La viabilità romana in età repubblicana


Via Latina: particolare dell’antico tratto presso Caianello (Caserta).

Tra le opere pubbliche dei Romani, le vie sono i manufatti che maggiormente hanno impresso un segno indelebile, se si considera che solo le strade publicae (oggi potremmo dire “statali”) articolavano per tutto l’Impero una rete di oltre 120.000 km di percorsi.

Le strade che i Romani hanno creato per tutto il mondo antico hanno rappresentato un evento politico di portata universale e costituiscono ancora il supporto della viabilità attuale, infatti, al sistema antico è stata aggiunta solo l’invenzione della strada ferrata e la costruzione delle odierne autostrade1.

Gran parte delle più importanti strade italiane ed europee odierne segue infatti le linee tracciate dagli agrimensori militari romani, come le vie

  • Aurelia
  • Cassia
  • Emilia
  • Flaminia
  • Salaria
  • Postumia

in Italia e, in Europa le vie

  • Egnatia
  • Domitia che collegava il Rodano alla Spagna.

Era un esteso sistema di strade, frutto di un’ingegneria di altissimo livello, che univa Roma a ogni parte dell’Impero, costituendo in tal modo un elemento essenziale della conquista e del controllo militare, economico e amministrativo dei territori assoggettati dai Romani.

La Via Appia

Con la realizzazione della via Appia, nel 312 a.C., iniziò un grandioso programma di costruzione di una regolare rete viaria.

Le funzioni primarie del sistema viario romano erano in origine connesse con le necessità militari, allo scopo di rifornire le guarnigioni stanziate nella penisola e nelle province, e di facilitare il rapido spostamento delle truppe.

Per tale ragione, in età repubblicana la costruzione e il mantenimento delle strade erano sottoposti alla responsabilità di magistrati che erano investiti anche di poteri militari.

La costruzione delle prime strade intorno Roma fu facilitata da caratteristiche naturali della regione, come le valli convergenti verso l’Urbe (Valle del Tevere, dell’Aniene e del Sacco-Liri), e dalla facile accessibilità della zona litoranea a nord del Tevere.

Le strade rivestono un ruolo importante nel periodo repubblicano perché la ristrutturazione viaria in quest’epoca è legata alle mire espansionistiche di Roma a partire dalla fine del IV secolo a.C., infatti, le grandi vie ufficiali dello stato romano, dette poi consolari, nascono di norma come rapido ed efficace collegamento tra Roma e i capisaldi militari del momento al fine di assicurare gli spostamenti dell’esercito.

Dunque, è possibile tracciarne un modello di stratigrafia orizzontale, legata alla progressiva espansione politica dell’Impero verso nuove conquiste2.

La costruzione delle strade procedeva parallelamente alla conquista dei territori e alla deduzione di colonie, che dovevano essere allacciate alla capitale per servire al rafforzamento delle posizioni raggiunte e all’ulteriore conquista.

Analoga funzione avevano le strade di arroccamento tra i capisaldi militari. Lungo le strade col tempo si costituirono centri di vita civile che progressivamente assumono molte funzioni, soprattutto come elemento di coesione e controllo politico, economico, culturale, artistico e linguistico; le strade, quindi, diventarono così polo di attrazione dell’insediamento.

Lo stato interveniva direttamente nella costruzione delle strade di grande comunicazione (viae publicae).

Per l’esecuzione era necessaria una mano d’opera numerosa fornita di solito dall’esercito. In età repubblicana il Senato promuoveva la costruzione di una via di pubblica utilità e, almeno per il periodo antecedente alla seconda guerra punica (264-241 a.C.), la realizzazione era di norma attribuita ai censori e, ove necessario, anche a consoli e pretori.

Dotati di imperium, essi avevano la facoltà di espropriare terreni e case per utilità pubblica, una condicio sine qua non, per la costruzione dei tracciati, come sottolineava il giurista Ulpiano.

Le strade entro 10 miglia da Roma erano di competenza degli edili che avevano la cura viarum, mentre i responsabili del mantenimento della restante rete stradale erano i curatores viarum.

Note

1 N. Alfieri (et alii), «Le strade romane dell’Italia antica», in Viae Publicae Romanae, G. Radke (Bologna 2004), Roma 2002, pp. 17 sgg.

2 G. Uggeri, «La viabilità antica», in Topografia Antica, Bologna 2000, pp. 208 sgg.

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