Roma, la necropoli sotto la Basilica di San Pietro

di Paola Serata

Quando Pietro subì il martirio sotto l’impero di Nerone nel 68 d.C., il colle Vaticano faceva parte della XIV regione augustea che occupava la zona davanti il Campo Marzio lungo la riva destra del fiume Tevere: questo era un territorio periferico collegato alla città grazie ad un ponte, cosìdetto “neroniano”, di cui restano delle testimonianze sotto l’attuale ponte Vittorio Emanuele II in prossimità di Castel Sant’Angelo.

Roma, la necropoli sotto la Basilica di San Pietro

Oltrepassato il ponte proseguendo a nord sull’antica Via Trionfale si giungeva in territorio veiente oppure prendendo a sud  la Via Cornelia si poteva arrivare nell’antica città etrusca di Caere (Cerveteri): lungo queste strade in antico sorsero una serie di sepolcreti seguendo il divieto secondo il quale non si poteva seppellire entro il pomerio.

L’aspetto del Vaticano di allora era completamente diverso rispetto all’attuale: stando alle fonti sappiamo che era alquanto acquitrinoso e paludoso.

Plinio (Nat. Hist., 8, 37) ci informa che durante il principato di Claudio quel luogo era infestato da serpenti così grandi da poter inghiottire un bambino, mentre Tacito (Hist., 2,93,2) racconta che i soldati di Vitellio, accampati in quei luoghi, nell’estate del 69 d.C., morirono di malaria e i loro corpi furono gettati nel Tevere.

Marziale, nei suoi Epigrammi, sostiene che il vino prodotto in quel luogo era di pessima qualità, sapeva di aceto ed era disgustoso come se fosse un veleno.

In compenso sappiamo da Giovenale (Satire, 4, 344) che da qui proveniva l’argilla migliore per produrre laterizi e scodelle.

Migliore doveva essere l’area del colle dove sarebbe sorta la Basilica in cui  si trovavano i famosi horti di Agrippina Maggiore, madre di Caligola e nonna di Nerone.

In questi giardini l’imperatore Caligola avviò la costruzione di un circo poi ultimato da Nerone; al centro della spina, che serviva da divisorio nella pista, fu innalzato un obelisco egizio, che rimase nella posizione originaria sino al 1586 quando l’architetto Fontana lo fece collocare nell’attuale Piazza San Pietro.

Dalle cronache dell’epoca sappiamo che per questo spostamento, voluto da papa Sisto V, furono necessari 907 uomini, 40 argani e 75 cavalli.

Ad oggi resta una lapide in Piazza Protomartiti, davanti all’Ufficio Scavi della Fabbrica di San Pietro, ricorda l’originario posizionamento dell’obelisco.

Gli scavi condotti tra il 1957 ed il 1959 hanno dimostrato che la pista si trovava a circa 9 m di profondità rispetto all’attuale piano di calpestio: il circo si estendeva da est verso ovest secondo un asse più o meno parallelo a quello della Basilica attuale.

Se il suo orientamento è certo, lo stesso non si può dire per la sua estensione; si ipotizza una lunghezza di 600 m, dovuta al rinvenimento dei carceres (punto da cui partivano le bighe) in prossimità del braccio sud del colonnato del Bernini.

Anche se non si hanno delle certezze in merito alle dimensioni, sappiamo dalle fonti che fu una struttura molto importante.

Tacito (Hist., 15, 39, 22) racconta che qui furono allestite delle baracche per gli sfollati dopo l’incendio fatto appiccare da Nerone nel 64 d.C.; lo storico latino inoltre ci informa (Annales, 15, 44, 4) di uccisioni di cristiani avvenute in questo circo.

A questi stessi fatti fa accenno papa Clemente (88-97 d.C.), nella Lettera ai Corinzi, dove ricorda la morte di molti fedeli insieme ai Santi Pietro e Paolo, “colonne” della Chiesa.

Il più antico riferimento al martirio di Pietro si trova nel Vangelo di San Giovanni scritto ad Efeso circa trent’anni dopo il martirio del Santo, che sappiamo fu crocifisso a testa in giù.

La sepoltura di Pietro in Vaticano è ricordata da Eusebio di Cesarea nella Storia Ecclesiastica e nella Teofania, negli Atti degli Apostoli attribuiti al senatore Marcello, negli Uomini illistri di San Girolamo e nel Liber Pontificalis.

La semplice sepoltura del fondatore della Chiesa è stata individuata nel Campo P una piccola porzione di terra nella parte occidentale degli scavi sotto la Basilica Vaticana, in corrispondenza dell’altare maggiore.

Il colle Vaticano e la storia della necropoli

Un cinquantennio dopo la morte di Pietro si cominciò a costruire delle tombe in laterizio lungo la strada parallela al fianco settentrionale del circo.

I sepolcri più antichi, infatti, erano perfettamente allineati sul lato destro di un’ asse viario che costeggiava le gradinate del circo, punto di riferimento principale e focale della zona.

Infatti nell’iscrizione posta sopra l’ingresso del mausoleo A si legge la volontà testamentaria del defunto, Caius Popilius Heracla, di essere sepolto “in Vaticano presso il circo”: sono gli anni del principato di Adriano che scelse una zona poco distante dal circo dove far erigere il suo imponente mausoleo.

Le sepolture della necropoli si trovano esattamente sotto la navata centrale della basilica; in modo più dettagliato conosciamo una porzione di necropoli dell’estensione di circa settanta metri da ovest verso est.

Nel corso delle prime esplorazioni gli edifici riportati alla luce sono stati contrassegnati con lettere dell’alfabeto latino e dell’alfabeto greco; ancora oggi sono designati allo stesso modo.

Le tombe vengono denominate mausolei, termine in realtà improprio in quanto, nei primi secoli dell’impero, solo la tomba di Augusto era denominata così, per le altre si usavano i termini sepolcro o monumentum.

In età adrianea si datano le tombe A, B, C, D ed E; contemporaneo a B doveva essere il sepolcro G o del Docente, mentre la tomba F o dei Cetenni si insersce tra G ed E all’età di Antonino Pio (138-161 d.C.).

Queste tombe (A-G) presentano una diversa altezza e diverse dimensioni, ma con la facciata, che dà sulla via che dominava la valle del circo, costituiscono una fronte compatta di circa 32 m.

Su questo stesso allineamento è stato identificato più ad Ovest un altro mausoleo, denominato O, che a quanto pare è databile all’età adrianea, come il resto delle tombe più antiche della necropoli.

Gli edifici più tardi non fanno altro che andare ad occupare gli spazi rimasti liberi; le tombe I, L, N, S rispettano sempre la linea stradale, mentre H, con il suo recinto, si estende ed invade la strada, provocando un mutamento nel suo percorso.

Probabilmente quando si decide la costruzione del mausoleo H o dei Valeri, nella metà del II secolo d.C., il circo in Vaticano ha perso la sua importanza ed è caduto in disuso, motivo per cui non è più d’impedimento all’estensione della necropoli in questa direzione.

Castagnoli, infatti, dimostra, nel corso degli scavi condotti, che a quell’epoca la pista del circo è stata occupata da una serie di tombe ad inumazione, scoprendo presso il basamento dell’obelisco resti di un sepolcro contemporaneo ad H.

All’interno di questo edificio, affrescato con motivi geometrici, è stata identificata l’iscrizione funebre di un soldato delle coorti urbane datata alla metà del II d.C.

Sappiamo, dalle ricerche su campo, che questo sepolcro è stato distrutto durante il regno di Caracalla (211-217 d.C.) per edificare, sulla pista del circo, un monumento circolare, poi trasformato in chiesa e denominato Rotonda di Sant’Andrea o Santa Maria della Febbre.

Di questo edificio oggi ci restano solo testimonianze archeologiche e degli schizzi del Fontana, perché nel 1776 è stato demolito per la costruzione dell’attuale sagrestia della basilica.

Con il definitivo abbandono del circo, la sua pista e la strada che lo costeggiava sono stati occupati del tutto da edifici funerari; davanti agli edifici più antichi è stata creata una seconda fila di monumenti funebri ( Z, Phi, Chi, Psi), datati tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.

A differenza degli altri mausolei, questi sono isolati tra loro e separati da stetti vicoli in salita, che collegavano la vecchia via del circo con un nuovo asse viario, che si viene a formare alle spalle delle nuove tombe.

Dal III secolo d.C. in poi l’occupazione dello spazio è del tutto irregolare; vengono edificate nuove tombe e nuove stradine di collegamento.

Una serie di saggi di scavo hanno dimostrato che tutti gli edifici della necropoli ad eccezione di R1, che deve essere il più tardo, hanno la facciata rivolta verso il circo; questo orientamento doveva essere determinato dall’andamento della vecchia Via Cornelia che passava a Sud del circo.

Gli edifici della Necropoli di San Pietro

Gli edifici scoperti sotto San Pietro rientrano perfettamente nell’ambito dell’architettura funeraria dell’età medio imperiale; infatti si riscontrano similitudini con gli edifici della Via Latina, presso San Sebastiano, della Trionfale, dell’Appia e dell’Isola Sacra ad Ostia.

Si presentano tutte come delle piccole “case”: possiedono porte fornite di soglie, stripiti ed architravi in travertino; delle finestre ai lati dell’iscrizione principale, infine un terrazzo o un recinto antistante all’ingresso.

Le tombe della necropoli vaticana sono, però, di dimensioni maggiori rispetto a quelle delle altre necropoli, in quanto le famiglie, qui sepolte, sono tra le più importanti di Roma.

Le tombe possedevano numerose sepolture: basti pensare alle 170 del mausoleo H e ai 120 del mausoleo F.

Di questa moltitudine di sepolture le iscrizioni sepolcrali ci hanno tramandato i nomi di personaggi defunti: si tratta soprattutto di liberti, la cui origine servile è testimoniata dai loro cognomi per lo più di origine greca.

Sopra le porte dei mausolei A, C, H, L, N, O si conservano, nella loro posizione, le iscrizioni funerarie da cui veniamo a sapere che le tombe potevano ospitare membri di famiglie diverse: ad esempio il mausoleo N è stato edificato da Marcus Aebutius Charito, ma è stata acquistata per metà da Lucius Volusius Successus e da Volusia Megiste.

Purtroppo la maggior parte delle epigrafi è stata rimossa, perciò di alcune possiamo ricostruire solo le dimensioni, senza però conoscere il testo; generalmente le iscrizioni erano incorniciate da cornici in cotto.

Ai lati dell’iscrizioni si aprono finestre a feritoia, che hanno lo scopo di illuminare in modo tenue la camera sepolcrale; anche queste erano incorniciate in cotto e sormontate da timpani rettilinei o a volute.

Tutte le porte si aprivano verso l’interno ed erano provviste di cardini, di stipiti in travertino e possedevano un ottimo sistema di chiusura come dimostrano gli incassi presenti sugli stipiti.

La facciata esterna non era intonacata, si preveriva lasciare in vista il rivestimento laterizio realizzato in file regolari di mattoni rossi, per le tombe più antiche, e di mattoni gialli per quelle più recenti.

Il sepolcro dei Valeri o H era decorato all’esterno con lesene, mentre altre tombe (ad esempio O, Phi, Chi) erano provviste di colonnine angolari sormontate da capitelli corinzi.

Alcune volte le facciate presentavano decorazioni a mosaico, raffiguranti scene mitologiche (tomba Phi: probabile uccisione di Penteo da parte di sua madre Agave, dalle sorelle ed ailtre baccanti perché le aveva spiate durante i riti), o a pannelli figurati in terracotta (tomba F: formella con raffigurazione di una pernice).

Alcuni mausolei, come G ed E, erano stati decorati con fregi particolarmente elaborati.

Quattro mausolei (B, D, H ed O) possedevano un recinto in muratura a cielo aperto contemporaneo alle tombe o costruito successivamente; questi recinti davano spazio ad ulteriori sepolture di personaggi di condizione più umile e qui si svolgevano i banchetti funerari in onori dei defunti.

È attestato che questi riti si svolgessero anche sui terrazzi di altri mausolei (E, F) come dimostrano le scale in muratura ancora in situ.

In queste tombe troviamo la presenza contemporanea dei due modi di sepoltura: l’inumazione e l’incinirazione.

La prima è attestata dalla presenza di arcosoli nella parte bassa delle pareti e la seconda da nicchie a fondo rettilinee e semicircolari nella zona superiore.

Nei sepolcri più recenti (Z, Phi, Chi, U, T) sono presenti solo arcosoli; ciò dimostra che in età più tarda la cremazione perde la sua importanza e non viene più praticata.

Tutti i mausolei erano chiusi da una volta a crociera, eccetto N ed M coperti da una volta a botte.

In alcune tombe si sono documentati lavori di ristrutturazione, che a volte sono stati identificati perché  una nuova decorazione si andava a sovrapporre a quella già esistente, come è stato attestato nel mausoleo I; oppure nel mausoleo F era stato realizzato un vespaio di tufo e cocci per salvaguardare dalle infiltrazioni d’acqua la decorazione pavimentale a mosaico.

La basilica costantiniana

La necropoli vaticana era ancora in uso quando, nel IV secolo d.C., Costantino decise di edificare la basilica dedicata a Pietro: il ritrovamento di una moneta del 317-318 d.C. nel mausoleo di Trebellena Flaccilla o T dimostra come per un periodo si continuò comunque a seppellire nonostante l’interramento.

L’imperatore, in qualità di pontifex maximus, aveva la piena autorità di poter ordinare la demolizione delle parti superiori della necropoli e l’interramento della stessa, secondo la legge romana che tutelava le tombe dalla distruzione, ma prevedeva la possibilità di interrarle in modo da salvaguardarne l’inviolabilità.

Superati i problemi giuridici, si presentava la difficoltà di edificare un edificio di grandi dimensioni esattamente sopra la tomba venerata di Pietro, che era situata in un luogo particolarmente impervio.

Innanzitutto bisognava livellare le pendici scoscese del colle Vaticano, si potè fare, ma fu un’opera immensa: furono smossi circa quarantamila metri cubi di terra.

La necropoli, che occupava il lato meridionale del colle, si trovò esattamente sotto la navata centrale della basilica e proprio per questo motivo fu necessario rasare la parte superiore di quegli edifici che superavano in altezza la quota stabilita per la pavimentazione della basilica.

Durante i lavori, per rispetto delle sepolture, si evitò di lasciare le macerie delle volte distrutte nelle tombe, ormai rese inaccessibili.

Per quanto riguarda le iscrizioni e i sarcofagi, quando era stato possibile, erano state lasciate in situ, in altri casi per evitare qualsiasi perdita furono spostati: ad esempio gli operai imperiali impilarono nel mausoleo C cinque sarcofagi provenienti da altre tombe e nello stesso mausoleo è stata rinvenuta l’iscrizione sepolcrale di Caetennia Procla, moglie di Marcus Aurelius Filetus, sepolto nel mausoleo L.

È stato inoltre documentato archeologicamente che, durante i lavori edili, i congiunti dei defunti continuarono a portare offerte nelle tombe; ad esempio quando l’edificio H  fu reso inagibile da strutture di fondazione, fu aperto un accesso su una parete laterale.

Per evitare infiltrazioni d’acqua le tombe furono riempite con la terra di sbancamento e furono erette murature di blocchetti di tufo ed argilla che mantennero per secoli questa necropoli inaccessibile e nascosta.

Storia della ricerca archeologica nella necropoli di San Pietro

Durante gli scavi condotti sotto il pontificato di papa Pio XII Pacelli (1939-1959) fu scoperta la tomba di San Pietro e la necropoli vaticana.

Le ricerche archeologiche interessarono l’area della Confessione Petriana e nella zona centrale delle Grotte Vaticane, aree fino a quel momento non indagate per un senso di rispetto religioso.

Le cronache del Cinquecento e del Seicento ci hanno trasmesso solo lacunose notizie sulle casuali identificazioni di alcuni mausolei.

Indagini sistematiche iniziarono solo nel 1939, quando si dovette ricavare spazio per la sepoltura di papa Pio XI Ratti che aveva chiesto di essere sepolto nelle Grotte Vaticane.

Fu nominata una commissione scientifica, composta da archeologi, studiosi ed architetti, che seppe come affrontare le gravi difficoltà tecniche nel compiere uno scavo in quest’area.

Le ricerche archeologiche si occuparono di quella parte di necropoli che si trova sotto le volte realizzate per colmare la differenza tra la pavimentazione della vecchia basilica e quella del ‘500.

La presenza, oltre il muro divisorio di Paolo III Farnese (1534-1549), di un terrapieno che aveva lo scopo di prolungare la pavimentazione della basilica vaticana durante il papato di Paolo V Borgia (1605-1621) impedì di proseguire verso Est lo scavo e di conoscere tutta l’astensione della necropoli romana.

Gli scavi consentirono di scoprire la tomba venerata di San Pietro, intorno alla quale per tutti gli anni a seguire furono pubblicati una serie di studi.

La tomba di Pietro: la Memoria Apostolorum ed il muro dei graffiti

Sotto l’altare maggiore della basilica trova posto la cosi detta Cappella Clementina che copre ed in parte oblitera la vecchia Memoria Costantiniana edificata proprio in corrispondenza della tomba di Pietro.

Dalla Cappella Clementina è ancora visibile una piccola porzione di un muro rosso, denominato “muro dei graffiti”, per il gran numero di graffiti latini incisi sulla sua superficie .

tomba di san pietro

Questi graffiti, datati tutti tra il III ed il IV secolo d.C., sono stati incisi dai fedeli che si accostavano alla tomba del Santo; si riconoscono nomi, simboli di fede, invocazioni.

Questo muro doveva far parte di un monumento che fu demolito quando Costantino decise la costruzione di un monumento-sepolcro sulla tomba di Pietro.

In prossimità del muro è stata rinvenuta un’urna contenente delle ossa, che dall’analisi al C14, sono state attribuite ad un uomo anziano, con grandissima possibilità il venerato Santo.

Margherita Guarducci sostenne che l’imperatore Costantino fece collocare le reliquie di Pietro, fino a quel momento poste in un’umile sepoltura, nel loculo del muro dei graffiti.

Avvolte e conservate in un drappo rosso intarsiato d’oro, le ossa dell’apostolo si sono conservate fino al 1941, anno della loro scoperta.

Sul reliquiario si trovata un graffito in greco con scritto PETR/ENI, che può essere letto come Petros enestì (Pietro è qui dentro), oppure Petros eni (Pietro è qui).

Restauro e conservazione

Con la conclusione delle ricerche negli anni ’50 iniziarono i problemi legati allo sconvolgimento dell’equilibrio che si era creato nel microclima.

Per porre rimedio ad un eventuale deterioramento del patrimonio archeologico, grazie anche all’aiuto dell’ENEL, che ha curato un ottimo i pianto di illuminazione , si è potuto evitare di perdere qualsiasi decorazione e architettura.

Sulla base dell’analisi del microclima su tutta l’area degli scavi si è provveduto a realizzare delle porte in cristallo e pannelli isolanti sul solaio in cemento armato.

Delle barriere automatiche si aprono e si chiudono al passaggio dei visitatori così da mantenere sempre costante l’umidità.

Inoltre sono stati studiati efficaci biocidi che hanno la capacità di distruggere qualsiasi forma di batteri o microrganismi che si possano diffondere nella necropoli.

In aggiunta sono stati posti nelle sorgenti luminose dei filtri che inibiscono la fotosintesi clorofilliana per evitare il proliferare di muschi sulle strutture.

Infine per avere un’ottima salubrità dell’aria negli ipogei sono stati messi impianti di ricambio dell’aria, non invasivo ed inquinante, per mantenere costante la temperatura degli ambienti.

Ogni piccolo dettaglio è stato studiato con grande cura per preservare uno degli ambienti archeologici più importanti  che si conoscano.

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