Melfi, chiesa rupestre di Santa Margherita

Melfi, cripta di Santa Margherita, cappella laterale

Gli affreschi della chiesa rupestre di S. Margherita a Melfi

autore: Gaetano Cici*

Ignorata dagli studiosi ottocenteschi e sfuggita anche alle ricerche dello Schulz, del Lenormant, del Diehl e del Bertaux, la chiesa di S. Margherita fu illustrata, per la prima volta, dal Guarini.

L’organizzazione architettonica del santuario, interamente scavato nel tufo vulcanico, rimanda ad un gusto occidentale; l’ampia navata è divisa in due moduli coperti a crociera a sesto acuto con le creste ben in evidenza ed è fiancheggiata da quattro cappelle voltate a botte e di diversa profondità; la seconda cappella di destra, attraverso un piccolo valico, continua in un vano secondario di forma irregolare.

Gli affreschi ricoprono tutte le pareti, tranne le due cappelle vicine alla zona absidale.

Le più antiche pitture sono individuabili nella cappella a sinistra dell’ingresso. Sulla parete di fondo è raffigurato l’ Arcangelo Michele tra San Giovanni Battista e Santa Margherita; sulla parete di sinistra San Michele Arcangelo, la Madonna con Bambino e San Giovanni Evangelista; sulla parete di destra sono visibili il Cristo Pantocratore e il contrasto tra i vivi e i morti.

Le due figure di San Michele sono iconograficamente simili: sotto il manto rosso mostrano la cintura e la stola gemmata degli angeli bizantini, nella sinistra reggono il globo crucifero, nella destra una lancia che attraversa trasversalmente tutto il corpo fino ad un serpente. I volti, incorniciati dai capelli biondi disposti ordinatamente in due bande che scendono sul collo, sono lunghi con grandi occhi rotondi e menischi accentuati.

Il San Giovanni Battista ha la chioma di capelli biondi divisa sulla fronte, gli occhi grandi e rotondi e come, nelle altre icone, il naso sottile tra due gote chiazzate di rosso.

Santa Margherita indossa una veste di colore chiaro e un manto rosso-scuro. Il volto, andato distrutto, è nimbato e Guarini lesse a sinistra del collo: MAR RITA.

La figura di San Giovanni Evangelista è caratterizzata dalla mancanza del volto distrutto da una mano vandalica. Accanto al collo è possibile leggere: S. IOHS. EVA.

La Madonna con Bambino è seduta su un trono mosaicato a losanghe con perline e un cuscino a punta. Il manto di un grigio intenso le avvolge il capo e il corpo, che, grazie anche all’andamento largo delle spalle e del ginocchio destro sporgente dai panneggi, assume un aspetto tanto ampio e compatto da sembrare quasi soffocato nei ristretti limiti del riquadro.

Sottolinea questa impressione di solidità la forma rotonda del volto della Vergine, posto sul busto senza soluzione di continuità dal momento che il collo si riduce ad un accenno minimo.

La mano sinistra del Bambino stringe un libro chiuso, mentre la destra è posta sotto il collo di Maria. Il Guarini lesse accanto alla figura di Maria la scritta MP e Madre di Dio) e sulla testa del Bambino le sigle IC-XC.

Si tratta di un linguaggio che non trova precisi termini di confronto con il resto della pittura rupestre pugliese e lucana: l’accentuata volumetria, la ricerca di modi espressivamente significativi, certe cadenze dialettali farebbero pensare a lontani ricordi campani forse favoriti da rapporti commerciali e/o politici tra le due zone.

Il Cristo Pantocratore siede su un trono senza spalliera decorato con tanti quadretti come per imitare i mosaici. Il volto lungo e severo ha grandi occhi leggermente allungati sotto sopracciglia molto arcuate. La veste è rossa mentre il manto è bianco filettato di nero. La mano destra benedice, la sinistra, invece, regge il Vangelo sul quale, nel 1899, era possibile leggere perfettamente EGO SVM LVX MVNDI. QVI SEQUITER ME.

La disposizione iconografica degli affreschi non segue un ordine conforme ai più rigidi programmi bizantini: infatti, il Cristo in trono è posto su una parete laterale, mentre al di sopra dell’altare è collocata la figura del San Michele Arcangelo.

La decorazione migliore si scorge nelle figure del Cristo e del San Michele laterale. La pennellata è fluida, generando sottili gradazioni chiaroscurali nei volti fermamente modellati.

Più complessa è la decorazione dell’altra cappella, cioè quella absidale.

Qui sono rappresentati: sull’archivolto absidale cinque tondi col Pantocratore e i simboli degli Evangelisti e San Nicola sul piedritto del medesimo. San Basilio, San Guglielmo, Santa Elisabetta e San Vito sono raffigurati nell’intradosso dell’arcone absidale. All’interno della cappella, invece, sono presenti Santa Margherita con otto storie, San Pietro, San Paolo, Santa Orsola accanto a una Santa anonima e un Cristo Pantocratore con Angeli nella volta a botte.

Il San Nicola è inscritto in un’edicola dipinta, formata da un’arcata decorata a palmette e retta da colonnine esili e capitelli ornati come alcuni santi delle icone prima citate, ed il manto del santo è decorato a puntini disposti a grappolo.

Il San Basilio è rappresentato con l’abito episcopale, con la mitra bassa gemmata, il pallium con tre croci e il pastorale che attraversa trasversalmente il corpo.

San Guglielmo ha un cappuccio che gli copre parte della fronte e indossa una larga tunica bianca.

Santa Elisabetta indossa un manto rosso scuro e una veste grigio scuro, il nimbo è contornato da tante perline bianche.

San Vito ha una veste grigio-scuro terminante con una larga fascia gialla a rombi tangenti ornati di fogliette gialle ed è ricoperta da un manto rosso. La mano destra stringe una piccola croce bianca, la sinistra una lunga catena che si divide in due parti e dove sono legati due cani con la bocca spalancata, oggi non più visibili.

Santa Margherita ha una veste di colore rosso scuro con tante pieghe e perline bianche. Il manto verde è orlato di bianco, il braccio destro regge una croce doppia.

Nel San Pietro si evidenziano il panneggio mosso e concitato, le grandi orecchie, le ciocche dei capelli dipinte sommariamente. La mano sinistra regge un libro e pendenti, attaccate a un nastro, ci sono due chiavi.

Il San Paolo è di difficile analisi a causa delle alterazioni del colore che fanno assumere a tutto il volto un tono ocra uniforme.

Il manto di Santa Orsola crea un nodo di pieghe falcate ed entrambe le Sante si svincolano dalla frontalità bizantina nel movimento delle teste poste di tre quarti e dotate di notevole senso plastico, soprattutto nella martire di destra, dai lineamenti minutamente descritti. Le due Sante indossano un abito molto simile, una regge la croce e una bandiera crocifera (Santa Orsola), l’altra semplicemente una palma del martirio.

Il colore del Cristo Pantocratore non è perfetto, ha toni sbiaditi e chiazze verdine, tanto da falsare la lettura dell’immagine.

Le due Sante iconograficamente sono molto simili, si notino la corona, il velo trasparente, la stessa acconciatura dei capelli, il manto che la santa sembra stia per annodare.

Nella Passio di Santa Orsola, emerge, tra le undicimila vergini, Cordula che, trovandosi dinnanzi agli Unni nei pressi dell’odierna Colonia, fuggì impaurita, trovando rifugio su una nave. Il giorno dopo, pentita per la carneficina inflitta dai barbari alle sue compagne, si lanciò tra essi trovando così la morte.

Tra le vergini è l’unica santificata, è patrona della città di Colonia e nel medioevo fu particolarmente venerata nella città di Lanciano (Ch) che conserva alcune sue reliquie.

All’iconografia e alla Passio vanno aggiunti gli influssi e i contatti che esistono tra Melfi e le regioni d’oltralpe e l’Abruzzo durante il Medioevo, un esempio su tutti: il Contrasto dei vivi e dei morti raffigurato sia a Melfi che ad Atri (Te). Credo, dinnanzi a queste evidenze, che ci si trovi dinnanzi alla raffigurazione di S. Cordula.

> Approfondisci il contrasto tra i vivi e i morti

Di non molto posteriore a quella della cappella absidale è da considerarsi la decorazione pittorica della zona destra della chiesa è caratterizzata dalla presenza dei Martirii di Stefano, Andrea e Lorenzo, di una Santa anonima, un San Benedetto rovinatissimo, un frammento rappresentante una donna nimbata distesa e un lacerto con armigeri.

A questi affreschi sono da aggiungere in una vela a sinistra il comparto con le Sante Caterina e Lucia.

Il Martirio di Santo Stefano, così interpretato per la presenza di alcune pietre volanti raffigurate attorno alla figura del Martire, è illeggibile nello sviluppo della scena raffigurata.

Il Martirio di Sant’ Andrea rappresenta il Santo con una grande barba irsuta sproporzionata alle dimensioni del corpo, mentre è legato al tronco di un albero. Accanto sono raffigurati i due carnefici, resi con una mobilità nei gesti (posizione a quarti del corpo) e nei particolari descrittivi (gambe arcuate, cappucci a punta) che contrasta con la durezza del martire.

Ha un forte impatto l’effetto cromatico, tra i più belli degli affreschi della cripta, per la nettezza dei colori piatti e senza, ombreggiature e soprattutto per il contrasto tra le tinte assai cariche del fondo (color giallo ocra) e degli aguzzini (rosso mattone delle tuniche, nero delle calze il bianco uniforme e luminoso della corta tunica di Andrea.

La scena del Martirio di San Lorenzo è decisamente più conosciuta in tutta Italia, sia nella pittura monumentale che in quella miniata. Mentre il Santo è nudo sulla graticola, la scena è animata da altri personaggi: due carnefici ai lati della graticola, un angelo che intinge una spugna per alleviare le sofferenze, una mano benedicente che squarcia il cielo, un vecchio e un imperatore, probabilmente, Valeriano che secondo la Passio ordinò il martirio.

La figura di San Benedetto è molto rovinata, si notano solo un nimbo giallo e qualche frammento del corpo al quale apparteneva. A sinistra del quale si leggono a stento S. BEN IC e a destra TVS.

A destra c’è una testa di donna nimbata col manto sui capelli e poggiata sul braccio sinistro, probabilmente si tratta di una Natività di Cristo.

L’ultimo frammento della parte destra della chiesa rappresenta un gruppo di armigeri, forse di una Cattura di Cristo.

Santa Lucia e Santa Caterina di Alessandria stringono nella mano destra la croce del martirio e indossano abiti finemente decorati, quasi ad imitazione di mosaici.

> scopri la storia dei restauri della chiesa rupestre

*Archeologo e Socio ICOM

Fotografie della cripta di Santa Margherita a Melfi

Bibliografia

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