Pompei. Fullonica Stephani, fotografie

Lungo la Via dell’Abbondanza è posta la Fullonica Stephani, l’unica delle quattro lavanderie di Pompei a non essere il risultato di un semplice adattamento, ma di una vera e propria ristrutturazione di una casa signorile, razionalmente concepita per adempiere questa nuova funzione.

Pompeii, Fullonica Stephani

Fullonica Stephani

Sulla facciata, a destra dell’ingresso ci sono alcuni programmi elettorali che citano un certo Stephanus, forse il capo officina o il proprietario dell’azienda.

Al momento dell’eruzione del 79 d. C. il portale dell’ingresso era chiuso dall’esterno con un chiavistello, solo il battente che girava sul cardine fu trovato aperto.

Nell’ufficio retrostante, durante lo scavo, fu trovato uno scheletro con accanto un’ingente somma di monete d’oro, d’argento e di bronzo che rappresenta forse l’ultimo incasso della lavanderia,oppure potrebbe trattarsi del patrimonio di un semplice fuggiasco che aveva cercato rifugio dalla pioggia di lapilli dietro il battente dell’uscio.

Nella fullonicae si svolgeva sia l’ultima fase della lavorazione dei tessuti, ossia la finitura per togliere lo sporco residuo, sia il vero e proprio servizio al pubblico di smacchiatura e stiratura dei capi di vestiario usati.

Nell’atrio il bacino centrale dell’impluvio fu trasformato in una vasca, con l’aggiunta di parapetti, per il lavaggio forse dei tessuti più sottili; il tetto non è compluviato ma piano, con un lucernario allo scopo di poter avere una terrazza, raggiungibile attraverso una scala, utile per stendere i tessuti ad asciugare e a candeggiare al sole.

Dietro il peristilio furono costruite altre tre vasche comunicanti tra loro attraverso fori nella muratura e a piani decrescenti, da svuotare con secchi o sifoni, e cinque vasche per pestare, ovali: tre a sinistra, con un recipiente a bocca rotonda per mettere dentro l’urina, e due a destra con un altro recipiente del genere.

Nelle vasche per pestare il tessuto era pigiato con i piedi in acqua e soda o altre sostanze alcaline quali l’urina umana o animale che fungevano da sgrassanti.

Accanto a questi bacini sono stati trovati dei recipienti adibiti a contenere l’urina usata per il lavaggio. L’urina umana, dall’imperatore Vespasiano in poi, si raccoglieva nelle latrine pubbliche o da semplici anfore dimezzate per la raccolta dell’urina a fine industriale, l’uso della quale da parte dei follatores venne tassato, come anche l’uso dell’acqua insieme all’occupazione di suolo pubblico.

I tessuti resi duri dall’urina erano poi sottoposti a un trattamento ammorbidente a base di particolari tipi di argilla come la creta fullonica o la creta umbrica, per poi passare alla battitura e ad un accurato secondo lavaggio per eliminare le sostanze usate nelle fasi precedenti; si giungeva così alla cardatura, alla tosatura, alla spazzolatura e infine alla stiratura con la pressa situata in un ambiente a sinistra dell’ingresso.

I tessuti bianchi e quelli tinti due volte andavano sottoposti a un trattamento per renderli lucenti, disponendoli su una gabbia semisferica sopra lo zolfo bruciato in una caldaia. Nella cucina, infine, dove si preparavano i pasti per la servitù, si trovarono delle pentole sul fornello e appese al muro e una graticola con treppiede.

Fotografie della Fullonica Stephani

La galleria presenta due fotografie inerenti allo spazio interno della Fullonica, in una è visibile l’atrio con la vasca adibita al lavaggio dei tessuti. Altre fotografie riguardano le decorazioni parietali, tra cui l’Estate in volo su fondo rosso che doveva essere uno dei mesi più propizi all’attività dei follatores.

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