Manes

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Epigrafe con dedica iniziale ai Mani

Manes

Era questo il nome generico per indicare le anime dei defunti ma anche il mondo ultraterreno dei morti. Spesso associate a un culto divino, i Dii Manes proteggevano le aree sepolcrali e le epigrafi su cui era l’acronimo DM o DMS (Dis Manibus Sacrum). Le libagioni agli dei Mani consistevano in acqua, vino e latte soprattutto nel giorno del 21 febbraio (Feralia). In epoca arcaica venivano onorati con sacrifici umani.

Mania era la madre dei Mani, appartenente alla categoria dei geni tutelari, era festeggiata durante i Compitalia, ricorrenza per i Lari dei crocicchi.

Altre feste in memoria dei defunti erano dette Rosalia e Parentalia (13-21 febbraio).

Una leggenda narra un episodio in cui i romani si dimenticarono la ricorrenza ai sacri Mani e questi per vendetta infestarono la città fino alla celebrazione dei riti.

Sul Palatino era una fossa, il Mundus, sacra ai Mani e ricoperta dal lapis manalis, una pietra sacra che veniva tolta solo in tre occasioni (24 agosto, 5 ottobre e 8 novembre).

Accanto al culto familiare era anche uno pubblico, ricordato dalle leggi delle XII Tavole (“Deorum Manium iura sancta sunto”)

Bibliografia

  • OVIDIO, Fasti, II, 569
  • VIRGILIO, Georgiche, I, 243
  • VIRGILIO, Eneide, IV, 387
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