sequenze contengono da un minimo di 2 ad un massimo di 5 segni e sul lato A da un minimo di 2 a un massimo di 7 segni.

Sul lato A sono più frequenti le sequenze con tre segni (9) e sul lato B quelle con quattro (14).

Questi dati suggeriscono il ritmo del rito: un’alternanza di concentrazione ed espansione.

Conclusione

Questa nuova interpretazione del Disco di Festo è la riscoperta di un antico rituale ed è la prova che gli antichi avevano conoscenze del mondo dello Spirito molto più approfondite delle nostre.

Il rito era uno dei momenti culminanti in cui essi mettevano in pratica queste loro conoscenze e capacità.

Lo scopo del rituale, descritto dal Disco di Festo, era il Collegamento.

Cosa sia il Collegamento è cosa di difficile comprensione per le nostre menti razionali moderne.

Semplificando la questione, potremmo dire che il Collegamento è la connessione con una parte più profonda di quella del mondo abitualmente raggiunto con la ragione, un posto in cui superando la dualità, che caratterizza ciò che normalmente conosciamo, si entra in un ambito in cui si è in una più stretta relazione con una parte del Creato.

Per alcuni attimi la sacerdotessa sperimentava l’Unione tra gli ambiti umano, vegetale, animale e non solo.

Molti resti archeologici testimoniano il profondo legame che gli antichi avevano con l’ “Oltre”, ovvero con quella parte del Creato che seppur normalmente nascosta partecipa in modo fondamentale al Creato stesso e con la quale i nostri antenati erano in dialogo.

Gli antichi conoscevano più modalità per attivare questo Collegamento.

Il Disco di Festo ce ne presenta una.

Il Collegamento avveniva raggiungendo il Fiore, che è il segno centrale del lato A del Disco, ovvero raggiungendo uno degli schemi geometrici che stanno alla base del Creato.

E questo era ed è possibile superando la dualità maschile/femminile.

La comprensione di quanto sopra è stata possibile solo superando i classici metodi interpretativi, modificando alcuni nostri schemi mentali e aprendoci all’intuizione come metodo di lavoro: il metodo storico-intuitivo.

Pubblicazioni di Roberta Rio sul Disco di Festo

  • Rio, Roberta 2011. New Light on Phaistos Disc, Londra 2011 ISBN: 9781467001229
  • Rio, Roberta 2012. Il Rito Misterioso racchiuso nel Disco di Festo e nella Pietra di Kernos, Londra 2012 ISBN: 9781467882989
  • (Disponibile anche in inglese, tedesco e greco)
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