Melfi. Storia dei restauri di Santa Margherita

Melfi, cripta di Santa Margherita, cappella laterale

I restauri della chiesa rupestre di Santa Margherita a Melfi

autore: Gaetano Cici*

I primi restauri della chiesa di S. Margherita furono effettuati nel 1928 e si limitarono semplicemente all’eliminazione della patina nerastra causata, quasi sicuramente, dall’accensione di ceri da parte dei devoti.

La preparazione della superficie pittorica è composta da uno strato di stucco a base di calce bianca depurata. Si utilizza, quindi, il termine affresco in maniera esatta, diversamente da quanto accade nelle altre cripte vulturine dove lo strato è formato da uno strato di fango steso per appiattire la superficie delle pareti.

Nel corso degli anni non sono stati effettuati controlli e restauri sistematici, ma nel 1960 gli affreschi versavano in uno stato sufficientemente discreto, come ricorda il Rizzi nei suoi contributi bibliografici.

Negli ultimi anni, invece, si è verificata un’accelerazione del degrado degli affreschi all’interno della chiesa che hanno portato, nel 2000, a interventi di restauro da parte della Soprintendenza ai Beni Artistici di Matera.

Si ottenne, innanzitutto, una parziale chiusura dell’ambiente con un portone in legno donato dall’Università Popolare di Roma, all’illuminazione interna, all’allaccio della corrente elettrica, all’eliminazione di elementi bio-vegetativi e all’installazione di un potente impianto di deumidificazione.

Tutte le precauzioni adottate, però, non hanno ottenuto l’effetto sperato perché, nonostante i due deumidificatori lavorino a pieno regime, è presente un alto tasso di umidità, a causa del cattivo smaltimento delle acque piovane provenienti dalla strada sovrastante, consentendo la proliferazione di elementi bio-vegetativi.

Gli ultimi restauri, in più, sono molto discutibili: in molti casi le figure risultano più allungate del reale, molti personaggi hanno assunto una posizione goffa e informe, in alcuni casi i colori hanno perso la loro tonalità e via discorrendo.

Solo nel 2010 si sono risolti i problemi di infiltrazione di acqua con ammodernamenti del soffitto e del manto stradale sovrastante, in più si è effettuata la pulizia di alcune superfici affrescate infestate da agenti bio-vegetativi.

Gli ultimi lavori hanno evidenziato che i restauri precedenti furono svolti con eccessiva incuria. Oltre all’approssimazione del ripristino di alcune figure e scene rappresentate sugli affreschi, il soffitto era isolato con semplici buste di plastica.

Questo dato riapre l’annosa questione delle aste al ribasso nei lavori pubblici che vengono effettuate con costanza e che non prendono in considerazione l’importanza che i beni culturali rappresentano nell’economia italiana.

Nel 2007 un’equipe di esperti, guidati dal Prof. Sergio Omarini, docente di metodologie fisiche applicate ai beni culturali, presso dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ha condotto una serie di analisi di routine tese ad approfondire la conoscenza e le condizioni di salute degli affreschi.

I colori presenti sono composti principalmente di ocra rossa e di ocra gialla, per il nero veniva utilizzato il carbone, mentre per il verde fu utilizzata una miscela a base di malachite (carbonato di rame).

Altre analisi più approfondite non hanno mostrato la presenza di sinopia (abbozzo preparatorio all’affresco).

Si spera vivamente che questi dati raccolti possano essere utilizzati per un monitoraggio costante degli affreschi.

*Archeologo e Socio ICOM

Fotografie della cripta di Santa Margherita a Melfi

Bibliografia

  • CARANNANTE S., CICI G., LOMORIELLO F., OMARINI S., TROISI G. 2008, La chiesa ipogea di
  • Santa Margherita di Melfi, in AttiAIAr, Siracusa 2008, p. 42 (poster).
  • Galli E., Restauri a dipinti nel Bruzio e nella Lucania, “Bollettino d’Arte del M.P.I.”, vol. X, Roma 1930, pagg. 168-169.
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