Protagonisti della battaglia dell’Eurimedonte

Partizione interna di una trireme
Partizione interna di una trireme

Protagonisti della battaglia dell’Eurimedonte: Cimone

Figlio di Milziade che aveva ottenuto importanti successi nella Prima Guerra Persiana, solamente grazie alla forza ateniese e alla sua genialità, e di Egesipile (18), la figlia del re dei Traci, Oloro (19), Cimone dovette subito confrontarsi con la realtà bellica che il padre gli stava cucendo addosso.

Proprio la guerra persiana sarà sia la sua vita sia il suo trampolino di lancio per la gloria. Varcato l’Ellesponto (20), i Persiani constrinsero il padre di Cimone ad intraprendere una campagna nautica contro i nemici, lasciando il figlio a temprarsi nel Chersoneso Tracico (21), dove Milziade esercitava la sua tirannia.

Morto il padre in seguito alla guerra e pieno di debiti, si dovette arrangiare fino all’arrivo di Aristide, la figura che più di ogni altra determinò l’esito finale delle guerre persiane.

Prese Cimone sotto la sua ala, assicurandogli serenità economica e sociale, oltre che politica. Questo era dovuto all’amicizia con Milziade con cui aveva combattutto nella vincente battaglia di Maratona (22), ma anche alla forte influenza che aveva sul ragazzo e alla propensione bellica che lo stesso dimostrava fin da piccolo.

Inoltre c’era il nemico di sempre, Temistocle (23), che imperversava nei territori di Aristide e gli dava filo da torcere. Cimone sarebbe diventata l’arma in più.

Infatti ci volle poco a Cimone per prendere il posto di Aristide, sia come figura carismatica, sia come comandante dlela flotta delio-attica, il giorno seguente della costituzione della stessa.

Da lì, l’esilio di Temistocle e l’ascesa politica che portarono inesorabilmente Cimone ad unica figura predominante nel mondo delle città-stato alleate, oltre che grande baluardo della rinascita greca.

Ora Cimone poteva dedicarsi ai Persiani, visto che la sua caratura da oratore aveva permesso la definitiva aggiunta delle rimanenti poleis che avevano rifiutato da principio di entrare nella lega.

Non fu un’opera di difesa dei territori ottenuti, non una tattica attendeista, ma un attacco nel fulcro dei Persiani, volto alla ripresa delle città-stato asiatiche finite in mano al nemico.

Proprio per fermare l’avanzata greca, Ariomande (24), capo in forza ai Persiani, decise di intercettare all’altezza delle foci dell’Eurimedonte, Cimone e la sua flotta di 300 triremi (25).

Riuscì nell’intento di impossessarsi di città sguarnite in Asia e di riprendersi l’Ellesponto, punto focale per il commercio di Atene.

La guerra andò avanti e permise a Cimone di espandersi e di ottenere favori dalle poleis che lo vedevano come un salvatore, fino a quando non dovette prolungare l’assedio a Taso (26) per due anni, cosa che fece storcere il naso ai politici fedeli a lui fino a quel momento, dato che la notizia di una corruzione da parte di Alessandro (27), pare gli avesse fatto perdere tempo e denaro nell’assedio.

Successivamente, la decisione di correre in aiuto dell’odiata Sparta, che attraversava un periodo nero, forse il più nero della sua storia, colpita oltremodo da un terremoto e dalla rivolta delgi Iloti (28), fu la goccia che fece traboccare il vaso permettendo ai politici di estrometterlo dal comando della flotta e infine di esiliarlo.

Dopo vari tentativi di ritorno in patria, finì l’esilio decennale e tornò a farsi valere in ambito politico, rovesciando le ambizioni di Pericle (29) che fino a quel momento lo soppiantava per ambizioni e carattere.

Riuscì a far partire nuovamente la guerra contro la Persia, ma proprio nella battaglia finale, quella che avrebbe sancito la fine delle guerre persiane, perse la vita in seguito all’assedio, finendo ucciso anzitempo da malattia, l’ipotesi più accreditata, o per ferite subite.

L’epopea di questo sottovalutato generale, inizia quindi con il partire delle guerre e finisce proprio alla fine della sua vita.

Un piccolo aneddoto va annotato, per far capire la caratura di questo personaggio: in seguito al suo esilio, in uno dei suoi tentativi non riusciti di rientrare in patria, chiese ai suoi sostenitori di palesargli il loro sostegno, scendendo in campo contro Sparta e combattere fino alla morte.

Questo fecero e inoltre portarono con sé l’armatura dello stesso Cimone, come se il generale fosse lì con loro ad incoraggiarli.

Protagonisti della battaglia dell’Eurimedonte: i generali persiani

Tre furono i comandanti che fecero breccia in territorio greco per impossessarsi delle poleis che tanto gli stavano dando del filo da torcere. Proprio alle foci dell’Eurimedonte, dove i Persiani si attestarono per far fronte all’avanzata di Cimone, i tre generali si preparavano ad una sconfitta inaspettata che sancì in seguito la fine della forza persiana in quelle zone.

L’ammiraglio Tritrauste (30), colui che sovrintendeva alle forze navali, si era spinto insieme a Ferendate (31), comandante delle ausiliare di terra, fino al fiume in questione, senza il loro comandante in capo, Ariomande, che poco lontano aspettava il momento propizio per intervenire.

Il primo di questi era stato elevato recentemente al grado di comandante della flotta direttamente da Ariomande, ma alcuni studiosi, come Eforo (32), parlano di questo generale come il comandante in capo all’esercito navale persiano che si affacciò alle foci.

Era quindi, secondo questo studioso, sia comandante della flotta, sia comandnate in capo, a discapito di Ariomande che secondo lo stesso studioso, nemmeno era presnete alla lotta.

Per Callistene (33) e Plutarco (34) invece, tutti e tre erano presenti alla battaglia, ma con diverse intenzioni, visto che per il primo il comandnate in capo era lontanto per paura di affrontare i Greci, mentre per il secondo studioso stava lontano per ragioni strategiche.

Il secondo di questi capitani, quello delle forze di terra per la precisione, viene citato con costanza anche se con poca dovizia di particolari, ma sempre non si hanno dubbi sulla sua partecipazione alla battaglia e sulla sua mansione nella stessa.

Purtroppo le sue mosse durante lo scontro, prima in campo terrestre, dove lui era il punto focale per ovvia situazione, non sono elencate né menzionate dai tre storiografi, a cui si aggiunge anche Aristotele (35), a cui qualche suo documento fa riferimento.

Anche le sue sorti nella battaglia sono incerte, tanto da far pensare che sia morto nella stessa, considerato che non esistono documenti esterni a tale battaglia che lo vedono menzionato, ma è pura supposizione.

L’unica notizia dunque che abbiamo di questo comandante è la quasi sicura partecipazione alla schermaglia terrestre e la sua sovrintendenza per le truppe terrestri.

Ariomande, che come già detto non compare in ogni scritto che tratta dell’Eurimedonte, e che la sua presenza è messa in dubbio, oltre a considerazioni diverse sulla sua ragione di allontanamento iniziale, risulta avere sicuramente qualche documento in più, se non altro sulla sua discendenza.

Figlio di Gobria (36), anche qui ci sono delle diatribe interne per determinare quale siano le discendenze vere di Ariamande. Gobria, come sappiamo, potrebbe essere lo stesso principe assiro che andò supplice alla corte di Ciro (37) per offrirgli i suoi servigi, vista la situazione avversa in patria, ma sappiamo anche che egli stesso, al cospetto di Ciro, abbia menzionato l’impossibilità di offrirgli anche in dono il proprio figlio che era rimasto in patria.

L’unica ragione per cui si può dire che sia lui il padre del comandante in capo, può essere riscontrata, viste anche le date in questione, lontane dalla battaglia stessa, che Ariomande sia nato successivamente e offerto in seguito.

Poi, fatosi una nomea importante nelle file persiane, riuscì ad ottenere abbastanza credito da prendersi la parte principale dell’esercito che affrontò i Greci all’Eurmedonte, ma anche questa è sempre supposizione, visto che gli storiografi non sono d’accordo su tali ipotesi.

L’unica cosa che sappiamo su questi tre generali, la abbiamo dalla stessa battaglia, che li vede affrontare con un po’ di remore l’esercito delle città-stato che a differenza di ogni pronostico, era aumentato molto di più rispetto alle aspettative.

Ferendante fu il primo a scendere in campo, visto che la battaglia all’inizio vede una prima fase terrestre per permettere ad 80 vascelli persiani mandati da Cipro, di arrivare per affrontare le navi nemiche.

In seguito scesero in campo, quasi contemporaneamente, sia Tritrauste che Ariomande, l’uno comandnate della flotta e l’altro a coordinare, anche se la sua presenza ora non sarebbe servita a molto, considerato che le direttive venivano date da Tritrauste.

Forse fu questo il motivo per cui alcuni sotriografi non menzionano Ariomande nella lotta.

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