Piceni

L’area di estensione di questo popolo occupa i territori delle odierne Marche e dell’Abruzzo. Verso la metà del XX secolo questa regione viene chiamata picena, dal nome della regione augustea ivi situata. Il nome deriverebbe dal termine pùpùn, ritrovato in diversi gruppi di iscrizioni.

Nel territorio a nord del fiume Esino si è individuata una subregione culturale il cui epicentro è costituito da Novilara, il cui centro fu abitato tra l’inizio dell’VIII e la fine del VI secolo a. C.

Piceni

Storia dei piceni

Tra il XII e il X secolo abbiamo scarse tracce di insediamenti, che si trovano sempre lungo i corsi d’acqua. Sappiamo, dai ritrovamenti archeologici, in particolare dalle ceramiche, che in questa prima fase i piceni ebbero contatti con micenei.

Nel X secolo a.C. si distinguono diverse componenti culturali: una tipicamente picena, che prevede il rito dell’inumazione dei defunti con la presenza di ceramiche di tipo appenninico, una componente di tipo villanoviano (1), che utilizza l’incinerazione dei resti del defunto con ceramiche di tipo piceno, e una componente culturale che giungeva dal mondo greco e miceneo, che tramite i commerci aveva portato nell’area picena una ceramica completamente differente rispetto a quella locale.

Dei secoli tra il IX e l’VIII ci restano ben poche tracce, per lo più resti di abitati composti da piccoli agglomerati di capanne e necropoli con numerose tombe, in cui il defunto era sepolto in posizione rannicchiata.

La fase più importante del popolo piceno è quella compresa tra il VII e il VI secolo a.C., periodo in cui i contatti e i commerci con altri paesi mediterranei divennero più frequenti. Gli abitati erano composti da capanne realizzate con pali di legno e frasche, mentre la sepoltura diviene sempre più importante: iniziano a nascere le grandi tombe con corredi funerari sempre più ricchi, segno di un periodo florido per i piceni.

Nel V secolo questa tendenza prosegue: si ha una sorta di livellamento delle risorse, con una distribuzione della ricchezza su tutto il territorio. Dai resti monumentale ritrovati possiamo desumere che alcuni agglomerati preurbani fossero passati dalla monarchia alla repubblica. Inizia però anche un periodo di impoverimento progressivo, una sorta di lento esaurimento delle risorse, probabilmente provocato da un calo nelle importazioni.

Prima della conquista romana il popolo piceno era già scomparso, inglobato dalle altre popolazioni sabelliche che nel frattempo avevano popolato l’Italia centrale.

  

Le necropoli picene

Le necropoli ritrovate sono più di 80 e ci offrono un ampio quadro sul mondo piceno. Se inizialmente (IX sec a.C.) il defunto è sepolto in posizione rannicchiata, già nel corso dell’VIII sec questa consuetudine cambia: la fossa, sempre scavata nella terra, ospita il corpo in posizione supina, attorniato da oggetti di uso quotidiano più o meno preziosi. In alcuni casi si trovano anche circoli di pietre che delimitano ampi tumuli.

Le necropoli divennero ben presto spazi ben organizzati, delimitati da recinti e attraversati da strade, in cui erano sepolti i cari estinti di uno o più villaggi, come nel caso della necropoli di Campovalano. I nuclei famigliari venivano sepolti all’interno di uno o più circoli ravvicinati con corredi che, nel corso dei secoli, divennero sempre più ricchi.

Gli ornamenti piceni

All’interno delle sepolture troviamo numerosi e preziosi oggetti. Il corredo si distingue in base al sesso: le donne generalmente sono sepolte con gioielli e ornamenti, mentre gli uomini con armi e armature.

Le sepolture femminili presentano numerose fibule, ossia grosse spille che trattenevano le vesti, più o meno riccamente decorate, numerosi braccialetti, realizzati in materiali diversi, dall’ambra al bronzo, e pettorali, decorati con pendenti attaccati a catenelle che raffiguravano figure zoomorfe o antropomorfe. In generale il gusto piceno per gli ornamenti è di tipo piuttosto primitivo, probabilmente anche con valenza tribale.

Quando moriva un uomo, invece, veniva sepolto con tutto il necessario per affrontare il nemico, anche nell’aldilà. Le armi sono numerosissime, prevalentemente spade in ferro, con elsa a croce o con lavorazioni particolari. Frequenti anche i pugnali con fodero aperto, che sono tipici della cultura picena, e gli elmi, in particolare quello del cosiddetto tipo corinzio, con forma a calotta e volute in rilievo che ricordano delle corna.

Nel caso in cui il defunto fosse un guerriero di rango elevato si osserva spesso la presenza di interi carri da guerra sepolti nel tumulo. Una menzione a parte merita l’armatura composta da due dischi di bronzo uniti da una catenella, che si portavano all’altezza del petto e delle scapole a protezione di queste zone esposte ai colpi. I kardiophylakes, nome greco che significa “proteggi cuore”, non sono frequentissimi nelle sepolture picene, ma si osservano comunque in tutto il territorio dell’Italia centrale.

Le fonti letterarie

La fonte greca che si attesta il nome picenti per la prima volta è Polibio, che lo riprende dai documenti ufficiali romani. Anche Strabone parla di questo popolo e ricorda che i primi capi avevano come animale totemico un picchio, da cui deriverebbe il nome. L’origine Sabina di questo popolo è riconosciuta da tutte le fonti letterarie concordemente, anche dai documenti ufficiali romani.

La lingua

La lingua parlata dai Piceni è il cosiddetto sud piceno, ritrovato in numerose iscrizioni di epoca preromana, in particolare risalenti al V sec. La lingua sembra accomunarli ai Sabini, confermando quindi l’origine di questo popolo proposta dalle fonti antiche.

Autore: Annalisa Felisi

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